UNO SFONDO WESTERN DA SERGIO LEONE, UNA STAZIONE DI POLIZIA POLVEROSA, UN NIGHT CLUB PER IL FLAMENCO: LA CARMEN POP DI MICHIELETTO ARRIVA ALLA SCALA – DALL’8 GIUGNO LA RILETTURA DELL’OPERA DI BIZET. RISPETTO ALLA VERSIONE GIÀ COLLAUDATA AL COVENT GARDEN DI LONDRA E AL REAL DI MADRID, NELL’ALLESTIMENTO PER IL TEATRO MILANESE IL PERSONAGGIO DELLA MAMMA DI JOSÉ RISULTERÀ MENO INGOMBRANTE - IL REGISTA: “ALCUNI DIALOGHI SONO STATI TAGLIATI SU RICHIESTA DEL DIRETTORE CHUNG” – MICHIELETTO PARLA ANCHE DELLE POLEMICHE PER L’OTELLO BIANCO SENZA “BLACKFACE” (“RETAGGIO DI RAZZISMO INTOLLERABILE”) CHE APRIRA’ LA STAGIONE DELLA SCALA
Giuseppina Manin per il "Corriere della Sera" - Estratti
Ma chi sarà stata quella mamma di Don José che, invisibile, manovra da lontano il destino del figlio e della donna che ha osato rubargli il cuore? Bizet, ispirato dalla novella di Mérimée, non la fa mai comparire.
«Eppure è presente dall’inizio alla fine, pronta a tempestare di lettere, baci e sensi di colpa il suo bambino adorato, preso al laccio da una zingara senza tetto né legge» spiega Damiano Michieletto, regista della Carmen dall’8 giugno alla Scala diretta da Myung Whun-Chung, Clémentine Margaine nel ruolo del titolo. Dove il coup de theatre è proprio lei, la mamma di Josè, per la prima volta in scena a 251 anni dalla prima, 3 marzo 1875, all’Opéra-Comique di Parigi.
Una presenza nera, minacciosa e silenziosa. Un po’ vedova, un po’ beghina, parecchio malaugurante. «Come la carta della Morte, che continua a uscire quando Carmen si predice il futuro. Una parente di Bernarda Alba, la madre spietata della pièce di Garcia Lorca, pronta a tutto per salvare il decoro della casa».
Rispetto alla versione collaudata al Covent Garden di Londra e al Real di Madrid, coproduttori con la Scala, a Milano questa figura risulterà meno ingombrante. «Sarà più astratta e simbolica, quindi più ossessiva per Carmen, la sola a vederla. Ma quando Michaela consegnerà la lettera a Josè (Vittorio Grigolo), sentiremo le sue parole ricattatorie affidate a un’attrice».
Rivale di Carmen, Micaela (Natalia Tanasii) rappresenta l’altra faccia della femminilità.
«Dolce, sottomessa, perfetta per essere manipolata dalla suocera. Ma anche coraggiosa, pronta a percorrere di notte i sentieri dei contrabbandieri pur di riportare a casa il suo uomo». Lontana dalla tradizione, la Spagna di Michieletto, complici lo scenografo Paolo Fantin e la costumista Carla Teti, rimanda a un paesaggio rurale, colori pop e atmosfera vintage.
«Uno sfondo western da Sergio Leone, i bambini che giocano ai cowboys, una stazione di polizia polverosa, un night club per il flamenco, la baracca dei contrabbandieri, il camerino del torero. Escamillo (Giorgi Manoshvili), l’unico a indossare il costume di ordinanza».
Su richiesta di Chung, i dialoghi in prosa sono stati in parte tagliati. «Il ritmo narrativo risulterà più incalzante, Carmen è un vortice che stordisce. Il fragile Josè, lacerato tra dovere e desiderio, non riesce a compiere quel salto nel vuoto per raggiungerla ma neanche rinunciare a lei. Il femminicidio di Carmen è scritto dal primo incontro».
Sorte comune all’altra eroina che Michieletto affronterà a breve, sempre alla Scala, la Desdemona destinata a venir strangolata da Otello, titolo verdiano che aprirà la stagione il 7 dicembre.
«Anche Desdemona è fuori dalle convenzioni, capace di ribellarsi all’autorità del padre per amare chi le pare. Pur se straniero e con la pelle nera». Un tratto chiave, ma il suo Otello nero non sarà. «Il blackface è un retaggio di razzismo intollerabile. La diversità di Otello che cercherò di mettere in risalto sarà un’altra, ben oltre il colore della pelle».
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