CONFLITTINO O CONFLITTONE? QUEL PARAGURU DI GIORGIO GORI, SPIN NEL FIANCO DI RENZI, AVEVA PROMESSO: “CON LA TV HO CHIUSO” - MICA TANTO: POSSIEDE ANCORA IL 4% DI ZODIAK, LA HOLDING PARIGINA CHE CONTROLLA MAGNOLIA E ALTRE AZIENDE SIMILI SPARSE IN MEZZA EUROPA - ZODIAK VALE OLTRE 400 MILIONI, MA GLI AFFARI VANNO MALE: -14 MILIONI NEL 2011, -100 MILIONI NEL 2010 - E LE AZIONI DI MAGNOLIA VANNO IN PEGNO ALLE BANCHE…

Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"

Lo aveva promesso. "Mai più niente a che fare con la tv". Era novembre dell'anno scorso e il manager Giorgio Gori, come un Berlusconi in sedicesimo, annunciò così la sua personale discesa in campo nella squadra del rottamatore Matteo Renzi.

Promessa mantenuta? Non del tutto, a dire il vero. E non solo perché ieri un Gori in versione "guru dei media", ospite della convention di Vedrò by Enrico Letta, ha partecipato a un dibattito sui destini della televisione. L'ex enfant prodige della tv nostrana, direttore di Canale 5 a soli 31 anni, in effetti ha lasciato gli incarichi operativi nella sua Magnolia, la società di produzione che fondò nel 2001 per poi rivenderla sei anni dopo al gruppo De Agostini.

Gori, però, possiede ancora il quattro per cento di Zodiak, la holding parigina che controlla Magnolia e altre aziende simili sparse in mezza Europa. Poca cosa, direte voi. Mica tanto, perchè Zodiak ha in pancia quasi 600 milioni di attività e vale oltre 400 milioni di soli mezzi propri.

E allora quel quattro per cento diventa la fettina di una torta molto ma
molto grossa. Il resto del capitale fa capo alla De Agostini guidata da quel Lorenzo Pellicioli che conobbe Gori poco più che ventenne, quando (siamo negli anni Ottanta) entrambi lavoravano a Retequattro, prima che finisse sotto il controllo di Berlusconi.

Il fatto è che gli affari per Zodiak non vanno esattamente a gonfie vele. Questo almeno è quanto risulta dal bilancio 2011 della società parigina chiuso in rosso per 14 milioni di euro l'anno scorso. Nel 2010 le cose erano andate ancora peggio: le perdite avevano sfiorato i 100 milioni.

Dopo una stagione di grandi acquisizioni (Italia, Francia e poi Svezia e Gran Bretagna) la holding targata De Agostini (ma anche Gori) è rimasta a corto di soldi. E così, per stare a galla, Zodiak non a potuto fare a meno di chiedere una mano alle banche. Risultato: a gennaio un pool di istituti di credito ha fornito 160 milioni al gruppo.

La pattuglia dei finanziatori era guidata da Intesa e dalla francese Bnp Paribas. Anche il Monte dei Paschi di Siena ha fatto la sua parte. Per aprire i cordoni della borsa i banchieri hanno però chiesto garanzie. Ed ecco che Zodiak non ha potuto fare a meno di dare in pegno i titoli delle principali controllate, tra cui anche l'italiana Magnolia.

L'azionista di maggioranza, cioè De Agostini, si è anche impegnato a investire nuove risorse. Del resto già nel 2011 era partita una giostra di compravendite tra holding con base in Italia, Olanda e Lussemburgo, che ha finito per ridisegnare l'assetto del gruppo. Il tutto con grandi vantaggi fiscali.

Fin qui i giochi contabili, ma restano i problemi di business. Non è facile vendere programmi televisivi in una fase di recessione globale, con i budget ridotti ai minimi termini e i manager che pensano ai tagli più che allo sviluppo. Zodiak produce reality, fiction, programmi d'informazione, talk show distribuiti in una ventina di Paesi europei e anche negli Stati Uniti. In questo scenario nero, Magnolia tiene botta, vanta bilanci in utile. Lo stesso non si può dire delle altre società del gruppo.

Anzi nell'azienda fondata da Gori pare abbiano addirittura problemi di abbondanza. Nella stagione televisiva che va a cominciare nella prima serata del giovedì ci saranno ben tre programmi griffati Magnolia. Il nuovo reality Pechino Express su Raidue, Piazza Pulita su La7 e X Factor su SkyUno. Interessi in conflitto. Vedremo come andrà a finire.

 

GIORGIO GORI AL BIG BANG DI RENZIMATTEO RENZI E GIORGIO GORILOGO MAGNOLIAzodiak-media-group

Ultimi Dagoreport

francesco milleri andrea orcel carlo messina nagel donnet generali caltagirone

DAGOREPORT - COSA FRULLA NELLA TESTA DI FRANCESCO MILLERI, GRAN TIMONIERE DEGLI AFFARI DELLA LITIGIOSA DINASTIA DEL VECCHIO? RISPETTO ALLO SPARTITO CHE LO VEDE DA ANNI AL GUINZAGLIO DI UN CALTAGIRONE SEMPRE PIÙ POSSEDUTO DAL SOGNO ALLUCINATORIO DI CONQUISTARE GENERALI, IL CEO DI DELFIN HA CAMBIATO PAROLE E MUSICA - INTERPELLATO SULL’OPS LANCIATA DA MEDIOBANCA SU BANCA GENERALI, MILLERI HA SORPRESO TUTTI RILASCIANDO ESPLICITI SEGNALI DI APERTURA AL “NEMICO” ALBERTO NAGEL: “ALCUNE COSE LE HA FATTE… LUI STA CERCANDO DI CAMBIARE IL RUOLO DI MEDIOBANCA, C’È DA APPREZZARLO… SE QUESTA È UN’OPERAZIONE CHE PORTA VALORE, ALLORA CI VEDRÀ SICURAMENTE A FAVORE” – UN SEGNALE DI DISPONIBILITÀ, QUELLO DI MILLERI, CHE SI AGGIUNGE AGLI APPLAUSI DELL’ALTRO ALLEATO DI CALTARICCONE, IL CEO DI MPS, FRANCESCO LOVAGLIO - AL PARI DELLA DIVERSITÀ DI INTERESSI BANCARI CHE DIVIDE LEGA E FRATELLI D’ITALIA (SI VEDA L’OPS DI UNICREDIT SU BPM), UNA DIFFORMITÀ DI OBIETTIVI ECONOMICI POTREBBE BENISSIMO STARCI ANCHE TRA GLI EREDI DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO RISPETTO AL PIANO DEI “CALTAGIRONESI’’ DEI PALAZZI ROMANI…

sergio mattarella quirinale

DAGOREPORT - DIRE CHE SERGIO MATTARELLA SIA IRRITATO, È UN EUFEMISMO. E QUESTA VOLTA NON È IMBUFALITO PER I ‘’COLPI DI FEZ’’ DEL GOVERNO MELONI. A FAR SOBBALZARE LA PRESSIONE ARTERIOSA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SONO STATI I SUOI CONSIGLIERI QUIRINALIZI - QUANDO HA LETTO SUI GIORNALI IL SUO INTERVENTO A LATINA IN OCCASIONE DEL PRIMO MAGGIO, CON LA SEGUENTE FRASE: “TANTE FAMIGLIE NON REGGONO L'AUMENTO DEL COSTO DELLA VITA. SALARI INSUFFICIENTI SONO UNA GRANDE QUESTIONE PER L'ITALIA”, A SERGIONE È PARTITO L’EMBOLO, NON AVENDOLE MAI PRONUNCIATE – PER EVITARE L’ENNESIMO SCONTRO CON IL GOVERNO DUCIONI, MATTARELLA AVEVA SOSTITUITO AL VOLO ALCUNI PASSI. PECCATO CHE IL TESTO DELL’INTERVENTO DIFFUSO ALLA STAMPA NON FOSSE STATO CORRETTO DALLO STAFF DEL COLLE, COMPOSTO DA CONSIGLIERI TUTTI DI AREA DEM CHE NON RICORDANO PIU’ L’IRA DI MATTARELLA PER LA LINEA POLITICA DI ELLY SCHLEIN… - VIDEO

andrea orcel gaetano caltagirone carlo messina francesco milleri philippe 
donnet nagel generali

DAGOREPORT - BUM! ECCO LA RISPOSTA DI CALTAGIRONE ALLA MOSSA DI NAGEL CHE GLI HA DISINNESCATO LA CONQUISTA DI GENERALI - L’EX PALAZZINARO STA STUDIANDO UNA CONTROMOSSA LEGALE APPELLANDOSI AL CONFLITTO DI INTERESSI: È LEGITTIMO CHE SIA IL CDA DI GENERALI, APPENA RINNOVATO CON DIECI CONSIGLIERI (SU TREDICI) IN QUOTA MEDIOBANCA, A DECIDERE SULLA CESSIONE, PROPRIO A PIAZZETTA CUCCIA, DI BANCA GENERALI? - LA PROVA CHE IL SANGUE DI CALTARICCONE SI SIA TRASFORMATO IN BILE È NELL’EDITORIALE SUL “GIORNALE” DEL SUO EX DIPENDENTE AL “MESSAGGERO”, OSVALDO DE PAOLINI – ECCO PERCHÉ ORCEL HA VOTATO A FAVORE DI CALTARICCONE: DONNET L’HA INFINOCCHIATO SU BANCA GENERALI. QUANDO I FONDI AZIONISTI DI GENERALI SI SONO SCHIERATI A FAVORE DEL FRANCESE (DETESTANDO IL DECRETO CAPITALI DI CUI CALTA È STATO GRANDE ISPIRATORE CON FAZZOLARI), NON HA AVUTO PIU' BISOGNO DEL CEO DI UNICREDIT – LA BRUCIANTE SCONFITTA DI ASSOGESTIONI: E' SCESO IL GELO TRA I GRANDI FONDI DI INVESTIMENTO E INTESA SANPAOLO? (MAGARI NON SI SENTONO PIÙ TUTELATI DALLA “BANCA DI SISTEMA” CHE NON SI SCHIERERÀ MAI CONTRO IL GOVERNO MELONI)

giorgia meloni intervista corriere della sera

DAGOREPORT - GRAN PARTE DEL GIORNALISMO ITALICO SI PUÒ RIASSUMERE BENE CON L’IMMORTALE FRASE DELL’IMMAGINIFICO GIGI MARZULLO: “SI FACCIA UNA DOMANDA E SI DIA UNA RISPOSTA” -L’INTERVISTA SUL “CORRIERE DELLA SERA” DI OGGI A GIORGIA MELONI, FIRMATA DA PAOLA DI CARO, ENTRA IMPERIOSAMENTE NELLA TOP PARADE DELLE PIU' IMMAGINIFICHE MARZULLATE - PICCATISSIMA DI ESSERE STATA IGNORATA DAI MEDIA ALL’INDOMANI DELLE ESEQUIE PAPALINE, L’EGO ESPANSO DELL’UNDERDOG DELLA GARBATELLA, DIPLOMATA ALL’ISTITUTO PROFESSIONALE AMERIGO VESPUCCI, È ESPLOSO E HA RICHIESTO AL PRIMO QUOTIDIANO ITALIANO DUE PAGINE DI ‘’RIPARAZIONE’’ DOVE SE LA SUONA E SE LA CANTA - IL SUO EGO ESPANSO NON HA PIÙ PARETI QUANDO SI AUTOINCORONA “MEDIATRICE” TRA TRUMP E L'EUROPA: “QUESTO SÌ ME LO CONCEDO: QUALCHE MERITO PENSO DI POTER DIRE CHE LO AVRÒ AVUTO COMUNQUE...” (CIAO CORE!)

alessandro giuli bruno vespa andrea carandini

DAGOREPORT – CHI MEGLIO DI ANDREA CARANDINI E BRUNO VESPA, GLI INOSSIDABILI DELL’ARCHEOLOGIA E DEL GIORNALISMO, UNA ARCHEOLOGIA LORO STESSI, POTEVANO PRESENTARE UN LIBRO SULL’ANTICO SCRITTO DAL MINISTRO GIULI? – “BRU-NEO” PORTA CON SÉ L’IDEA DI AMOVIBILITÀ DELL’ANTICO MENTRE CARANDINI L’ANTICO L’HA DAVVERO STUDIATO E CERCA ANCORA DI METTERLO A FRUTTO – CON LA SUA PROSTRAZIONE “BACIAPANTOFOLA”, VESPA NELLA PUNTATA DI IERI DI “5 MINUTI” HA INANELLATO DOMANDE FICCANTI COME: “E’ DIFFICILE PER UN UOMO DI DESTRA FARE IL MINISTRO DELLA CULTURA? GIOCA FUORI CASA?”. SIC TRANSIT GLORIA MUNDI – VIDEO