andrew garfield mainstream

UN NOME CHE HO ''GIA'' SENTITO - TRA FILM IN COSTUME E RICOSTRUZIONI ANNI '70, CI VUOLE LA NIPOTE DI FRANCIS FORD COPPOLA, PER VEDERE UN PO' DI CONTEMPORANEITÀ A VENEZIA: IN ''MAINSTREAM'' RACCONTA COME È FACILE CREARE UN MOSTRO GRAZIE AI SOCIAL, UN FRANKENSTEIN APPLICATO A INSTAGRAM - LEI SI CHIAMA GIA, DIMINUTIVO DI GIAN-CARLA, COME IL PADRE CHE MORÌ POCO PRIMA CHE LEI NASCESSE IN UN INCIDENTE IN MOTOSCAFO

Valerio Cappelli per il ''Corriere della Sera''

 

gia coppola a venezia

L'importanza di chiamarsi Coppola. Nelle sue vene scorre il sangue di Hollywood. «Sono sempre più affascinata dall'immagine della mia città e dal suo significato», dice Gia Coppola. Ha 33 anni, il volto ovale allungato, appartiene a una dinastia che è un clan, nel senso buono del termine. Ama la moda e le piace sperimentare al cinema, andando contromano ma con stile, assecondando una ebbrezza gentile, patinata. Ha le sue cicatrici, il nome, Gia, è un richiamo alle radici italiane: il suo vero nome Gian-Carla, è un omaggio al padre Gian-Carlo che morì poco prima che lei nascesse in un incidente su un motoscafo, guidato dal figlio di Ryan O' Neal che cercava di passare a folle velocità tra due imbarcazioni vicinissime.

 

 

gia coppola

A Venezia porta un film in cui la protagonista ha perso il padre. Ma la storia è un'altra, c'è uno sfondo leggero di denuncia sociale: «La dipendenza da Internet». Lei e suo nonno, Francis Ford Coppola. «Mi ha dato consigli preziosi su come togliere ansia e insicurezza, dal nonno, uomo saggio e buffo, ho anche ereditato la passione per il vino, che produciamo in California. Ma ho cercato una mia voce originale. Lavoro duramente per realizzare me stessa. Le creature umane sono pezzi unici».

 

I suoi zii sono Sofia e Roman, suo cugino è Nicolas Cage.

«Sono cresciuta con i riflettori addosso».

 

È al Lido con « Mainstream», e partecipa al panel Mastercard sul cinema nell'era digitale.

gia coppola

«Lo streaming deve convivere con le vecchie sale che io vedo come le chiese, luoghi in cui ci si concentra e non si mangiano pop corn. Nel film racconto i falsi miti creati da Internet. C'è qualcosa di mio in questo film, così come dei miei amici. Sono i pericoli che vedo e che possono accadere. L'idea mi è venuta guardando Un volto nella folla di Elia Kazan, sul cantante folk che diventa idolo delle folle tv, un demagogo. E inquietante l'ultima immagine del protagonista Andy Griffith, la sua risata maniacale che si spegne su un cartellone pubblicitario della Coca-Cola che svanisce nel nero».

 

Fu girato negli anni 50.

«È stato pericolosamente importante per me, la satira sulla transizione dalla radio alla tv, il potere dell'entertainment e allo stesso tempo la love story con un sottotono alla Frankenstein, la giornalista che crea un mostro. Volevo combinare una eco di quel film con la possibilità iper-veloce di diventare celebri. È un film bizzarro, girato in appena 19 giorni, ci ho messo un po' per trovare i partner giusti che credessero nel progetto».

 

Cosa racconta?

 «Tre amici sul web, una barista, Mata Hawke (figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke, ndr ) lavora col suo migliore amico, Nat Wolff, in un comedy club di Hollywood, dove si beve seguendo sketch, e poi una figura misteriosa, un megalomane interpretato da Andrew Garfield, filmato dalla barista mentre lancia invettive sul conformismo, le sue sfuriate finiscono online in uno show dove lui si fa chiamare Nessuno di speciale. Una storia contro il narcisismo e la dipendenza dei social».

gia coppola mainstream

 

C'è un dialogo sul vuoto pneumatico del web.

«Sui più giovani che si nascondono dietro a un computer e su YouTube adorano un tipo di vita fatto di niente, se non imiti Kardashian pensi di non valer nulla. Gli influencer possono destabilizzare. A Hollywood anche gli insetti amano i riflettori».

 

andrew garfield mainstream

Torna sette anni dopo «Palo Alto», il suo esordio.

«Lo produsse James Franco, è tratto dai suoi racconti, le difficoltà dell'adolescenza, la gioventù bruciata di Hollywood. Ho fatto il mio primo film da sola e a modo mio, sono stata orgogliosa di mostrarlo in anteprima in Italia, dove sono le nostre origini».

 

andrew garfield mainstream

Lei viene dalla fotografia.

«L'ho studiata al college. Ero timida, mi nascondevo dietro l'obiettivo e osservavo la vita. Il cinema è stato un'estensione della fotografia, ho scoperto la bellezza di lavorare in un team».

 

Il film della sua vita?

«I primi pianti li ho fatti con Bambi , il vero spavento lo provai a 7 anni vedendo Lo squalo di Spielberg. Il cinema che ha influenzato il mio immaginario è il mondo onirico di Fellini, e Rocco e i suoi fratelli di Visconti. Siamo tutti in debito col vostro cinema, col nostro cinema italiano».

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!