carlo de benedetti urbano cairo monica mondardini roberto moro corrado corradi

GEDI È SOLO L’INIZIO - ALLE INDAGINI SUI PREPENSIONAMENTI A LARGO FOCHETTI, CON SEQUESTRO DI OLTRE 30 MILIONI DI EURO,  PRESTO POTREBBERO AGGIUNGERSI ULTERIORI ACCERTAMENTI ANCHE IN ALTRI GRUPPI EDITORIALI, A PARTIRE DA “RCS” E “SOLE 24 ORE” - E INTANTO POTREBBE ARRIVARE LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER I DIRIGENTI GEDI CHE RISULTANO INDAGATI, TRA CUI ROBERTO MORO, CORRADO CORRADI E L’EX AD MONICA MONDARDINI, RIMASTA CON I DE BENEDETTI ALLA CIR DOPO LA CESSIONE DI GEDI A EXOR

Giacomo Amadori per "La Verità"

 

carlo de benedetti urbano cairo

Le indagini presso il gruppo editoriale Gedi (che hanno portato a un sequestro preventivo da oltre 30 milioni di euro) sono una sorta di progetto pilota che presto sarà seguito da ulteriori accertamenti da parte degli specialisti dell'Inps e dell'Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) in altri gruppi editoriali, a partire da Rcs e gruppo Sole 24 ore.

 

JOHN ELKANN CARLO DE BENEDETTI

Del resto le investigazioni della Procura capitolina sono partite nel 2018 proprio da una segnalazione dell'Inl che aveva riscontrato un'ipotetica truffa ai danni dello Stato aggravata dall'entità del danno patrimoniale per decine di prepensionamenti e accessi alla Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs), attraverso trasferimenti e demansionamenti fittizi, di cui approfittarono una ventina di dirigenti e una cinquantina di dipendenti che non avevano diritto al beneficio.

 

Monica Mondardini

Alla vigilia delle feste natalizie, a quattro anni dalle prime perquisizioni in nove aziende del gruppo, il Gip ha autorizzato il congelamento del tesoretto. Adesso potrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio per i dirigenti Gedi che risultano indagati. I nomi di tre di loro sono stati confermati alla Verità nei giorni scorsi: si tratta del direttore delle risorse umane Roberto Moro, del capo della divisione Stampa nazionale Corrado Corradi e dell'ex amministratore delegato Monica Mondardini, rimasta con la famiglia De Benedetti come ad della Cir Spa dopo che Gedi è stata ceduta alla Exor degli Agnelli.

 

ROBERTO MORO

Gli inquirenti dovrebbero a breve iniziare a interrogare gli ex lavoratori considerati complici della presunta truffa e sequestrare loro le pensioni illecitamente percepite.Fonti interne dell'Inps ci riferiscono che l'istituto e l'Inl stanno attendendo la conclusione delle indagini preliminari sui presunti imbrogli di Gedi e alla fine di questa fase di osservazione, quando la situazione sarà più definita, dovrebbero partire ulteriori ispezioni su Milano, e Torino nei confronti di altre case editrici, come Rcs (che edita, tra le altre testate, Il Corriere della sera) e il Sole 24 Ore.

STEFANO FELTRI E CARLO DE BENEDETTI A DOGLIANI 2020

 

Il nuovo capitolo si aprirà nel 2022, quando gli ispettori avranno cognizione di quali saranno stati gli ulteriori accertamenti effettuati dalla Procura e dalla Guardia di finanza e quindi avranno ulteriori elementi per fare controlli ancora più mirati, anche in considerazione delle contestazioni che avranno trovato accoglimento in Tribunale.

 

corrado corradi foto di bacco

Con un precedente tanto significativo e il conseguente ulteriore bagaglio di conoscenze gli ispettori andranno nelle varie aziende a prendere visione della documentazione d'interesse, di quelle che una fonte definisce «le carte giuste». In questa fase due se gli ispettori riscontreranno reati avranno l'obbligo di segnalarli alle Procure eventualmente interessate, altrimenti concluderanno il lavoro con un verbale di addebito laddove saranno riscontrate (quasi sicuramente, ci dicono, alla luce dei controlli preliminari) delle irregolarità dal punto di vista contributivo.

 

Mondardini

Ieri Il Fatto quotidiano ha annunciato che ci sarebbe già un fascicolo aperto sui prepensionati di Rcs a Milano. Ma le nostre fonti escludono che l'Inps abbia completato accertamenti in Lombardia e che quindi abbia fatto segnalazioni in Procura, che vengono trasmesse solo all'esito delle ispezioni. Anche dalla Finanza hanno confermato che non ci sarebbero fascicoli su Rcs. Il procuratore meneghino facente funzioni Riccardo Targetti ha chiuso il discorso in serata: «Ho controllato con i miei aggiunti. Allo stato non c'è nessun procedimento contro noti o ignoti, né nessuna indagine in corso su Rcs. Non posso escludere che ci sia da qualche parte un esposto parcheggiato a modello 45, ma certo non c'è niente di operativo».

 

Anche perché Inps e Inl non hanno trasmesso i loro accertamenti. Le indagini sui prepensionamenti che hanno portato al sequestro milionario di dicembre sono partite da una mail arrivata all'Inps nel maggio del 2016.

 

Massimo Cioffi

Allora G. D., controller di Elemedia, la società che raggruppa le emittenti radiofoniche del gruppo Gedi scrive all'allora presidente dell'Inps Tito Boeri questa mail: «Poniamo per assurdo che qualche azienda nel paese dei furbi dicesse che ha oggi 3 esuberi di personale, però 1 dei 3 è stato assunto ieri proprio per poter usufruire di vantaggiosissimi ammortizzatori sociali, qualcosa del tipo pensione anticipata o cassa integrazione. Guarda caso questo assunto ieri, arriva (ironia della sorte?) da una azienda perfettamente in utile dello stesso gruppo. Questa potrebbe essere considerata una truffa?».

 

Quattro anni prima un anonimo aveva segnalato altre anomalie, ma l'allora direttore dell'Inps della Lazio, Gabriella Di Michele, aveva riferito che «il controllo effettuato a livello amministrativo sulle posizioni dei dipendenti del gruppo L'Espresso (oggi Gedi, ndr) è risultato regolare e, pertanto, non sembrano esserci elementi tali da suffragare la segnalazione anonima».

TITO BOERI ENRICO LETTA

 

Ma torniamo a G. D.. Un mese dopo la sua prima mail svela a Boeri che la sua ipotesi «per assurdo» è ben radicata nella realtà: «Presto farò formale esposto alla Guardia di finanza, ma sono fiducioso che lei farà le dovute verifiche e che procederà senza esitazione, a differenza di quanto ha fatto la Cgil, per riportare giustizia».

 

Quando viene informato il Dg Massimo Cioffi ordina l'apertura di un tavolo tecnico sulla questione, che viene avviato a settembre; i dirigenti coinvolti decidono di informare il ministero del Lavoro subito dopo aver fatto partire l'ispezione. A novembre, di fronte alla bozza di relazione da inviare al governo, tutti gli altri dirigenti coinvolti danno il loro assenso per iscritto tranne la Di Michele, la stessa del «controllo regolare» del 2012, la quale offre un «concordo» informale e condiziona il suo benestare a un allargamento dell'ispezione agli altri gruppi editoriali.

 

RODOLFO DE BENEDETTI MONICA MONDARDINI JOHN ELKANN

Cioffi accoglie la proposta di estendere l'attività. Dopo qualche giorno viene dato mandato ufficiale di controllare il gruppo L'Espresso, ma contestualmente partono le verifiche istruttorie nei confronti di Rcs e Sole 24 Ore.

 

Intanto ieri Carlo De Benedetti ha fatto sapere al sito Dagospia che ha ripreso i nostri articoli sull'affaire Gedi, che lui «non aveva deleghe operative ed era totalmente estraneo alla vicenda, di cui venne a conoscenza solo dopo la visita ispettiva». Come abbiamo già scritto, all'epoca dei fatti, De Benedetti era presidente di quello che allora si chiamava Gruppo editoriale L'Espresso (l'attuale denominazione risale al 2017, anno in cui, De Benedetti ha lasciato la presidenza al figlio Marco), ma nessuno lo ha mai coinvolto nella vicenda giudiziaria.

 

carlo e rodolfo de benedetti

Ai figli De Benedetti aveva già ceduto, nel 2012, anche le quote di controllo delle attività di famiglia, gestite attraverso la Cir Spa.Infine ieri abbiamo raccontato alcune storie di manager della concessionaria pubblicitaria del gruppo Gedi demansionati e mandati in pensione come grafici. Su uno di questi ex dirigenti ci è arrivata una segnalazione anonima via email.D. U., approdato alla Manzoni come quadro il primo maggio 2014, proveniente da Elemedia, dove sembra che l'uomo si occupasse di programmazione radiofonica, è l'unico degli ex dirigenti a non aver ottenuto il prepensionamento nella tornata del 2015, quella sotto esame della Procura capitolina.

 

Ma stando all'anonimo, D.U. «non riuscì a uscire in quel prepensionamento, ma in quello successivo sì!». Quindi il nostro lettore commenta: «Diciamo che senza pudore è stato reinserito il suo nome nel prepensionamento dell'ottobre 2020». Il misterioso informatore aggiunge anche: «Adesso dico, se il suo trasferimento e contestuale demansionamento nel 2015 era una montatura, perché riprovarci nel 2020?». L'anonimo, che sembra avere le idee chiare, una risposta se l'è data: «Erano certi che sarebbe stato tutto insabbiato». Ipotesi che non si è verificata.

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