O FAMO STRANO, TAJANI! LA PATRIOTA CLAUDIA GERINI, AMICA DI ARIANNA MELONI (PARTECIPO' ANCHE AL CONVEGNO SUL PREMIERATO ABBANDONANDOSI A UNA SUPERCAZZOLA STRACULT), POLEMIZZA SULLE FRASI DEL VICEPREMIER PER CUI L'AFFIDABILITÀ DELLE DONNE SI MISURA IN BASE ALLA LUNGHEZZA DELLA GONNA – “CHI FA QUESTE DICHIARAZIONI IGNORA LA GRAVITÀ DI QUELLO CHE DICE, E QUANTA CULTURA PATRIARCALE CI SIA DIETRO UNA DICHIARAZIONE CHE PUÒ SEMBRARE INNOCENTE” - CHISSA' QUANTO POTREBBE RACCONTARE CLAUDIA GERINI SULLA "CULTURA PATRIARCALE" CHE HA INCROCIATO NEL MONDO DELLO SPETTACOLO: "NEL MIO PERCORSO DA ATTRICE HO SEMPRE RISCHIATO, SPERIMENTATO. SEGUIVO L'ISTINTO"
Claudia Catalli per “la Stampa” - Estratti
«Mi sono sentita responsabilizzata e ho studiato tanto per avventurarmi in questo bellissimo cammino di conquista compiuto dalle donne, dal primo voto nel 1946 alle conquiste di oggi». Claudia Gerini è tornata alla regia per il docufilm Ricordati Ragazza, che presenterà alla Festa del Cinema di Roma. Vincitrice del Premio all'Eccellenza Cinematografica all'Ortigia Film Festival, il 16 ottobre al Grattacielo Intesa Sanpaolo porta in scena La Moderna – Lettere dall'esilio di Tina Modotti.
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Cosa pensa di chi giudica l'affidabilità delle donne in base alla lunghezza della gonna?
«Chi fa queste dichiarazioni ignora la gravità di quello che dice, e quanta cultura patriarcale ci sia dietro una dichiarazione che può sembrare innocente. Cultura di cui sono vittime gli stessi uomini. Ancora si commenti sui vestiti delle le donne? [...]».
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Passando a Se ami qualcuno dillo, è vero che conosce il regista Marco Bonini da anni?
«A 16 anni girammo insieme uno spot , siamo amici da allora. Marco è un uomo illuminato che sostiene come anche l'uomo vada difeso dalla cultura patriarcale. Lo racconta bene nel suo film, tratto dal suo romanzo e da una vicenda accaduta a suo padre (lo interpreta Edoardo Leo, ndr), che è stato due uomini diversi, prima e dopo la malattia. Come se in coma si fosse resettato, da maschilista ha sviluppato una sensibilità incredibile».
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Mettiamo indietro gli orologi: a 15 anni esordiva sul set di Roba da ricchi di Corbucci. Ricorda cosa provava?
«Il set mi pareva un giocattolo enorme, con le cineprese, le luci, le persone e poi all'improvviso la magia della scena. C'era mia mamma che mi accompagnava, osservavo Laura Antonelli prepararsi. Corbucci mi disse: "A piccolè, ricorda che i bei film si girano dove si sta bene e si mangia bene"».
Cosa direbbe oggi a quella ragazza?
«Di andare avanti e tenere duro. Momenti meno felici ne ho avuti, mai la crisi, quel "Ma che ci faccio qui?". Ho sempre rilanciato, rischiato, cambiato, sperimentato. Seguivo l'istinto, sapevo che da qualche parte mi avrebbe portato Non pensavo di poter fare così tanti film e sperimentare tutti questi generi, fino a ricoprire ruoli come la sindaca o la ministra.
O recitare con Keanu Reeves, uomo fantastico e attore bravissimo, essere diretta da Mel Gibson ne La passione di Cristo. Poter fare commedie amatissime dal pubblico con Carlo Verdone, o film rimasti nel cuore come Non ti muovere di Castellitto. Poter firmare delle regie mie, ed essere diretta da registe bravissime...
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