IL PASSATO NON ‘MORA’ MAI - IL “SILVIO PELVICO” DELLO SHOWBIZ AFFIDA A “CHI” LE SUE STRUGGENTI MEMORIE DAL CARCERE SULLA COSTA SMERALDA SCOREGGIONA E CAFONAL DEGLI ANNI’ 90 - “HO TRASFORMATO LE MIE VILLE IN UN GRANDE BORDELLO PARIGINO: CENTO RAGAZZE IN PERIZOMA E CENTO TOY BOY A PETTO NUDO RICEVEVANO GLI OSPITI AI MIEI PARTY” - “TUTTI CANTAVANO E SI DIVERTIVANO DA SMAILA, POVERI E RICCHI, MA LUI TRE ANNI FA HA LASCIATO. UN GIORNO CAPIRETE IL VERO MOTIVO”…

Lele Mora per "Chi"

Sono tre anni, ormai, che sono assente dalla Costa Smeralda, ma il calore della Sardegna continua ad avvolgermi ancora oggi e vi spiego il motivo. I miei angeli custodi, ovvero gli agenti di polizia penitenziaria, sono quasi tutti sardi. Ed è proprio I miei angeli custodi il titolo del libro che scriverò, quando riassaporerò la libertà. Costoro come mi rendono meno amare le giornate? Semplice: mi raccontano la storia di quella terra magica, chiamata Sardegna. E allora parliamo della Costa Smeralda.

Si narra che il principe Karim Aga Khan abbia notato la Costa Smeralda sorvolandola. Lo stesso ho fatto io. Sono atterrato a Olbia con l'aereo privato di un mio amico ricco, che possedeva già la casa a Cala di Volpe (una delle zone più belle). Erano gli Anni 80. Ricordo il profumo, il venticello e l'energia positiva che si percepiva nell'aria. Ho pensato: «Altro che Maldive, qui si sta divinamente e siamo a un'ora e mezzo da Milano». Ho subito deciso di trovarmi una villetta per trascorrervi le vacanze. Ho trovato una casa non grande, ma con la vista sul Pevero, località Pantogia. La villa si chiamava villa Paradiso, nome perfetto.

Il colore del mare era proprio smeraldo. In quel posto provavo una sensazione di libertà e serenità. Ho capito subito che quell'isola doveva diventare un punto di riferimento per lavoro, divertimento e relax. Io venivo da un paesino del Polesine, in Veneto. Un posto duro e povero, dove la cosa più bella e libera erano le zanzare.

Il proprietario della mia villa era un po' rozzo, ma con un gran cuore. Gli ho suscitato simpatia e, per affittare la dimora quattro mesi all'anno, mi faceva un buon prezzo. Da villa Paradiso vedevo un panorama che ancora oggi, dietro le sbarre, ho davanti agli occhi: un lembo di terra vergine, bagnato da una baia di un verde che non esiste in nessun altro Paese al mondo.

Quell'anno ho trascorso un'estate con pochi amici. Volevo capire come trasformare i soggiorni in Sardegna in vacanza, lavoro e business. Era evidente che in Costa Smeralda la stagione era molto corta, soprattutto per i prezzi altissimi che imponeva Porto Cervo. Ma la mia mente viaggiava veloce. Ho pensato che, con eventi, feste e spettacoli, si poteva lanciare questa terra ancora vergine e renderla famosa.

Il primo passo l'ho fatto la stagione successiva con l'evento Moda Mare Porto Cervo. Poi sono venuti i tornei di calcetto, di pallavolo, di tennis con i più grandi nomi dello sport, della tv, del cinema e del giornalismo, che in breve hanno riempito le pagine dei giornali. Ai tempi non c'erano tanti fotografi. Solo due avevano capito il business, Salvo La Fata e Riccardo Frezza, che io chiamavo il gatto e la volpe.

In quegli anni non c'era la crisi di adesso e molte aziende ci tenevano a pubblicizzare i loro marchi. Ecco perché sponsorizzavano i miei party. Mancavano, però, le discoteche. C'erano solo tre locali: lo storico Sottovento, il Pevero e il Ritual, un locale scavato nella roccia. Umberto Smaila aveva aperto da poco il suo primo Smaila's, a Poltu Quatu. Umberto era come il pifferaio magico: tutte le sere, per vent'anni, ha riempito il suo locale. Tutti cantavano e si divertivano da lui, poveri e ricchi, ma Smaila tre anni fa ha lasciato la Costa Smeralda. Un giorno capirete il vero motivo.

Intanto l'afflusso di gente aumentava, c'era la coda di chilometri per raggiungere Porto Cervo. Al Sottovento, i primi tempi, andavano solo i ricchi, i volti illustri, i grandi capitalisti. Al Pevero era ospite fisso Fiorello, reduce dal grande successo del Karaoke e mio caro amico. In quel periodo nessuno sapeva chi fosse Lele Mora e dovevo dire che era una sensazione bellissima. Maledetta popolarità. Mancava, però, una discoteca, dicevo, un vero e proprio punto di riferimento. Così è arrivata l'era del Billionaire, inventato dal mio amico Flavio Briatore.

I clienti che facevano ore e ore di fila per entrare nel suo locale, ma la selezione all'ingresso era ferrea: niente ciabatte, niente canotte, solo abiti eleganti e gente di grande spessore. Chi non poteva entrare, guardava da fuori. Briatore sapeva come fare business e come far divertire la gente. E io ero accanto a lui. I più grandi artisti internazionali e nazionali frequentavano il Billionaire. L'inaugurazione della stagione era quasi come la prima della Scala: essere lì significava contare, essere qualcuno. Se non c'eri, non eri nessuno.

Era il posto dove nascevano le carriere e gli amori. Una sera ho conosciuto una stilista di nome Roberta, che voleva lanciare un marchio. Mi aveva scelto per organizzare una festa a Porto Rotondo. Detto fatto. Ho portato la gente più bella del mondo al suo party: Monica Vitti, Alberto Sordi, Johnny Dorelli. Siamo finiti sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Il giorno dopo un suo amico voleva una festa come la sua.

Anzi, la voleva ancora più bella. Era Roberto Cavalli. Roberto era molto gentile, ma ancora più gentile era la moglie Eva. Gentile non solo nel porgersi, ma anche nell'anima. Al party erano presenti tremila persone: Naomi Campbell, Zucchero, Sabrina Ferilli, Mara Venier, Simona Ventura, Valeria Marini, celebrità internazionali. Insomma, una serata memorabile.

La festa era diventata un evento, che organizzavamo di anno in anno. Stampa e tv di tutto il mondo riprendevano e raccontavano la Costa Smeralda. Erano gli Anni 90, gli alberghi erano strapieni, gli yacht più belli arrivavano da tutto il mondo.

C'è stato un anno che non scorderò mai. Insieme con i miei collaboratori ho pensato: "E se facessi nevicare in Sardegna?". Et voilà. Era l'8 agosto e casa mia sembrava Cortina d'Ampezzo. Ma non mi bastava, volevo di più. L'anno successivo ho trasformato le mie ville in un grande bordello parigino.

All'ingresso cento ragazze in perizoma e cento toy boy a petto nudo ricevevano gli ospiti. E per contorno drag queen arrivate da Parigi con costumi meravigliosi. C'erano, per citare i primi che mi vengono in mente, Lenny Kravitz, Gigi D'Alessio e Mike Tyson, che si divertiva come un pazzo. Una festa che ancora oggi la Costa Smeralda ricorda.

Per non parlare, poi, dell'appuntamento a Liscia Ruja, in spiaggia, sempre a Porto Cervo, per la festa di Ferragosto, cui partecipavano circa diecimila persone. Si faceva la gara con i fucili ad acqua, mentre io regalavo alla folla tutto il materiale che ricevevo dagli sponsor. Circa 5 o 6 mila fucili ad acqua, magliette, cappellini, infradito. Offrivo da bere e tagliavo anguria per tutti.

Ma alla fine ero stanco, di quella vita e dell'invidia. L'invidia rovina sempre tutto: vieni criticato, odiato, a volte accusato di cose che non esistono. Lele Mora era il male della Costa Smeralda. Mi definivano il re del trash. Il "lelemorismo" rovinava tutto, ma io davo da lavorare a tantissima gente, regalando sogni. Stanco di essere sempre attaccato e criticato, ho deciso di staccare la spina, lasciando a malincuore il Billionaire. Ma prometto che presto tornerò e rifarò con grande gioia, stile e amore, tutto il necessario per riportare la Costa Smeralda ai fasti di un tempo.

 

 

DA CHI CERA UNA VOLTA LA COSTA SMERALDA NEI RICORDI DI LELE MORA DA CHI CERA UNA VOLTA LA COSTA SMERALDA NEI RICORDI DI LELE MORA DA CHI CERA UNA VOLTA LA COSTA SMERALDA NEI RICORDI DI LELE MORA DA CHI CERA UNA VOLTA LA COSTA SMERALDA NEI RICORDI DI LELE MORA DA CHI CERA UNA VOLTA LA COSTA SMERALDA NEI RICORDI DI LELE MORA lele moralele moralele moraLele Mora

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