dago dagospia

“SE JONATHAN SWIFT VIVESSE NELL’ITALIA DI OGGI, AVREBBE FONDATO UN PORTALE SIMILE A DAGOSPIA” – IL DIRETTORE DI “ARBITER”, FRANZ BOTRÉ: “IL FULCRO DELLA SATIRA DI SWIFT CONSISTEVA NEL TOGLIERE L’ABITO CERIMONIALE AI RE, AI MINISTRI E AGLI ACCADEMICI PER MOSTRARLI NELLA LORO NATURA PIÙ ANIMALESCA, MESCHINA E IPOCRITA. ESATTAMENTE QUELLO CHE FA DAGOSPIA. SMANTELLA LA NARRAZIONE UFFICIALE DEI PALAZZI DELLA POLITICA E DELL’ALTA FINANZA MOSTRANDO COSA SUCCEDE DIETRO LE QUINTE: I TRADIMENTI, LE CENE PRIVATE, I PETTEGOLEZZI DI LUSSO, LE DEBOLEZZE UMANE E I GIOCHI DI POLTRONE” – “IL POTERE PERDE LA SUA AURA DI SACRALITÀ E VIENE RIDOTTO ALLA SUA DIMENSIONE PIÙ GROTTESCA. QUESTO PERMETTE AL SITO DI PUBBLICARE VERITÀ SCOMODE O ANTICIPAZIONI GEOPOLITICHE E FINANZIARIE NAZIONALI CHE I GRANDI QUOTIDIANI TRADIZIONALI SPESSO NON POSSONO O NON VOGLIONO SCRIVERE…”

Estratto dell'articolo di Franz Botré per “Arbiter”

 

jonathan swift

[…] Chi si innesta perfettamente in questo scenario e rappresenta una evoluzione modernissima della satira swiftiana, come pamphlet digitale perpetuo della politica e del potere italiano, è Dagospia.

 

Se Jonathan Swift vivesse nell’Italia di oggi, probabilmente non scriverebbe più libretti cartacei da distribuire nelle caffetterie di Londra, ma avrebbe fondato un portale web molto simile a quello creato da Roberto D’Agostino.

 

Il fulcro della satira di Swift consisteva nel togliere l’abito cerimoniale ai re, ai ministri e agli accademici per mostrarli nella loro natura più animalesca, meschina e ipocrita (la degradazione degli Yahoo). Esattamente quello che fa Dagospia.

 

Smantella la narrazione ufficiale dei palazzi della politica e dell’alta finanza mostrando cosa succede dietro le quinte: i tradimenti, le cene private, i pettegolezzi di lusso, le debolezze umane e i giochi di poltrone.

DAGO - ARTWORK SU UNA FOTO DI CLAUDIO PORCARELLI

 

Riducendo un dibattito istituzionale o un grande accordo finanziario a una questione di correnti, gelosie o amanti, mette in atto un meccanismo puramente swiftiano. Il potere perde la sua aura di sacralità e viene ridotto alla sua dimensione più grottesca.

 

Swift usava finti nomi, come Bickerstaff o il Drappiere, per lanciare bombe nel dibattito pubblico senza farsi identificare subito, creando un gioco di specchi con il lettore; allo stesso modo Dagospia utilizza lo pseudonimo collettivo, i «colpi di spillo» anonimi e le celebri rubriche di indiscrezioni.

 

Questo permette al sito di pubblicare verità scomode o anticipazioni geopolitiche e finanziarie nazionali che i grandi quotidiani tradizionali spesso non possono o non vogliono scrivere per via di legami editoriali.

 

Come Swift non esitava a usare metafore «scatologiche» o violente per scioccare il lettore, Dagospia ha inventato un proprio vocabolario, con termini come “Cafonal”, “Sculettamenti”, “Sotto a chi tocca”, mischiando l’alto della finanza con il basso del gossip.

 

satira

Questa frizione stilistica serve a dire che, alla fine, chi siede nei consigli di amministrazione non è migliore del lillipuziano che lotta per decidere come rompere un uovo.

 

E la grande stampa italiana? La reazione del “Corriere della Sera” e di “la Repubblica” a forme di satira e pop-giornalismo aggressivo come quella di Dagospia è difficile, complessa, ambivalente e in continua evoluzione. Si muove costantemente su un doppio binario: disprezzo formale e dipendenza sostanziale.

 

Se nel Settecento Swift veniva snobbato dai palazzi del potere aristocratico ma letto segretamente da tutti i ministri, oggi accade la stessa identica cosa tra i grandi quotidiani tradizionali e le realtà della satira digitale.

 

DAGO CON LA REDAZIONE DI DAGOSPIA (LUCA DAMMANDO, ASCANIO MOCCIA, FRANCESCO PERSILI, ALESSANDRO BERRETTONI, RICCARDO PANZETTA, GREGORIO MANNI, FEDERICA MACAGNONE)

Sul piano pubblico e formale, i quotidiani si posizionano come i guardiani del giornalismo «alto», delle istituzioni e della deontologia professionale, evitando accuratamente di imitare lo stile scanzonato, i titoli in lettere maiuscole, il linguaggio volutamente volgare o scatologico e la commistione tra alto e basso (la finanza come retroscena di letto) tipica della satira swiftiana alla D’Agostino.

 

Laddove la satira attacca usando voci di corridoio, spifferi e «manine» anonime, i quotidiani tradizionali (non sempre) rivendicano la necessità di verificare le fonti ufficiali.

 

Molto spesso, però, sono proprio le grandi firme a ricevere l’imbeccata da un’indiscrezione satirica. Poiché i grandi giornali sono ormai legati a rigidi assetti editoriali e a grandi gruppi industriali, non sempre possono pubblicare immediatamente un sospetto o un pettegolezzo politico. Aspettano che sia la satira a rompere il ghiaccio. Poi, una volta che la notizia è diventata di dominio pubblico, possono riprenderla legittimamente scrivendo: «Come anticipato dai siti di retroscena...».

 

roberto d agostino foto di porcarelli 5

Lapidaria, anni fa, una dichiarazione di Roberto D’Agostino che provocatoriamente affermò: «In un mondo con un giornalismo vero e capace Dagospia non esisterebbe».

 

Le redazioni dei grandi giornali ne sono consapevoli. I giornalisti istituzionali passano le giornate a monitorare questi portali satirici, i social e il web per capire dove si stanno spostando gli equilibri di potere all’interno dei Palazzi.

 

Ma non solo. Monitorando maniacalmente il numero dei clic e delle visualizzazioni, decidono con quale argomento e quale titolo aprire la prima pagina del giornale e le pagine interne dedicate alla politica nazionale, internazionale, alla cultura, alla cronaca, allo spettacolo e allo sport. Alla fine il palinsesto degli argomenti lo decidono i clic e gli algoritmi.

 

Risultato? Tutte le prime pagine sembrano fotocopie. Per fortuna non tutti i quotidiani sono pensati e realizzati con queste logiche abbruttite.

arbiter 4

 

Gli algoritmi uccidono la satira, che per sua natura deve essere provocatoria, disturbante, cinica e politicamente scorretta; al contrario, l’algoritmo odierno è progettato per l’esatto opposto.

 

Piattaforme come YouTube, Meta, Instagram, Facebook e TikTok vogliono che i propri feed siano ambienti sicuri, coerenti e allineati al pensiero dominante: piattaforme solide, con una forte impronta ideologica, che gestiscono la satira e l’informazione sul web.

 

La stragrande maggioranza dei colossi tecnologici della Silicon Valley — Meta, Google, Apple e i principali circuiti mediatici occidentali — è storicamente guidata da una governance e da una forza lavoro di estrazione culturale progressista e liberal. Questo sbilanciamento culturale crea tre cortocircuiti sistemici che Jonathan Swift, con il suo scetticismo verso ogni forma di pensiero unico, riconoscerebbe immediatamente.

 

DONNA IN EDICOLA

I moderatori automatici basati sull’intelligenza artificiale non capiscono il contesto, l’ironia o la figura retorica dell’iperbole. Se un autore scrive un testo moderno sul modello di “Una modesta proposta” di Swift, dove suggerisce provocatoriamente di mangiare bambini per risolvere un problema economico, l’algoritmo rileverà letteralmente espressioni legate al cannibalismo o alla violenza sui minori, bloccando (stupidamente) l’account.

 

Non a caso, per sopravvivere all’algoritmo, i creatori di contenuti satirici sono costretti a usare l’algospeak, un linguaggio cifrato e ridicolo. Parole come morte, guerra, suicidio o razzismo devono essere storpiate e sostituite da emoji o da termini gergali come unalive, usato per indicare l’azione di uccidere o togliersi la vita. Questo processo demenziale svilisce la potenza e la precisione del linguaggio satirico..

arbiter 3arbiter 2arbiter 1

jonathan swift

arbiter 5

hannah hoch collage di satira sociale realizzato nel 1919roberto d agostino foto di porcarelli 4

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...