1. FORSE CI VOLEVA UNA DRAG QUEEN BARBUTA E MUSCOLOIDE, VINCITRICE DI UN EURO-FESTIVAL, E PER QUESTO FINITA SUL LIBRO NERO DEI PAESI OMOFOBI, PERCHÉ LA GRANDE QUESTIONE DEL “GENERE SESSUALE” DIVENTASSE FINALMENTE DI DOMINIO PUBBLICO 2. E FORSE LA STESSA CONCHITA WURST NON SI SAREBBE ASPETTATA DI DIVENTARE UN’ICONA POLITICA DELL’UNIVERSO LIBERAL E LGBT. INVECE COME SPESSO ACCADE LO SHOWBUSINESS SEMBRA AVER ABILMENTE CATTURATO L’ARIA DEL TEMPO. TANTO CHE LA BARBA (VERA) DELLA DRAG CONCHITA DEFINITA DAL VICEPREMIER RUSSO DMITRY ROGOZIN “ORRORE DEL DECLINO MORALE DELL’EUROPA”, È DIVENTATA L’OCCASIONE PER FAR USCIRE DAI CIRCOLI DELL’ARCIGAY IL DIBATTITO SUI CONFINI DELLA SESSUALITÀ 3. OLTRE ETERO E OMO, OLTRE IL TRANS E IL TRANSGENDER, QUEL SENTIRSI “FLUIDI” E LIBERI TRA IL MASCHILE E IL FEMMINILE CHE DAVVERO IDENTIFICA OGGI LA VAMP CON LA BARBA


Maria Novella De Luca per "la Repubblica"

Forse ci voleva una Drag Queen barbuta vincitrice di un famoso festival musicale, e per questo finita sul libro nero dei paesi omofobi, perché la grande questione del "gender" diventasse finalmente di dominio pubblico. E forse la stessa Conchita Wurst, corpo maschile flessuoso, ciglia finte e barba virile, non si sarebbe aspettata di diventare un'icona politica dell'universo liberal e Lgbt, quando ancora si chiamava Tom Neuwirth, ma già scalava le hit austriache.

Invece come spesso accade lo showbusiness sembra aver abilmente catturato l'aria del tempo. Tanto che la barba (vera) della drag Conchita definita dal vicepremier russo Dmitry Rogozin «orrore del declino morale dell'Europa », ieri attaccata con disgusto dal partito islamico turco Akp, è diventata l'occasione per far uscire dall'ombra il dibattito sui confini della sessualità.

Oltre etero e omo, oltre il trans e il transgender, quel sentirsi "fluidi" e liberi tra il maschile e il femminile che davvero identifica oggi, dice lo psichiatra Vittorio Lingiardi, «il difficile e doloroso riconoscimento del proprio genere da parte di molte persone».

Al di là dell'indubbia furbizia dello show, delle doti musicali di Conchita-Tom, di quella iconografia da "donna barbuta" che nello stile Freak fin dai circhi equestri attrae e respinge il pubblico, Conchita Wurst può diventare comunque una bandiera del contemporaneo. Basti pensare che è proprio di questi giorni la notizia che il segretario americano alla Difesa, Chuck Hagel, ha detto di essere pronto a «rivedere l'attuale divieto
che impedisce ai transgender di servire l'Esercito», dopo aver abolito nel 2011 l'obbligo al silenzio per i soldati gay, ai quali era proibito fare outing.

Bisogna chiedersi però se ci troviamo davvero di fronte ad una novità, in grado di spostare i confini della morale, o nei limiti di quel gioco dell'ambiguità e del travestitismo che ha radici ben più antiche. Asher Colombo, professore Sociologia generale all'università di Bologna, autore con Marzio Barbagli di una fondamentale indagine sul mondo gay in Italia, è cauto.

«Quello che emerge dalle nostre ricerche è la domanda di una maggiore libertà di definizioni della propria sessualità, a cominciare dal poter nettamente dichiararsi gay. E le persone che ammettono la propria omosessualità sono davvero in aumento rispetto al passato, anzi c'è una maggiore voglia proprio di classificarsi. Il fenomeno di Conchita Wurst invece mi sembra qualcosa di diverso, più vicino al travestitismo di cui troviamo cronache addirittura nel 1500 in Italia che alla manifestazione di nuove forme di orientamenti sessuali ».

In realtà il panorama è frastagliato e ambiguo. La stessa Conchita infatti è una Drag Queen, mantiene cioè il suo corpo maschile, avvolto in abiti femminili, e poi enigma nell'enigma si presenta in scena con una folta barba nera. Colpo di teatro ad effetto naturalmente, che fa impennare gli ascolti, anche se grazie agli attacchi soprattutto russi quella barba è diventata su twitter simbolo di lotta all'omofobia. Migliaia le persone (femmine, maschi) e i vip che postano i loro selfie con grandi barbe castane a sostegno di Conchita e dunque della libertà sessuale.

Vladimir Luxuria è la più famosa ex Drag Queen italiana, emblema di "Muccassassina", ossia la prima grande kermesse transgender apparsa nel nostro paese. Ex deputata, oggi in prima linea nella difesa dei diritti civili.

«Noi non vogliamo distruggere i generi, quello che diciamo è che esiste una percentuale di esseri umani che non si riconosce nel proprio genere anagrafico. Noi transgender non ci operiamo, non cambiamo sesso, ma vogliamo vivere attraverso i sessi, e Conchita Wurst è il simbolo e il riscatto di tutto questo». Una terra indefinita. Un piano inclinato. Questo è ancora adesso il cosiddetto "middle sex".

Che è ben diverso infatti dall'essere transessuali, aggiunge Luxuria. «I trans si operano, modificano il loro corpo con gli ormoni, e una volta cambiata identità bruciano i ponti con il passato, distruggono le foto della vita precedente. Noi semplicemente vogliamo avere la sessualità che ci sentiamo dentro: io ad esempio ho molti tratti femminili ma ho conservato il mio nome maschile. E di intersessuati in Italia ce ne sono oltre centomila. È evidente che la barba di Conchita Wurst è un effetto speciale e fa parte del suo successo: ma oltre alle sue doti musicali ha il merito di aver reso evidente in mondovisione l'esistenza dei transgender».

Un universo complesso e indefinibile. Ma ben lontano dall'essere accettato e compreso nella vita quotidiana. Perché se in alcuni ambiti il fascino dell'ambiguo è da tempo una scelta stilistica (vedi l'incredibile successo dell'androgino modello Andrej Pejic) fuori dalle passerelle è assai più dura. Già il dichiararsi omosessuali è soprattutto per i ragazzi impresa ardua e angosciosa, figuriamoci transgender.

Vittorio Lingiardi è psichiatra, e docente di Psicologia dinamica all'università "La Sapienza" di Roma. «Come spesso succede lo showbiz rispecchia l'aria del tempo - spiega - e il grande tema del gender è nell'aria. Quello a cui assistiamo è la decostruzione del binarismo di genere, maschio o femmina, a favore di un universo più fluido, aperto ad altre e diverse forme di espressione di sé, del proprio corpo e della propria sessualità».

Bisogna distinguere infatti tra genere e gender. Genere è l'universo "genitale" nel quale si nasce: maschi o femmine. Gender è il mondo a cui ci si sente di appartenere, a prescindere dalla propria anatomia sessuale. E la parola fluido, citata da Lingiardi, non è casuale: su Facebook americano dove da qualche tempo è possibile classificarsi non più soltanto come maschio o femmine, ma declinandosi addirittura con altre cinquanta sfumature, il termine fluido è uno tra i preferiti.

«Aiutare le persone a tirare fuori la propria identità di genere, è un percorso doloroso e difficile. In questo senso - dice ancora Lingiardi - un'immagine come quella di Conchita Wurst può essere d'aiuto, come testimonianza di una condizione che esiste, di cui si parla e che in questo caso ha anche successo».

Al di là dello show dunque uno spiraglio di accettazione che si apre per il mondo transgender? «Il Dsm, il grande manuale della psichiatria americana, quest'anno per la prima volta ha sostituito l'espressione gender disorder con gender disforia , che indica comunque una alterazione, una difficoltà, ma lo classifica già come un disturbo minore. Credo che si stia facendo strada la comprensione che ognuno si costruisce da sé il proprio idioma di genere». Ossia il guardarsi allo specchio e riconoscersi, anche se discordi e lontani da come si è nati.

 

 

Conchtia Wurst conchita wurst in versione amy winehouse conchita wurst conchita wurst conchita wurst conchita wurst conchita wurst quando era tom neuwirth Conchita Wurst Rise Like A Phoenix Austria Eurovision Conchita Wurst conchita wurst

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?