sergio brunelli e il figlio non vedente

"PORTAMI AL MARE, FAMMI SOGNARE..." - L'AMORE INFINITO DI UN PADRE PER IL PROPRIO FIGLIO NON VEDENTE E LA STORIA DI UN VIAGGIO CONTROVENTO IN TANDEM – QUELLA PROMESSA FATTA DUE ANNI FA, LA PARTENZA DA CREMONA, I TRE GIORNI IN SELLA: 270 CHILOMETRI, UNA GOMMA BUCATA E QUEL SIGNORE CHE... - “MIA MOGLIE HA DETTO CHE ERO PAZZO. E FORSE AVEVA PURE RAGIONE” – E IL FIGLIO? APPENA HA ANNUSATO L'ARIA DEL MARE, HA DETTO... 

Enrico Galletti per il Corriere della sera

 

sergio brunelli e il figlio non vedente

Non era d' accordo, mia moglie: quando gliel' ho detto mi ha guardato e mi ha risposto che ero pazzo. E forse aveva pure ragione». Lo ammette solo ora Sergio Brunelli, non lunedì, quando in gioco c' era un patto. Da due anni giurava a suo figlio Roberto, non vedente dalla nascita, che lo avrebbe portato al mare in bicicletta. Quella promessa è una sveglia alle sei del mattino che profuma di panini al prosciutto mangiati in una piazzola sul ciglio della strada. È il grido di libertà lanciato a squarciagola alla fine di tre giorni in viaggio lungo gli argini del Po.

sergio brunelli e il figlio non vedente

 

Sono 270 chilometri per toccare l' acqua del mare, macinati a bordo di un tandem giallo, il mezzo che li tiene uniti e racconta un po' di loro anche a Cingia de' Botti, paese di mille abitanti in provincia di Cremona dove vivono.

 

Li si vede sfrecciare per quelle vie a qualsiasi ora, sempre a bordo della loro due ruote. Papà Sergio, 69 anni, davanti; dietro, il figlio Roberto, che di anni ne ha trentadue e fa il centralinista in una casa di riposo, riceve le telefonate e fissa gli appuntamenti con il codice Braille. È autonomo, vive da solo col suo cane Josh che lo guida in ogni passo. Lunedì scorso, però, a guidarlo c' era papà. Il viaggio è cominciato all' alba. «Siamo ciclisti di pianura, noi, mica esperti», ripete Sergio che nel suo elogio della lentezza rispolvera un detto dei suoi nonni: «Chi va piano, va sano e lontano».

 

Nel portabagagli del loro tandem i vestiti, un imper-meabile, due panini. Il resto verrà lungo il viaggio. Si parte alle sei, la prima sosta è a pochi chilometri da casa per guardare la cartina e progettare il tragitto. Poi dritti verso la meta; l' arrivo a Rosolina Mare sarà in tre tappe e tre giorni.

 

In mezzo, tra le curve che si lasciano alle spalle la Lombardia e varcano la soglia del Veneto, Sergio racconta al suo Roberto ogni dettaglio del viaggio, gli fa da cicerone traducendo a parole quello che i suoi occhi non vedono. «Paese dopo paese, spiegavo a mio figlio come fosse la strada che stavamo percorrendo. Lui da dietro faceva sì con la testa e io capivo che capiva». Poi il primo incidente di percorso.

 

sergio brunelli e il figlio non vedente

«Abbiamo bucato la gomma posteriore - racconta Sergio -. Nel piccolo paese di Guarda Veneta abbiamo trovato un signore anziano che ha messo una pezza sulla ruota e ci ha dato una mano a ripartire. Poi ci sono stati i settanta chilometri col vento contro, una fatica immane. Lungo quella strada e durante le soste abbiamo incontrato diverse persone, come Chiara e Maurizio, che hanno condiviso il viaggio con noi. Roberto, a tutti, raccontava la sua storia, diceva che eravamo in viaggio per portare il nostro tandem in riva al mare e che ce l' avremmo fatta. Un signore che procedeva in senso contrario al nostro ha deciso di unirsi a noi, ha girato la bici e ci ha fatto da guida».

 

Le prime soddisfazioni sono arrivate a tredici chilometri dalla meta. «Percorrendo l' argine dell' Adige il mio cuore ha cominciato a riempirsi di gioia. Mi sono girato tentando di nascondere le lacrime che mi rigavano il volto e lì ho visto lo sguardo di mio figlio illuminarsi: sentiva il mare». «Grazie, papà». E l' emozione si è sciolta. «Non so cosa abbia provato Roberto dentro di sé - spiega ora Sergio -. So cosa ho provato io, fra problemi e risalite».

 

Papà Sergio, ormai in pensione dopo una vita da cuoco, quell' impresa la progettava da sempre. La racconta ai suoi compaesani, che una volta saputo dell' avventura hanno cominciato a fargli mille domande. E lui tira fuori tutto.

 

Dall' arrivo di Roberto, nato di cinque mesi, ai problemi agli occhi, l' operazione fallita, gli alti e i bassi, «le montagne russe», proprio come quel viaggio verso il mare. Come i sorrisi e il loro tandem buttato controvento a percorrere la strada.

sergio brunelli e il figlio non vedente

 

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