EPSTEIN DA QUI ALL’ETERNITY – “REPORT” SVELA CHE L’ATTIVITÀ DI LOBBING DEL FINANZIARE PEDOFILO È ARRIVATA ANCHE UN ITALIA, GRAZIE A ESPONENTI DEL MOSSAD E DELLA POLITICA ISRAELIANA, COME EHUD BARAK – L’EX PRIMO MINISTRO DELLO STATO EBRAICO È INTERVENUTO IN PRIMA PERSONA PER INFLUENZARE L’ESITO DEL MAXIPROCESSI SUL DISASTRO AMBIENTALE DELL’ETERNIT, CHE HA VISTO CONDANNATO IL MAGNATE STEPHAN SCHMIDHEINY, PROPRIETARIO DELL’AZIENDA SVIZZERA CON SEDE A CASALE MONFERRATO – LA RETE DEGLI EX AGENTI DEI SERVIZI SEGRETI ISRAELIANI AVEVA PREPARATO ANCHE UN PIANO PER UN’EVENTUALE LATITANZA DI SCHMIDHEINY…
Fino a poco tempo fa, Casale Monferrato era nota come “la città dai tetti bianchi”. E non per la neve, ma per la polvere di amianto che si posava sulle case. #Report domenica 20.30 #Rai3 pic.twitter.com/uuQZ0vOnXG
— Report (@reportrai3) January 2, 2026
Estratto dell’articolo di Niccolò Carratelli per www.lastampa.it
JEFFREY EPSTEIN IN UNA VASCA DA BAGNO
La rete di Jeffrey Epstein non aveva come unico obiettivo quello di reclutare donne, anche giovanissime, per allietare le serate del finanziere americano e compiacere i potenti e facoltosi ospiti delle sue ville. Dietro c’era anche un’intensa attività di lobbying, tentativi di influenzare decisioni politiche e sentenze giudiziarie, portate avanti grazie alla collaborazione di esponenti di primo piano del governo israeliano e agenti segreti del Mossad.
[...] come ricostruisce Report nella puntata in onda domenica sera su Rai3, tra i contatti di Epstein c’era un altro ex capo di governo, oltre ai già noti Donald Trump e Bill Clinton: si tratta di Ehud Barak, ex primo ministro israeliano ed ex capo del servizio segreto militare di Tel Aviv, anche tra i fondatori dell’ormai famosa azienda Paragon, fornitrice del software di spionaggio usato anche in Italia.
Come risulta in uno scambio di mail, rivelato dalla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, la rete israeliana legata a Epstein e Barak in persona hanno agito in diverse occasioni anche in Italia, provando a influenzare l’esito di uno dei maxiprocessi più rilevanti degli ultimi vent’anni, quello relativo al disastro ambientale dell’Eternit.
Con Barak che si è messo a disposizione di Stephan Schmidheiny, proprietario dell’azienda svizzera e principale imputato nella lunga vicenda giudiziaria, divisa in più procedimenti ancora in corso. Pende, ad esempio, un ricorso in Cassazione, dopo la condanna a nove anni e mezzo di carcere per omicidio colposo plurimo aggravato, pronunciata lo scorso aprile dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino.
L’imprenditore è accusato di non aver previsto le misure di sicurezza necessarie a evitare che i lavoratori della sua fabbrica di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, (e gli abitanti delle zone limitrofe) si ammalassero di mesotelioma, una forma incurabile di tumore al polmone.
Nel 2013 Barak viene consultato, tramite il fidato collaboratore Avner Azulay, ex alto ufficiale del Mossad (capo centro in Europa), dagli emissari di Schmidheiny (chiamato sempre in codice «STS»), per studiare una strategia in vista di un precedente ricorso in Cassazione, dopo la condanna a 18 anni nel primo processo Eternit.
le email di jeffrey epstein con ehud barak 9
Barak accetta di partecipare: nei messaggi si pianifica un suo «big meeting» con il team di Schmidheiny a Zurigo nell’ottobre 2013, per impostare un’azione di lobbying discreta a Roma prima della sentenza. In queste mail gli interlocutori riferiscono che la strategia di Barak è «eccellente», anche se andava avviata anni prima [...]
Durante le discussioni si cita anche il contatto con «un ex ambasciatore» per agire nei «circoli della società» a Roma, nonché l’eventualità di una campagna internazionale dopo la sentenza. Addirittura, si ragiona della preparazione di un’eventuale latitanza di Schmidheiny, ipotizzando un sistema già collaudato con un grande evasore fiscale americano.
bill clinton con jeffrey epstein
Poi Barak segue anche l’epilogo: nel novembre 2014 la Corte di cassazione a Roma annulla la condanna a 18 anni di «STS», chiudendo il primo processo Eternit. Quella notte Heinz Pauli, consigliere di Schmidheiny, invia ad Azulay (quindi a Barak) un lungo messaggio in cui esprime sollievo per l’assoluzione, dicendosi «molto grato per l’aiuto che avete offerto e gli sforzi fatti a sostegno della causa di STS». [...]
Ma Report ricostruisce che, già qualche anno prima, Barak e Azulay erano riusciti ad aiutare un altro miliardario a sfuggire alla giustizia. Si trattava di Mark Rich, lo spregiudicato imprenditore americano legato a Israele e facilitatore di operazioni dell’intelligence israeliana.
Negli Stati Uniti, Rich era stato raggiunto da 65 capi d’accusa e rischiava una pena a 300 anni di carcere in quello che era stato definito il più grande caso di evasione fiscale della storia americana. Barak aveva mobilitato la lobby israeliana per fare pressioni sul governo statunitense e, alla fine, l’allora presidente Clinton aveva concesso la grazia a Rich, considerato uno dei sei latitanti più ricercati d’America.
Lo stesso Clinton ha poi ammesso che dietro il perdono presidenziale a Rich c’era stata proprio la mano di Barak. Clinton e Barak sono, insieme a Trump, gli unici due capi di governo a comparire nelle foto e nei documenti compromettenti accanto a Jeffrey Epstein.
il quadro di bill clinton nella casa di jeffrey epstein
bill clinton negli epstein files
stephan schmidheiny
le email di jeffrey epstein con ehud barak 8
ehud barak
le email di jeffrey epstein con ehud barak 6
bill clinton negli epstein files 1


