alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

arbasino - fratelli d'italia a cura di agosti

DAGOREPORT

Tu stai a Voghera, in un elegante palazzo “finto-storico” sulla via Emilia dove c’è sotto la farmacia e ti permetti di scrivere: “Non è per l'influenza di movimenti ideologici... proprio per la forza inarrestabile delle cose... che un intero sistema se ne sta andando a puttana, e proprio nel momento più prospero della vita nazionale: perché non è una società, non è all'altezza, non regge alla vitalità spaventosa che dimostra il paese andando avanti...”.

 

Quando nel 1963 l’editore Feltrinelli pubblicò “Fratelli d’Italia” di Arbasino, i fratelli d’Italia del sistema culturale, che stava (già allora) andando a puttane, non lo fecero entrare. E come avrebbero potuto viste queste intuizioni?

 

“Non è più decentemente possibile essere amici di tutti come ai tempi del CLN”, scriveva, “la penna sinistra viene usata per protestare contro gli stessi padroni del vapore che la penna destra sta bene attenta a non disturbare collaborando in tutta apoliticità ai loro fogli benpensanti”.

 

italo calvino gore vidal alberto arbasino

Un’avvisaglia di questo attacco al sinistro establishment culturale, all’insostenibile pesantezza dei comunisti senza i quali sembrava non si potesse vivere, Arbasino l’aveva già pubblicata il 7 novembre 1962 sul “Giorno”: “La Terza pagina non sarebbe mai dovuta esistere – scrive - o almeno mai come compiaciuta esibizione di riboboli e princisbecchi come salotto bòno della stampa italiana cinicamente indifferente ai problemi del tempo;

Giangiacomo Feltrinelli con Inge e Carlo

 

 

l contrario esatto dell’appartenenza al Salotto bòno: “Fratelli d’Italia” (ora ripubblicato con bella prefazione di Giovanni Agosti), è un attacco al sistema dell’intellighenzia sinistrata radical-chic, quella che aveva nel “Corriere” di Piero Ottone e Alberto Cavallari, della “contessa rossa” Giulia Maria Crespi, la sua roccaforte, oltreché nell’Unità, Stampa, Espresso, Rinascita, Case della cultura…

 

E’ quel “Corriere” che nello stesso 1963 vara l’inserto letterario e chiama a scriverci i galli cedroni della cultura, i Moravia, Montale, Cecchi, Bo, Magris, Contini e alcuni nomi che emergono dal Gruppo 63, ma tutti con freccia a sinistra: Emilio Tadini, Giuliano Gramigna, Renato Barilli – poi arriveranno pure i Segre, gli Stajano…  

PIERO OTTONE EUGENIO MONTALE (1)

All’inizio solo con Parise, Testori, Pasolini e Calvino, Arbasino può discutere. “Quindi – scrive - ho smesso presto di stupirmi vedendo i letterati importanti che si lasciano invitare nelle case più screditate della città, e partecipano a bicchierate da fare arrossire...”: lo fanno per ottenere “dei risultati modestissimi”:

 

una recensione qua, una introduzione là. In questi salotti, lui ci entrò con ironia: “Con i Bellonci, Kiki Brandolini, Parise e Gadda ascoltavamo i 45 giri che riportavo dagli Stati Uniti. Frankie Lymon cantava “I’m not a juvenile delinquent” e l’ingegner Carlo Emilio poi mi telefonava angosciato”. 

 

Nicola Lagioia, Chiara Valerio, Sandro Veronesi, Roberto Saviano Pen Roma

Era il demi-monde di quella che chiamasi “egemonia culturale della sinistra” oggi attaccata dai militi di destra. Sopravvive in università, case editrici, giornali, si stringe a coorte con controfigure woke emuli di Murgia: i Veronesi, i Genovesi, i Giordano, Lagioia (dove infilerebbe le pagine di “Cento colpi di spazzola”?) e le Chiara Valerio, Valeria Parrella, Chiara Gamberale, Teresa Ciabatti… cannibali, di nazione indiana e einaudiana… ai quali non si nega una recensione pur a guerra finita.

Chiara Valerio e Michela Murgia

 

Tu di che lobby sei, ti fanno intendere ancora quando frequenti le rovine del salotto culturale? Devi pur essere di qualcuno, come tra le migliori famiglie della mafia: “In un paese dove non esisteva finora una vera società colta e l'Università conta così poco, il potere culturale, di fatto, si era venuto concentrando nelle mani di un demi-monde di tipo mafioso-balcanico – scriveva Arbasino nel 1963 in “Fratelli d’Italia”.

elio vittorini 1949

 

 ‘’Negli stessi riti sociali si vedevano mescolati gli scrittori illustri e le sciantose baraccone, i critici seri e i maneggioni delle case editrici, le vedove abusive e i vecchi arnesi del giornalismo fascista, tutti legati da pasticci avuti in comune passando dal fascismo al dopoguerra, quando erano stati poverissimi e vivevano di bacche e radici”.

 

E ancora: “La concessione di ogni piccolo vantaggio pratico finisce per sembrare un favore così fondamentale ai sottoposti, che il prestigio dei notabili e il loro controllo della situazione potrebbe continuare... indefinitamente... basandosi sul sistema del ricatto di natura economica... coronato dal racket dei premi letterari... si sa bene, in Italia non sono mai serviti a segnalare o a lanciare una novità... sono estreme unzioni, soccorsi ai bisognosi, parchi della rimembranza, musei di figure di cera... perciò si potevano far sospirare anche per molti anni... pretendendo in cambio i servizi più incredibili”.

 

Visconti e Fellini

 

Sta parlando degli Amici della Domenica del Premio Strega? Forse è per questo che i grandi giornali snobbarono e massacrarono “Fratelli d’Italia” e il “Corriere”, con Alberico Sala, dedicò solo qualche attenzione a “La bella di Lodi”.

 

Devi essere servo, devi essere ricattabile. Lui non lo era: “Visconti e Fellini mi avevano chiesto di fornirgli idee. Si trattava di perdere giornate intere per antiquari o esposti ai venti invernali di Fregene. Vassallaggio puro, subordinazione. Rifiutai”. Strehler e Antonioni “vivevano di adorazione riflessa e se la critica non era un peana ti toglievano il saluto”. Anni fa, Arbasino incenerì Roberto Saviano con una battuta: “L’ho incontrato. Mi sembra molto soddisfatto di sé”.

 

moravia arbasino

Forse c’è una linea arbasiniana da individuare in quel mondo di ex provinciali legati all’opera e amanti dei musei: Michele Masneri da Brescia, con il suo “Stile Alberto’’, Pierluigi Panza da Pavia, del cui romanzo Barilli scrisse “siamo di fronte a dei ‘’Fratelli d’Italia’’ con vicende meno radiose di quelle cantate da Arbasino”, Alberto Mattioli da Modena, con i suoi libri di interminabili elenchi di opere liriche recensite, il duo Maranghi&Piccinini con il loro “Almanacco di bellezza” sul canale “Classica Hd”, così pieno di quel che resta di zie e pricipesse, biografie e bibliografie, teatri, mostre, concerti e cazzeggio elevato a sublime arte del magistero.

 

Per il resto domina ancora l’insostenibile pesantezza della cricca di Dx e Sx: solo che dove là c’era Moravia in Maraini, già in Elsa Morante e in futura Carmen Llera, oggi ti trovi uno Scurati che manda a ‘fanculo Vespa per iniziare il suo successo di ’’M’’. Chi si è liberato dal dominio dell’appartenenza rischia di fare la fine dei profughi istriani, passati da una dittatura a un’altra… e chi fuggiva dalle Botteghe Oscure oggi trova sbarrato l’accesso dai militari di Colle Oppio.

piero maranghi leonardo piccinini almanacco di bellezza

 

Arbasino - deputato indipendente nelle file del partito repubblicano, dal 1983 al 1987 - fu coscienza critica di una Italia guardata con ironico distacco: “tanto sbattersi, tanto farsi, per risultati così scarsi”, scriveva. Solo quando morì sul “Corriere” apparve un barlume di verità: “Anticomunista senza essere di destra, antifascista senza essere di sinistra. L’amicizia con Pasolini, il Gruppo 63 e l’esperienza da deputato”.

 

Arbasino e Suni Agnelli in parlamento d

 

 

Diceva: “Detestavo il Transatlantico, i divani, i baci e abbracci tra panzoni, le passeggiate sottobraccio alla buvette”. Di chi è la colpa dell’imbruttimento? “Della mancanza di cultura della classe dirigente. Allora, penso ad Adolfo Sarti, in Parlamento c’erano persone di grande qualità. Nella decadenza attuale, simili gentiluomini non esistono più”.

arbasino 5

 

 

 

 

 

LA CULTURA IN MANO A ''UN DEMI-MONDE DI TIPO MAFIOSO-BALCANICO''

Estratto dal libro ‘’Fratelli D’Italia’’ di Alberto Arbasino – edito da Feltrinelli nel 1963, oggi ripubblicato con postfazione di Giovanni Agosti

 

"Non è per l'influenza di movimenti ideologici... proprio per la forza inarrestabile delle cose... un intero sistema se ne sta andando a puttana, e proprio nel momento più prospero della vita nazionale: perché non è una società, non è all'altezza, non aveva basi, non regge alla vitalità spaventosa che dimostra il paese andando avanti...

giovanni agosti

 

e sono proprio il boom economico e il centro-sinistra a rivelare le contraddizioni, a rendere impossibile l'equivoco da una parte o dall'altra, non è più decentemente possibile essere 'amici di tutti' come ai tempi del CLN... l’eterno flirt nello stesso tempo col Premio Stalin e la rivista 'Life'. ...

 

chiara gamberale

 

 

 

 

la penna sinistra usata per protestare contro gli stessi padroni del vapore che la penna destra sta bene attenta a non disturbare collaborando in tutta apoliticità ai loro fogli benpensanti... 

 

Per questo è una fase cosi stimolante da vivere e da osservare... In un paese dove non esisteva finora una vera società colta e l'Università conta così poco, il potere culturale di fatto si era venuto concentrando nelle mani di un demi-monde di tipo mafioso-balcanico.

Elsa Morante e Bellonci

 

Negli stessi riti sociali si vedevano mescolati gli scrittori illustri e le sciantose baraccone, i critici seri e i maneggioni delle case editrici, le vedove abusive e i vecchi arnesi del giornalismo fascista, tutti legati da pasticci avuti in comune passando dal fascismo al dopoguerra, quando erano stati poverissimi e vivevano di bacche e radici;

 

senza contare che il bravo scrittore avrà le sue debolezze, la sciantosa ricatterà il critico, l'affittacamere scriverà novelle, il delicato poeta prende sessanta stipendi per lavorare in prosa. 

 

Quindi, ho smesso presto di stupirmi vedendo i letterati importanti che si lasciano invitare nelle case più screditate della città, e partecipano a bicchierate da fare arrossire... "Limitato di vedute, con un bagaglio di cultura piccolo-borghese, di pregiudizi da mezze-calzette, e tanta prudenza, e tanta cautela, tanti traffici e calcoli e intrighi... per raggiungere poi dei risultati modestissimi... per una quindicina d'anni questo demi-monde della cultura romana riesce a tener duro... e arriva senza perdere troppi pezzi fino all'inizio del miracolo economico... 

 

Arbasino

I metodi di governo sono gli stessi delle comunità tribali primitive: il gruppo dei notabili, in cambio di prosternazioni e sottomissioni, lascia cadere piccoli favori, minuscole raccomandazioni... con avarizia... facendoli scendere ben dall'alto perché pesino di più...

 

E in una situazione chiusa da tutte le parti, in una società provinciale basata sul rispetto umano del 'cosa dirà la gente', la concessione di ogni piccolo vantaggio pratico finisce per sembrare un favore così fondamentale ai sottoposti, che il prestigio dei notabili e il loro controllo della situazione potrebbe continuare...

 

indefinitamente... basandosi sul sistema del ricatto di natura economica... coronato dal racket dei premi letterari... si sa bene, in Italia non sono mai serviti a segnalare o a lanciare una novità... sono estreme unzioni, soccorsi ai bisogno-si, parchi della rimembranza, musei di figure di cera... perciò si potevano far sospirare anche per molti anni... pretendendo in cambio i servizi più incredibili... e almeno una intera esistenza di buona condotta'. "

Arbasino Palazzeschi Pasolini

PIERLUIGI PANZA COVERGIORGIO BASSANI

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