goffredo fofi

''GLI INTELLETTUALI? NON SONO SCOMPARSI, SI SONO SOLO MOSTRIFICATI'' - GOFFREDO FOFI SMONTA L’INDUSTRIA CULTURALE DEL XXI SECOLO: “DIVI DEI MEDIA IMBONITORI DI SE STESSI, MEMBRI DI UN’ISTITUZIONE COME L’UNIVERSITÀ CHE È PIÙ MAFIOSA DELLA MAFIA, CRITICI CHE NON CRITICANO: CIASCUNO PER SÉ E PER IL PROPRIO CLAN..."

Marco Cicala per “il Venerdì - la Repubblica”

GOFFREDO FOFIGOFFREDO FOFI

 

Nell’antropologia mediterraneo-terminale di Ciprì e Maresco, l’uomo è notoriamente ridotto a una creatura seminuda, primitiva anche se post-tutto. Invece di pelli o fogliame indossa canotta e mutande, quasi sempre slip bianchi, mocassini con calzini corti.

 

Non ha la nobiltà del sopravvissuto né la stralunata poesia di ciechi e mutilati beckettiani: pur rimasto tutto intero, è un torsolo, un residuo, uno scarto senza rimedio.

 

Così lo rivediamo trascinarsi sulla copertina dell’ultimo libro di Goffredo Fofi che si intitola Il cinema del no (Eleuthera edizioni) e ripercorrendo le traiettorie di cineasti radicali a lui cari – Vigo, Buñuel, Bresson, Rocha, Fassbinder, Kaurismäki, lo stesso Maresco... – le mette a confronto con le siccità di un presente non si sa se più cinico o più baro. Vi ricordate gli intellettuali? Beh, non sono scomparsi, ma si sono mostrificati come in un film di Cronenberg:

 

AKI KAURISMAKIAKI KAURISMAKI

«Oggi figurano essere quasi esclusivamente giornalisti e professori, divi dei media imbonitori di se stessi, membri di un’istituzione come l’università che è certamente più mafiosa della mafia, membri delle corporazioni professionali dominanti... critici che non criticano, uffici stampa e propaganda, ciarlatani e narcisi immensamente innamorati di sé; denunciatori e ricattatori professionali – ciascuno per sé e per il proprio clan in un attento gioco di alleanze variabili e opportune».

 

 

Gangster, lumpen, truffatori, papponi e puttane: nella descrizione di Fofi l’industria culturale del XXI secolo assomiglia a un sordido universo brechtiano. Che in una dimensione a tal punto economicizzata ogni concetto di critica sia andato a farsi friggere è poco più di uno scontato corollario.

 

FOFI COVERFOFI COVER

Come tutte le altre merci, anche quelle culturali non vanno discusse, ma innanzitutto vendute. Chi dovrebbe giudicarle non lo fa, o lo fa sempre meno, perché è sempre più incorporato nella loro produzione. E non si morde la mano che ti dà il becchime. Intendiamoci: la proletarizzazione dell’intellettuale non è nata oggi, ma secondo Fofi ha ormai assunto proporzioni smisurate: «Nessuno ha mai studiato quest’aspetto, il che mi scandalizza, ma in Italia quanti siamo a vivere di cultura?». Bella domanda.

 

«Da alcune ricerche risulta che 413 mila persone, nel 2014,  erano occupate ufficialmente, cioè assunte, in festival, editoria, cinema, teatro, musica. Ma il dato non include i precari, le attività occasionali, i dipendenti degli assessorati, le associazioni, la scuola, la pubblicità, i media, internet... Se li mettiamo tutti insieme arriviamo a diversi milioni di persone. Quella culturale non è un’economia in crisi».

 

Perché?

«Perché in Occidente i Poteri hanno capito di aver sempre più bisogno di intellettuali. Ormai anche con la cultura si governa. Parlo di una cultura intesa come manipolazione del consenso, comunicazione, spettacolo, rimbambimento più o meno sofisticato. In un prossimo libro vorrei analizzare la cultura, questa cultura, come nuovo oppio del popolo».

 

E la critica in tutto ciò?

ROBERT BRESSONROBERT BRESSON

«Si è trovata stritolata tra un’università dove le opere vengono dissezionate come cadaveri e un giornalismo dominato dalla semplice informazione pubblicitaria. Il francese Serge Daney diceva: Compito del critico è scrivere una lettera al pubblico perché la legga l’autore.

 

Si potrebbe riformulare anche: Una lettera all’autore perché la legga il pubblico. In ogni caso c’è una triangolazione. Che oggi è saltata. Restano solo il pubblico e il mercato. Nessuno in mezzo. Più nessuna mediazione».

 

Eppure sul web le critiche impazzano.

«La rete è piena di gente che pensa: Dico la mia quindi esisto. Invece quando tutti dicono la propria non esiste più nessuno».

 

Nell’Otto-Novecento, il saggio critico ha potuto rivendicare titoli di nobiltà artistica. D’altra parte era l’arte stessa ad assegnarsi un ruolo combattente. Nel libro si ricorda ad esempio che per un’Elsa Morante «l’artista era il San Giorgio che deve liberare la città dal Drago dell’irrealtà». Eroico.

CARMELO BENECARMELO BENE

«Più che eroica era una concezione quasi religiosa. Almeno in certi momenti storici, arte e religione hanno avuto molto in comune: l’idea di dire o cercare di dire cose sull’umano che la società, la politica, l’organizzazione civile, non sono in grado di dire.

 

Ma che la funzione dell’artista o dell’intellettuale fosse quella di difendere il vero, il giusto e, di conseguenza, il bello, lo pensavano pure i Carmelo Bene, i Fellini, gli Antonioni, gli Sciascia, i Calvino. Magari in forme più caute, autoironiche, però era anche la loro visione».

 

Mentre oggi solo una brodaglia di patetici egolatri? Andiamo...

«Con moltissimi giovani mi trovo estremamente a disagio: si presentano come iperindividualisti, ma un mondo fatto solo di iperindividualisti è di un conformismo bestiale! Scrivono, ballano, recitano, dipingono, filmano, fanno fumetti e organizzano festival con la convinzione che basti esprimersi, che la cultura sia il sostituto della politica, dell’intervento.

FELLINIFELLINI

 

In realtà l’Italia è piena di minoranze sveglie, intelligenze, gente che pensa bene, ma non fa un cazzo. Sono talmente vecchio che sull’inutilità del pensiero senza azione mi ritrovo a citare addirittura Mazzini. E me ne vergogno un po’».

 

Ma che diamine dovrebbero fare?

«Si pensi solo a quanta gente nel Novecento si riuniva per scrivere manifesti, ridefinire il concetto di arte rispetto al proprio tempo. Oggi ce non ce ne sarebbe bisogno? Però nessuno lo fa».

 

VERDONEVERDONE

Nel libro torna a far fuoco su Moretti, Verdone, Benigni. Apprezza, ma con riserve, Garrone, Martone, Saverio Costanzo. E scommette su Pietro Marcello, Michelangelo Frammartino, Roberto Minervini, Alice Rohrwacher... La accusano di salvare solo film austeri e monacali. Ostinatamente marginali...

Goffredo FofiGoffredo Fofi

«Nella marginalità trovi una marea di robaccia narcisistica ma anche novità vere. Certo, la logica minoritaria è anche lei un problema: un tempo eravamo in tanti a credere che non fosse fine a se stessa e potesse smuovere le cose. Adesso non ci crede più nessuno. Tra chi non cerca il successo, la marginalità è spesso accettata e magari pure un po’ compiaciuta».

 

Molti cineasti radicali del Novecento li considera anarchici secondo la definizione che dell’anarchia dava il teorico libertario Colin Ward: «È una forma di disperazione creativa». Ora, creativo è oggi parola dal pessimo odore. Ma la disperazione? Bisogna ripartire da lì?

«Senza cedere al nichilismo, però sì, ripartire da una constatazione di disastro. In questo senso, qualcosa della vecchia tradizione marxista la rivendico».

 

UMBERTO ECO 1UMBERTO ECO 1

Cosa?

«L’idea che il capitale divora continuamente se stesso, che i figli divorano i loro padri. Steve Jobs ammazza Henry Ford e poi qualcun altro si prepara ad ammazzare Steve Jobs e così via. Un sistema cannibalico. Un mondo di cavallette in lotta per l’esistenza a stadi molto primari».

 

GOFFREDO FOFIGOFFREDO FOFI

Un signore da poco scomparso l’avrebbe bollata come apocalittico.

«In certi periodi, di Umberto Eco sono stato anche amico. Aveva i suoi talenti. Ma per lui questo è sempre stato il migliore dei mondi possibili. Non l’ha mai messo in dubbio».

Ultimi Dagoreport

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…