la giuria di cannes 2018 presieduta da cate blanchett

LA CANNES DEI GIUSTI - NOTIZIE FRESCHE: I FILM PIÙ AMATI DALLA GIURIA PRESIEDUTA DA CATE BLANCHETT SONO FINORA ‘SHOPLIFTERS’ E ‘BLACKKKLAMSMAN’ DI SPIKE LEE - I FILM ITALIANI, ‘DOGMAN’ DI GARRONE E ‘LAZZARO FELICE’ DI ALICE ROHRWACHER SONO PIACIUTI AI CRITICI, MENO AI GIURATI, CHE SEMBRA SIANO MOLTO DIVISI SU GARRONE, MA CHE POTREBBERO INVECE DARE UN PREMIO ALLA ROHRWACHER - DISTRUTTO L’ULTIMO DI DAVID ROBERT MITCHELL

 

Marco Giusti per Dagospia

le donne della giuria di cannes 2018 presieduta da cate blanchett

 

Notizie fresche da Cannes. Sembra che i film più amati dalla giuria presieduta da Cate Blanchett siano finora Shoplifters di Hirokazu Kore-Eda e BlacKkKlamsman di Spike Lee. Due film che hanno anche un valore politico e sociale molto forte. Saranno questi i due maggiori candidati alla Palma d’Oro? Ieri, sono stati molto amati anche i due film orientali, Long Day’s Journey di Bi Gan e Burning di Lee Chang-dong, che hanno fatto scrivere a Justin Chang di “Variety” del primo: “Un magnifico poema di luce e ombra che cambia sempre forma”. Del secondo: “un trionfo di ritratti psicologici di grande sottigliezza”.  Con la conclusione che “Se questo è una #Cannes debole, chi ha bisogno di una Cannes forte?”.

DOGMAN

 

I film italiani, Dogman di Matteo Garrone e Lazzaro felice di Alice Rohrwacher sono piaciuti ai critici, soprattutto a quelli europei (Peter Bradshaw scrive stamane che “Dogman è un'opera avvincente del martirio criminale del maschio beta che spiega l'inadeguatezza emotiva del gangsterismo in maniera più ravvicinata rispetto a Gomorra”), meno ai giurati, che sembra siano molto divisi su Garrone, ma che potrebbero invece dare un premio alla Rohrwacher.

DOGMAN

 

A parte le esaltazioni dei nostri critici, al solito un po’ fastidiose e non sempre così limpide, anche se sono due ottimi film, e personalmente trovo Dogman uno dei migliori film di Garrone, sostenuto anche da Bertolucci, che sembra lo abbia paragonato a Chaplin, i critici stranieri seguitano a vedere nel nostro cinema Fellini e Rossellini ovunque in maniera ossessiva e molesta. E questo non ci farà mai crescere.

 

LAZZARO FELICE

Nelle previsioni dei critici internazionali, però, si leggono in testa come indicazioni per la Palma d’Oro Lazzaro felice della Rohrwacher e Capernaum di Nadine Labaki, che sono poi i titoli che facevamo in tanti basandoci sull’idea che nell’anno del #metoo, con una giuria presieduta da una donna forte come Cate Blanchett, si debba premiare assolutamente una regista femmina.

 

Ma sono un po’ tutti concordi nel riconoscersi nel più solido Shoplifters di Kore-Eda. Molti spingono, per la regia, su Blackkklansman di Spike Lee, che non è piaciuto granché agli europei, e su Burning di Lee Hang Dong. Fra gli attori, invece, è molto piaciuto, udite udite, Marcello Fonte, l’inedito protagonista di Dogman, segnalato davvero dalla maggioranza dei critici, mentre fra le attrici le preferenze vanno a Zhao Tao per il film di Jian Zghang Ke e a Joanna Kulig, la protagonista di Cold War di Pawel Pawlikowski.

 

LAZZARO FELICE

Intanto, si segnala il disastro totale per Under the Silver Lake di David Robert Mitchell, acclamato regista di It Follows, che stavolta è stato massacrato pesantemente. A molti ha ricordato addirittura il flop storico di Southland Tales, il film che, proprio a Cannes, segnò per sempre la fine di Richard Kelly, il regista di Donnie Darko. Per Peter Bradshaw, “The Guardian”, il film “assomiglia terribilmente a una sceneggiatura che avrebbe potuto scrivere il regista a 19 anni e che da allora sta macinando in un file MS Word non aperto sul suo MacBook Air”.

spike lee

 

Per “Variety”: “Il film è impeccabilmente girato e messo in scena, con una soundtrack folle e ricca che sembra un Bernard Herrmann-incontra-Angelo-Badalamenti-fra i fumi dell’oppio. Quando è finito, però, ti sembra di aver visto un meta-mistero creato da qualcuno che ha passato troppo tempo a scrivere note a margine sulla sua sfilacciata copia di Infinite Jest”.

 

Per Guy Lodge: “Tirare fuori un hang movie sensato richiede in realtà molta finezza strutturale, e io qui non la sento: all’inizio è divertente, ma non c'è alcuno slancio onirico”. Per Jonathan Romney David Robert Mitchell “ha talento da bruciare, ma lo sta bruciando. Under the Silver Lake (alias Incoherent Vice) è un pasticcio mastodontico tra Lynch e Pynchon”.

 

 Ma segnalo pure tweet del tipo. “Una monumentale perdita di tempo”- “Sembra creato da un generatore di filmati A24.” - “E’ il peggior film che ho visto da molto tempo. Perché devi imporre 2 ore e 20 minuti di tali cazzate senza senso alla gente? Cosa vuole da noi David Robert Mitchell?” – “Un film fatto per chi ama il culo di Andrew Garfield”. Da vedere assolutamente.

DAVID ROBERT MITCHELL

 

 

 

 

 

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