È LA STAMPA, MONNEZZA! - GRANDE INTERVISTA DI GIULIO ANSELMI, L’EX DIRETTORE DE “LA STAMPA” CHE POCHI ANNI PRIMA ERA STATO SILURATO DALLA DIREZIONE DELL’ESPRESSO, OGGI PRESIDENTE DELL'ANSA: “IL MONDO DELL'INFORMAZIONE HA UN APPARATO DIGERENTE CAPACE DI FAR PASSARE ANCHE LE PIETRE” - “GLI INDUSTRIALI SONO PRONTISSIMI A MOLLARE IL CAVALLO AZZOPPATO” - “LA LEGGE BAVAGLIO METTE IN DISCUSSIONE LA STESSA RAGION D'ESSERE DEL NOSTRO LAVORO”….

Silvia Truzzi per il "Fatto quotidiano"

Il bavaglio è tornato, proprio in coincidenza con gli affari giudiziari del premier. Guarda un po'. Giulio Anselmi - presidente dell'Ansa, già direttore della Stampa e dell'Espresso - spiega così il suo disagio di giornalista: "È il momento di dare segnali forti. Noi che facciamo informazione non possiamo che essere ostili a un bavaglio. Perché il nostro mestiere è l'approssimazione massima a ciò che davvero è avvenuto. Tutto ciò che ostacola un onesto racconto della cronaca non può essere accettato".

La novità di oggi è l'udienza filtro, prima della quale non si possono pubblicare le intercettazioni.
C'è un aspetto molto negativo: aspettare fino all'udienza filtro è un bavaglio a tempo . Un tipo di mediazione di cui non mi sfuggono le ragioni politiche. E questo non va per niente bene. Ma l'udienza in sé, che definisce la rilevanza delle intercettazioni con l'intervento dei magistrati e delle parti, non è negativa. Abbiamo detto spesso che molte intercettazioni pubblicate sono state una carognata voyeuristica. Michele Vietti, vicepresidente del Csm, ha detto - a ragione - che chi non c'entra ha diritto alla tutela della propria reputazione.

Cosa pensa dell'idea di pubblicare solo le intercettazioni che hanno rilievo penale?
Non è sensato. Una notizia può essere rilevante anche da un punto di vista sociale o politico non solo del diritto penale. Soprattutto per il caso di protagonisti pubblici. Quando si enfatizza la riservatezza dei cittadini, non bisogna dimenticare che per i politici vale molto meno. Hanno privacy molto più ristrette. Voglio dire: io ho diritto a che le notizie sulla mia salute siano riservate. Ma uno che si candida a fare il premier no: perché è d'interesse pubblico sapere se è gravemente malato o se matto.

C'è una questione d'opportunità: la legge sulle intercettazioni viene riproposta quando c'è un'emergenza personale del premier.
È un blitz dettato dalla paura.

Di cosa?
Di finire in carcere o di trovarsi una condanna che impedisca - penso alla prescrizione breve - la prosecuzione della carriera politica. Sono i saldi di fine regime: viviamo in una stagione in cui stanno capitando grandi cose che nei fatti mutano il nostro profilo costituzionale.

A cosa si riferisce?
Per esempio a un presidente della Repubblica costretto, ob torto collo, a funzioni di supplenza, da Repubblica presidenziale. Poi penso agli indignados, nelle loro molteplici manifestazioni, sempre più numerosi. Penso a quanti hanno firmato, in pochissimo tempo, per il referendum anti-Porcellum. E poi c'è la crisi economica: basta un mezzo punto di rialzo dei mercati o un piccolo segno positivo da parte dell'Europa e già la si dimentica.

Ai cittadini che devono fronteggiare difficoltà finanziarie importa qualcosa del processo lungo o delle intercettazioni?
Evidentemente no: la gente deve fare i conti con i soldi che mancano e con gli umori di una situazione generale di disfacimento.

È la metafora di un Paese bloccato?
Che siamo in un momento di stasi non c'è dubbio: non si riesce nemmeno a nominare il governatore di Bankitalia, malgrado il fatto che siamo sostanzialmente sotto tutela del resto dell'Europa. Un altro sintomo sono questi ultimi tentativi di difesa estrema della classe politica. Chi è ancora al potere è abbarbicato alla propria poltrona, incurante di un rumore di fondo che dovrebbe essere ascoltato.

Cos'è cambiato da quando Berlusconi - parlando di lei e di Mieli, allora direttore del Corriere - nel 2008 disse: "Certi direttori dovrebbero cambiare mestiere"?
In quel momento Berlusconi aveva appena vinto le elezioni e nel mondo dell'informazione un sacco di gente stava aspettando solo un ordine del Cavaliere a cui obbedire. E nell'establishment, non solo politico, erano in tanti quelli che avrebbero fatto qualunque cosa lui avesse fatto anche solo capire di volere. Checché ne dicano ora gli imprenditori. Adesso il clima è diverso e gli industriali sono prontissimi a mollare il cavallo azzoppato.

Il bavaglio fa comodo anche al centrosinistra? Ora il Pd deve affrontare lo scandalo Penati.
Ma è chiaro: non dimentichiamo che il ddl Mastella, musa degli attuali provvedimenti, fu approvato da una larga maggioranza in pieno governo Prodi. E se ci ritroviamo questa legge elettorale dobbiamo ringraziare tutti i partiti. Anche avere giornali che non mordono piace tantissimo alla classe politica. Tutta.

Ci sarà un sussulto d'orgoglio da parte del mondo dell'informazione come un anno fa?
Il mondo dell'informazione ha un apparato digerente capace di far passare anche le pietre. Per alcuni, pochi, che intervengono ce ne sono altri molto disposti al silenzio. Eppure la legge bavaglio mette in discussione la stessa ragion d'essere del nostro lavoro.

Siamo una democrazia in sedicesimi?
Siamo una democrazia sotto tiro e un Paese dove c'è un forte ottundimento morale. Ma non ancora una democrazia diminuita.

Lei gira molto e incontra colleghi e diplomatici stranieri. Si vergogna un po' di essere italiano in questo momento?
No, non mi vergogno: molti interlocutori di altri Paesi hanno le loro ragioni di autoanalisi. Ma sono molto infastidito, soprattutto per il contesto farsesco, un'atmosfera di mediocre corruzione da basso impero. Ormai dappertutto anche i taxisti ti fanno domande.

E cosa le chiedono?
Perché accettiamo di vivere in un Paese come questo. E poi l'eterno interrogativo su Berlusconi: perché gli italiani lo accettano.

Lei cosa risponde?
Faccio lunghi discorsi. Ma ricordo sempre che Berlusconi è stato eletto e che molti italiani, fino a pochi mesi fa, si riconoscevano in lui.

Non è più così?
Questo è un Paese che non ama quelli che non hanno i piedi fermi. Non ho un termometro. Ma non c'è dubbio che il favore per lui non è quello di un anno fa.

 

GIULIO ANSELMI MieliSILVIO BERLUSCONI PROTESTA CONTRO LA LEGGE BAVAGLIOFABRIZIO SACCOMANNI VITTORIO GRILLI

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?