carnevale brasile

1. IL BRASILE SBALLA E SPARA PER IL CARNEVALE: IN 5 GIORNI SI FA PIÙ SESSO E VIOLENZA CHE NEL RESTO DELL’ANNO E IL GOVERNO DISTRIBUISCE GRATIS 70 MILIONI DI PRESERVATIVI 2. LA FESTA È OSCURATA DA VIOLENZA, REGOLAMENTO DI CONTI TRA BANDE RIVALI E VENDETTE

1 - BRASILE: SOSPESO CARNEVALE PARATY DOPO SPARATORIA, UN MORTO

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(ANSA) - Carnevale tragico a Paraty, celebre località turistica tra Rio de Janeiro e San Paolo. Un uomo ha sparato sulla folla uccidendo una persone e ferendone altri nove, prima di essere arrestato dalla polizia. Il sindaco della cittadina coloniale, affollata di turisti durante il carnevale, ha sospeso i festeggiamenti e annullato le sfilate in segno di "ripudio alla violenza".

 

Lo sparatore, un ragazzo di 20 anni, ha confessato il crimine sostenendo di essere stato minacciato dalla vittima, che aveva 23 anni. Secondo la polizia, si e' invece trattato di un regolamento di conti tra bande criminali rivali. La sparatoria e' avvenuta nella notte tra domenica e lunedì a Praca da Matriz, nel centro storico, provocando il panico tra i presenti, intenti a festeggiare una delle ricorrenze più sentite in Brasile.

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2 - SAMBA, DELITTI E CORRUZIONE IL CARNEVALE NERO DI RIO

Daniele Mastrogiacomo per “la Repubblica”

 

L’urlo sparato dall’impianto stereo del carro principale sull ’Avenida Atlantica scuote Copacabana. Il sole già batte forte, ci sono 40 gradi di aria calda e umida. Sono le 11 di un mattino che tutta Rio vive con un fremito. I grandi marciapiedi che guidano la baia dorata verso le isole disseminate dalla natura in mezzo all’oceano sono colmi di gente. Giovani, soprattutto. Dipinti e mascherati. Le ghiacciaie piene di birre trascinate come trolley; cappelli, corone finte, ghirlande di fiori e parrucche, si agitano al ritmo della samba che contagia anche i più anziani.

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Il Carnevale si trasforma in un rave collettivo. Un lungo momento di estasi e di stordimento. Nella folla che a sera diventa calca dove tutti vagano, brilli ma senza provocare risse, ci sono anche loro. Spiccano sul tappeto umano che danza e avanza. Sfilano in prima fila, le maschere segnate dal disincanto dei brasiliani e da un sospetto che le ha già punite nei sondaggi. Nemmeno la presidente Dilma Rousseff e la sua amica Maria das Graças Foster, da poco dimissionaria da presidente della Petrobras, il gigante petrolifero al centro del più grave scandalo nella storia del Partido dos Trabalhadores (Pt), sfuggono alla satira che, dopo la strage di Charlie Hebdo, anche qui acquista ancora più valenza politica.

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Rio e il Brasile vivono il loro momento di follia. Tutto è consentito nell’appuntamento più atteso dell’anno in un vortice di libertà che la tradizione ha sempre tollerato. Le scuole di samba sfoggiano carri, costumi e addobbi nei blocchi a loro riservati tra fiumi di birra e di cachaça. Per cinque giorni si fa più sesso del resto dell’anno: il governo distribuisce 70 milioni di preservativi gratis, le farmacie rilasciano la pillola del giorno dopo. La polizia presidia, numerosa e discreta, perché il carnevale è anche violenza, regolamento di conti, vendette.

 

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Su tutto, negli addobbi e nei travestimenti, domina il tema della corruzione. Un momento amaro e difficile per il paese. Assieme al lutto per la morte atroce di Claudio da Silva, transgender di 25 anni, da tutti chiamata Piu: una delle ballerine più famose della scuola di samba Beija Flor, vittima di una delle tante gang che controllano il business dei carri e dei giochi d’azzardo. Amici e parenti sono convinti che si tratti dell’ennesimo atto di omofobia. Il Carnevale è dominato dai gay, dai viados, dai bisex. Ma le statistiche dicono anche che ogni 28 ore ne viene ucciso uno.

 

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Lo scandalo Petrobras e il fermo provvisorio per corruzione del tesoriere del partito al governo tengono banco. Non tanto perché da un anno inseguono la presidente ma perché inchiodano alle sue responsabilità etiche e morali un partito di sinistra nato con le battaglie sindacali di un leader come Luiz Inácio Lula da Silva, incarnato adesso proprio dall’ex guerrigliera, torturata e sbattuta in prigione dalla dittatura militare degli Anni ‘70 e ‘80. La crisi economica che vede un tonfo del Pil dal 6 allo 0,12 per cento, con l’incubo della recessione, finisce per peggiorare le cose. La storia si ripete.

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L’Italia non ha certo di che recriminare: siamo maestri nelle truffe e nelle corruzioni. In Brasile è diverso: resiste un’etica condivisa. Si riconosce nel bene pubblico. Un valore trasmesso dall’intensa opera dei gesuiti e proseguita da re Pietro II nella formazione di un paese che è cresciuto sotto una monarchia: esempio unico nel continente latinoamericano. Lungo le strade ciclabili, che costeggiano le principali arterie di Rio, ci sono centinaia di campi attrezzati. Stessa cosa sulle spiagge.

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I carioca li sentono propri. Ne vanno orgogliosi. Come i parchi, gli alberi, i boschi, le rive dei laghi. Qui, il rispetto dell’ambiente non è una moda: è una filosofia di vita. Dopo la deforestazione selvaggia si corre ai ripari. Si tutela la qualità del cibo per combattere l’obesità diffusa. Si cura il corpo per recuperare lo spirito maravilhoso di Rio e del Brasile. La sua anima fa parte della saudade , quel misto di sentimenti che non si può tradurre con una parola.

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L’equilibrio che si respira nell’aria, di cui fa parte anche la violenza, con i suoi orrori e le sue disperazioni, batte i ritmi delle giornate; regola un’esistenza nella quale non ci sono tensioni razziali, populismi, rigurgiti nazionalisti. Ma se il bene comune è protetto dal singolo cittadino diventa più odiosa la corruttela nel Palazzo. Specie se il potere corrompe per finanziare se stesso e il partito che lo rappresenta. Il contrasto è stridente. Si sfoga, com’è accaduto, quando tocca la vita di tutti. Basta un aumento del prezzo dei trasporti per scatenare una rivolta.

 

Oltre a quelle della Rousseff e della Foster era in produzione anche la maschera di Nestor Cerveró, l’ex direttore internazionale del colosso energetico pubblico, in carcere da 8 mesi per aver intascato 20 milioni di tangenti. Ha un viso deturpato che lo rende ancora più goffo e grottesco. Si è opposto e tramite i suoi avvocati ha ingiunto alla Condal, la più famosa e antica fabbrica di maschere, di sospendere l’ordinativo. L’idea che il suo viso sfilasse in mezzo alle ballerine di samba come simbolo della corruzione lo ha spinto a chiedere qualcosa «che non era mai avvenuto in 56 anni », ricorda la spagnola Olga Valles, proprietaria della Condal.

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Samba e sangue convivono nelle favelas dove diversità e tradizione si mischiano. Il crack, la coca, il gioco d’azzardo, la lotteria dei numeri e degli animali, il vasto mondo del traffico illegale sono realtà che danno da mangiare a milioni di disperati. Il paese affronta la siccità più forte degli ultimi 80 anni. I bacini sono a secco, l’energia elettrica ne risente. Come l’industria, la produzione, l’acqua razionata nelle case.

 

Dei ricchi e dei poveri. La presidente Rousseff lo sa: inseguita da voci di impeachment, il suo indice di fiducia è crollato in tre mesi dal 42 al 24 per cento. La gente ne parla. Ora balla e si gode il suo momento. Ma lo fa con un pizzico di angoscia: ha paura di perdere il suo primato di gigante economico. La crisi è arrivata anche qui. C’è bisogno di trovare una nuova strada. Molti sono convinti che solo Lula potrà indicarla.

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