gianni amelio

‘SONO UN GAY A CUI L'ADOZIONE HA CAMBIATO LA VITA. ORA SONO NONNO, PAPÀ E MARITO’. IL RACCONTO DI GIANNI AMELIO, CHE MENTRE GIRAVA ‘LAMERICA’ IN ALBANIA FU AVVICINATO DA UN UOMO: ‘DA DOMANI QUESTO SARÀ FIGLIO TUO’. ORA QUEL RAGAZZO… - VIDEO: IL DISCORSO COMMOSSO DI RENATO CARPENTIERI, DAVID COME MIGLIORE ATTORE PER ‘LA TENEREZZA’

VIDEO - RENATO CARPENTIERI AI DAVID: ''BISOGNA RISCHIARE DI PIU'''
 

 

Giuseppe Fantasia per www.huffingtonpost.it

 

"La vita ti sorprende sempre, ma dal punto di vista umano, la mia conferma l'ho avuta negli anni Novanta". Inizia così la conversazione dell'HuffPost con Gianni Amelio, 73 anni da poco compiuti, uno dei simboli del nostro cinema, regista e scrittore di romanzi di successo. Il suo piatto di riso è troppo fumante per poter essere mangiato all'istante e lui, con quella calma che lo contraddistingue, ne approfitta per lasciarsi andare ai ricordi fissandoci sempre con i suoi occhi scuri.

gianni amelio

 

"Stavo girando "Lamerica" (uno dei suo film che ha avuto più successo, ndr), era il 1993 ed eravamo in Albania. Ad un certo punto si avvicina a me un uomo di nome Ethem che mi prende il braccio, lo stringe forte e mi dice: "Fino a oggi questo figlio è stato mio. Da domani sarà figlio tuo".

 

Il figlio in questione era uno dei ragazzini che vediamo nella scena finale del film, la più toccante, quella che è rimasta nella memoria di chiunque l'abbia vista, perché ogni altra reazione è impossibile. Una proposta sconcertante quella di quel padre che è stata un ordine e una preghiera insieme, un gesto che fece risvegliare nel "regissore" italiano – come veniva chiamato dagli altri ragazzini della troupe, tutti albanesi –" le tracce di un'antica ferita, l'assenza di un altro padre" – il suo – conosciuto troppo tardi.

gianni amelio

 

Quell'episodio così intimo, tragico e poetico insieme, Amelio ha deciso di raccontarlo non con la sua cinepresa – come è solito fare - ma attraverso le parole e la scrittura che sono poi diventate un libro, "Padre Quotidiano", appena uscito per Mondadori, il quarto dopo Il vizio del cinema (2004), Un film che si chiama desiderio (2010) - entrambi Einaudi - e Politeama (2016). Si è deciso tardi, venticinque anni dopo, "perché ho avuto la necessità di prendere una certa distanza da un'esperienza come questa, un atto d'amore – da un lato – ma anche un atto di abbandono allo stesso tempo", ci spiega.

 

"Quel padre anziano e malato, ha pensato a garantire un futuro al figlio, ben sapendo che lì in Albania non poteva averlo e ha deciso di separarsene portandosi per sempre dentro di sé il trauma del distacco", aggiunge. Amelio ha deciso di dargli voce e allo stesso tempo di far sentire la sua nelle pagine di questo libro dal profondo respiro corale e ben scandagliato in momenti. C'è quello del suo "apprendistato da padre"- come lo definisce - quello della lavorazione del film – non certo facile – e quello dedicato alla descrizione di un Paese come l'Albania schiacciata dalle macerie della dittatura e molto simile alla Calabria del dopoguerra, la regione dove lui ha vissuto la sua infanzia.

gianni amelio lamerica

 

Cosa le ha insegnato e cosa le ha dato questa esperienza?

"Sono estremamente innamorato di questo libro. Tengo più a questo libro che a tutti i film che ho fatto e non sto esagerando. Ho scritto quattro libri in totale e anno dopo anno ho trovato una scrittura che non credevo di possedere. Sono un regista – ho pensato più volte - e non so scrivere, invece da un romanzo all'altro so che ho fatto dei passi avanti. Il libro ha una sua valenza letteraria, c'è molto romanzo dentro, ma la materia è estremamente autobiografica. È la mia storia, la storia di quella che oggi è la mia famiglia. Il contenuto è l'adozione che nel mio caso mi ha cambiato la vita radicalmente e mi ha permesso di avere una famiglia incredibile.

 

gianni amelio lamerica

Non ho adottato solo lui, ma ho portato a Roma, dall'Albania, anche i suoi genitori naturali. All'inizio, non lo nego, ero terrorizzato: cosa ne sapevo io di come si faceva il padre? Poi però ho deciso di mettercela tutta e, passo dopo passo, abbiamo costruito quello splendido rapporto che abbiamo oggi. Lui ha conosciuto la sua compagna con cui è da ventiquattro anni, hanno avuto tre figlie e sua madre abita con me. Sono nonno, papà e marito, perché è mancato il padre naturale di mio figlio che mi ha scelto come futuro padre di suo figlio. Non è straordinario?

 

Dal 2014 – anno in cui lei realizzò il documentario "Felice chi è diverso", raccontando diversi episodi di omosessualità più o meno dolorosi – qualcosa è cambiato anche in Italia. Lei che non ha mai nascosto di essere gay, che opinione ha in merito?

 

gianni amelio

"Ha ragione lei, non c'è dubbio, la situazione è cambiata molto, ma c'è ancora tanto, tantissimo da fare. Nel documentario da lei ricordato, ho raccontato di quando gli omosessuali erano mandati al confino: in Italia non c'era una legge contro l'omosessualità, però cercavano sempre con un'altra scusa di isolare e di cacciare dalla vita comune chi, secondo loro, era portatore di disturbo. Si inventavano di tutto. Dal carcere per il disturbo della quiete pubblica alla corruzione e molto altro. Per Aldo Braibanti ("l'intellettuale mite" secondo Pasolini, "un genio straordinario" secondo Carmelo Bene, ndr) si inventarono il reato di plagio, poi tolto dalla legge italiana, qualcosa di assurdo. Perché applicarlo a un omosessuale e non ad un eterosessuale?

 

Si cercava un'altra via perché in Italia non c'era una legge che proibisse l'omosessualità tra adulti consenzienti e questo perché Mussolini non volle far promulgare una legge. Se lo avesse fatto, avrebbe ammesso che in Italia esistevano gli omosessuali. È stata una fortuna da un certo punto di vista, perché negli stessi anni c'erano tanti omosessuali che venivano ricattati, soprattutto in Inghilterra, come venne spiegato in Victim, un film dell'epoca, molti attori e registi vennero imprigionati e una legge in tal senso fu attiva fino al 1975. Da non credere".

renato carpentieri giovanna mezzogiorno la tenerezza

 

Lei è mai stato ricattato?

"Assolutamente no, ci mancherebbe! Ho una vita sentimentale e sessuale molto aperta, molto libera, ma alla luce del sole

 

Oggi, soprattutto tra i più giovani, si parla spesso di fluidità sessuale: per lei cos'è la sessualità?

"La sessualità è per me un fatto di libertà, ognuno sceglie la propria idea e tendenza, il proprio gusto, purché non da fastidio agli altri e non commetta delitto. Non vedo perché debba essere combattuto o imprigionato".

 

renato carpentieri ai david

Vive bene in Italia? è soddisfatto delle ultime elezioni politiche?

"Sì, ci sono sempre stato bene da queste parti (sorride, ndr) e sinceramente non vedo pregiudizi, ma non mi faccia parlare di politica. Pensi che soprattutto al sud, la società contadina non ha mai avuto pregiudizi nei confronti di un gay. C'è stato però un modo di spingerlo a nascondersi con un concetto di tolleranza che trovo completamente sbagliato. La tolleranza, quando noi la accettiamo, implica che esista l'intolleranza. Perché non le cancelliamo tutte e due diciamo libertà"?

 

La libertà, oggi, si manifesta in mille modi, ad esempio scrivendo frasi e pensieri sui social network: che idea ha al riguardo? Usa Facebook?

"So che esistono, ma non li uso, perché sono mentalmente incapace di farlo. Mi piacciono altre cose, tutto qui. Non mi verrebbe mai in mente l'idea di scrivere i fatti miei su Facebook che ha la sua pericolosità. Sui social si leggono cose e frasi insultanti e prive di contenuto reale. Tutti si arrogano il diritto di scrivere e dire quello che vogliono e pensano. Non mi piacciono perché danno parola a chi potrebbe tacere".

LA TENEREZZA - GIANNI AMELIO

 

Lei è una persona che nella sua vita non ha mai taciuto, ma denunciato ciò che non andava e non va con i suoi film, i suoi libri, i suoi documentari. L'ultimo, "Casa d'altri", premiato con il primo cortometraggio racconto dell'anima ferita di Amatrice dopo il terremoto del 24 agosto 2016 premiato al Festival Cortinametraggio con un Nastro D'Argento speciale dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici. Perché quella storia?

"Il mio è stato un gesto di protesta contro certi silenzi che riguardano la tragedia del terremoto di Amatrice, ma non solo. Sono partito da questa domanda: perché certe tragedie accadono periodicamente? Non si deve piangere dopo la tragedia, ma un riparo, una soluzione, vanno trovate prima perché le vittime, una volta che ci sono, non possono più protestare".

 

Nella sua vita ha avuto più delusioni o sconfitte?

"Non me ne ricordo nemmeno una di sconfitte, ma di delusioni sì e anche tante, soprattutto quando faccio un film di cui non posso ovviamente mai saperne prima l'esito".

 

Quale è stata la usa più grande conquista?

LA TENEREZZA - GIANNI AMELIO

"Oltre ad essere diventato padre, la mia conquista più grande è fare questo lavoro con una serenità che prima non avevo. Per il primo lungometraggio, avevo anni di tv e gavetta come aiuto e sceneggiatore, ma ero nel panico da prestazione. Nel 1982 parlavo di terrorismo quando era una realtà di tutti i giorni e lo facevo in termini particolari: la storia di un figlio che sospetta un padre terrorista, un cattivo maestro come si diceva allora. Farlo mentre a Milano dove ogni giorno c'erano sempre attentati, mi turbava molto in rapporto al mio lavoro. Accadeva quello che raccontavo nel film. Poi con "Porte Aperte", altro mio film, il macchinista mi disse che gli ricordavo Monicelli e da quel momento qualcosa cambiò. Ho iniziato a lavorare accettando anche di poter sbagliare".

 

L'ultimo suo film, "La tenerezza", è stato molto apprezzato ed amato dal grande pubblico, ha ricevuto premi, tra cui il recente David al suo interprete, Renato Carpentieri. Dopo aver preso il premio ha detto che la tenerezza "è un virtù rivoluzionaria". Per lei, Amelio, cos'è la tenerezza?

LA TENEREZZA - GIANNI AMELIO

 

"Prima di me e di Carpentieri c'è stata la voce di sua santità, Papa Francesco, che ha ricordato in un'omelia che l'uomo ha bisogno di tenerezza. La tenerezza è per me un bisogno che noi esseri umani cerchiamo di nascondere. In genere, soprattutto noi uomini, non abbiamo quel coraggio di fare il gesto perché scambiamo la tenerezza per debolezza, o abbiamo paura che un'altra persona ci consideri fragili perché chiediamo scusa dopo qualcosa che ci ha divisi, o sembriamo arrendevoli, deboli...no, non siamo affatto così, lo ha detto anche il Papa che è una mente politica straordinaria oltre che un uomo di chiesa. La tenerezza è necessaria, è uno stato d'animo che ci rende felici, non scordiamolo mai".

gianni ameliogianni amelio

 

gianni amelio premiato

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