maccio capatonda italiano medio

E DOPO IL SUCCESSO AL CINEMA, ANCHE “REPUBBLICA” DELLE ARCHIBUGI E DELLE ROCHWACHER CELEBRA L’”ITALIANO MEDIO” DELLO SCORREGIONE SUPERMACCIO PROGRAMMATO SU “SCOPARE!”

Arianna Finos per “la Repubblica

 

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L’italiano medio ha fatto incassi tutt’altro che ordinari: più di un milione e novecentomila euro in quattro giorni, uno dei migliori risultati di un comico al debutto negli ultimi anni. Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, è un 36enne abruzzese diventato fenomeno televisivo (Italia uno, Mtv) e del web, con milioni di clic per i suoi finti trailer, personaggi surreali e situazioni demenziali.

 

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Italiano medio è lo sviluppo di un video parodia del film Limitless in cui il protagonista aumenta le proprie prestazioni mentali. Giulio Verme, ambientalista disgustato da una società volgare e sprecona, persa la battaglia per salvare un parco dal cemento s’affida depresso a una pillola miracolosa che però gli fa usare solo il 2 per cento del cervello trasformandolo in un italiano medio qualunquista, assetato di sesso e popolarità da reality.

 

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Si aspettava questo risultato?

«La mia aspettativa era quasi nulla. Avevo paura anche di fare un disastro. Mi sento sempre a repentaglio».

 

Chi è l’italiano medio?

«Una persona confusa, bipolare o tripolare. Oscilla tra la voglia di cambiare le cose e quella di sbattersene. Lo penso anche di me stesso. Tra i due estremi c’è il barcamenarsi con scaltrezza in questo paese di furbi. Il film ha un finale amaro. Io non giudico né consegno messaggi. In Italia si può fare tutto, ognuno deve decidere cosa. Cercavo una storia che raccontasse il paese con comicità e cinismo».

 

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La sua cifra comica è surreale e demenziale, con peti e gag scatologiche.

«Non studio troppo, cerco di fare quel che viene al momento. Non mi preoccupo se una gag ha una matrice scatologica, surreale o lavora sulla storpiatura della parola. È il mio stile».

 

Il film fotografa un uomo di buoni principi ma insopportabile e solo.

«Ha l’arroganza che deriva dall’essere minoranza. È anche uno Charlot di oggi. In Tempi moderni Chaplin lavorava i prodotti, il mio eroe lavora col pattume. Su quel nastro trasportatore oggi c’è la necessità di smaltire i prodotti che sono stati fabbricati».

ITALIANO MEDIO MACCIO CAPATONDA ITALIANO MEDIO MACCIO CAPATONDA

 

Il suo protagonista smista rifiuti. Un assessore di Roma ha proposto di affidare lo smistamento ai rom perché sanno farlo bene.

«È un passo avanti, finora sono stati assegnati al reparto capri espiatori per omicidi e furti».

 

Lei deve la sua popolarità alla rete.

«Ho fatto i primi trailer in tv con la Gialappa’s ma passavano quasi inosservati. Poi qualcuno li ha messi in rete, mi ha reso virale, è stato fondamentale ».

italiano medio di maccio capatonda  9italiano medio di maccio capatonda 9

 

Cinema, tv, pubblicità. Di cosa è figlio?

«Sono come la centrifuga del film. Ho rimescolato tutto: la passione per il cinema, la laurea in tecnica pubblicitaria, la teledipendenza, la passione per il linguaggio».

 

In rete c’è una sua foto a nove anni con la videocamera.

«Era un regalo del nonno, giravo il primo corto. A sette anni mi ha folgorato Ritorno al futuro . A sedici giravo video horror e parodie di tg e televendite».

 

Abruzzese trasferito a Perugia e poi a Milano. Ha segnato la sua comicità?

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«Sono cresciuto a Chieti, una città tranquilla, non avveniva mai nulla. Ho cercato di far succedere qualcosa nella mia testa rifugiandomi nel mondo della tv, del cinema, della fantasia. L’impatto con Milano è stato traumatico. Avevo una cadenza lagnosa, mi sono trovato in una città in cui tutti parlavano veloce. Il contrasto tra la lentezza di come prendiamo la vita noi abruzzesi e l’efficienza milanese mi ha procurato qualche trauma e qualche visione. Il provinciale che scopre un mondo e lo racconta con occhi diversi».

 

Lei s’ispira a Verdone e Troisi, ma la sua maschera è stata accostata a Fantozzi.

«Mi ci riconosco. È fantozziano il personaggio di Mariotti, il cantante più triste del mondo, e lo è anche Giulio Verme: fantozziano e verdoniano».

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A chi s’ispira per i suoi personaggi?

«Pesco dalla tv, la parodia di Briatore o Alessandro del Pirlo, summa del calciatore medio. E in famiglia, Mariotti il cantante triste parla come mia nonna. I fratelli Peluria di Mario sono un incrocio fra i contadini di mia zia e i miei genitori, nel film sono loro la madre e il padre di Giulio Verme. All’inizio si fingevano contrari alla mia carriera. Ma senza il loro aiuto non sarei qui».

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