JE SUIS RETOURNÉ – “CHARLIE HEBDO” TORNA IN EDICOLA IL 25 FEBBRAIO E DA ALLORA RIPRENDERÀ LE PUBBLICAZIONI REGOLARMENTE – RACCOLTI QUASI 3 MILIONI DI EURO: ANDRANNO IN PARTE ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME E IN PARTE IN UN FONDO DI SOLIDARIETÀ PER GIORNALI SATIRICI

1. CHARLIE TORNA IN EDICOLA: LIBERI DI ESSERE BLASFEMI

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera”

 

FUNERALI PER LE VITTIME DELLA STRAGE A CHARLIE HEBDOFUNERALI PER LE VITTIME DELLA STRAGE A CHARLIE HEBDO

Da qualche giorno lo spirito Charlie sembrava vacillare, si è parlato di una redazione sopraffatta dalla stanchezza e dallo stress, la data di uscita del nuovo numero era stata rinviata a data da destinarsi, nonostante i sette milioni di copie vendute dell’ultima edizione. Tutto già finito? 
 

Lo abbiamo chiesto a Patrick Pelloux, il 51enne medico urgentista che il 7 gennaio fu il primo a soccorrere gli amici. Nei giorni successivi, tra le lacrime, Pelloux ha sempre ripetuto «continueremo, non possiamo darla vinta agli idioti». E ora è lui ad annunciare: « Charlie Hebdo uscirà di nuovo il 25 febbraio». 
 

Questa è una buona notizia. 
«Sì, una buona notizia, certamente. Lo abbiamo appena deciso, è finita adesso una riunione con tutta l’équipe». 
 

FUNERALI PER LE VITTIME DELLA STRAGE A CHARLIE HEBDO FUNERALI PER LE VITTIME DELLA STRAGE A CHARLIE HEBDO

E dal 25 febbraio in poi uscirete con regolarità? 
«Tutte le settimane, come sempre. Abbiamo avuto e ancora abbiamo problemi molto concreti, non possiamo tornare a lavorare nei vecchi locali. Ci sono le macchie di sangue, i buchi dei proiettili». 
 

Avete trovato i nuovi locali? 
«No, è complicato perché trovare un posto a Parigi è sempre molto difficile, e in più noi dobbiamo trovare locali che offrano garanzie di sicurezza, che vadano bene per il giornale». 
 

LA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDOLA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDO

In questi giorni si è diffusa una certa inquietudine, la persona che dai giorni dell’attentato cura la comunicazione di «Charlie Hebdo», Anne Hommel, ha parlato di pubblicazioni sospese. 
«Anne Hommel dice quel che vuole, non è la mia tazza di tè questa signora. Si occupa della comunicazione di qualche persona del giornale, ma noi abbiamo ancora voglia di disegnare, di scrivere. Le cose seguono il loro corso e va benissimo così». 
 

Il suo amico Luz dice che «Charlie Hebdo» affronta una questione nuova, l’essere diventato un simbolo dopo avere combattuto da sempre contro i simboli. È un problema che persino le campane di Notre Dame abbiano suonato per degli anticlericali come voi? 
«No, per niente. L’attentato mette tutto questo in secondo piano. Il rumore delle pallottole, la morte, il massacro, non sono cose da poco. La solidarietà così estesa, dalle campane di Notre Dame ai tantissimi disegni che ci sono arrivati dai bambini delle scuole, ci dà qualcosa di importante. Una specie di volontà di costruire un mondo nuovo, nella laicità.

LA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDO LA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDO

Luz ha ragione, ma è una evoluzione, non c’è niente di immutabile. Charlie Hebdo lotterà per i valori che abbiamo sempre difeso, ossia l’ecologia politica, sociale, ma anche il diritto di fare caricature e di essere blasfemi. Dobbiamo batterci in difesa della laicità». 
 

charlie hebdo     charlie hebdo

Dopo la grande emozione in vostro favore, ben presto hanno cominciato a levarsi di nuovo voci critiche. 
«Sono quelli che non vogliono capire. Non riescono a comprendere l’importanza del disegno, della caricatura. Gustave Courbet potrebbe oggi dipingere “L’origine del mondo”? E un nudo di Picasso oggi non rischierebbe di essere definito oltraggioso? Rivendichiamo il nostro diritto alla caricatura e alla blasfemia, che non è insulto, ma volontà di emancipazione dell’intelligenza. Nessuno vieta agli altri di credere, e a noi non deve essere impedito di pensare. Quel che mi piace della caricatura di Maometto fatta da Luz è che è divertente, fa ridere. In passato abbiamo preso in giro il Papa, dio in tutte le salse... Non ci impediranno di ridere, e di vivere a testa alta». 
 

charlie hebdo        charlie hebdo

Rispetto alla grande marcia dell’11 gennaio il clima è cambiato o qualcosa resiste? 
«C’è qualcosa di impalpabile che rimane, la gente si è resa conto che certi valori erano rimessi in questione da dei fascisti, bisogna dire le cose come stanno, i terroristi sono fascisti. Il modo di concepire l’islam proprio di alcuni, oggi, è fascismo. Noi non pretendiamo di fare ridere tutti, ma loro non hanno il diritto di terrorizzare tutti». 
 

Ci saranno altre caricature di Maometto nel prossimo numero? 
«Non lo sappiamo ancora, la religione è un argomento come un altro. Fossimo usciti questa settimana avremmo pubblicato una caricatura di Dominique Strauss-Kahn. Dipende dall’attualità». 


 

2. CHARLIE HEBDO, L’ANNUNCIO SU TWITTER: “IN EDICOLA IL 25 FEBBRAIO”

A.G. per “la Repubblica”

 

la  presentazione del nuovo numero di charlie hebdola presentazione del nuovo numero di charlie hebdo

Charlie Hebdo torna in edicola. Dopo l’ennesima riunione tra i “superstiti” della testata, ieri è stata finalmente fissata la data che dovrebbe segnare un lento ritorno alla normalità. L’annuncio è arrivato su Twitter da uno dei giornalisti, Laurent Leger. «Finalmente, un po’ di pazienza, Charlie Hebdo uscirà il 25 febbraio, ci vediamo in edicola», ha scritto Leger. Ad annunciare la sospensione delle pubblicazioni era stata sabato la portavoce del settimanale, Anne Hommel, spiegando che la redazione «tra il dolore, la fatica e la sovraesposizione mediatica» aveva bisogno di tempo per riprendersi dopo gli attentati del 7 e 9 gennaio.

 

gerard blard luz patrick pelloux charlie hebdogerard blard luz patrick pelloux charlie hebdo

La testata deve ancora fissare molti dettagli. A cominciare da quanto tempo continueranno a lavorare nella stanza messa a loro disposizione nella redazione del quotidiano Libération. Tra i punti già decisi, c’è la nomina come direttore del vignettista Riss, ferito durante l’assalto dei fratelli Kouachi. C’è poi la gestione dei finanziamenti giunti dopo la strage: quasi 3 milioni di euro. A questo, si aggiungono gli introiti derivanti dall’eccezionale tiratura dell’ultima edizione, venduta in oltre 7 milioni di copie. Soldi che andranno al giornale, alle famiglie delle vittime, ma anche ad un «fondo di dotazione per aiutare i giornali satirici attraverso il mondo», come spiega l’avvocato della rivista, Christophe Thévenet.

 

parigi   manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione  9parigi manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione 9

La notizia del ritorno di Charlie Hebdo non placa le polemiche sugli attentati e la libertà d’espressione. La rivista Topolino per esempio ha deciso di rimandare una copertina in omaggio alla testata francese. Realizzata dal disegnatore Stefano Turconi e pubblicata dalla pagina Facebook ufficiale della rivista italiana mostra Topolino e Paperino circondati da topi, paperi e cani di ogni etnia e cultura che sorridono e tengono bene in vista una matita, simbolo della solidarietà con la rivista. Ma la Panini Comics, casa editrice dei personaggi Disney, ha preferito una copertina senza riferimento ai fatti di un rassicurante Pippo in veste di reporter che sorride al lettore.

 

parigi   manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione  8parigi manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione 8

E fa discutere anche la decisione della Bbc in lingua araba di non definire “terroristi” i fratelli Kouachi, come ieri Le Monde non ha mancato di sottolineare in prima pagina. È la scelta di Tarik Kafala, responsabile del canale, secondo cui il termine è troppo «connotato » e «pesante». Una posizione simile è stata scelta anche dall’emittente Al Jazeera, che ha vietato ai propri giornalisti di usare parole come «terroristi », «islamisti», «jihadisti». ( a. g.)

 

parigi   manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione  7parigi manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione 7

 

 

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