IL DIVANO DEI GIUSTI/1 – ESCONO OGGI LE PRIME DUE PUNTATE DI “THE BEAUTY”, SERIE BODY-HORROR CHE RIPRENDE I RISCHI DELLA LOTTA PER LA BELLEZZA GIÀ SVILUPPATI IN “THE SUBSTANCE”, DI UN MAESTRO DEL TV-SHOW MODERNO, RYAN MURPHY - COME AL SOLITO, RYAN MURPHY GIOCA COL CATTIVO GUSTO E CON GLI STEREOTIPI DELLE SERIE AMERICANE. L’INTERESSE È QUINDI QUASI PIÙ IL TRATTAMENTO MURPHY AL TEMA CHE NON IL TEMA STESSO. IN QUESTA RICERCA DI UNA AUTORIALITÀ TELEVISIVA NEL SERIALE, “THE BEAUTY” HA GIÀ VINTO. PERCHÉ HA IL NOSTRO, ALMENO IL MIO, INTERESSE TOTALE… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Escono oggi, incuranti delle nomination agli Oscar che dovrebbero celebrare il cinema, le prime due puntate HBO Max di “The Beauty”, una serie body-horror molto attesa, che riprende i rischi della lotta per la bellezza già sviluppati in “The Substance”, di un maestro del tv-show moderno, Ryan Murphy, che ne è ideatore assiema a Matthew Hodgson (“Glee”), e in parte regista (2 episodi), assieme a Michael Uppendahl (5 episodi), Alexis Martin Woodall (3) e Crystle Roberson Dorsey (1),
tratta dalla graphic novel di Jeremy Haun e Jason A. Hurley e interpretata da un cast di un certo prestigio, Evan Peters, Rebecca Hall, Ashton Kutcher, Isabella Rossellini, Anthony Ramos, Jeremy Pope, Riccardo Scamarcio e una incredibile Bella Hadid nella lunga sequenza iniziale.
11 puntate. Sembrerebbe. Ovviamente, come i recenti “All’s Fair” o “Ratched”, è da subito una serie molto divisiva. Il critico di Indiewire, Ben Travers, la definisce da subito “una perdita di tempo”. Ma quello che piace al pubblico dei tv-show e quello che piace alla critica tradizionale, non possono coincidere nel caso delle serie di Ryan Murphy e del suo sguardo eccessivo ma sempre originale sulla realtà americana e sulla sua costruzione più profonda.
Ma sappiamo quanto, ormai da una ventina d’anni, si sia spinto Ryan Murphy su temi come la mostruosità, la bellezza, l’invecchiamento, i sex fight femminili alla “Feud”. Le sue femmine folli e i suoi monsters fanno ormai parte della narrativa televisiva e ci piace molto il fatto che questo fuori di testa “The Beauty” esca nel giorno dei funerali di Valentino e delle esternazioni di Trump a Davos.
Trump stesso e la sua first lady sembrano incredibilmente prodotti del linguaggio televisivo “volgare” di Ryan Murphy e della sua ricostruzione della realtà, orange, cappelli, trucco e chimica compresi.
Nelle prime due puntate di “The Beauty”, viste al cinema come un film, ma devo dire che sembrano davvero un’introduzione a qualcosa che verrà, non ci bastano insomma, seguiamo come in una fiction tradizionali due poliziotti dell’F.B.I., Cooper Madsen interpretato da Evan Peters e Jordan Bennett interpretata dalla stupenda e stilosissima Rebecca Hall alle prese con un caso internazionale che sembra incomprensibile.
Bellissime modelle incontrollate che esplodono platealmente per una specie di combustione interna dopo aver provocato morti e feriti in varie città del mondo. Ma prima di vedere i due agenti in azione sul caso, li vediamo scopare in albergo come due vecchi amanti. Lei sopra lui sotto. Si amano, almeno ci piace pensarlo, ma si tradiscono. Si raccontano anche i tradimenti.
Ma non sanno che quello che stanno cercando di scoprire tra Parigi e una Venezia da cartolina è il frutto di un virus, costruito in laboratorio, che si propaga con i fluidi del corpo esattamente come l’Aids. Cuore di tutto, ancora una volta, è la bellezza. E il sesso che ne deriva. Rendere belli, oggetti sessuali, dei modelli e delle modelle da sfilata, corpi e volti che sono brutti.
Come un ragazzo nero cicciotto, destinato a diventare un incel, scapolo che non tromba perché troppo sfigato, che vediamo trasformarsi sotto i nostri occhi da crisalide in farfalla dopo l’incontro con un misterioso mad doctor, Rob Young, e dopo una scopata con una specie di strega misteriosa. Come al solito, Ryan Murphy gioca col cattivo gusto e con gli stereotipi delle serie americane inserendo dosi di cinefilia e attori che riempiono lo schermo anche in piccoli ruoli.
Niente sembra definito e sicuro. Si sprecano i riferimenti più o meno alti al cinema di medicin-fiction/body horror di David Cronenberg, ma anche allo spettacolare “La morte ti fa bella” di Robert Zemeckis, dal quale recupera Isabella Rossellini, che nelle prime due puntate però non compare.
L’interesse è quindi quasi più il trattamento Murphy al tema che non il tema stesso. In questa ricerca di una autorialità televisiva nel seriale, “The Beauty” ha già vinto. Perché ha il nostro, almeno il mio, interesse totale. E non c’è nulla di banale.
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