IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…
Carlo Tarallo per Dagospia
GUAI A CHI LO TOCCA - IO SIGFRIDO E LE TEMPESTE
Non sappiamo quante copie venderà “Guai a chi lo tocca - Io, Sigfrido e le tempeste”, opera prima di Maria Rosaria Boccia, ma una cosa, da umili critici letterari dilettanti ma con formazione classica, possiamo dirla: la fu “pompeiana esperta” (copyright Mieli) ha confezionato un libro piacevole.
Le 107 pagine filano lisce come l’olio, non mancano aneddoti e battute gustose, in questa ricostruzione o meglio “decostruzione” del rapporto tra la protagonista di un clamoroso caso di cronaca e un giornalista d’inchiesta che si trasforma in un clamoroso caso di cronaca.
Due anni, due estati, per un rovesciamento dei ruoli che nessuno dei due, La Boccia e Sigfrido Ranucci, avrebbe mai immaginato. Deludiamo subito il lettore di questo articolo: non c’è nulla di morboso, piccante, malizioso, ammiccante.
La Boccia descrive un’amicizia che mai è diventata altro: “Non so se, in qualche momento”, scrive Maria Rosaria, “Sigfrido mi abbia corteggiata, anche perché dipende perfino da ciò che intendiamo con il verbo corteggiare: esistono attenzioni, premure, complimenti, battute, una particolare disponibilità e telefonate a orari improbabili, elementi che ciascun lettore potrebbe organizzare all’interno della trama che preferisce”.
“Io posso soltanto raccontare il modo nel quale li ho vissuti, vale a dire come parte di un rapporto nel quale esistevano una tenerezza amicale, un’affinità intellettuale, molta ironia, una notevole quantità di fiducia e quella piccola zona di ambiguità ludica che due adulti possono permettersi quando conoscono perfettamente il confine che non intendono oltrepassare”.
MARIA ROSARIA BOCCIA BACIA SIGFRIDO RANUCCI - IMMAGINE GENERATA DA IA
“Se il lettore vuole immaginare Superman innamorato non posso impedirglielo – prosegue Boccia - e, se preferisce immaginarlo completamente indifferente, nemmeno; quello che non farò è entrare nella testa di Sigfrido e attribuirgli come verità ciò che soltanto lui potrebbe raccontare. Dopotutto questo è il mio libro, mentre la sua versione, se un giorno vorrà scriverla, appartiene a lui”.
Detto ciò, “so che non ero interessata a trasformare la mia amicizia con Sigfrido in una relazione sentimentale, so che lui conosceva questo confine e so che lo ha rispettato; so inoltre che, anche quando scherzavamo sul corteggiamento, sulla gelosia, sugli alberghi, sulle copertine e sulle preferenze, la realtà dei nostri incontri rimaneva molto meno scandalosa della fantasia con cui qualcuno avrebbe potuto raccontarla.
valter lavitola maria rosaria boccia sigfrido ranucci - meme by edoardo baraldi
C’eravamo noi”, ricorda la Boccia, “spesso il mio avvocato, molte parole, molta ironia, qualche gianduiotto e un telefono che, evidentemente, non conosceva orari. È forse proprio questo che rende alcune amicizie difficili da spiegare a chi le osserva soltanto dall’esterno, perché il pubblico pretende una definizione mentre le persone che le vivono possono non averne alcun bisogno. Io e Sigfrido sapevamo chi eravamo l’uno per l’altra molto prima che qualcuno sentisse il bisogno di trasformarlo in un titolo e non avevamo bisogno di firmare un contratto”.
Una storia di amicizia, quindi, che inizia l’8 settembre 2024, quando il caso della presunta relazione tra la Boccia e Gennaro Sangiuliano è appena esploso: “Eccolo, il messaggio che, se non avessi conservato quella conversazione, probabilmente la memoria avrebbe già riscritto rendendolo meno formale di quanto fosse, perché cominciava con una cortesia quasi ottocentesca:
LAURA CIANFONI E SIGFRIDO RANUCCI AL PREMIO COLALUCCI NEL 2020 - FOTO LUCIANO DI BACCO
<Gentile Dottoressa Maria Rosaria…> Sorrisi, perché era ormai difficile conciliare quel Sigfrido con quello dei mesi successivi: il giornalista formale che chiedeva rispettosamente di conoscermi non poteva sapere nulla dei gianduiotti che avrebbe accumulato come debito, delle telefonate oltre la mezzanotte, del mio talento nel prenderlo in giro per il suo rapporto non sempre pacifico con la tecnologia e nemmeno del soprannome che, a un certo punto, gli avrei appiccicato addosso con una naturalezza tale da dimenticare persino quando fosse comparso per la prima volta”.
Quel soprannome, manco a dirlo, è Supeman, ma un Superman un po’ pasticcione: “Superman”, si legge nel libro, “rappresenta nell’immaginario collettivo l’invulnerabilità, mentre ciò che avrei progressivamente scoperto frequentando Sigfrido era l’esatto contrario, cioè che dietro la figura pubblica del giornalista capace di sostenere scontri, pressioni e polemiche esisteva una persona che, come chiunque altro, poteva essere stanca, ferita, arrabbiata, divertita, preoccupata e perfino bisognosa di qualcuno che, invece di chiedergli un’inchiesta, gli chiedesse semplicemente come stesse”.
massimo giletti e le chat di ranucci e boccia 1
Non mancano gli sfottò: “A un certo punto arrivò un messaggio di Sigfrido, rimasto fuori perché nessuno gli apriva, e mi fece sorridere l’immagine del temutissimo conduttore di Report, quello che nella fantasia collettiva sembrava capace di aprire le porte più impenetrabili del potere italiano, sconfitto per qualche minuto da un normale citofono; forse avrei dovuto intuire già allora che Superman avrebbe avuto bisogno di manutenzione”.
Poi c’è il Sig-boomer, impacciato coi telefonini: “Io stessa passavo dal seguire le notizie al prendere in giro Sigfrido per la sua scarsa dimestichezza con certe dinamiche digitali, perché proprio in quei giorni mi accorsi di una cosa che ancora oggi mi diverte: il conduttore di una delle trasmissioni investigative più conosciute della televisione italiana poteva orientarsi fra documenti complicatissimi, procedimenti giudiziari e reti di potere, ma qualche volta aveva bisogno di una spiegazione su Instagram. Era uno dei momenti nei quali Superman mostrava la propria kryptonite che, invece di essere verde e fluorescente, aveva la forma delle storie social”.
LAURA CIANFONI E SIGFRIDO RANUCCI AL PREMIO COLALUCCI NEL 2020 - FOTO LUCIANO DI BACCO
Tralasciamo tutti gli aspetti legati al caso giudiziario e mediatico riguardante Sangiuliano, tranne uno, che suscita molta curiosità: “La nuova stagione della trasmissione cominciò il 27 ottobre e, fra le inchieste della prima puntata, figurava <Da Boccia a Boccioni>, firmata da Giorgio Mottola con la collaborazione di Greta Orsi, un servizio dedicato soprattutto alla gestione del Maxxi, alla mostra sul Futurismo e al nuovo ministro della Cultura Alessandro Giuli”.
“La nostra conversazione della mattina del 27 ottobre possiede, riletta oggi, il ritmo quasi perfetto di una piccola commedia sull’indipendenza editoriale, perché io gli scrivevo irritata, gli contestavo anticipazioni, immagini e scelte che ritenevo sbagliate, mentre lui cercava di spiegarmi che il servizio non avrebbe raccontato la mia storia nel modo che temevo e, soprattutto, pronunciava una frase che allora mi fece arrabbiare ancora di più, ma che successivamente avrei compreso in maniera diversa: Report, mi disse in sostanza, era una trasmissione indipendente, perfino da lui”.
massimo giletti e le chat di ranucci e boccia 2
Un bell’assist a Sigfrido e a tutta la squadra, non c’è che dire. Una delle battute più gustose di questo libro riguarda due mostri sacri del giornalismo televisivo italiano: Massimo Giletti e Corrado Formigli: “Ricordo perfettamente”, scrive Maria Rosaria, “una conversazione del dicembre 2024 nella quale scrissi a Sigfrido, quasi con il tono di chi domanda a un amico quale ristorante scegliere, se preferisse vedermi da Corrado Formigli il giovedì oppure da Giletti il lunedì. La risposta di Sigfrido fu una delle ragioni per cui trovo ancora oggi irresistibile rileggere quella chat, perché non scelse né Formigli né Giletti, ma mi suggerì, sostanzialmente, il cimitero, indicandomi come possibili alternative il Verano oppure Prima Porta”.
maria rosaria boccia a piazzapulita foto lapresse 20
Qui, confessiamo, a chi scrive è scappata una risata. Non manca una fantasia assai curiosa su Sallusti e Ranucci: “Sallusti divenne, in alcune conversazioni del giugno 2026”, ricorda la Boccia, “materiale per una sequenza di battute talmente assurde che, isolata dal contesto, potrebbe sembrare scritta deliberatamente per mettere alla prova i futuri esegeti della chat, perché io lo provocavo domandandogli se preferisse Sallusti a me, commentavo fotografie e arrivavo a dichiararmi inquietata dall’idea di immaginarli insieme a piedi nudi, mentre Sigfrido, invece di interrompere quella deriva, contribuiva alla scena con la disponibilità di chi aveva ormai accettato che qualsiasi argomento potesse essere trasformato in teatro”.
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Sallusti e Ranucci a piedi nudi: c’è per caso uno psicanalista in ascolto? Giletti torna anche in un altro passaggio del libro, e qui si va sul pesante. Parola alla Boccia: “Nel febbraio 2026”, scrive Maria Rosaria, “alcune chat fra me e Ranucci entrarono nel dibattito pubblico in relazione alla polemica con Massimo Giletti e ai messaggi nei quali venivano citate altre persone, e improvvisamente una conversazione che, quando era stata scritta, apparteneva alla quotidianità di due individui divenne materiale televisivo, politico e giornalistico, generando articoli nei quali il mio nome e quello di Sigfrido apparivano insieme”.
“Nello specifico, la polemica televisiva messa in campo da Giletti si concentrò anche sulla tematica di una presunta lobby gay e, a mio giudizio, alcuni singoli messaggi, una volta estrapolati dal loro contesto, finirono per assumere una connotazione quasi omofoba che non riconosco nella conversazione originaria, nella quale io e Sigfrido stavamo commentando, all’interno di una chat privata e riservata e con un linguaggio non destinato al pubblico, un tweet molto duro che Tommaso Cerno aveva pubblicato sul proprio account il 3 novembre 2024: <OGNI VOLTA CHE VEDO LA SIGNORA BOCCIA IN TV RINGRAZIO DIO DI ESSERE FROCIO>”.
“A mio parere – prosegue Boccia - non vi è paragone fra la ferocia e la portata discriminatoria che ravviso nel tweet pubblico di Tommaso Cerno e il linguaggio utilizzato da me e Sigfrido all’interno di una conversazione riservata e, pertanto, non destinata a una platea di utenti; il punto, per me, non consiste nel sostenere che una conversazione privata sia automaticamente immune da qualsiasi valutazione, ma nel ricordare che il contesto nel quale le parole vengono pronunciate contribuisce inevitabilmente al loro significato”.
Segue la ricostruzione del rapporto tra Ranucci e Giletti. Soprassediamo sui gianduiotti e passiamo alla famigerata relazione tra la Boccia e Laura Cianfoni. “Il Giornale” ha pubblicato un messaggio inviato dalla Cianfoni, vicinissima a Ranucci, alla Boccia: “Cara Maria Rosaria, sono Laura, ti scrivo per dirti che da oggi potete continuare a chattare in qualsiasi modo a qualsiasi ora della notte e del giorno. E non serve che vi mettete d’accordo per raccontarmi balle nelle vostre mille telefonate o videochiamate.
maria rosaria boccia posta una foto di spalle dopo il dago scoop sulla mail sul g7 di pompei
Da 20 anni racconta a tutte di essere libero e separato e invece all’improvviso si scopre un’altra vita! Vista la grande confidenza che avete, ti avrà anche detto che io non sono nulla e non sapeva come lasciarmi. Infatti lui non lascia mai nessuna, sono le sue amanti (tutte presenti nel suo libro) a mollarlo dopo che sono arrivate all’esasperazione. Chissà se almeno a te ha raccontato la verità e che vive con la moglie. O ha solo parlato male di me? Che controllo tutto come vi siete scritti? Appena vi sentite, digli di sbloccarti tanto sono uscita da tutti i suoi profili social e non ho modo di fare più nulla”.
Parole dure, quelle di Laura, che la Boccia commenta nel libro: “Forse Sigfrido fu qualche volta geloso oppure forse no; forse qualcuno interpretò realmente la nostra amicizia attraverso una propria gelosia, così come è possibile che ciò che io lessi come gelosia contenesse paure, motivazioni e ragioni che non conoscevo. Sono domande alle quali questo libro non ha il diritto di offrire risposte definitive, perché riguardano ciò che accade dentro altri esseri umani (…)
Io avevo definito la natura della nostra relazione, lui l’aveva rispettata e il resto può tranquillamente rimanere nel territorio nel quale vivono milioni di domande irrisolte delle amicizie fra uomini e donne, territorio che la letteratura frequenta da secoli senza essere ancora riuscita a produrre una risposta definitiva”.
“Laura, se davvero percepì qualcosa che la inquietava, vedeva naturalmente la vicenda dalla propria posizione e attraverso la propria storia e, proprio per questo, non voglio trasformarla nella <cattiva> di questo capitolo, perché sarebbe una soluzione narrativa troppo semplice e, soprattutto, contraria a ciò che ho imparato sulla complessità delle persone”.
“Una donna può essere insicura senza essere malvagia, può pronunciare parole che feriscono e, nello stesso tempo, essere a propria volta ferita, così come può interpretare un’amicizia attraverso paure alle quali gli altri non hanno accesso; io non condividevo ciò che percepivo nelle sue parole e reagii con grande fermezza, ma non possiedo alcun interesse a umiliarla retrospettivamente attraverso un libro. Se vi fu gelosia, apparteneva alla sua esperienza, e se vi fu paura di perdere qualcosa soltanto lei potrebbe raccontarla”.
storia instagram di maria rosaria boccia a montecitorio 10
Non andiamo oltre per non danneggiare le vendite del libro, che contiene altri spunti interessanti. Soprassediamo per evidenti ragioni sull’intero capitolo che la Boccia dedica a chi scrive e alla sua vicenda giudiziaria. Chiudiamo, come ogni recensione che si rispetti, con un giudizio: l’opera prima della Boccia è un libro nel quale la Boccia, a nostro parere, si racconta raccontando Ranucci, il quale a quanto abbiamo appreso non ha ancora letto il libro perché alle prese con la preparazione delle denunce sui circa 3mila articoli di cui è stato oggetto.
Puntuali, va detto, le considerazioni sul “contesto”: oggi che il giornalismo viaggia sul filo degli screenshot dei messaggi Whatsapp, estrapolare due righe da una conversazione di un’ora significa stravolgerne completamente il senso, e la Boccia lo dimostra con esempi concreti e assai efficaci. Voto: 6.
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storia instagram di maria rosaria boccia a montecitorio 6
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sigfrido ranucci (3)
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STORIA DI MARIA ROSARIA BOCCIA SUGLI OCCHIALI TELECAMERA RAYBAN USATI A MONTECITORIO
angelo bonelli sigfrido ranucci (2)
corrado formigli piazzapulita


