E VAI CON MONDAZZOLI! - UNA FUSIONE MONDADORI-RIZZOLI NEI LIBRI CREEREBBE UN COLOSSO CON IN MANO IL 40% DEL MERCATO ITALIANO – IL GRUPPO SPADRONEGGEREBBE NELLA CAMPAGNA ACQUISTI DEGLI AUTORI E NEI RAPPORTI CON LE LIBRERIE

1. MONDADORI VUOLE RIZZOLI: ECCO IL COLOSSO DEI LIBRI

Simonetta Fiori per “la Repubblica

 

CI siamo. Sta per nascere il temuto moloch dei libri che spadroneggerebbe su metà del mercato editoriale italiano. Un passo avanti è stato compiuto nella giornata di ieri. Nel tardo pomeriggio un lancio di agenzia annuncia che «su richiesta della Consob, la Arnoldo Mondadori informa di aver sottoposto a Rcs Media Group una manifestazione di interesse non vincolante relativa a un’eventuale operazione di acquisizione di Rcs Libri». In sostanza, la principale azienda editoriale italiana, di proprietà di Silvio Berlusconi, si sta avvicinando a grandi passi verso l’annessione della Rcs Libri, il secondo gruppo dopo Mondadori.

 Ferruccio de Bortoli Paolo Mieli Scott Jovane e Laura Donnini, amministratore delegato di RCS Libri. Ferruccio de Bortoli Paolo Mieli Scott Jovane e Laura Donnini, amministratore delegato di RCS Libri.

 

Se l’operazione andasse in porto, ne risulterebbe la più grande concentrazione libraria in Europa. Ma prima bisogna attendere le decisioni del consiglio di amministrazione di Rcs, in cui non tutti sono d’accordo sulla cessione. Il dossier con la proposta di acquisto da parte della famiglia Berlusconi circolava da mesi e se ne è parlato nel dettaglio nell’ultimo cda di Rcs della scorsa settimana, tanto da convincere la Consob a chiedere ai due gruppi di uscire allo scoperto.

 

E così è accaduto ieri, con due mesi di anticipo sul prossimo appuntamento che dovrebbe ridisegnare il board di Rcs. Ma perché formulare un’offerta non vincolante? Secondo molti operatori, per esercitare pressione sui consiglieri Rcs più riluttanti. Oppure perché la Mondadori vuole riservarsi la possibilità di uscire dall’affare qualora emergessero elementi che non la convincono del tutto. Perché naturalmente il punto ora sono i soldi. Quanto vale la Rcs Libri? La cifra massima è stimata intorno ai 200 milioni di euro, ma un accordo si potrebbe trovare in una fascia di prezzo assai più bassa che oscilla, secondo quasi tutti gli osservatori, tra i 150 e la cifra più verosimile di 120 milioni.

Paolo Mieli e Scott JovanePaolo Mieli e Scott Jovane

 

Una boccata di ossigeno e nuova liquidità per il gruppo guidato da Pietro Scott Jovane (gravato da un indebitamento stimato sotto i 500 milioni a fine 2014) e che eviterebbe un eventuale nuovo aumento di capitale. Ma si tratterebbe di un’amputazione dolorosa. Dai libri, e dalla coraggiosa impresa del cavalier Angelo Rizzoli, è nata l’azienda editoriale che oggi include anche un grande quotidiano, periodici, Tv e web. «Non bisogna farsi prendere dalla fretta», dice Urbano Cairo, azionista di Rcs con il 3%.

 

Ma quali potrebbero essere le conseguenze culturali del più potente matrimonio librario della storia italiana? Intanto la nascita di un gruppo editoriale che non ha eguali in Europa. L’annessione di Rizzoli (11,7%) da parte della Mondadori (27%) significherebbe l’occupazione di una fetta del mercato di poco inferiore al 40 per cento. In Spagna il primo marchio è Planeta con il 24%, seguito da Penguin Random House (17). In Francia il più grande tempio editoriale è Hachette (21), con Editis/Planeta al 16 e Gallimard/Flammarion all’11.

 

confalonieri con marina e piersilvio berlusconi confalonieri con marina e piersilvio berlusconi

In Inghilterra il ruolo principe spetta a Penguin Random House (26) seguito da Hachette (17) e Harper Collins (9). Anche in Germania il gigante Bertelsmann non supera il 23%, seguito a distanza da Holtzbrink/Mac Millan (14). Quella italiana sarebbe dunque un’assoluta anomalia, che pone interrogativi sul piano della libera concorrenza: quale margine di azione avrebbero i competitor, ossia il gruppo Gems, Giunti, Feltrinelli e la miriade di piccole e medie case editrici che costituiscono il tessuto culturale del paese?

Parliamo di libri, dunque di idee e di geografie intellettuali. Il nuovo gruppo sarebbe un attore dominante nella produzione editoriale, con una forza difficilmente contenibile nella campagna acquisti degli autori (pensiamo solo agli anticipi). Ma il ruolo egemone sarebbe anche nella distribuzione e nel rapporto con le librerie, oltre che nel mercato del lavoro editoriale.

 

Roberto CalassoRoberto Calasso

Un sovrano assoluto, il nuovo Mondazzoli o chissà come sarà chiamato (forse il marketing è già al lavoro), capace di dettare legge in ogni passaggio della filiera del libro. Anche il settore della scolastica ne potrebbe risentire: un manuale su quattro sarebbe targato Mondadori/ Rcs.

 

E che fine farebbero marchi come l’Adelphi di Roberto Calasso e Marsilio, il feudo veneziano di Cesare De Michelis, dentro la nuova galassia? Non si esclude che i padri titolari stiano lavorando per difendere i propri gioielli dalla fusione. E molte domande rimbalzano sul destino dell’Einaudi, il blasone di cultura dentro Mondadori. Cambieranno gli assetti anche in via Biancamano?

 

maria latella e cesare de michelismaria latella e cesare de michelis

A Segrate il mutamento è recente, con la brusca uscita di Riccardo Cavallero e l’arrivo al vertice di Ernesto Mauri con la qualifica di presidente. Ma l’attenzione si concentra sul grande rientro di Gian Arturo Ferrari, che appare il personaggio chiave. Editore di seconda generazione - non quella dei padri ma nemmeno quella dei manager puri, profilo bifronte tra cultura e profitti - appare l’uomo più adatto per gestire la complessa operazione. 

 

Mondadori-Rcs si distinguerebbe dal resto di Europa anche per un’altra caratteristica, tutt’altro che irrilevante. Il suo padrone sarebbe Silvio Berlusconi, l’ex premier che continua a condizionare la scena politica nazionale. Ma davvero Berlusconi è interessato a guidare questa nuova grande macchina dei libri o preferirebbe far cassa, vendendo alla migliore offerta? Già da tempo circola il nome di Bertelsmann, ma potrebbe essere interessato anche Murdoch, se nel pacchetto fosse presente anche un pezzo di Mediaset.

 

Non è escluso che una proposta arrivi anche dal gruppo svedese Bonnier.

 

Fusione chiama fusione, secondo una vecchia regola del mercato. Ma la regola è destinata a infrangersi nel mondo dei libri italiano, connotato da una forte tradizione famigliare. I gruppi più esposti agli effetti della nuova concentrazione sono Gems e Feltrinelli, imprese segnate da una cifra specifica e da equilibri difficilmente modificabili. Al momento non resta che aspettare.

 

 

2. STEFANO MAURI (GEMS) “PER L’ITALIA SAREBBE QUALCOSA DI ABNORME”

Da “La Stampa

 

Lo choc, per gli altri editori italiani, è parzialmente attutito dal fatto che ormai se ne parlava da mesi. La mega-fusione sempre più vicina è indubbiamente vista come una minaccia, anche sei i toni sono molto prudenti, e la voglia di parlare assai poca. Feltrinelli fa sapere di non avere al momento posizioni in merito, Sellerio pure, e persino un editore sempre battagliero come Giuseppe Laterza preferisce tacere, in attesa di capire meglio i termini della questione.

 

stefano mauri stefano mauri

Lo stesso silenzio è la spia di una grande preoccupazione.  Stefano Mauri, presidente e ad del gruppo GeMS, terzo per un’incollatura dietro Rizzoli sul mercato italiano, prova però a ragionare con i numeri. Mondadori, ricorda, ha il 26 per cento, che unito al 12 di Rizzoli creerebbe un gigante di dimensioni colossali. Senza contare che le due case editrici arriverebbero insieme al 25 per cento della scolastica, il che significa «un libro su quattro».
 

C’è una preoccupazione che riguarda anche la proprietà, cioè Silvio Berlusconi e la sua famiglia, che si ritroverebbero in una posizione rilevantissima nel delicato mondo dell’educazione? Mauri non raccoglie. «Intanto aspettiamo di capire se questa fusione, anzi acquisizione, si fa davvero.

 

Oggi abbiamo avuto la conferma che quel che si diceva in giro non era privo di fondamento. Corre voce che i soci Rizzoli siano divisi al proposito. Vedremo...» Sta facendo gli scongiuri? «Diciamo che in nessun Paese europeo esiste una concentrazione di queste dimensioni. La fusione tra Penguin e Random House, due giganti, ha creato sì un colosso, ma che per l’Inghilterra vale tutto insieme il 26 per cento, e cioè proprio la quota che Mondadori ha oggi in Italia». L’acquisizione non sarebbe perciò una bella notizia? «Diciamo che per l’Italia sarebbe qualcosa di abnorme».
 

STEFANO MAURI E MARCO TRAVAGLIO STEFANO MAURI E MARCO TRAVAGLIO

Sulla stessa linea Carmine Donzelli, editore orgoglioso della tradizione «artigianale»: «Prima che editore, però, sono cittadino. E come tale penso che concentrazioni di questa entità siano una turbativa specifica del mercato. Ci sono istituzioni che devono e possono decidere se consentirle o meno. Detto questo, non mi straccio le vesti». In che senso? «Nel senso che spesso le grandi fusioni portano ad un certo appannamento dei marchi. Egoisticamente potrebbe anche giovarmi, rivelarsi una chance ulteriore per un editore come sono io. Ma il libro ha una sua specificità. E se il pluralismo dei soggetti è importante in ogni mercato, nel nostro lo è ancora di più». [M. B.]

 

 

3. VITALE: “OTTIMA IDEA - L’UNIONE FA LA FORZA E UNO PIÙ UNO FA TRE”

Mirella Serri per “la Stampa

 

«L’unione fa la forza». Non ha alcun dubbio Alberto Vitale, grande editore italo-americano con oltre trent’anni di esperienza, che parecchio tempo fa curò l’acquisizione della Bantam Books da parte del gruppo Ifi e che in seguito, dal 1989 al 2002, ha tenuto il timone della Random House, una delle maggiori case editrici del mondo, e ne ha seguito l’acquisto da parte della Bertelsmann. 
 

BERTELSMANNBERTELSMANN

Alla notizia dell’«interesse non vincolante» manifestato ieri dalla Mondadori per l’acquisizione di Rcs Libri, il top manager osserva che le fusioni in genere possono consentire il raggiungimento di alcuni obiettivi fondamentali: «Esse infatti favoriscono l’ottimizzazione dei costi e dei servizi essenziali, come le spese per la rete informatica, quelle per la gestione dei magazzini, per la distribuzione e per la finanza. In altre parole, le fusioni permettono il massimo sviluppo delle economie di scala. Tutto ciò però, soprattutto nel caso delle aziende editoriali, va conciliato con la crescita del potenziale creativo delle testate coinvolte che vanno mantenute e valorizzate». 
 

Non sarebbe più conveniente piuttosto ridurre le voci?
«Neanche per sogno, tutto al contrario. I diversi punti di vista, le diverse linee editoriali, in questo caso della Casa editrice di Segrate e della Rcs Libri, debbono mantenere la loro autonomia: questo è un patrimonio che non si deve assolutamente cancellare ma anzi si devono sviluppare. Solo così la somma di uno più uno potrà dare tre, alla faccia della matematica». 
 

marina mondadori
marina mondadori

In pratica...
«Chi realizza una fusione deve comportarsi come un buon padre di famiglia: gestire oculatamente il budget, fare attenzione alle spese senza deprimere le qualità e le aspirazioni dei singoli soggetti. Così, ad esempio, possiamo prendere il caso degli uffici stampa. Unificarli sarebbe un grave errore: sono un nervo sensibile per una casa editrice, debbono avvicinare i giornalisti e i critici ai prodotti di ciascuna realtà editoriale».
 

Per vincere, servono più libri o meno libri di più alta qualità?
«Non è questo il punto. Senz’altro debbono essere di grande qualità ma soprattutto debbono essere opere che piacciano ai lettori più che ai redattori. Debbono andare incontro al gusto dei fruitori».

 

 

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