enrico carlo vanzina

L'AVVENTUROSA STORIA DEL CINEMA ITALIANO RACCONTATA DAI VANZINA - LE STORIE DI COME SI FA (O NON SI FA) UN FILM SONO BELLE COME UN FILM. SE NON CI CREDETE, ECCO QUALCHE ESEMPIO - VOLONTÉ E QUELLA COPIA DI “PLAYMEN” – LA CRISI ISTERICA DI DE LAURENTIIS ALLA VISIONE DI ‘’S.P.Q.R.’’: “MI AVETE TRUFFATO” – IL MANCATO POMPINO DI MONICA LEWINSKY SU UNA SEGGIOVIA - LA BATTUTA DI CHRISTIAN DE SICA CHE, A BORDO DI UNA BIGA, GRIDA RIVOLTO ALLA SUA AMANTE: “A' ISIDE, FAMME 'NA POMPA” - VIDEO

Antonio D’Orrico per La Lettura – Corriere della Sera

 

carlo e enrico vanzina

Lo sceneggiatore era uno dei più grandi del cinema italiano, Luciano Vincenzoni, l' autore di Signore & Signori . Il film era La poliziotta , regia del grande Steno, la firma di tanta commedia all' italiana da Un americano a Roma a Guardie e ladri . Protagonista, accanto a Mariangela Melato, era Renato Pozzetto, che stava per diventare un divo del cinema dopo esserlo stato del cabaret (al Derby di Milano) e della tv.

 

In una scena Pozzetto andava a teatro a vedere un dramma su Giovanna d' Arco. All' uscita, un' amica gli chiedeva notizie sullo spettacolo e lui rispondeva qualcosa di divertente. Ma a Vincenzoni la battuta giusta non veniva e Pozzetto era preoccupato. Tra gli sceneggiatori c' era anche il giovanissimo Enrico Vanzina che stava facendo la sua gavetta (sua madre l' aveva fatto studiare per diventare ambasciatore, ma lui sognava di fare lo scrittore). A Vanzina la battuta giusta era venuta. La confidò a Pozzetto e la faccia del comico si allargò in un sorriso. All' amica che gli chiede com' è la pièce sulla pulzella d' Orléans, Pozzetto risponde: «Mah, è la storia di un incendio».

 

UN GIORNO IN PRETURA STENO CON CARLO ED ENRICO VANZINA

Così cominciò la lunga carriera di Enrico, il primogenito di Stefano Vanzina, in arte Steno. E cominciò la sua intesa particolare con i comici: da Diego Abatantuono a Christian De Sica, Massimo Boldi, Carlo Buccirosso e via dicendo. Una carriera condivisa con il fratello Carlo per quarant' anni e sessanta film. Ai figli di Steno, Rocco Moccagatta (segnatevi il nome se non lo conoscete), critico e storico cinematografico, ha dedicato una intervistona (supera le 200 pagine), pezzo forte del libro Carlo & Enrico Vanzina. Artigiani del cinema popolare (Bietti edizioni). Intervista che è anche l' ultima a Carlo Vanzina, morto lo scorso 8 luglio.

 

le finte biondeRocco Moccagatta

A parte la pregevolissima e appassionante L' avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti , di cui furono autori Franca Faldini (in Totò) e Goffredo Fofi, che purtroppo si ferma al 1969, la vita quotidiana, il backstage del cinema italiano non sono stati raccontati come meriterebbero. Nel giro dei cinematografari, addetti ai lavori o semplici appassionati, si invoca spesso un aggiornamento dell' Avventurosa storia e, dopo averlo invocato, ci si chiede: chi potrebbe scrivere il sequel del cineromanzo di Faldini & Fofi? La risposta è Rocco Moccagatta e lo dimostra nell' intervista ai Vanzina confermando il detto di Hollywood, ma anche di Cinecittà, secondo il quale le storie di come si fa (o non si fa) un film sono belle come un film. In certi casi, addirittura di più. Se non ci credete, ecco qualche esempio.

 

sordi carlo enrico vanzina

L' avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai Vanzina Bros potrebbe cominciare dalla volta che decisero di fare un film da Tre colonne in cronaca , il giallo scritto dalle firme di «Repubblica» (all' epoca giornale di gran moda) Daniela Pasti e Corrado Augias. Il libro era anche un romanzo a chiave e tanti si divertirono a provare a indovinare quali famosi giornalisti si nascondessero dietro i personaggi del thriller. La cosa più difficile, al momento di portarlo sugli schermi, era perciò scegliere l' attore per la parte del direttore Landolfi, al secolo Eugenio Scalfari.

 

Secondo Carlo ed Enrico non poteva che essere Gian Maria Volonté. Qualcuno cercò di dissuaderli. L' attore veniva dal cinema di impegno civile (da Elio Petri, da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto , che aveva trionfato agli Oscar), cosa c' entrava con i Vanzina, campioni del cinema comico e nazionalpopolare? Ma allora (il film uscì nel 1990, il libro era del 1987), gli eredi di Steno avevano voglia di cambiare status e tentare, con la complicità dei produttori Mario e Vittorio Cecchi Gori, la strada di un cinema internazionalchic.

de sica carlo vanzina

 

Volonté incontrò i fratelli nella sua villa ai Castelli Romani, lesse il copione e accettò. Però tutto rischiò di sfumare già al primo ciak. C' era da girare una scena con i giornalisti seduti al tavolo delle riunioni di redazione (le messe cantate di Scalfari, come venivano chiamate). Il tavolo doveva apparire sepolto da montagne di giornali.

Qualcuno per fare volume aveva usato anche pacchi della corposa rivista «Playmen» (il mensile di Adelina Tattilo, risposta italiana a «Playboy» di Hugh Hefner).

 

mario cecchi gori

Carlo Vanzina stava per dire «Motore!», quando Volonté si tuffò come un falco tra i giornali ammucchiati e prese con cautela tra pollice e indice, come un indizio sulla scena del crimine, una copia di «Playmen» e cominciò a sbraitare: «Allora ditelo che non è un film serio, che è una presa in giro!». Poi fece per andarsene mandando tutti a quel paese. Carlo, che era non meno fumantino di lui, replicò: «No, affanculo ci vai tu!». Il film era già finito ancora prima di cominciare? No, perché l' attore replicò a sua volta: «Allora, andate affanculo tutti, meno te!». Così fu firmato l' armistizio. E le riprese continuarono.

 

Tre colonne in cronaca non era un brutto film, ma non ebbe fortuna. Oggi così se lo spiega Enrico parlando con Moccagatta: «Il pubblico di Volonté leggeva il nome Vanzina e inorridiva. Il pubblico dei Vanzina leggeva il nome Volonté e scappava a gambe levate. Chi ci fece una malattia fu il vecchio Mario Cecchi Gori, che ci aveva creduto moltissimo».

in ricordo di carlo vanzina 3

 

Però ci fu una specie di premio di consolazione. Volonté disse in seguito che Carlo Vanzina era uno dei migliori registi con cui avesse lavorato. E per molto tempo Volonté e i Vanzina cullarono il progetto di un Don Chisciotte con Volonté nella parte del cavaliere e Paolo Villaggio in quella dello scudiero Sancho Panza, l' ennesimo film nella lunga lista dei film bellissimi mai girati.

 

monica vitti michelangelo antonioni

Nessuno è profeta in patria, soprattutto nella patria cinematografica. Lo sa bene Aurelio De Laurentiis. Era lui il produttore di S.P.Q.R. - 2000 e ½ anni fa , il film del 1994 che raccontava Tangentopoli praticamente in diretta ambientandola nell' antica Roma e che incassò 48 miliardi di lire, il maggiore nella storia della ditta Vanzina Bros. Eppure De Laurentiis, quando vide il film in anteprima, non ne intuì il devastante potenziale economico. Anzi, si alzò dalla poltrona, corse nella cabina di proiezione e, in preda a una crisi isterica, prese a calci le pizze con la pellicola gridando: «Mi avete truffato».

 

in ricordo di carlo vanzina 6

S.P.Q.R. è stato accusato di aver dato la stura all' involgarimento definitivo dei cinepanettoni. «L' Espresso», al tempo, pubblicò un articolo che elencava tutte le parolacce pronunciate nel film. L' articolo era effettivamente molto lungo. Fece epoca la battuta di Christian De Sica che, a bordo di una biga, grida rivolto alla sua amante (una modella egizia): «A' Iside, famme 'na pompa».

monica lewinsky bill clinton 1

 

A questo tipo di accuse i Vanzina hanno sempre risposto richiamandosi ai fondamentali del genere. La volgarità è uno dei ferri del mestiere (mai politicamente corretto) del comico. Si ride da sempre per le stesse cose: «La fame, la iella, l' amnesia, la merda». Certo è che il comune senso della volgarità non coincide con il senso della volgarità dei fratelli. Lo dimostra un episodio.

 

carla gravina volonte 01

Per il compleanno della figlia, Carlo invitò i compagni di scuola (un istituto di suore) della ragazza a vedere S.P.Q.R. Andò tutto bene fino a quando De Sica lancia la sua proposta a Iside. Gli altri genitori gli levarono il saluto. Eppure poteva finire peggio. Sei anni dopo, durante la preparazione di Vacanze di Natale 2000 , De Laurentiis annunciò trionfante ai Vanzina: «Ho avuto un' idea grandiosa!». Voleva scritturare Monica Lewinsky (fresca protagonista del sexgate con Bill Clinton alla Casa Bianca, che ha appena ispirato una serie televisiva) per una scena in cui si sarebbe dovuta esibire «in fellatio su De Sica a bordo di una seggiovia». Altro che biga, altro che Iside. I fratelli quasi tolsero il saluto a De Laurentiis.

de laurentiis

 

Una delle pellicole che hanno fatto il brand Vanzina è Sotto il vestito niente , un manifesto degli anni Ottanta. Il bello è che loro quel film non avrebbero dovuto girarlo. Il regista designato era Michelangelo Antonioni. Cosa ne avrebbe fatto: un Blow-Up di rito ambrosiano? Non lo sapremo mai. Sappiamo solo che Antonioni, il maestro dell' incomunicabilità (e quanta ragione aveva se pensiamo a dove ci ha portato oggi tutta questa comunicazione), si tirò indietro e disse a Carlo: «Io non me la sento e penso che il film sia adattissimo a te».

 

in ricordo di carlo vanzina 16

Come doveva prendere quelle parole, Carlo, come un' investitura? Ma, forse, con l' impertinenza e l' irriverenza che lo contraddistinguevano, gli venne in mente solo l' esilarante e improbabile ritratto on the road che del regista fece l' impunito Gassman del Sorpasso : «Bel regista, Antonioni: ci ha un Flaminia Zagato; una volta sulla fettuccia de Terracina m' ha fatto allunga' er collo».

 

Un matrimonio da favola di Carlo Vanzina

Comunque sia, Antonioni aveva visto giusto. I Vanzina, ispirandosi alla cronaca nera e vera del caso della modella Terry Broome e del playboy Francesco D' Alessio, ci svelarono che sotto le giacche destrutturate di Armani e la medusa di Versace batteva un cuore di tenebra. E nel film inseguirono le atmosfere piene di suspense del Brian De Palma di Vestito per uccidere .

 

enrico e carlo vanzina con steno

Anni dopo, il sequel Sotto il vestito niente. L' ultima sfilata lo impostarono (sostiene l' impeccabile Moccagatta) come una Caduta degli dei del mondo della moda milanese: omaggio, un po' per gioco e un po' per non morire, degli incalliti cinefili Vanzina a Luchino Visconti.

 

SAPORE DI MARE

La storia del cinema è piena di false partenze. Agli inizi della carriera i due (ancora sconosciuti) figli di papà Steno pensarono a un film di cavalli e ippodromi, ambientato a Parigi, con protagonista la strana coppia Renato Pozzetto-Brigitte Bardot. Bussarono in cerca di finanziamenti alla porta di Goffredo Lombardo, patron della Titanus, uno degli indirizzi più prestigiosi nella storia del cinema italiano. Una sera d' estate salirono perciò fino allo stupendo attico romano di Lombardo a proporgli il copione. Pozzetto avrebbe letto la sua parte e i fratelli il resto. Ecco come andò la serata nel racconto di Carlo: «Alla fine della lettura, Lombardo, che non aveva mai riso nemmeno una volta, ci disse: "Questo film è una merda" e ci mise alla porta».

in ricordo di carlo vanzina 12

 

Accanto al capitolo sulle false partenze ci sono i falsi arrivi, i flop. I Vanzina vantano un record nel settore. Il loro film con Alan Sorrenti, Tu sei l' unica donna per me , non funzionò al punto tale che nel cinema di Cagliari dove era in programmazione non mise piede nemmeno uno spettatore.

 

S.P.Q.R. DE SICA VANZINA

Il fiasco teatrale assoluto nella storia d' Italia è Un marziano a Roma di Ennio Flaiano con Vittorio Gassman protagonista. Ispirò a Flaiano una delle sue battute più paradossali: «L' insuccesso mi ha dato alla testa». Malgrado il fosco precedente, i Vanzina, grandi estimatori di Flaiano (che conobbero bambini in casa Steno e che fa parte della loro educazione sentimentale alla comicità con Leo Longanesi e Marcello Marchesi, pure loro amici di famiglia), covarono a lungo il progetto di portare il Marziano al cinema con Alberto Sordi nella parte dell' alieno che, atterrato nella Capitale, in un primo tempo la sconvolge per poi essere a sua volta sconvolto dal roman way of life .

MARCHINI VANZINA SPQR

 

Purtroppo Sordi, americano a Roma che diventa marziano a Roma (sfidando Gassman e la sfiga), non lo abbiamo mai visto sugli schermi. Così come non lo abbiamo mai visto in L' uomo di sfiducia , il film che Steno avrebbe voluto fare da un racconto di Tullio Kezich. È la storia di un vecchio divo di Hollywood in disarmo che viene in Italia per girare un (ultimo?) film ed è affidato a un giovane che gli fa da chaperon. Il giovanotto, che prova sentimenti di pura idolatria per l' attore ormai dimenticato, lo scorta in un viaggio in Italia. Nel cast sognato da Steno, c' erano Robert Mitchum nella parte del divo e Alberto Sordi in quella del groupie. I Vanzina, che pure hanno fatto il callo ai sogni infranti di chi fa cinema, hanno sempre rimpianto quel film mai realizzato dal padre.

carol alt carlo vanzina renee simonsen

 

enrico e carlo vanzina con roberto d agostino

La pellicola a cui i Vanzina hanno forse tenuto di più è La partita , tratto dal bellissimo romanzo di Alberto Ongaro e ambientato nella Venezia settecentesca. Non andò bene (anche perché i proprietari dei cinema pensavano che fosse un film sul calcio). Carlo nell' intervista a Moccagatta ricorda (senza rabbia): « La partita fu un capriccio pagato a caro prezzo. Sognavamo un altro cinema oltre la commedia».

S.P.Q.R. DE SICA VANZINA

 

Ed Enrico ricorda i capricci di Faye Dunaway, la protagonista, che li fece impazzire con i tormenti tipici degli attori che seguono il metodo recitativo dell' Actors Studio (pratica a metà tra la psicoanalisi più spinta e la reincarnazione vera e propria). E fece impazzire pure i Cecchi Gori con le sue pretese divistiche: come quella di far venire un maestro d' armi (il film prevedeva un fatidico duello alla spada) a Roma direttamente dal Giappone e ospitarlo a lungo in albergo, naturalmente a spese della produzione.

steno (stefano vanzina) marcello marchesi macario mario mattoli vittorio metz

 

Ma a Faye Dunaway si perdona tutto. Enrico ricorda: «Mi spiegò che ogni battuta del copione si poteva recitare in tre modi. E me lo dimostrò lì su due piedi. Fu impressionante». A Faye Dunaway si perdona tutto anche in nome di Marcello Mastroianni. Dino Risi raccontava: «Mastroianni mi parlava per ore della schiena di Faye Dunaway. Una volta, che era a letto con Catherine Deneuve e lei dormiva voltandogli le spalle, Mastroianni cominciò a confrontare la schiena di Catherine con quella di Faye: si mise a piangere».

CARLO E LISA VANZINA - copyright Pizzi

 

L' avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai Vanzina volge al termine (ma nel libro di Moccagatta continua). Ci possono essere due finali possibili. Il primo privilegia la vena cinepanettonica dei fratelli. E fa così. Una volta, girando a Montecarlo i Vanzina andarono con la troupe in un locale molto noto. Il protagonista del film era Christian De Sica che telefonò alla madre, Maria Mercader, dicendole di trovarsi nel ristorante che lei e suo padre, Vittorio, avevano molto amato. «Con chi sei?», chiese la madre a Christian. «Con Carlo ed Enrico Vanzina, con Ezio Greggio, con Massimo Boldi e con Enrico Beruschi». Seguì un momento di silenzio. Poi Maria Mercader disse: «Quando andavo lì con tuo padre, c' erano Lauren Bacall, Humphrey Bogart e Orson Welles».

DIEGO ABATANTUONO E CARLO VANZINA steno con i figli carlo ed enrico vanzina

 

Il secondo finale appartiene al filone commedia sentimentale, anche questo molto nelle corde, ed è la più bella storia d' amore mai girata dai Vanzina. Ne è protagonista Carlo Ripa di Meana, gentiluomo, politico, viveur (quando era parlamentare europeo lo ribattezzarono Orgasmo da Rotterdam). Per capire il suo stile, basti pensare che uno scrittore sulfureo come Luciano Bianciardi, un polemista a cui non andava bene niente e nessuno, dedicò il suo capolavoro, La vita agra , «Al nobile amico Carlo Ripa di Meana».

GUIDO LOMBARDO ENRICO VANZINA GIAMPAOLO LETTA

 

carol alt con carlo vanzina luca barbareschi marina ripa di meana

Questo gentiluomo fu anche il marito di Marina Ripa di Meana (ex Lante della Rovere), sex symbol dell' Italia anni Settanta e Ottanta, donna che segnò la sua epoca e che scrisse, tra l' altro, un bestseller autobiografico, I miei primi quarant' anni . I Vanzina ne fecero un film con protagonista la splendida Carol Alt (e perfino la stessa Marina non ebbe nulla da ridire). Quando il film uscì in sala, Carlo Ripa di Meana si recò per molti pomeriggi al cinema Astoria a vedere e rivedere, «in preda a un' ossessione feticista», il film sulla donna della sua vita.

I BROS CARLO E ENRICO VANZINA

THE END.

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