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“IL DISAGIO È PARTE DEL MIO ESSERE” – MADAME TORNA DOPO TRE ANNI DI ASSENZA E UN RICOVERO IN UNA SORTA DI REHAB E APRE LE VALVOLE: “HO AVUTO DUE ANNI DI VUOTO. HO VISTO CHI SI AVVICINAVA A ME PER MANGIARE DAL MIO PIATTO. SAPEVO CHE NON AVREI FATTO DE ANDRÉ NELLA VITA. HO SCELTO UN LINGUAGGIO PIÙ POPOLARE E MENO INTELLETTUALE. UNA DELLE MIA MASSIME È CHE NON C’È 'DELITTO E CASTIGO' SENZA 'TEMPTATION ISLAND'. IL SESSO? NON PARLARNE SAREBBE COME NEGARE UNA PARTE DI ME. TUTTI HANNO I GENITALI, TUTTI PENSANO AL SESSO, TUTTI HANNO VISTO UN PORNO…”

 

Andrea Silenzi per repubblica.it - Estratti

 

Una confessione. Cruda, sincera fino quasi al paradosso, romantica nel senso più letterario della parola. Il suo nuovo album Disincanto, anticipato dai singoli Disincanto, Ok e Rosso come il fango, è il manifesto dello sturm und drang di Madame.

 

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Tre anni di assenza dalle scene in cui nella vita di Francesca Calearo, nata nel 2002, sono successe tante cose e certamente non sempre belle: nelle canzoni del disco Madame parla di periodi trascorsi in cura (su cui però non fornisce dettagli, «basta quello che c’è nella canzoni»), di sesso, di pressioni subite a tanti livelli, dei guasti dell’industria musicale nella sua totalità, di delusioni profonde e di rinascite faticose, di sedute di analisi (Grazie è una cronaca nuda e cruda di un dialogo in terapia) e dell’incapacità di dire no, anche a costo di un disastroso autosabotaggio. Non spara sentenze, piuttosto solleva interrogativi.

 

Sul disco sono ospiti Marracash, che duetta in Volevo capire, Nerissima Serpe, Papa V e 6occia nel brano Puttana svizzera. E intanto prepara il suo atteso ritorno sulle scene live: il suo Madame tour estate 2026 prenderà il via il 3 luglio da Legnano per fare tappa in numerosi festival in tutta Italia.

 

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In questo disco le parole quasi sovrastano la musica, che pure è molto potente. Cosa è successo in questi ultimi tre anni?

«Tante cose. Ho cercato il più possibile di riassumerle, ci sono stati momenti positivi e negativi. Ho cercato di ricavarne il meglio possibile, mettendo a nudo il mio dolore e trascrivendo le mie riflessioni di questo periodo. La mia sofferenza non è più originale di quella degli altri, ma può essere interessante capire come ne sono uscita».

 

Quello che racconta è più disincanto o disagio? A un certo punto racconta di essere stata in una sorta di rehab.

«Penso che in una personalità come la mia il disagio sia parte del mio essere. Da bambina, rispetto alle mie coetanee, avevo delle caratteristiche in più e altre in meno. Il disagio mi ha sempre accompagnata. Sono contenta però perché il mettere in piazza il mio disagio è anche un modo per disinnescarlo, per prenderlo un po’ in giro. Questo disco è un reportage del mio ritorno alla vita».

 

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Andrea Laffranchi per corriere.it - Estratti

 

(...) Nel disco c’è anche il disincanto rispetto al mondo dorato dell’intrattenimento. In «Come stai?» e «Mai più» accusa un’industria musicale fatta personaggi in stile il gatto la volpe, ricatti delle radio e hit fabbricate...

«Alcune cose sono accadute a me. Non serve fare nomi (la rima diablo fa pensare a Shablo ndr), ma ho visto chi si avvicinava a me per mangiare dal mio piatto... Altre cose le ho viste accadere, anche in altri ambienti lavorativi. Sono mossa da rabbia e da un forte senso di ingiustizia: era impossibile tacere».

Il disincanto è un fattore positivo o distruttivo?

«Da alcuni punti di vista positivo: riscrivi le tue regole, vivi la vita a modo tuo e non come ti dicono gli altri. Di negativo c’è la rottura dell’incanto alla quale poi però segue un’altra cosa buona, ovvero la ricostruzione».

Sempre da «Come stai?»: «Madame ha salvato una ragazzina». È Francesca la ragazzina?

«Sì sono io. Fra una ragazzina che si sente inferiore a quello che è, e un’artista che si sente superiore a quello che è, ci può essere clash violento. E anche perdita di identità. Col lavoro su me stessa sto cercando un punto di incontro perché dentro un ego molto gonfio c’è solo aria. E io cerco la verità, non l’aria».

 

Le verità su se stessa in alcuni brani sono crude: parla di ricoveri e psicofarmaci senza giri di parole...

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«Ho avuto due anni di vuoto. Scrivevo e registravo canzoni sul telefono, ma non si capiva nulla. Il disco è nato dopo ed è la visione lucida di un dolore, un modo per dargli un senso e per esorcizzarlo. È stato un percorso. Con il ricovero è ri-iniziato tutto. È quando tutto si acquieta che devi ricostruire».

 

Dopo il premio Tenco col primo album, «Amore» sembrava una convinta svolta cantautorale. Qui si torna verso l’urban...

«Una delle cose che mi ha aiutato a tornare a scrivere è stato partire da basi semplici: tre suoni e io che ci canto sopra. Avevo l’esigenza di riallacciarmi alle mie origini. Sapevo che non avrei fatto De André nella vita. Ce n’è già stato uno e io non servo. E avevo bisogno di divertirmi con rime e cose un po’ sconcette...».

 

Di explicit lyrics ce ne sono molte...

«Mai avuto paura di dire certe cose nella canzoni, ma anche nella vita di tutti i giorni dico parolacce e faccio allusioni sessuali. Ho scelto un linguaggio più popolare e meno intellettuale. Una delle mia massime è che non c’è Delitto e castigo senza Temptation Island».

Si espone anche sulla sua sessualità...

«Per me è un tema potente e importante. Non parlarne sarebbe come negare una parte di me. Tutti hanno i genitali, tutti pensano al sesso, tutti hanno visto un porno».

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