VIVA, VIVA LA (FINTA) TRATTATIVA! - IL TRIBUNALE DI PALERMO SMONTA TUTTO L’IMPIANTO DI INGROIA - TRANVATA PER TRAVAGLIO, SANTORO E RUOTOLO…

Pierangelo Maurizio per "Libero"

Che strano Paese siamo. Parliamo e straparliamo delle Ardeatine, perché uno degli esecutori è morto alla veneranda età di 100 anni, ma è vietato parlare dell'attentato, e delle sue finalità, voluto dal Pci che scatenò quella carneficina.

Allo stesso modo per cinque anni abbiamo riempito giornali con un'indagine che ha crocefisso i carabinieri del Ros che catturarono Riina permettendo allo Stato messo in ginocchio da Cosa Nostra di risollevarsi, fatti passare come le pedine di un bieco inciucio coi mammasantissima, ci siamo dipinti come se l'Italia fosse stata governata a braccetto con Provenzano da quella quintessenza di ogni bassezza del potere che erano la Dc e il Psi, che poi hanno passato il testimone a quell'altro pozzo del Male noto come Silvio Berlusconi, con Forza Italia nata per volontà dei boss.

Dopo che il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu a luglio sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato, adesso che sono state depositate le motivazioni nelle quali il Tribunale di Palermo dice che sostanzialmente della fantasiosa costruzione su cui l'ex pm Antonio Ingroia ha costruito la sua notorietà non resta in piedi niente, cala il silenzio generale. Si fischietta, in generale si fa finta di niente, in particolare tra i megafoni della vulgata al grido di «È Stato la mafia».

Le motivazioni della IV sezione del Tribunale palermitano, presieduta da Mario Fontana, senza tralasciare una virgola, hanno demolito l'accusa: «Il quadro probatorio ... si presenta spesso, nei vari segmenti che lo compongono, incerto, talora confuso ed anche contraddittorio ...», le indicazioni che ne scaturiscono sono «frammentarie », mantenute in piedi solo a costo «di elaborati ragionamenti ».

Come dire che sarebbe stato sufficiente un po' di buon senso per evitare di dar vita ad un processo che non avrebbe nemmeno dovuto cominciare, prima di aggrovigliare una matassa sempre più confusa. I giudici non hanno tralasciato alcun aspetto. La sentenza è di oltre 1.300 pagine. E' impressionante la mole di documenti acquisiti, su e giù per l'Italia, da Palermo a Firenze, da Torino a Caltanisetta.

Una documentazione imponente ed importante, sugli ultimi 20 anni della nostra storia, che si presta più ad una lettura sul piano politico che su quello giuridico. Certo, c'è anche il contentino di "qualche opacità" che i giudici intravedono nel comportamento tenuto dal Ros guidato dal generale Mori. In 1.300 pagine di sentenza. La foglia di fico a cui si è subito abbarbicato da ieri Il Fatto Quotidiano.

In linea puramente teorica Bernardo Provenzano avrebbe potuto anche essere arrestato in quel di Mezzojuso il fatidico 31 ottobre 1995, scrivono i giudici. Ma in pura teoria. Perché non c'è alcuna certezza che l'incontro tra l'infiltrato Luigi Ilardo, fonte del grande accusatore, l'ex colonnello Michele Riccio, e il boss Provenzano ci sia mai effettivamente stato.

Di certo c'è che Riccio, uno dei due testi chiave dell'accusa, colui che dal 2001 ha accusato il vertice del Ros di avergli impedito di catturare Provenzano, secondo i giudici è caduto in vistose contraddizioni e/o ha mentito, ai magistrati allora nel '95 e adesso nel corso del processo. Spiace dirlo all'ex pm ma i giudici smentiscono l'uscita fatta da Ingroia che quando, a metà luglio, è stata emessa la sentenza, aveva messo le mani avanti e aveva - lui - anticipato le motivazioni, per la gioia de Il Fatto Quotidiano: i carabinieri del Ros quel giorno non arrestarono il boss dei boss, ma non c'è la prova del dolo, cioè che agirono consapevolmente per favorire Cosa Nostra.

La sentenza arriva a tutt'altre conclusioni. Di certo, il presunto mancato intervento a Mezzojuso, in un vertice mafioso che probabilmente non c'è mai stato, non è stata la tappa che ha garantito l'impunità di Provenzano, in cambio della cattura di Riina e della sconfitta dell'ala stragista, nell'ambito di una sordida trattativa avviata con gli incontri dell'allora colonnello Mori e del capitano De Donno con l'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. L'ex ministro dell'Interno, il dc Nicola Mancino, non ha tirato le fila del patto inconfessabile, la Democrazia cristiana non ne è stata il terminale.

Anzi, sempre sul piano storico-politico, bisognerà cominciare a chiedersi se la Dc non la vittima della stagione stragista, visto che le stragi mafiose del '92 e del '93 furono decisive per far saltare definitivamente il quadro politico del Paese. Ma torniamo alla sentenza. Non c'è la benché minima prova che Paolo Borsellino il 19 luglio '92 saltò in aria con la sua scorta perché venne a sapere della trattativa iniziata dai carabinieri con la mafia, ma quell'attentato era stato predisposto da tempo.

Basterebbe questo per chiederci che tipo di informazione abbiamo avuto in questi anni. Ma c'è qualcosa di più. L'altro teste chiave dell'accusa, Massimo Ciancimino, viene stroncato e definito «incline alle vanterie» e alla «manipolazione di documenti». Lui e Riccio hanno mentito.

Il Tribunale ha inviato gli atti alla Procura perché valuti eventuali di ipotesi di reato a loro carico. Cioè si deve valutare se hanno mentito e calunniato deliberatamente o no, e perché. E forse si riuscirà a capire, sempre sul piano storicopolitico, se c'è stata un regia. Bisogna dirlo con le dovute maniere al giro di Servizio pubblico e dintorni. Povero Santoro, povero Ruotolo, povero Travaglio. Anzi no: poveri noi.

 

ingroia nel durante il processo contrada INGROIA innocenzi travaglio vauro santoro santoro travaglio Sandro Ruotolo MASSIMO CIANCIMINOMARIO MORIMario Mori

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…