dominique de villepin

“BASTA RICATTI AMERICANI O DIVENTEREMO VASSALLI: MI CANDIDO PER DIFENDERE L'EUROPA” – L’EX PREMIER FRANCESE DOMINIQUE DE VILLEPIN, A 72 ANNI, SCENDE IN CAMPO PER L'ELISEO CON UNA IMPRONTA GOLLISTA “NE’ DI DESTRA, NE’ DI SINISTRA”: "I NOSTRI VALORI SONO IN PERICOLO, SALVIAMO LE DEMOCRAZIE LIBERALI” – LE BORDATE CONTRO DONALD TRUMP “CHE METTE IL MONDO IN PERICOLO” E I NUOVI STATI UNITI “ALLO SBANDO E GOVERNATI DA FACCENDIERI DILETTANTI” – LA CRITICA AL PIANO DI DRAGHI E A MACRON: “LA RIPRESA DEL DIALOGO CON PUTIN? HA SENSO SOLO SE L'EUROPA NON PROCEDE IN ORDINE SPARSO. LE FUGHE IN AVANTI DI MACRON FANNO ARRETRARE LA CAUSA EUROPEA”

Anais Ginori per “la Repubblica” - Estratti

 

Dominique de Villepin, l'ex premier francese passato alla storia per il non alla guerra in Iraq, torna sulla scena e punta all'Eliseo. Ricevendoci nel grande appartamento di avenue Foch, dietro all'Arco di Trionfo, combina un'eleganza un po' flamboyante a un fervore quasi militante, che lo fa apprezzare tra i giovani persino nell'elettorato di Jean-Luc Mélenchon.

 

dominique de villepin

Nella lunga conversazione, Villepin annuncia la creazione di un partito, rivendica un'impronta gollista «né di destra né di sinistra», pronuncia giudizi netti su Donald Trump e i nuovi Stati Uniti «allo sbando e governati da faccendieri dilettanti». Alla Ue chiede un salto politico, con un appello a creare un Consiglio di sicurezza ristretto ai cinque Paesi fondatori per proclamare una "dichiarazione di indipendenza dagli Usa". «Rifiutiamo la logica del ricatto o diventeremo vassalli», insiste. L'allarme che lancia riguarda la tenuta democratica del continente. 

 

Villepin, 72 anni, evoca il rischio concreto di ingerenze americane nella campagna presidenziale francese del 2027 per favorire l'ascesa di Marine Le Pen o Jordan Bardella: «La logica del regime change di questa amministrazione Trump non si ferma alle porte dell'Europa», è il suo monito a quindici mesi dal voto per l'Eliseo. 

 

Signor de Villepin, lei si lancia nella corsa presidenziale senza un partito e senza essere mai stato candidato neppure in un'elezione locale. Come pensa di riuscirci? 

dominique de villepin

«È un paradosso, anche se non è un caso inedito in Francia. Non sono mai stato eletto, non mi sono mai candidato al suffragio universale, ma è necessario far emergere un'alternativa credibile in questo momento storico. Ho lanciato un partito politico, La France humaniste, che ispirandosi al gollismo vuole superare i tradizionali steccati. 

Oggi non ci sono battaglie di destra o di sinistra. Per noi francesi la posta in gioco è la République, la difesa dei nostri valori, della democrazia, della nazione. È per questo che parlo con tutti, tra ecologisti, socialisti, comunisti, repubblicani, democristiani, centristi, liberali. (…) 

 

L'Europa può resistere alle minacce di Trump? 

«Donald Trump mette il mondo in pericolo. La responsabilità dell'Europa, come insieme di vecchie nazioni, è dare una prova di coraggio e far uscire questa amministrazione dalla sua hybris. Non possiamo più accettare le pressioni commerciali, le umiliazioni, il ricatto sulla Groenlandia, né l'idea che l'Europa diventi un bersaglio ideologico della strategia Usa.

Dominique de Villepin

 

Le persone che oggi rappresentano gli Stati Uniti sono figure insolite, diplomatici dilettanti e uomini d'affari che conducono negoziati traducendo nel cellulare i documenti inviati dalla Russia, chiedendo una sintesi a ChatGpt e rimandando così la loro risposta a Mosca. Siamo di fronte a un miscuglio di ingenuità e cinismo fuori da tutte le regole praticate da secoli nella diplomazia professionale». 

 

Cosa propone? 

«Non credo che il federalismo, anche pragmatico come lo ha presentato Mario Draghi, sia la soluzione. È brusco, blocca, e offre un alibi a chi non vuole andare avanti. Propongo invece la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, con l'obbligo per i cinque grandi Paesi fondatori di definire una posizione strategica della Ue e inviare un messaggio collettivo all'amministrazione Trump». 

 

(...)

Sta dicendo Trump e il suo entourage vorrebbero applicare un cambio di regime in Francia, interferendo nella campagna per far vincere Le Pen o Bardella? 

«La pressione americana e i rapporti di forza internazionali possono creare un meccanismo che rende in qualche modo più legittimi i rappresentanti politici vicini all'amministrazione Trump e al servizio degli interessi americani. Rischiamo di scivolare, senza neppure accorgercene, dalla democrazia liberale alla democrazia illiberale. 

È un problema per tutta l'Europa, nessuno è al riparo. L'Italia non è più protetta di altri Paesi. Nessuno si salva da solo». 

Dominique de Villepin

 

Proprio l'Italia, come la Germania su alcuni dossier, rifiuta un approccio conflittuale verso l'amministrazione Trump. 

«La Germania ha interessi economici e l'Italia ne ha anche a livello strategico e politico. Ma ciascuno dei nostri attuali leader dovrà rendere conto sulla scena internazionale di quello che fa o non fa in questa fase storica. È arrivato il momento in cui l'Europa deve rifiutare il ricatto americano». 

 

Dietro le quinte, molti leader europei contano sulle elezioni di midterm per vedere Trump indebolito e poter così riprendere relazioni più distese. 

«È un errore, un'illusione. Non c'è ritorno indietro possibile nella politica americana e gli Stati Uniti sono entrati in una logica di interventismo crescente». 

 

Macron vuole riallacciare un dialogo con Vladimir Putin. Bisogna parlare con la Russia? 

stretta di mano emmanuel macron donald trump 4

«Una diplomazia efficace parla con tutti, mantiene aperti i canali, anche quelli ufficiali, ed evita il più a lungo possibile l'illusione morale che porta a privarsi di informazioni e di margini di manovra. Ma dialogare con Putin ha senso solo se l'Europa non procede in ordine sparso. Le fughe in avanti, del tal o tal altro primo ministro come di Emmanuel Macron, fanno arretrare la causa europea.

 

Bisogna evitare la mediatizzazione, evitare la competizione. Siamo un'Europa unita e, allo stesso tempo, ventisette Stati. Se offriamo ai nostri avversari la possibilità di servirsi delle nostre divisioni, alla fine saremo noi a perdere». 

DONALD TRUMP IN VERSIONE T-REX - ILLUSTRAZIONE POLITICO

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