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ANDROPAUSA, L’AUTUNNO DEL MASCHIO - IL CAMPANELLO D’ALLARME ARRIVA DALLA SFERA SESSUALE. NON SOLO VIAGRA, IL TESTOSTERONE COME TERAPIA MA NIENTE ABUSI

Giuseppe Del Bello per “la Repubblica”-Salute

 

Chioma e barba incanutiscono, fa capolino la pancetta, ci si sente pigri e compare qualche dolore. Gli ineludibili segni dell’età annunciano l’ingresso in una nuova fase della vita. Vale per gli uomini così come per le donne dopo i 50.

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Ma se per queste ultime è più netta la linea di demarcazione tra “prima e dopo”, con la menopausa che segna la fine dell’attività riproduttiva e lo stop del ciclo mestruale, conseguenza del calo di progesterone e di estrogeni, non altrettanto accade per i maschi.

 

La paura del declino e di un autunno alle porte, in questo caso, si identifica nell’andropausa. È il corrispettivo della menopausa? Vuol dire che diminuisce la libido e, dunque, sono a rischio pure le performance sotto le lenzuola?

 

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Dagli specialisti la prima puntualizzazione: l’andropausa non è l’equivalente della menopausa. «È un termine di uso comune, lo abolirei », azzarda Fabrizio Iacono, professore di Urologia alla Federico II di Napoli, «ma se bisogna dargli un’accezione scientifica direi che segna l’inizio di una lenta e progressiva trasformazione della sessualità. Un po’ come passare da un pranzo consumato in un fast food a quello di un ristorante a 5 stelle. Dopo i 50 ci vogliono pochi cibi ma di qualità, e per il sesso vale lo stesso principio».

 

La metamorfosi fisiologica, così come la definisce il docente, è conseguenza del calo di testosterone che si registra dopo i 30 anni e che fa registrare alla soglia dei 50 una perdita dell’ormone di circa il 30 per cento. Una diminuzione che segue di pari passo le modificazioni che accompagnano tutti gli organi in rapporto all’età. «Il testosterone (il valore, nell’uomo, è maggiore di 346 nanogrammi per Dl, e si definisce basso se sotto 230) è prodotto per lo più dai testicoli, e supporta apparato scheletrico, prostata, corpi cavernosi, spermatogenesi e funzione sessuale. Intuitiva la funzione testosterone-dipendente del desiderio sessuale.

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Ma se l’ormone finisce sotto il limite minimo può servire implementarlo? «Un apporto limitato può giovare a mantenere tono e trofismo muscolare, quindi uno stato di benessere generale», risponde Iacono, «purché non ci si illuda che a un suo abuso corrispondano prestazioni da supermaschio. Per intenderci, alla Rocco Siffredi». Rimane acceso il dibattito sulle conseguenze di una terapia sostitutiva ormonale.

 

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Dagli effetti su cuore e sistema vascolare all’insorgenza di un tumore. Appena una settimana fa un articolo dedicato al testosterone da un’autorevole rivista della Mayo Clinic, metteva in dubbio l’esistenza di un nesso causa-effetto. Secondo Abraham Morgentaler, urologo del Beth Israel Medical Center di Boston, non ci sarebbe “alcuna chiara evidenza dagli studi pubblicati fino ad ora che l’assunzione di testosterone possa aumentare il rischio cardiovascolare”. Subito dopo però, si legge: “Questo non vuol dire che la strategia terapeutica sia del tutto sicura. Mentre è riconosciuta una forte correlazione tra alti livelli di testosterone e riduzione del rischio cardiovascolare”.

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In effetti, dal ‘40 a oggi, solo quattro studi ipotizzano che i pazienti in trattamento con testosterone siano più esposti a malattie cardiovascolari. Studi divisi a metà, dunque, rispetto alle conclusioni, tra quelli che esaltano la funzione protettiva e coloro che consigliano un atteggiamento più cauto.

 

Salomonico il verdetto della Fda statunitense secondo cui nessuno studio scientifico arriva a conclusioni convincenti sull’aumentato rischio cardiovascolare. Sulla correlazione con i tumori, invece, Iacono taglia corto: «Anche su questo punto c’è discordanza di pareri. Ma sembra scontato che un abuso di terapia ormonale possa favorire l’atrofia testicolare, l’impotenza, la sterilità, la cirrosi epatica, l’acne, la ginecomastia (crescita del seno), gli edemi dovuti a ritenzione idrica, la rottura di tendini, il tumore della prostata e del fegato. E la lista potrebbe continuare».

 

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Per gli americani l’andropausa è la “late-onset hypogonadism” o Loh, cioè quell’ipogonadismo (ridotta funzione dei testicoli) che insorge tardivamente. E che riguarda tra il 3 — 7% degli uomini tra 40 e 69 anni, mentre dopo i 70 coinvolge il 18,4%. I sintomi con cui si manifesta sono sfumati, ma di certo il campanello d’allarme arriva dalla sfera sessuale. Con la conseguenza più temuta, il deficit o un insufficiente livello di erezione da cui, a sua volta, deriva depressione e irascibilità. Unica arma, la prevenzione.

 

A cominciare dall’imprescindibile rispetto dello stile di vita. Dieta bilanciata, attività fisica, stop al fumo e meno alcolici, sono regole alla portata di tutti. E se non basta? «Si può prescrivere una ormonoterapia integrativa, simile a quella utilizzata nelle donne, a base di testosterone. In compresse, cerotti o iniezioni, nel dosaggio deciso dall’andrologo.

 

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Ovviamente, il protocollo va valutato individualmente e prima di iniziare sono d’obbligo gli esami del sangue: emocromo, colesterolo, trigliceridi e Psa, il cui valore è predittivo del rischio di tumore alla prostata. In questo caso gli ormoni vanno evitati. Come pure, durante l’ormonoterapia è necessario controllare periodicamente la prostata».

 

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