IL CINEMA DEI GIUSTI - RIBADIAMO: ROBERT REDFORD NE “LE REGOLE DEL SILENZIO” NUN SE PO’ VEDE’ - IL POVERO ATTORE COI CAPELLI ALLA PAOLO GARIMBERTI E IL TRUCCO ALLA MALGIOGLIO CHE CORRE INSEGUITO DALL'FBI CON LE MANINE SULLA PANZETTA, IL GIUBBOTTO DI PELLE, I RAY-BAN E IL CAPPELLO DA BASEBALL È DAVVERO FUORI TEMPO MASSIMO NEL RUOLO DEL VECCHIO MILITANTE RIVOLUZIONARIO…

Marco Giusti per Dagospia

Sì, sì, mi è proprio piaciuto l'articolo di Vittorio Zucconi sul nuovo film di Robert Redford, "Le regole del silenzio" ("The Company You Keep"), presentato fuori concorso lo scorso settembre a Venezia. Mi ha convinto anche la frase che cita di quando Julie Christie dice al suo vecchio amore Redford: "Un tempo da questa casa si poteva vedere tutto il lago. Oggi gli alberi sono cresciuti e non si vede più niente". Grande incipit per cominciare un articolo su "Repubblica". Basta confrontarlo con quello di Concita De Gregorio sulle donne di Berlusconi il giorno prima: "Le amazzoni, desolate, ammutoliscono".

Però, Zucconi o meno, rimane per noi intatto l'effetto che ci ha fatto il grande attore nel ruolo di un vecchio rivoluzionario più pericoloso di Paolo Mieli o Pigi Battista. Nun se po' vede'. E qui riprendo più o meno quanto già scrissi. No. Il povero Robert Redford coi capelli alla Paolo Garimberti e il trucco alla Malgioglio che corre inseguito dall'FBI con le manine sulla panzetta, il giubbotto di pelle, i ray-ban e il cappello da baseball è davvero fuori tempo massimo per fare questo ruolo di vecchio militante rivoluzionario scoperto dopo 30 anni di una nuova vita.

E di una nuova identità. E' infatti diventato un tranquillo avvocato vedovo con figlioletta bionda quando l'arresto di un'altra vecchia militante del gruppo degli Weatherman, Susan Sarandon, grandissima, e l'arrivo di un giovane giornalista ficcanaso, Shia LaBoeuf, ciuffo alla Muccino e vestiti alla giornalista giovane del ‘'Fatto'', gli fa capire che è meglio darsela a gambe.

Nella fuga e nel meccanismo tipico di questi film con l'innocente inseguito (vuole dimostrare la sua innocenza) veniamo in contatto con gli altri rivoluzionari nascosti, tutti meno imbarazzanti e pittati di Robert Redford. E' la parte migliore del film, basterebbe vedere il gran numero di Susan Sarandon in carcere davanti a Shia LaBoeuf, o l'arrivo di Julie Christie, dalla voce "catramosa" come dice Zucconi, ma rifatta come la Santanché che ha lasciato sei vite e sei mariti o Richard Jenkins che fa il professore universitario che sveglia i suoi studenti solo quando parla del Movimento (e poi tornano su Facebook).

Magari di questi Weatherman ce ne sono un po' troppo in giro e si riconoscono subito, manca solo Furio Colombo, e non si capisce come abbia fatto l'FBI negli ultimi trent'anni a non riconoscerli. Comunque non è solo un'invasione di vecchi volti amati dal pubblico degli anni ‘60 e ‘70, è anche l'idea di un'America diversa che il cinema di quel tempo ci aveva dato. E uno degli aspetti più teneri è la parata di foto di Redford e Christie giovani e militanti.

Civile politicamente, funzionante come thriller, è qualcosa che, come dimostra il disastro di "Romanzo di una strage", è ancora per noi impossibile da mettere in scena mischiando politica e azione. Ottimo spunto per l'articolo di Zucconi su ‘'Repubblica'', anche se a Venezia ci siamo dovuti accontentare di Maltese, perché i big del giornale erano ancora troppo impegnati con Obama.

Detto questo le corsette di Redford sono uno dei momenti più trash della carriera di Redford. E non si dimentica facilmente lo scambio di battute tra Julie e Robert. "Sei più vecchio", fa lei. "E tu sei uguale", fa lui. Di uguale, mi dispiace per Zucconi, hanno solo lo stesso chirurgo plastico. Poi lei attacca un pippotto rivoluzionario ("mi costituirò quando lo faranno i politici e le corporazioni") e finiscono a fare sesso. Julie guarda il bosco dalla finestra e dice la frase che finisce in prima pagine su "Repubblica" e Robert mostra il petto nudo steso sul letto. Sì. I tempi sono davvero cambiati. In sala dal 20 dicembre. Contro "I due soliti idioti".

 

the company you keep ROBERT REDFORD THE COMPANY YOU KEEP Shia LaBeouf The Company You Keep ROBERT REDFORD THE COMPANY YOU KEEP Robert Redford sul set di the company you keep robert redford the company you keep jpeg

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