IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - VIDEO! “IO SONO STRONZO… TESTA DI CAZZO… E VADO A ZONZO COME NO STRONZO… CHE FELICITÀ” - FACEVA RIDERE GIORGIO BRACARDI, CHE SE NE È ANDATO A 93 ANNI, DOPO ESSERE SCIVOLATO DA QUALCHE TEMPO NEL TERRENO ASSURDO DEGLI UOMINI DI SPETTACOLO CHE CE L'HANNO COL MONDO - FACEVA RIDERE CATENACCI, NOSTALGICO DEI TEMPI DI QUANDO C’ERA LUI, PER NON PARLARE DI BOZAMBO, ULTIMA BLACK-FACED ITALIANA, IL CAMERIERE DI COSTANZO. PERSONAGGIO SCORRETTISSIMO - COME SPERNACCHIATORE ERA INSUPERABILE. CREDO CHE DESSE IL MEGLIO ALLA RADIO, TAGLIATO E RIMONTATO DA ARBORE E BONCOMPAGNI, MA ESPLOSIVO - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
giorgio bracardi ermanno catenacci 1
Giorgio Bracardi rip “Ma che te frega! Ma che te frega!” - “In galera!” - “Due babà… tre babà… dieci babà” - “Quando c'era lui caro lei…”. Faceva ridere Giorgio Bracardi, che se ne è andato a 93 anni, dopo essere scivolato da qualche tempo nel terreno assurdo degli uomini di spettacolo che ce l'hanno col mondo, a cominciare dagli amici.
Faceva ridere Catenacci, nostalgico dei tempi di quando c’era lui, faceva ridere il dottor Marsala (“ho un cerchio alla testa”), per non parlare di Bozambo, ultima black-faced italiana, il cameriere di Costanzo (“io ganeriere di Gostanzo…”). Personaggio scorrettissimo. Faceva ridere quando cantava “Io sono stronzo… testa di cazzo… e vado a zonzo come no stronzo… che felicità”. Mi ero ripromesso di fargliela cantare in tv e l’ho fatto più volte. E “Corna… corna. corna…” o “Quanta cacca io farò”.
Mi introdusse all’amicizia con Bracardi un amico comune, Dante Matelli, allora giornalista dell’Espresso, quando era l’Espresso. Dante svettava alla radio per numero di babà che gli dava ogni giorno Bozambo. Dante mi disse quanto era generoso e buono Giorgio. E mi spiegò la nascita di un numero meraviglioso che non sono mai riuscito a fargli ripetere integrale, quello de “I funerali del regista Corbucci Sergio”, che si svolgevano ovviamente alla Chiesa degli Artisti a Roma e venivano declamati da Giorgio con la voce dei Cinegiornali Luce.
Mi fa sempre ridere il fatto che Quentin Tarantino, in un suo celebre discorso su Corbucci, lo abbia presentato come un sincero anti-fascista, quasi un eroe partigiano. Mentre il Corbucci di Bracardi era quasi un figlio della Lupa. Il lungo racconto del funerale finiva sempre con un… e ora tutti a bere un aperitivo corroborante al Caffé Rosati… Credo che anche Matelli ci avesse messo del suo nel monologo. Un altro numero celebre, legato al cinema, era quello del Matrimonio di Gigi Magni, che però ricordo vagamente. Ma faceva già ridere il titolo.
Bracardi era una forza della natura. L’uomo più comico del mondo, se voleva, ma assolutamente incapace di recitare per il cinema, anche se ha girato una ventina di film. E assolutamente incapace di seguire delle regole di copione. Doveva improvvisare. Gli detti un ruolo fisso nel programma che feci su Carosello, con testi che doveva leggere nel ruolo di Caio Gregorio, er guardiano der pretorio. NIente. Non funzionava. Non riusciva a farli. Secondo il mio socio Tatti Sanguineti perché erano scritti da un milanese, Alfredo Danti, il vero autore dei testi di Caio Gregorio (“fa la guardia nun me piace, ci ho due metri de torace!”).
Ma non era adatto a quel tipo di comicità con un testo preciso. Doveva improvvisare e non limitarsi a un piccolo numero. Tanto sbagliato era come Caio Gregorio quanto meraviglioso Giorgio era ogni sera con noi. Soprattutto quando, a fine puntata, si esibiva al piano in “Io so no stronzo”... Elio di Elio e le storie tese, che partecipava allo show, se ne innamorò subito. E anche noi. Anche se il programma non fu un successo. Anzi.
Ma Bracardi si svegliò quando venne il suo amico Renzo Arbore e fece ogni tipo di numero urlando a squarciagola. Renzo Arbore lo capiva perfettamente e sapeva come prenderlo. Dopo anni di radio e di televisione.
I personaggi di “Alto gradimento” erano tutti favolosi, Benito Cerbottana, Onorato Spadone, Malik Malik, Scarpantibus… Quando si tentò di riportarli al cinema, nel cinema comico di allora, tra gli anni ’70 e i primi ’80, in realtà non funzionarono mai. Non vorrei farvi un elenco inutile, che inizia con “Patroclooo!... e il soldato Camillone, grande, grosso e frescone” con Piero Vida, o con “La portiera nuda” di Luigi Cozzi e finisce con “La gorilla”, “Mi faccia causa”, “Massimamente… folle”. Sono tutti sbagliati.
E il più sbagliato è quello che avrebbe dovuto segnare una svolta nella sua carriera, cioè “Vinella e Don Pezzotta”, diretto da Mino Guerrini, giornalista dei bei tempi della Dolce Vita, scritto con Dante Matelli e Castellano e PIpolo, che si rivelò un disastro assoluto. Guerrini dormiva sul set, mi disse Giorgio, la notte giocava, beveva, si presentava sul set in uno stato comatoso. Non era possibile farci uscire un film, figuriamoci un successo. Giorgio si scontra col declino del nostro genere.
Non funziona nemmeno in “Avere vent’anni” di Fernando Di Leo, dove fa il commissario fascista. alla fine è divertente in “Carabbinieri” di Francesco Massaro, prodotto da Galliano Juso, scritto da Enrico Vanzina, in “Banana Joe”, magari nei film diretti da Steno, che sapeva come lavorare con i comici più strani, come lui. Ma nessuno riuscì a trasportare al cinema il suo enorme talento di comico naturale. Credo che desse il meglio alla radio, tagliato e rimontato da Arbore e Boncompagni, ma esplosivo. E quindi da usare con parsimonia. Non doveva strafare.
giorgio bracardi ermanno catenacci
Lo ebbi fin dalla prima serie di Stracult, negli sketch de Il Maresciallo Spacca con Piotta e G Max. Era il loro superiore. Ma non riusciva a fare tv senza Giorgio. Si legò a Max Tortora fin dai tempi dell’Ispettore Derrick, in uno sketch che non finiva mai, e a tanti comici che lavoravano nei miei programmi. In “Bla Bla Bla” Giorgio fa il vampiro e ricopre di sputi (veri) i presentatori, Lillo e Greg.
Come spernacchiatore era insuperabile. Nessuno faceva le pernacchie come Giorgio. Senza vergogna. Solo che non riuscivamo a farlo smettere. Negli ultimi tempi solo Nino Frassica era riuscito a fargli fare qualcosa alla radio, se non sbaglio. La cosa che mi stupiva è che, anche ormai anziano, aveva ancora la carica di sempre. Magari si era incattivito, si sentiva tradito. Non accorge dosi che non solo lui era stato tradito dalla televisione e dai tempi che erano cambiati. Ahimé
giorgio bracardi ermanno catenacci 2
giorgio bracardi ermanno catenacci 3
protesta contro mcdonalds a piazza di spagna a roma 1986 - giorgio bracardi claudio villa
Arbore Boncompagni Marenco Bracardi - Alto Gradimento
Arbore Boncompagni Marenco Bracardi - Alto Gradimento
Arbore Boncompagni Marenco Bracardi - Alto Gradimento
ARBORE BRACARDI BONCOMPAGNI



