galileo galilei

GALILEO GALILEI MEJO DI BRANKO! IL RAPPORTO CON L’ASTROLOGIA E’ UNO  DEGLI ASPETTI PIU’ INTERESSANTI DELLE "APPENDICI" ALLE OPERE DEL GRANDE PISANO - GALILEI SI DIVERTIVA A COMPILARE GLI OROSCOPI PER COSIMO II DE' MEDICI

Tullio Gregory per Il Sole 24 Ore -Domenica

GALILEO GALILEI

 

Compare il terzo volume delle Appendici all' edizione delle Opere di Galileo Galilei realizzata, come è noto, da Antonio Favaro nell' arco di un ventennio (1890-1909, 20 volumi in 21 tomi), esempio pressoché unico di una edizione nazionale condotta a termine con grande rigore nel giro di pochi anni, mobilitando storici e filologi di alto profilo come Isidoro Del Lungo.

 

Nel corso di più di un secolo da quella monumentale edizione, altri testi e documenti galileiani sono venuti alla luce così da rendere necessarie non più semplici aggiunte a singoli volumi (come nella ristampa del 1929-1939) ma un più sistematico e organico impegno. È quanto è stato realizzato, sotto la direzione di Paolo Galluzzi, con corposi volumi di Appendici, pubblicati dall' editore Giunti di Firenze: sono comparsi fin qui 3 volumi, mentre è annunciato il quarto e ultimo che conterrà i documenti relativi al processo e agli atti inquisitoriali.

 

Nel 2013 fu pubblicato il primo volume di Appendice con una splendida raccolta della iconografia galileiana (oltre 600 pagine a cura di Federico Tognoni); il secondo nel 2015 a cura di Michele Camerota e Patrizia Ruffo (pagg. 663), arricchisce l' epistolario di quasi 600 documenti, tutti di grande interesse: come quelli che confermano lo smarrimento e la preoccupazione della Repubblica delle Lettere di fronte alle notizie relative al processo di Galilei e alla sua condanna.

 

galileo galilei

«Bisogna andar cauto nello scrivere, massimamente quando si hanno avversarii potenti», scriveva Girolamo Moricucci a Paganino Gaudenzi il 7 maggio 1633; e Nicolas-Claude Fabri de Peiresc, uno dei grandi veicoli della Repubblica delle Lettere, il 29 maggio: «Il povero Galilei citato a Roma per il suo libro [il Dialogo] è tenuto prigioniero dalla Inquisizione e Dio sa quando ne uscirà».

 

Questo terzo volume (a cura di Andrea Battistini, Michele Camerota, Germana Ernst, Romano Gatto, Mario O. Helbing, Patrizia Ruffo) raccoglie testi non compresi nella monumentale edizione del Favaro, in quanto considerati giovanili o marginali per la conoscenza del pensiero galileiano. Successive ricerche hanno invece dimostrato l' interesse di questi scritti che vengono qui dati in edizione critica: si tratta innanzitutto delle latine Questioni sulla precognizione e sulla dimostrazione, testo di carattere scolastico che discute la teoria aristotelica esposta negli Analitici: viene fortemente migliorata l' edizione pubblicata nel 1988 da William F. Edwards e William A. Wallace il quale ultimo corredò il testo di un grande commento, studiandone altresì le fonti e soprattutto i rapporti con la tradizione scolastica gesuita rappresentata da Paulus Vallius, professore di logica al Collegio Romano.

lettera di galileo galilei firma autografa, 1610

 

Segue una versione breve delle Mecaniche di Galilei, già pubblicata da Antonio Favaro nelle Memorie dell' Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti: si tratta, avverte il nuovo editore, di opera dell' esordio dell' insegnamento di Galilei a Padova (1592-1593) ma di grande interesse per la nuova definizione di meccanica: non semplice tecnica capace di stupire realizzando opere considerate miracolose, ma come scienza che insegna le ragioni e spiega le cause di quegli effetti che solo a chi ignora le leggi di natura possono sembrare miracolosi. «La scienza delle Mechaniche - scrive Galilei - è quella facoltà, la quale ci insegna le ragioni e ci rende le cause degli effetti miracolosi che vediamo farsi, con diversi instromenti, circa il mover e alzar pesi grandissimi con pochissima forza».

 

Segue una nuova edizione (la prima fu curata da Giuseppe Cozza-Luzi nel 1898) del Discorso del flusso e reflusso del mare, scritto in forma di lettera al cardinale Alessandro Orsini, del quale il primo editore aveva ritrovato una copia autografa alla Biblioteca Apostolica Vaticana.

 

Ancora, forse anche di più largo e "curioso" interesse, altri due capitoli: uno costituisce - pubblicandone larghi stralci - una felice introduzione alla lettura delle fitte postille (oltre 1.300) poste da Galilei sulla sua copia delle Rime e dei Trionfi di Petrarca con il commento di Lodovico Castelvetro, nell' edizione di Basilea 1582. Postille di grande interesse e consultabili interamente in rete (https://bibdig.museogalileo.it/Teca/Viewer?an=000000404095): alcune di carattere linguistico, lessicale e stilistico che indicano una lettura attentissima del testo, altre di carattere concettuale; in tutte si avverte una certa insofferenza di Galilei rispetto a usi linguistici, figure retoriche, espressioni enfatiche, evidenti incoerenze caratteristiche dello stile petrarchesco, lontane dal modello galileiano di scrittura. È tuttavia significativo che l' opera poetica del Petrarca fosse ben presente a Galilei che, secondo il suo biografo Viviani, la conosceva in gran parte a memoria. Del resto lo stesso Galilei sottolinea, nel Dialogo, che «la poesia s' impara dalla continua lettura de' poeti»; ed è ancora Viviani a ricordare le «replicate letture» dell' Orlando Furioso praticate dal Maestro.

 

Vi è ancora un altro capitolo di grande interesse: raccoglie gli oroscopi redatti da Galilei negli anni padovani, facendo seguire alla loro edizione la riproduzione in facsimile dei manoscritti originali e un utile lessico della terminologia tecnica. Alcuni oroscopi preparati su richiesta di suoi scolari (quindi si presume a pagamento), ma molti sono relativi ad amici (come Sagredo) o alle figlie o a se stesso (più d' uno): ove andrà notato che, proprio perché "privati", non possono essere dettati da interessi venali, ma rispondono a una concezione dei rapporti fra le stelle e i pianeti, il clima e i temperamenti che ne dipendono, secondo una dottrina medica che per se stessa non richiede un' adesione a una generale concezione astrologica del mondo.

PROCESSO A GALILEO GALILEI

 

Né potrà dimenticarsi - lo sottolineava Tommaso Campanella in una lettera a Galilei dell' 8 marzo 1614 - che lo stesso Galilei, pur dichiarando di non credere agli oroscopi tanto da rifiutare di redigere quello richiestogli da Federico Cesi, nel dedicare a Cosimo II il suo Sidereus Nuncius, faceva cenno alla felice genitura del granduca per la posizione di Giove nel suo tema natale, come conferma il più puntale oroscopo galileiano ritrovato in un foglio unito al manoscritto della prima stesura dell' opera.

Probabilmente anche i rapporti fra astrologia - nelle sue differenti parti - e nuove scienze vanno riesaminati al di là di preconcetti schemi storiografici.

 

oroscopo galileo

 

 

2. L’OROSCOPO GALILEIANO

 

Da il Sole 24 Ore – Domenica

 

Alla carta 29 recto del Manoscritto Galileiano 48 (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) si trova la genitura autografa del Granduca di Toscana, Cosimo II, del quale Galileo durante i mesi estivi degli anni dell' insegnamento a Padova (1592-1609), era stato istruttore nelle matematiche.

 

All' oroscopo fa esplicito riferimento un passo della dedica a Cosimo II del «Sidereus Nuncius», pubblicato a Venezia nel marzo del 1610, nel quale Galileo sottolinea l'illustre destino riservato dagli astri al rampollo di Casa Medici.

 

La domificazione della genitura della carta 29r, che presenta con precisione la posizione dei pianeti al momento della nascita del Granduca (12 maggio 1590), evidenzia infatti la felice posizione di Giove nella volta celeste, rafforzata e resa più influente dall' ascendente in Sagittario.

 

Il rapporto tra Galileo Galilei e l'astrologia è uno degli aspetti più nuovi e interessanti messi in rilievo dal terzo volume delle «Appendici» alle edizioni delle «Opere» di Galileo Galilei.

 

PROCESSO A GALILEO GALILEIPROCESSO A GALILEO GALILEI

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