IL PIBE DE ORO O LA PULCE DI TITANIO? - DOPO LA CINQUINA RIFILATA DA MESSI AL BAYER IN CHAMPIONS, IL TORMENTONE CORNUTO: MEGLIO IL NANO DI BARCELLONA O MARADONA? - MESSI HA VINTO E SEGNATO TANTISSIMO MA PER SUPERARE DIEGO DOVREBBE STRAFARSI DI COCA, VINCERE UN MONDIALE CON UN’ARGENTINA MEDIOCRE E UNO SCUDETTO CON UN NAPOLI CHE AVEVA BRUSCOLOTTI MICA INIESTA, XAVI, FABREGAS…

1 - MARA MESSI
Roberto Condio e Simone Di Segni per "la Stampa"

Il tema è tra i più gettonati nei Bar Sport del mondo intero. La novità, adesso, è che anche a Buenos Aires cominciano a chiedersi chi sia più forte tra Maradona e Messi, roba loro. Svolta mica da poco, assodato lo status di totem del Diego mundial e la scarsa considerazione goduta dalla Pulce, simbolo di una Selección che non sa più vincere e ritenuto quasi più catalano che argentino. Eppure, a furia di accumulare magie, reti e trofei, Leo sta come minimo aprendo il dibattito.

Al suo fianco, ieri s'è schierato il quotidiano popolare «Muy» che, sulla foto di prima pagina del blaugrana esultante dopo la cinquina rifilata mercoledì al Bayer, ha titolato: «Più di Diego». Quasi un sacrilegio. Commesso anche da Carlos Bianchi, uno che alla Roma fece flop ma che, tra gol segnati da centravanti e panchine vincenti, a Baires a dintorni conserva stima di voce autorevolissima.

Ha detto: «Mai visto uno come Messi. E smettiamola con la storia che lui, a differenza di Maradona, non ha vinto un Mondiale. Quella coppa non l'hanno mai alzata nemmeno Sivori, Cruyff, Van Basten. Essere il migliore non è questione di titoli in bacheca».

Sottoscrive il ct della Nazionale Alejandro Sabella («Leo sta facendo cose ineguagliabili»), che però frena al momento dei paragoni impegnativi: «C'è stato il regno di Di Stefano. Poi quello di Pelé e di Maradona. Ora, semplicemente, il re è Messi». In Argentina, però, la maggioranza sta ancora col Diego.

Come, comprensibilmente, l'altro capitano albiceleste che ha sollevato la Coppa del Mondo. Sostiene Daniel Passarella: «Messi non sarà mai come Maradona. Diego è irraggiungibile: quando era a Napoli giocava con giocatori meno tecnici di quelli che stanno al fianco di Leo al Barça. Alla fine risolveva tutto lui».

Fenomeni assoluti, comunque. Il meglio di epoche diverse. Due che, anche uscendo dai confini della loro patria, dividono gli uomini di calcio. Con Maradona stanno soprattutto quelli che gli hanno giocato assieme o contro, chi da un po' ha passato gli «anta». Da noi, ad esempio, Gigi Riva («Diego in Italia ha fatto cose irripetibili»), Dino Zoff e Marcello Lippi uniti nel ritenere che «il Mondiale vinto fa la differenza».

Il partito Forza Messi è invece molto trasversale. La base è dei ragazzini che smanettano Playstation e Youtube ma ogni età è rappresentata. C'è Luisito Suarez, Pallone d'oro nel 1960, che consiglia alla Fifa di mettere Leo fuori classifica da ogni premio futuro. C'è Sandro Mazzola, altro ex interista della prima era d'oro morattiana, che vede già la Pulce «più completo di Maradona».

C'è Adriano Galliani, che ha visto giocare Di Stefano, Pelé e Maradona «ma mai uno forte come Messi. Il migliore in un'epoca in cui il calcio è più difficile, più fisico e con più scontri». Votano Leo anche Lineker, Owen, Rooney e, per tornare in Sudamerica, Chilavert. L'ex portiere dal gol facile assicura: «Mai visto uno in grado di giocare così bene in velocità. E, a 24 anni, Maradona non aveva in tasca nemmeno l'1% dei titoli di Messi».

Che, in effetti, ha già vinto tutto. Solo col Barça, però. Con la squadra diventata di marziani da quando a guidarla c'è Guardiola. Il Pep pigliatutto stravince anche con le parole. Non dice che il suo gioiello è il migliore. Dice che è unico. «In questa vita non si vedrà più uno come lui. In testa ha il calcio e la gioia di giocarlo. Col sole o sotto la pioggia. In finale di Champions o in partitella. Poter dire di averlo allenato è un dono che mi porterò dietro per sempre».

2 - UNITI DAL GENIO, DIVISI DAL MONDIALE
Marco Ansaldo per "la Stampa"

Quando Lionel Messi arrivò a Barcellona aveva 13 anni e il fisico di un bambino di 8, condannato a restare un uomo alto come Vittorio Emanuele III: sotto il metro e mezzo. Massicce cure di ormoni l'hanno fatto crescere di statura. Il genio invece è cresciuto da sé.

Oggi non c'è al mondo un calciatore che ne possieda altrettanto e dopo i cinque gol di mercoledì in Champions League ci si chiede se nella storia del football ne sia esistito uno eguale. I confronti tra campioni di epoche diverse sono oziosi, persino odiosi, come quando si chiede a un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà.

Eppure è un giochino al quale non ci si sottrae. Dunque Messi è già più forte di Maradona? Lo spettacolo di Dieguito si sta seppiando come le fotografie tenute nei cassetti mentre il colore delle giocate di Messi è sotto i nostri occhi ogni settimana, lucido, vivo, con riflessi accesi.

I giovani ovviamente hanno scelto il puffo del Barcellona. «Time», l'anno scorso, lo inserì tra i cento personaggi che influenzano il mondo e nel pianeta c'è una gioventù che si riconosce nella figurina in «blaugrana» che espone un calcio gioioso e perbene, la pop star che accarezza un pallone da 450 grammi anziché le corde di una chitarra.

Maradona invece è stato un fuoriclasse sublimamente maledetto, tra gli eccessi fuori dal campo e le polemiche alimentate a ciclo continuo: non è un caso che tra decine di gol straordinari si ricordi quello che segnò con la «mano de Dios» all'Inghilterra. Per Messi si tifa, per Maradona si nutriva una rabbiosa ammirazione.

Ma è su questo che si può basare un giudizio? Fisicamente sono entrambi imprendibili. Diego era bassotto ma col baricentro basso e una struttura da torello che era faticoso frenare quando si lanciava in corsa. Lionel è più lesto. Chiunque potrebbe fargli male, il difficile è colpirlo: quando il piede di un avversario plana dove era il suo, lui l'ha spostato di mezzo metro e con il piede la palla, che non si stacca neppure nella corsa. La genialità li accomuna. Cos'è il genio nel calcio se non la capacità di rendere semplice il difficile?

Messi contro il Leverkusen ha segnato due gol con un pallonetto. Leno probabilmente è un portiere un po' tonto ma chiunque vedendosi davanti una montagna d'uomo alta un metro e novanta avrebbe scelto un'altra soluzione. Messi ha fatto ciò che pareva illogico perché nessuno l'avrebbe saputo fare: mandargli la palla sopra la testa. Come quando Maradona beffò Tacconi con una punizione calciata dentro l'area di rigore sopra la barriera: gli erano contrarie le leggi delle fisica, se ne fregò e mise la palla in porta.

Geni, talenti, fenomeni. Non si può scegliere. Ma con una pistola alla tempia diremmo che per superare Maradona a Messi manca un tassello: fare le stesse cose fuori dal Barcellona o in un Barcellona diverso da quello che parla il suo stesso linguaggio, senza Iniesta, Xavi, Fabregas. Lì si sente nel salotto di casa con le pantofole nei piedi. Maradona invece vinse un Mondiale da solo e il suo Napoli era lontano dal Barça di oggi: lui ne era ispiratore, regista, goleador. Il leader. Messi ha il vantaggio dell'età per diventare tutto questo. Sarà la sua prossima sfida.

 

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