“DUE ANNI FA MI HANNO RICOVERATO PER UN PROBLEMA ALLA COLECISTI E L'INTERVENTO È ANDATO STORTO. HO PENSATO DI MORIRE” - FEDERICO ZAMPAGLIONE, LEADER DEI "TIROMANCINO": "PER ANNI LA MIA VITA ERA STATA PERFETTA, POI SI È SFASCIATO TUTTO. LA SEPARAZIONE, LA MORTE DI MIA MADRE. PRENDEVO FARMACI PER TENERMI SU PERCHÉ ERO MOLTO TRISTE. POI LA MUSICA E MIA MOGLIE MI HANNO SALVATO - SANREMO? IL PALCO DELL’ARISTON MI METTE TERRORE. MAGARI IN DUETTO CON UNA DONNA SAREI PIÙ TRANQUILLO E SENZA ANSIE DA PRESTAZIONE CHE MI VENGONO SOLO LÌ…”
Luca Dondoni per la Stampa - Estratti
«Questo album è nato dovendo lottare contro qualcuno che non aveva la minima intenzione di farlo: me stesso». Federico Zampaglione non ci gira intorno.
Dopo una carriera trentennale, aveva deciso di chiudere con gli album in studio. Concerti, qualche singolo, cinema. Basta. E invece il 6 febbraio esce Quando meno me lo aspetto, quattordicesimo capitolo dei Tiromancino e «lo dico davvero, un disco che non pensavo di fare». La storia è quella classica della vita che se ne frega dei tuoi piani.
«Mi sono chiuso quasi per gioco in studio con Leo Pari e Simone Guzzino. Abbiamo lavorato senza fretta né pressioni. A un certo punto avevo canzoni a sufficienza per un album e mai titolo fu più appropriato». Undici brani che sono un caleidoscopio: blues, rock, country, elettronica, reggae, cantautorato Anni 70. «Ci ho messo dentro tutta la musica che amo».
Il primo singolo Gennaio 2016 ha conquistato radio e pubblico con la sua vena intima e cantautorale. Il 30 gennaio è uscito Sto da Dio con Franco 126, omaggio al blues e manifesto di libertà per una società ossessionata dall'apparire, «e si fa male costruendo star che si bruciano in un anno o poco più».
Zampaglione si sente «alieno» rispetto a questo meccanismo e cerca scampo nell'arte. In Una Vita e Gli alieni siamo noi torna la collaborazione con il padre Domenico, «non riesco a farlo stare fermo, a 87 anni scrive tutti i giorni qualcosa per me».
federico zampaglione claudia gerini
Al nuovo disco hanno partecipato anche Simona Molinari, Mario Donatone e Fabrizio Mandolini. Il tour parte il 10 aprile dall'Auditorium Parco della Musica di Roma per poi continuare nei teatri «i miei luoghi d'elezione dove la musica si sente bene e le parole che dici arrivano sino all'ultima fila».
Gennaio 2016 è più di un singolo, è una ferita aperta.
«Mi ero separato, mia madre è morta, avevo perso me stesso. Per anni la mia vita era stata perfetta, poi si è sfasciato tutto. Mi svegliavo la mattina e mi chiedevo che vita fosse.Prendevo farmaci per tenermi su perché ero triste, molto triste. Poi la musica e mia moglie mi hanno salvato».
Una rinascita pezzo dopo pezzo.
«La vita ci vuole testare e io il test l'ho fortunatamente passato a pieni voti».
Due anni fa, un altro passaggio al limite.
«Mi hanno ricoverato per un problema alla colecisti e l'intervento è andato storto. Ho rischiato complicazioni serie, sono stato sull'orlo della fine, ho seriamente pensato di morire».
È vero che quando è uscito dall'ospedale si è reso conto di essere un altro?
federico zampaglione carlo verdone
«Mi sono sentito fortunato perché ero vivo. Ho capito il sottile confine fra la vita e la morte. Lì è nata Il Cielo e da quella esperienza è emersa una nuova consapevolezza: ho scelto di vivere meglio. Ricerco la non progettualità, non pianifico, scorro».
E Sanremo? Lo guarderà?
«Per me è come se fosse per cinque sere capodanno. Nel negozio di cinesi sotto casa compro stelle filanti, petardi e fischietti, invito persone a casa e si fa casino».
E salire sul palco dell'Ariston?
«Quel luogo mi mette terrore. Ora, mai dire mai, ma magari in duetto con una donna sarei più tranquillo e senza ansie da prestazione che mi vengono solo lì…non mi chieda perché».
federico zampaglione
federico zampaglione
