DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…
DAGOREPORT
Giorgia Meloni conferenza stampa post consiglio dei ministri 16 settembre 2026
I conti non tornano, Bruxelles è incazzata e le Regioni sono sul piede di guerra. La trovata elettorale di Giorgia Meloni di sospendere per un anno il bollo auto, la “tassa più odiata”, si sta rivelando un gran pasticcio.
La misura è stata voluta e decisa dalla Statista della Sgarbatella in autonomia, o meglio con il suo “cerchio tragico”, senza chiedere l’approvazione da parte di Lega e Forza Italia, e soprattutto con la contrarietà di Giancarlo Giorgetti.
Una fuga in avanti in stile meloniano, per prendere in contropiede Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, cercare disperatamente di frenare l’ascesa di Roberto Vannacci e per gettare fumo negli occhi agli italiani, che intanto da mesi pagano una tassa molto più cara del bollo, quello del caro-carburanti, che non si arresta.
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Davanti alla trovata del “bollo di scambio” della premier, Giorgetti, il ministro “mani di forbici” che ha passato questi quattro anni a frenare le richieste dell’Armata Branca-Meloni in nome del rispetto dei conti, ha chinato il capo e obbedito alla Ducetta.
E si è ritrovato a dover trovare in quattro e quattr’otto le coperture per 2,3 miliardi dei 7,68 miliardi di gettito totale della “tassa più odiata” solo per il 2027. Tanto, secondo le prime stime, è quanto verrà a mancare alle Regioni dal mancato incasso del bollo su auto e motocicli previsti dal decreto.
GIORGIA MELONI E LO STOP AL BOLLO AUTO - VIGNETTA BY ELLEKAPPA
E dove prendere il tesoretto per questo spot elettorale? Il governo ha tirato fuori la “furbata” del secolo: attingerà dai “risparmi” dei prestiti che il governo ha ottenuto con il Pnrr, il piano europeo nato per finanziare progetti e investimenti per incentivare la crescita economica dopo la crisi del Covid.
Una scelta che solleva più di un dubbio sulla fattibilità dell’operazione. Tanto che dalla Commissione europea hanno acceso subito un faro sulle coperture della misura spericolata varata dal governo due giorni fa.
Oggi Giorgetti, evidentemente stizzito, per non dire sull’orlo di una crisi di nervi, ha replicato a Bruxelles che quanto "risparmiato" dai progetti finanziati con il Pnrr “sono ormai soldi nazionali, non risorse europee. Sono risorse del bilancio dello Stato: il governo e soprattutto il Parlamento ne dispongono come meglio ritengono”. Tradotto: Bruxelles non si impicci.
Una lettura che appare bizzarra, al limite del paraculo. Anche perché molti progetti sono stati ridimensionati e modificati in corso, con un conseguente "risparmio". Non si è operato in modo virtuoso, probabilmente non sono stati messi a terra tutti i progetti inizialmente previsti dal Pnrr. E' così che si spiega il tesoretto avanzato?
Diversamente, in che modo, nelle pieghe dei progetti del Pnrr, tra ritardi, cancellazioni e rimodulazioni, il Tesoro è riuscito a "risparmiare" 2,3 miliardi di euro?
Lo scorso febbraio, Palazzo Chigi aveva previsto con un decreto che tutti i risparmi del Recovery per i progetti portati a termine sarebbero finiti alla Tesoreria generale. E il testo quantificava questi “risparmi” in 1,7 miliardi di euro. Molto meno di quanto serve per coprire il taglio del bollo auto solamente per il prossimo anno, ovvero 2,3 miliardi.
Perché questo è un altro, enorme, nodo della misura. Presentandosi inaspettatamente in conferenza stampa due giorni fa per intestarsi in pieno l’operazione, Giorgia Meloni ha parlato di “misura strutturale”.
Eppure, come è scritto nero su bianco sul decreto pubblicato in Gazzetta ieri, il taglio del bollo al momento sarà effettivo solo nel 2027. Altro che “strutturale”: si tratta di una mossa da piazzista nell’anno del voto. E poi? Campa cavallo!
Di certo la mossa a sorpresa sul bollo auto dimostra chiaramente che Giorgia sta rincorrendo Roberto Vannacci. Infatti il programma elettorale di Futuro Nazionale, presentato dal Generale lo scorso agosto, prevedeva proprio il taglio della tassa sul possesso dei veicoli.
E infatti, le truppe dell’ex parà della Folgore, hanno avuto gioco facile ad attaccare la premier su due aspetti: 1) la tempistica di una misura, che non è mai stata discussa nel centrodestra né prevista dal programma di coalizione del 2022; 2) la validità temporanea dello stop al balzello, mentre il programma di Futuro Nazionale prevede una cancellazione strutturale e definitiva della tassa automobilistica per tutti, senza limiti di potenza.
Siamo alla frutta, se la leader del principale partito italiano si ritrova a copiare il programma di un partito, Futuro Nazionale, che propone soluzioni fiscali impossibili da realizzare, a meno che non si vogliano mandare all’aria i conti del paese.
1. GIORGETTI ALL’UE: “TAGLIO DEL BOLLO COPERTO CON SOLDI NAZIONALI”
Estratto dell’articolo da www.repubblica.it
giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse
L’esenzione del bollo è coperta con “soldi nazionali”. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, risponde a Bruxelles, che attraverso un portavoce della Commissione aveva acceso un faro sulle coperture della misura varata dal governo due giorni fa. "I risparmi sui prestiti che l'Italia ha avuto con il Pnrr sono soldi nazionali, non risorse europee.
Sono risorse del bilancio dello Stato: il governo e soprattutto il Parlamento ne dispongono come meglio ritengono", rimarca. Insomma, “sono economie rispetto a progetti realizzati e sui quali sono rimasti dei risparmi”, che non potevano più essere destinati ad altri progetti Pnrr. Per una ragione: “È scaduto il termine per poterli ricollocare".
Il titolare del Mef parla in collegamento con i Portofino Talks, reduce dalla riunione dell’Eurogruppo (il vertice dei ministri delle Finanze dell’area euro) a Dublino e mette in guardia sui rincari dell’energia: “Lo shock delle guerre peserà sulle bollette”. Poi avverte Bruxelles: “Prenda atto della realtà”. “In prospettiva, a breve – ragiona il ministro – si rifletterà inesorabilmente sulle bollette delle famiglie e delle imprese".
2. BOLLO AUTO, IL DECRETO CANCELLA IL 30,4% DEGLI INCASSI TOTALI
Estratto dell’articolo di Gianni Trovati e Marco Mobili per “Il Sole 24 Ore”
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Il decreto approvato giovedì taglia del 30,4% il gettito totale del bollo auto, e cancella la tassa automobilistica per circa 15 milioni di italiani. Al momento lo fa solo per il 2027.
Anche ieri, però, Governo e maggioranza, a partire dalla premier Giorgia Meloni, hanno ribadito l’intenzione di rendere il taglio strutturale con la legge di bilancio: l’unica del resto a potersi occupare di un futuro pluriennale, coperture permettendo, mentre i decreti legge devono concentrarsi la «necessità e urgenza» nell’immediato. […]
Il decreto, si diceva, interessa in sostanza un veicolo su tre, cancellando poco meno di un terzo dei 7,68 miliardi di gettito complessivo stimato dall’Aci nell’annuario statistico. I confini sono tracciati dai parametri su cui si fonda l’esenzione; che riguarda potenzialmente tutte le moto, e nelle auto si ferma agli 80 kw di potenza. Lo stop al bollo abbraccia chi paga meno, per ragioni di fondi a disposizione ma anche per l’obiettivo esplicito di aiutare soprattutto le fasce di reddito medio basso.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani giancarlo giorgetti foto lapresse
La corrispondenza fra le dimensioni del reddito e quelle dell’auto è tutt’altro che scontata, perché non sono poche le famiglie con buona disponibilità economica e un’utilitaria come seconda macchina. È invece certa, perché misurata da molte analisi, la regressività degli sconti sulle accise, che favoriscono in modo netto chi ha più capacità di spesa: aspetto non marginale quando si valuta la ricaduta redistributiva del passaggio dell’aiuto dal distributore al bollo. […]
In attesa di istruzioni ci sono poi le Regioni. Il decreto assicura alle amministrazioni territoriali un «trasferimento» da 2,3 miliardi «in relazione agli effetti finanziari» prodotti dall’esenzione, senza evocare esplicitamente una compensazione integrale. Il precedente dell’Imu dei Comuni porta a pensare che l’indennizzo sarà in base ai parametri standard, senza coprire il gettito delle maggiorazioni introdotte da almeno sette Regioni. […]
3. LA MAGGIOR PARTE DELLE PROPOSTE FISCALI DI VANNACCI È IMPOSSIBILE DA REALIZZARE
Estratto dell’articolo di Mario Pomini per www.ilfattoquotidiano.it
roberto vannacci foto lapresse 20
Politicamente parlando questa torrida estate non è stata del tutto tranquilla, regalandoci alla fine la BIP, acronimo per Base Ideologica e Programmatica, cioè il documento programmatico del movimento di Futuro Nazionale del generale-pensionato Vannacci.
[…] La parte più concreta è quella relativa al fisco, e da lì parto per un primo commento. Tra l’altro costituisce anche il capitolo iniziale. Al di là del preambolo teorico, la parte più interessante è costituita da quelle che il documento definisce le proposte fiscali prioritarie. Si tratta di un lungo elenco di 21 punti, se ho contato bene, e quindi siamo di fronte a una priorità generalizzata.
Queste 21 proposte non sono per nulla nuove. Qui troviamo tutto l’armamentario fiscale promesso in questa legislatura, ma anche nelle precedenti, da tutta la destra. Le proposte riguardano tutti i cittadini, nessuno escluso. Al lavoratore dipendente si promette la riduzione delle aliquote dell’Irpef, l’aumento dello stipendio con la riduzione del cuneo fiscale e addirittura la possibilità di scaricare le fatture di acquisto su determinati beni.
Per gli autonomi c’è ancora di più. Troviamo la gradita estensione della flat tax e altri obiettivi di sempre, come il superamento dello schema saldo/acconto.
[…] C’è poi il fisco demografico per le famiglie, l’introduzione del coefficiente familiare e così via. Nulla insomma che non abbiamo già sentito dai leader della destra governativa nel corso di decenni, solo che ora il movimento di Vannacci si fa carico di tutte queste proposte insieme.
roberto vannacci foto lapresse 3
[…] Alla fine della lettura, siccome le proposte della destra sono sempre quelle, uno si chiede come mai la corazzata parlamentare del governo Meloni non le stia realizzando, oppure vengono concretizzate molto parzialmente e in maniera selettiva. Ovviamente il problema di fondo sono le risorse.
La via maestra che il movimento di Vannacci propone nei capitoli successivi è quella del sovranismo economico, cioè la possibilità di rompere con i vincoli europei, cominciando a stampare moneta e a fare debito a gogò, sul modello giapponese per intenderci. In fondo, il Giappone ha una sua Banca Centrale, un debito che è al 250% del Pil ed è pure rispettato. Con le sue proposte questa soglia verrebbe raggiunta abbastanza rapidamente, anche perché il governo Meloni ci ha portato abbastanza avanti.
L’impressione generale, leggendo questa parte fiscale, è che ormai la destra ultra reazionaria abbia superato anche la fase del populismo economico. In fondo, il leader populista ha una sua razionalità.
Qui ci troviamo a un grado superiore di irresponsabilità, che, non trovando altri spunti, chiamerei infantilismo economico. Vannacci, o chi gli scrive la parte economica, è come un bambino, o una bambina, che entra per la prima volta in un negozio di giocattoli e li vuole tutti, senza badare al loro costo.
[…] Qui, credo, siamo di fronte a un’ultra destra politicamente disperata, che tenta un’ultima finale operazione propagandistica, peraltro a spese di se stessa. Abbiamo una destra virile, come il generale si definisce, contro una destra fiacca e traditrice. […+





