francesco guccini

“NON AVEVO SCELTA: O FACEVO QUELLE CANZONI O BUONANOTTE” – ARCHEO! LA CARRIERA DI FRANCESCO GUCCINI, MORTO OGGI A 86 ANNI, FU ANCHE UNA QUESTIONE DI TIGNA: “QUANDO INCISI ‘AUSCHWITZ’, IL TECNICO DI SALA, VESTITO CON UN CAMICE COME UN MEDICO, MI DISSE: ‘SE VUOLE CONTINUARE A FARE QUESTO MESTIERE CAMBI GENERE’. INVECE È STATA UNA SCELTA… MA NEANCHE TANTO” – “SCRIVERE UNA CANZONE SUI CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IN QUEL PERIODO, NON ERA DEL TUTTO USUALE. PRIMA C’ERANO SOLO CANZONCINE D’AMORE O ALLEGRE. SCEGLIERE QUEL TEMA HA RAPPRESENTATO UN GRANDE CAMBIAMENTO DI PROSPETTIVA” – “CERTE MIE CANZONI SONO STATE APPREZZATE DALLA DESTRA. GIORGIA MELONI AMAVA MOLTO CIRANO. MI AVEVA ANCHE INVITATO AD ATREJU MA NON CI ANDAI…"

 

Estratto dell’articolo di Gianmarco Aimi per www.rollingstone.it – 12 novembre 2024

 

francesco guccini 4

[…] Tornando al film-concerto, prima di interpretare Auschwitz, eseguita nel film dall’Equipe 84, hai spiegato che la gente all’inizio, quando la sentiva, faceva gli scongiuri.

Quando incisi Auschwitz per il mio primo LP, il tecnico di sala, che allora era vestito con un camice bianco e sembrava un medico, mi disse: «È lei che ha scritto questa canzone?». Gli risposi di sì e lui mi disse: «Se vuole continuare a fare questo mestiere cambi genere». Anche gli altri tecnici del suono non erano proprio entusiasti.

 

francesco guccini 3

Invece è stata una scelta… ma neanche tanto una scelta, perché non avevo scelta fra quelle canzoni o altre. O facevo quelle o buonanotte. Ma scrivere una canzone sui campi di concentramento, in quel periodo, non era del tutto usuale. Prima c’erano solo canzoncine d’amore o allegre. Scegliere quel tema ha rappresentato un grande cambiamento di prospettiva.

 

Oggi invece siamo tornati a quel tipo di canzoni “allegre”, cioè disimpegnate rispetto ai grandi temi umani e sociali.

Purtroppo è vero. Non c’è più quel tipo di canzone. Parlavi prima di Gaber, ma c’erano tanti altri che hanno fatto parte di quel periodo davvero eccezionale attraverso le canzoni dei cantautori. Io adesso non ascolto più musica, ma non credo che ci siano in giro brani che valga la pena di ascoltare.

 

Bonvi Roberto Vecchioni Francesco Guccini Carlo Petrini

Rivedendo la quantità e la qualità dei cantautori e dei musicisti che hanno caratterizzato l’Emilia, rimane una grande domanda: com’è che sono nati tutti lì?

Negli anni ho sentito tante spiegazioni. Io ho sempre creduto che fosse dovuto alla cultura contadina, che al tempo era ancora molto vivace in Emilia.

 

Questa produceva tante persone che sapevano suonare e la sera si trovavano, dopo il lavoro o per le feste, a suonare insieme. Era molto diffuso il praticare la musica, anche da non professionisti. E per me è sempre stata quella cultura contadina ad aver prodotto l’ondata di musicisti e cantanti.

 

FRANCESCO GUCCINI - VIA PAOLO FABBRI 43

Vasco Rossi in tv da Serena Dandini disse che il segreto era solo uno: «La gnocca…».

(Scoppia in una fragorosa risata). Non so se sia quella la motivazione, ma se fosse quella, varrebbe la pena di mantenerla segreta.

 

Proseguendo con la scaletta del concerto di Fra la via Emilia e il West, si arriva a Dio è morto, suonata dai Nomadi, che come ricordi è stata censuratissima.

Erano tempi diversi. Se pensi che all’inizio furono censurati anche i Beatles, descritti come «un quartetto di stonati»… I maestri di musica che valutavano i nuovi artisti non erano molto attenti alla qualità, molto di più alla morale delle canzoni. Adesso si sente di tutto.

 

[…] Il tuo amico Roberto Vecchioni ha detto di te: «Io sono sempre stato un comunista, lui un socialista. Non sono convinto che quello della Meloni sia un regime. Certo che l’aria del fascismo c’è. Che non è solo violenza, ma anche pensiero».

francesco guccini 5

Non starei neanche più a distinguere tra comunista e socialista, di certo siamo due che sono sempre stati di sinistra. Che però, sai, al giorno d’oggi veniamo tutti definiti da Matteo Salvini comunisti, senza distinzioni, come ha detto in riferimento ai fatti di Bologna.

Ormai ci hanno messi assieme tutti quanti nella caldera dei comunisti. Quelle che ho detto sono semplicemente le idee che mi scorrono nella mente oggi, che non sono giorni molto felici.

 

 

[…] Intanto la nuova egemonia culturale in Italia non sembra aver prodotto, finora, cantautori di destra significativi. È un problema culturale o è solo questione di tempo?

francesco guccini 1

Qualcuno c’è stato, anche se non l’ho mai conosciuto. Certo, non sono tanti. Adesso stanno cercando di far emergere la cultura di destra, ma che la dimostrino, che la tirino fuori.

 

La canzone non è un grandissimo esempio di cultura, ce ne sono di molto più alti, però è un simbolo di quello che c’è a sinistra e quello che c’è a destra. Infatti non esistono delle canzoni interessanti dal punto di vista culturale di destra. È una dimostrazione che parla da sola.

 

Per chiudere con la stessa canzone che chiude anche il film concerto, ci pensi che se oggi un cantautore di destra dovesse riscrivere La locomotiva potrebbe chiamarla La ruspa o La fiamma?

francesco guccini carlin petrini

(Scoppia a ridere) Non ne hanno bisogno! Certe mie canzoni, pensa un po’ te, sono state apprezzate dalla destra. Giorgia Meloni amava molto Cirano. Mi aveva anche invitato ad Atreju (la manifestazione politica giovanile della destra italiana, nda), ma io ovviamente non ci andai.

 

E ho sentito che Roberto Vannacci ha citato la prima strofa della Locomotiva. Quindi a destra conoscono bene le mie canzoni, benché spesso si guardino bene dal cantarle in pubblico. Se invece cantano La locomotiva la modificano alle loro esigenze, come tutto.

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