GUCCINI, IL “MAESTRONE” DEI PERMALOSI – ROBERTO VECCHIONI RICORDA L’AMICO SCOMPARSO OGGI A 86 ANNI: “NON VOLEVA ASSOLUTAMENTE ESSERE CRITICATO. ESPRIMEVA LA SUA OPINIONE PRECISA SU TUTTE LE COSE. E SOPRATTUTTO, SE GLI ROMPEVANO I COGLIONI SI ARRABBIAVA DI BRUTTO” – “GIOCAVAMO A CARTE PER ORE, FINO ALLE 5 DEL MATTINO A VOLTE. FINCHÉ NON VINCEVA, VOLEVA CONTINUARE. E SICCOME NON VINCEVA MAI, RIMANEVAMO LÌ E ALLA FINE DOVEVAMO FARLO VINCERE. NON ERA SOLTANTO UN FATTO DI CARTE: L'ULTIMA PAROLA DOVEVA ESSERE SEMPRE LA SUA…” – MATTARELLA: “CON GUCCINI SCOMPARE UN POETA, UN MUSICISTA, UN INTELLETTUALE CHE HA COMPOSTO CANZONI CHE HANNO SEGNATO QUESTI ANNI, CHE PARLANO DI IMPEGNO, DI GIUSTIZIA, DI UGUAGLIANZA”
roberto vecchioni - francesco guccini -
GUCCINI: MATTARELLA, 'POETA CHE HA COMPOSTO CANZONI CHE HANNO SEGNATO QUESTI ANNI'
(Adnkronos) - "Con Francesco Guccini scompare un poeta, un musicista, un intellettuale che ha composto canzoni che hanno segnato questi anni, che parlano di impegno, di giustizia, di uguaglianza. Ai familiari va il più sentito sentimento di cordoglio". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
VINO, CARTE E VITA. MI MANCA GIÀ”
Estratto dell’articolo di Francesca Del Vecchio per www.lastampa.it
francesco guccini foto lapresse
«Ci siamo conosciuti nel ‘73, a Sanremo. Eravamo arrivati troppo presto tutti e due. Ci siamo seduti in un bar, abbiamo preso due bottiglie di vino e abbiamo fatto una gara a chi la finiva prima».
Chi vinse?
«Naturalmente lui. Il che, oggi, mi riporta tristemente al fatto che se n'è anche andato prima lui».
Roberto Vecchioni sorride parlando dell'amico Francesco Guccini, scomparso ieri a 86 anni. Poi la voce s'increspa di malinconia. Tornano i ricordi di una vita fatta di musica, amicizia e lunghe conversazioni «sul mondo e sulle stelle».
Altri aneddoti ne ha?
francesco guccini foto lapresse
«Le nottate passate a giocare a carte. Quando andavo a Pavana stavamo lì per ore, fino alle 5 del mattino a volte. Finché non vinceva, voleva continuare a giocare. E siccome non vinceva mai, né a briscola né a tressette, rimanevamo lì e alla fine dovevamo farlo vincere. È sempre stato così. Si capisce che non era soltanto un fatto di carte: l'ultima parola doveva essere sempre la sua. Era fatto così».
Oltre che perdere a carte, si dice che non amasse molto neanche le critiche.
«Era uno che non voleva assolutamente essere criticato. Sappiamo in quante canzoni ha risposto a certe persone, a certi giornalisti. Non lasciava passare nulla, esprimeva la sua opinione precisa su tutte le cose. E soprattutto, se gli rompevano i c****i si arrabbiava di brutto».
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Eppure la politica, a sinistra, lo ha sempre un po' tirato per la giacchetta. Lui cosa ne pensava?
«Un po' gli stava anche bene, finché non esageravano. Quando accadeva, si nascondeva e non voleva più sentirne parlare».
Nel 2018 avete collaborato in Ti insegnerò a volare. Come nacque quel sodalizio artistico?
«La canzone l'avevo scritta io, Guccini l'ha cantata. Erano cinquant'anni che tentavo di fargli cantare una mia canzone e lui mi aveva sempre detto di no. L'infinito era un disco che adoravo, perché era contro i cretini, un disco sulla libertà d'azione. Gliel'ho fatto ascoltare, gli è piaciuto molto, si è commosso. Gli ho detto: "Delle dodici canzoni scegline una". E lui ha scelto proprio quella dedicata ad Alex Zanardi, un altro amico che non c'è più».
L'ultima volta che vi siete incontrati cosa vi siete detti?
«Non ci siamo detti molto, perché eravamo in una trasmissione televisiva. Ci siamo solo salutati. Non eravamo neanche due che usavano mezzi tecnici, non ci telefonavano spesso né usavamo WhatsApp. Ma quando ci vedevamo di persona facevamo lunghi discorsi sul mondo, sull'infinito».
Ora che Guccini non c'è più cosa rimpiangeremo di lui?
francesco guccini - roberto vecchioni
«L'eredità più grande di Francesco non è tanto La locomotiva, come dicono tutti, perché quella è l'unica canzone politica che ha scritto. La sua caratteristica fondamentale è la ricerca, il bisogno assoluto di scoprire, da queste luci intraviste dal treno, come nella canzone Incontro, che cos'è la verità che passa, poterla afferrare per un attimo, potercisi sedere sopra. Questi attimi li ha avuti con l'amicizia, perché aveva tantissimi amici a Bologna, tutti del suo tipo: tutti un po' scaracollati, tutti un po' strani, tutti musicisti o poeti».
Tra tutti anche lei…
francesco guccini foto lapresse
«Sì, c'ero anch'io: partivo da Milano, andavo a suonare alle Dame o da Vito con lui, perché ci sentivamo protetti da qualcosa di bello nello stare tutti insieme, bravi o non bravi che fossimo».
Lei che lo conosceva bene ne ha compreso, davvero, la natura profonda?
«Era un contadino, un contadino dolce. Il primo della sua famiglia che abbia studiato, diceva lui. Aveva una passione per il sapere, come tutti i naïf: il contadino naïf che scopre Borges, che scopre Montale, che cerca quei "varchi" di cui parlano i poeti. Era un grande ricercatore: ricercatore di affetto, di passione, di unità con gli altri, di amicizia e di verità, anche solo per un minuto».
dalla guccini vecchioni
de andrè vecchioni guccini
francesco guccini foto lapresse
francesco guccini nel 1973
matteo lepore francesco guccini gian luca farinelli foto lapresse
FRANCESCO GUCCINI - ROBERTO BENIGNI - 2
FRANCESCO GUCCINI - ROBERTO BENIGNI - 3


