IL CINEMA CHE NON C’E’ - DA FELLINI A KUBRICK, BENVENUTI NEL LIMBO DEI FILM PENSATI, SCRITTI O INIZIATI MA MAI REALIZZATI, INCOMPIUTI, O RIMOSSI

Irene Bignardi per "la Repubblica"

Giusto vent'anni fa, nel corso di un'intervista faticosamente conquistata, Billy Wilder mi raccontava di avere scritto una dozzina di film «senza poi concludere niente» e di avere un film praticamente pronto per essere girato, ma di non voler dire una parola di più perché «con l'aria che tira qualcuno potrebbe copiarmelo appena mi distraggo un momento ».

Anche i tredici film "possibili" di Billy Wilder stanno nascosti da qualche parte nel cielo delle cose mai realizzate assieme al Napoleone in fuga da Sant'Elena di Chaplin, a quello di Kubrick, al felliniano Mastorna, alla Hollywood di The Other Side of the Wind di Orson Welles, al Prospero di Michael Powell, alla Megalopoli di Coppola, alla Leningrado di Sergio Leone, al clown tragico di Jerry Lewis che accompagna i bambini del lager al loro destino terribile...

In altre parole anche i film mai realizzati di Billy Wilder fanno parte di quel mondo invisibile, parallelo, virtuale, dove sono nascosti i film mai girati o mai finiti - ma pensati, amati, scritti, iniziati. I film che hanno cominciato a esistere e sono stati intercettati dalla malasorte, dal disamore, da un crac economico, da un incendio, da un infarto, e che è come non fossero mai esistiti.

I film completati sì, ma spariti in un incidente, incappati nelle maglie della censura - o, peggio ancora, nell'autocensura dell'autore. Insomma I film che non vedremo mai, come annuncia il titolo di un libro uscito in Gran Bretagna e Francia. Dove si mostra una volta di più, tra pellicole pensate, mai girate, bruciate, scomparse, nascoste, di che materia fragile e vulnerabile siano fatti i sogni cinematografici.

Vedi Napoleone, oggetto delle ambizioni e delle ossessioni sia di Charlie Chaplin che di Stanley Kubrick. Chaplin, dopo Luci della città, immagina una storia in cui l'imperatore fugge da Sant'Elena lasciandosi alle spalle un sosia che, maledizione, muore nel momento meno opportuno - un po' la vicenda raccontata poi, nel 2001, da Alan Taylor negli abiti nuovi dell'Imperatore.

E convive con l'idea di un film su Napoleone per tutti gli anni Trenta, fino a che decide di occuparsi di un dittatore presente e più pericoloso. Trent'anni dopo Kubrick, come Chaplin, si dedica a un collezionismo napoleonico ossessivo, raccoglie più di cinquecento libri sull'imperatore, riempie casse su casse di memorabilia e documenti, assolda storici, immagina scene di torrido eros imperiale, annuncia che metterà in scena le battaglie napoleoniche con un numero di figuranti pari a quanti erano i soldati di Napoleone. Poi scende a più miti consigli.

Anche perché ci pensa il nuovo padrone della Mgm a bloccare il suo delirio di grandezza. Per fortuna la Warner gli offre un contratto per tre film. Kubrick comincia a lavorare all'Arancia meccanica, poi a Barry Lyndon. Avremmo avuto quei due grandi film senza la scomparsa di scena dell'Imperatore?

Se la sparizione di alcuni film immaginati e iniziati ci fa solo tirare un sospiro di sollievo (come si può pensare a un sequel di Casablanca intitolato Brazzaville, con Rick agente segreto incaricato di organizzare lo sbarco alleato nel Nord Africa e Geraldine Fitzgerald nel ruolo di Ilsa? Molto meglio una storia gay con Claude Rains), se non riusciamo a soffrire perché Robert Bresson non ha potuto realizzare la sua Genesi, se resta un generico rimpianto per il mai fatto The White Hotel, tra i film "virtuali" che ci sarebbe piaciuto vedere c'è però il tormentato e mai finito Something's Got to Give, durante il quale si consuma la tragedia di vita di Marilyn Monroe.

Ecco i drammi e le follie sul set di L'enfer, l'inferno della gelosia, il film del 1964 che Henri-Georges Clouzot, in risposta alla rampante Nouvelle Vague, vuole estremo, sperimentale, innovativo. Ma il regista de Il corvo, in profonda crisi per la morte di sua moglie, dà il peggio di sé: sveglia all'alba i tecnici e gli interpreti, Romy Schneider e Serge Reggiani, per discutere i continui cambiamenti, li costringe a giornate di sedici ore, gira a vuoto, perde tempo, fa correre il povero Reggiani fino allo svenimento - e fino a fargli abbandonare il set.

Quanto a lui, la tensione accumulata si traduce in un infarto che lo colpisce mentre dirige una scena lesbica tra Romy Schneider e Dany Carrel. I finanziatori americani si ritirano. Il film non sarà mai finito - ma ne darà una versione meno torrida Claude Chabrol nel 1994. E Welles, specialista in imprese impossibili? L'elenco dei suoi film abbozzati, non finiti, persi, bruciati, rubati, occupa alcune pagine del catalogo che gli dedica il Muenchen Filmmuseum.

C'è, del 1973, l'incompiuto e mitico The Other Side of the Wind, quasi due film paralleli, dove John Huston è un regista che, attratto dal protagonista del suo film, cerca almeno di sedurne l'amante - la bellissima Oja Kodar, che di Welles sarà la compagna per gli ultimi venticinque anni della sua vita. C'è The Deep, un thriller in alto mare, che sarà poi rigirato come Calma piatta con una giovanissima Nicole Kidman più o meno nuda.

Ci sono i frammenti de Il mercante di Venezia sopravvissuti al furto della macchina di Welles, e di cui si può vedere sul web il mirabile discorso di Shylock. E che dire di Napoli-New York, appena pubblicato da Marsilio, il lungo trattamento di un film che Federico Fellini e Tullio Pinelli scrissero nell'immediato dopoguerra e sull'immediato dopoguerra, protagonisti due ragazzini che emigrano in una per loro magica New York?

E di Leningrad, the 900 days, il film di Leone che doveva raccontare il tragico assedio di Leningrado? Ma in questo catalogo del possibile, il film più disturbante, più duro, più scioccante, al punto che il suo stesso autore lo ha nascosto e "rimosso", il film che pochissimi hanno visto, con contrastanti reazioni, è The Day the Clown Cried, diretto e interpretato da Jerry Lewis, la storia di un clown che con le sue gag rallegra e accompagna i bambini ebrei destinati alle camere a gas verso la loro fine.

È successo però che, una volta finito, il film è sparito: gli autori, pentiti della loro stessa audacia, lo hanno nascosto. Fantasia oscena, come pensa qualcuno? Humour perverso? Non c'è dubbio: il film non lo vedremo mai. Lewis ne conserva un Vhs, ma non vuol neanche parlarne. Chissà, se il film fosse uscito forse lo si sarebbe presto dimenticato. Così è diventato una leggenda, un film di culto dell'orrore.

 

Orson Welles con sua figlia Chris WellesJerry Lewis in The Day the Clown Cried Jerry Lewis in The Day the Clown Cried Jerry Lewis in The Day the Clown Cried Billy WilderJerry Lewis in The Day the Clown Cried Jerry Lewis in The Day the Clown Cried Jerry Lewis in The Day the Clown Cried Jerry Lewis in The Day the Clown Cried Jerry Lewis in The Day the Clown Cried Jerry Lewis in The Day the Clown Cried Che strano chiamarsi Federico Scola racconta Fellini Jerry Lewis in The Day the Clown Cried

Ultimi Dagoreport

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...