ferruccio de bortoli renzi galluzzo

DE BORTOLI FINALMENTE RACCONTA L’INTIMIDAZIONE DEL GIORNALISTA MARCO GALLUZZO DA PARTE DI RENZI: ‘AGNESE RIMASE DI STUCCO, COMINCIÒ A GRIDARE DAVANTI A TUTTI, FUI STRATTONATO E MINACCIATO DALLA SCORTA’ - FLEBUCCIO: ‘SE BERLUSCONI AVESSE FATTO UNA COSA SIMILE SAREMMO TUTTI INSORTI’. GIUSTO. SOLO CHE NON RISULTANO SUOI EDITORIALI INDIGNATI SUL ‘CORRIERE’ DEI GIORNI SEGUENTI. L’EPISODIO È EMERSO SOLO DUE ANNI DOPO (NEL LIBRO DI BELPIETRO)

SOLO DAGOSPIA AVEVA RIVELATO COME ERA DAVVERO ANDATA QUELLA VOLTA, UNENDO I PUNTINI TRA L’EDITORIALE DI CANGINI (‘QUOTIDIANO NAZIONALE’) E IL LIBRO DI BELPIETRO

16 aprile 2017

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/alt-storia-cronista-minacciato-scorta-renzi-stata-145913.htm

 

 

 

RENZI E I SUOI SEGRETI «QUELLA SCENATA A TAVOLA CHE IMBARAZZÒ AGNESE»

renzi de bortolirenzi de bortoli

Da “il Giornale

 

Pubblichiamo un ampio stralcio di un capitolo del libro Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant' anni di giornalismo, scritto dall' ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. (Editore La nave di Teseo, 19 euro). Il capitolo è «Renzi, ovvero la bulimia del potere personale».

 

Matteo Renzi è un grande comunicatore. È una delle sue tante qualità. Ma forse lo è persino troppo. Il brillante ex sindaco di Firenze ed ex premier si è avviluppato in una bulimica bramosia di presenzialismo e di gestione del potere nel dedalo infinito dei propri messaggi, sms, WhatsApp, Facebook, Twitter. Ha creato egli stesso un gigantesco groviglio del quale alla fine è rimasto prigioniero(...).

 

de bortoli renzi 5de bortoli renzi 5

L' insieme della sua comunicazione studiata in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 con l' inutile e costosa consulenza del guru Jim Messina è risultato invece eccessivo, sovratono, insincero. Un torrenziale discorso pubblico che ha prodotto una cacofonia indigesta. Dopo tre anni al governo, l' immagine del rottamatore sbiadisce inevitabilmente. Si è un po' meno giovani, non si è più outsider. E da palazzo Chigi si è poco credibili nell' usare con disinvoltura il linguaggio dell' antipolitica.

 

de bortoli renzi 4de bortoli renzi 4

Renzi ha la leadership nel sangue, la alimenta sin da giovane, ma dà l' impressione costante di non riconoscere radici né di preparare eredità. Nella sua simbologia politica non c' è una storia cui ispirarsi nemmeno la Dc di La Pira , non c' è un' eredità da lasciare, di cui farsi carico. C' è lui e basta. Quello che c' era in precedenza è tutto da buttare, la Prima Repubblica, i partiti, il consociativismo e in parte non si può che dargli ragione , ma nel dopoguerra il Paese è diventato, pur con un governo ogni anno, la settima potenza industriale al mondo. Per fortuna, dunque, c' è stato un prima.

 

tweet di de bortoli contro renzitweet di de bortoli contro renzi

Qualche merito andrebbe riconosciuto. E, parallelamente, quello che verrà dopo di lui non gli interessa più di tanto. Il governo Gentiloni è espressione della sua maggioranza, una costola del renzismo. Lo si potrebbe definire un esecutivo su procura renziana. Ma fin dal momento della sua formazione, la preoccupazione di Renzi è stata solo quella di garantirsi una quota di potere personale, esercitabile con i suoi più fidati collaboratori, Maria Elena Boschi e Luca Lotti, non di far sì che il governo retto dal suo ministro degli Esteri, espressione del partito di cui è segretario, sia messo nella condizione di fare il meglio possibile. È un atteggiamento da statista? Non mi sembra.

 

(...). L' ossessione dell' istante, la concentrazione sul presente e la visione tolemaica del potere, sono tratti significativi anche della comunicazione di Renzi.

marco galluzzomarco galluzzo

(...). L' Italicum (ma tutti quelli che l' hanno votato non hanno nulla da dire?) era una legge perfetta: «Sarà copiata da mezza Europa» (marzo 2015). I titoli del Monte dei Paschi, ormai risanato, erano assolutamente da comprare nel gennaio del 2016. Un premier che dà consigli di Borsa non s' era mai visto. Per non parlare della catastrofe economica di cui sarebbe stato vittima il paese se avesse vinto il No al referendum.

 

(...) Anche il Corriere ha sempre visto con una certa simpatia e con l' adesione di alcuni suoi commentatori e giornalisti l' ascesa di Renzi alla segreteria del partito, sia nelle primarie perse, nel novembre-dicembre 2012, sia in quelle poi vinte l' 8 dicembre 2013. Se ne lamentarono i bersaniani. Renzi appariva l' espressione della modernità, il coraggio della rottura, seppure già allora con qualche uscita temeraria e un solipsistico complesso del potere personale.

 

Perché allora i rapporti si sono poi così irrimediabilmente deteriorati? Non escludo di aver avuto qualche colpa personale.

 

marco galluzzomarco galluzzo

Avrei dovuto chiamarlo, chiedergli un incontro (cosa che feci in seguito, quando era già segretario del Pd, ma non fu mai possibile). Avendolo definito un «maleducato di talento», devo ammettere che un po' maleducato con lui sono stato anch' io.

 

Un giorno arrivò in via Solferino, era il 22 novembre 2012, per essere intervistato dal Corriere.it. C' erano le primarie che avrebbe perso al ballottaggio con Bersani. Io non sapevo che sarebbe arrivato. Mi avvisarono solo all' ultimo momento. E, nella preoccupazione di non far tardi al mio appuntamento, parlai con lui solo qualche minuto nel corridoio. Un po' in fretta, lo riconosco. Avrei dovuto invitarlo nella mia stanza e trattarlo con maggior riguardo. Con Renzi c' era Maria Elena Boschi. Sono stato scortese anche con lei. (...)

 

AGNESE LANDINI E MATTEO RENZI DURANTE LE DIMISSIONIAGNESE LANDINI E MATTEO RENZI DURANTE LE DIMISSIONI

L' episodio che mi lasciò di stucco accadde in occasione delle sue brevi vacanze siamo nell' agosto del 2014 in un albergo di Forte dei Marmi di proprietà di un suo amico. Il collega Marco Galluzzo, che lo seguiva con professionalità e rispetto, prese una stanza nello stesso albergo. Niente di male. L' albergo era aperto a tutti. Non riservato solo a lui. Il messaggio del presidente, particolarmente piccato, lamentava una violazione inaccettabile della sua privacy.

 

agnese renzi dopo il referendumagnese renzi dopo il referendum

Aveva incontrato Galluzzo nella hall e il collega lo aveva salutato. Tutto qui. Io stavo al mare, in Liguria, non sapevo assolutamente nulla. Al telefono, Galluzzo mi spiegò di essere stato avvicinato dalla scorta del premier che gli aveva intimato di lasciare subito l' albergo.

 

Questo il suo racconto: «Mi avvicinai al tavolo del ristorante dove cenava, nella terrazza dell' albergo, con la moglie e i figli. Mi fu possibile solo salutarlo e per un attimo stringergli la mano, poi cominciò a gridare, lasciando di stucco i tavoli degli altri ospiti, gruppi francesi, tedeschi e russi. E anche Agnese, che mi rivolse uno sguardo di comprensione, quasi di vergogna. Gridava talmente forte, inveendo contro il Corriere che invadeva la sua privacy, che la scorta accorse come se lui fosse in pericolo. Venni anche strattonato. Dovetti alzare la voce per dire al caposcorta di non permettersi. Lui reagì minacciandomi. Mi disse che tutta la mia giornata era stata monitorata, dal momento in cui avevo prenotato una camera nello stesso albergo, e che di me sapevano tutto, anche con sgradevoli riferimenti, millantati o meno conta poco, alla mia vita privata».

RENZI FORTE DEI MARMIRENZI FORTE DEI MARMI

 

Insomma, intollerabile. Se Berlusconi avesse fatto una cosa simile saremmo tutti insorti.

Quella fu l' unica volta nella quale risposi a un sms di Renzi, dicendogli in sostanza che non volevamo assolutamente attentare alla privacy della sua famiglia era sempre in un luogo aperto al pubblico non era accettabile che il collega venisse minacciato dalla sua scorta. E con quella frase sibillina sul giornalista spiato, poi. Seguì sms di risposta. Più morbido. Per tagliar corto. Il 24 settembre 2014 uscì sul Corriere il mio editoriale dal titolo «Un nemico allo specchio» nel quale criticavo la gestione del potere renziano. (...) Renzi doveva guardare il suo nemico allo specchio: se stesso.

 

La sua bramosia di potere, il suo protagonismo esasperato che aveva ridotto alcuni ministri a deboli comparse. La sua tendenza a circondarsi di amici, più fedeli che leali. (...) Il passaggio del mio articolo che ha fatto più discutere è quello sull' odore stantio di massoneria. Preciso: non ho mai scritto e nemmeno pensato che Renzi sia un massone in una regione nella quale un po' tutta la classe dirigente lo è.

 

RENZI A FORTE DEI MARMIRENZI A FORTE DEI MARMI

Mi chiedevo soltanto, parlando del patto del Nazareno che teoricamente avrebbe dovuto riscrivere le nuove norme della Costituzione ed eleggere il nuovo presidente della Repubblica, se le vicinanze tra esponenti dei due schieramenti, in terra toscana, fossero spiegabili anche con quell' appartenenza. Una domanda legittima. Una richiesta di trasparenza nel momento in cui si metteva mano addirittura alla Costituzione. Non c' è nulla di male nell' essere iscritti. Non nego i meriti storici della massoneria, anche se ho visto da vicino le sue deviazioni. (...)

 

Ho esagerato, forse, ma nulla mi toglie dalla testa che nel dedalo di rapporti di quella che Ernesto Galli della Loggia sul Corriere ha chiamato «consorteria toscana», le appartenenze massoniche un ruolo lo abbiano giocato e continuino a giocarlo.

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