1- LUNEDÌ A TODI NON CI SARÀ UN DE GASPERI E NEMMENO UN CARDINALE COME MONTINI; NON CI SARANNO I LEADER DEL TERZO POLO E MANCHERANNO I PRELATI COME RUINI E BERTONE CHE HANNO SGOMITATO IN QUESTI ANNI PER PUNTELLARE E PERDONARE IL DELIRIO SESSUALE DEL PRESIDENTE PATONZA. CI SARÀ INVECE UN PERSONAGGIO DELLA FINANZA CHE VALE LA PENA DI SEGUIRE NELLE SUE MOSSE PERCHÉ STA CERCANDO DI RITAGLIARSI UN RUOLO NELLA NUOVA STAGIONE DELLA POLITICA. È CORRADINO PASSERA 2- PER IL NUOVO ALFIERE DELLA DEMOCRISTI DEL TERZO MILLENIO, TUTTO SI PERDONA: DAI DOVIZIOSI E CONTINUI FINANZIAMENTI ALLE AZIENDE DI BERLUSCONI ALL’ALITALIA DEI “PATRIOTI”, DAI 10 MILIONI DI EURO DI FAMIGLIA PARCHEGGIATI A MADEIRA IN UN PAIO DI SOCIETÀ OFFSHORE AL DIVORZIO DALLA PIISSIMA MOGLIE (VACANZE TRA I BIMBI AFRICANI, SERATE PASSATE A SOLFEGGIARE CANTI GREGORIANI, SANTA MESSA SETTIMANALE)

DAGOREPORT
Se dentro una cassapanca o un vecchio armadio di famiglia trovate una tonaca oppure un saio francescano tiratelo fuori subito perché questo è l'unico modo per partecipare al convegno segreto che si tiene lunedì prossimo nel convento di Colle Monte Santo sulle alture di Todi.

L'evento promosso dal cardinal Bagnasco e da una infinità di organizzazioni cattoliche, è troppo importante per essere disertato, e poco importa se nella vostra vita dissoluta non avete rispettato i voti di castità, povertà e obbedienza perché sotto panni laici e monacali saranno presenti personaggi della Chiesa e del mondo laico che hanno molto da farsi perdonare.

Purtroppo Dagospia non potrà nascondere i tatuaggi che tradiscono una curiosità eccessiva per la post-modernità, ma è in condizione fin da oggi di dare alcune notizie su ciò che avverrà a porte chiuse in quello che è stato definito "il laboratorio politico e il cantiere del nuovo mondo post-berlusconiano". L'attesa per l'incontro di Todi è altissima e tutto fa pensare che nella località umbra arriveranno decine di giornalisti e di televisioni per capire che cosa bolle in pentola tra le mura vaticane e l'universo cattolico chiamato a raccolta dal Presidente della Cei.

A quanto si è appreso Bagnasco è molto preoccupato per l'esagerata attenzione che si sta creando, e per disinnescare balorde ipotesi politiche ha mandato in avanscoperta Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio che in un'intervista di ieri sull'"Avvenire", ed oggi su "Repubblica", ha invitato alla calma dicendo: "l'appuntamento non è l'atto fondativo di una nuova formazione politica". E per essere ancora più chiari il buon Riccardi ha escluso che tra le mura dei fraticelli saltino fuori "cose bianche, balene, pesciolini e men che meno ambizioni leaderistiche da parte di nessuno".

In pratica, dice il 61enne barbuto professore, i cattolici non stanno lanciando un'Opa sulla politica italiana, questa è pura fantasia perché "stanno invece cominciando a riflettere in modo approfondito su qual è la domanda che oggi rivolge il Paese e quali possono essere le risposte agli italiani. Quindi non è un convegno ecclesiale, né un congresso di partito, ma un momento di concertazioni e di concentrazioni di intelligenze e volontà".

La mansuetudine tipicamente francescana di Riccardi non basterà certamente a frenare le folle dei curiosi che saliranno al convento per capire gli orientamenti della Chiesa e del mondo cattolico dopo la scomunica del Presidente Patonza e del malgoverno pronunciata da Bagnasco a fine settembre.

Lo sanno bene gli organizzatori del conclave, primi fra tutti Savino Pezzotta, l'ex-leader della Cisl dal pensiero forforoso, e il suo amico Natale Forlani, l'ex-carpentieri della Dalmine di Bergamo che ha fatto carriera nel sindacato e al ministero del Lavoro, e oggi è il portavoce del Forum delle Associazioni familiari, l'organismo di orientamento cattolico che dal '92 si batte in difesa della famiglia.

I lavori saranno aperti da Bagnasco e chiusi da Lorenzo Ornaghi, il professore lombardo che dal 2002 è rettore della Cattolica di Milano. Nel refettorio del convento di Todi dove sarà assolutamente proibita la presenza delle tecnologie, si alterneranno gli esponenti dei movimenti ecclesiali, primo fra tutti "Comunione&Fatturazione" che vede in Formigoni il successore naturale del Peccatore di Arcore.

L'evento avrà carattere ecumenico perché intende unire destra e sinistra della Chiesa italiana secondo una logica politica che segue le regole della chimica dove gli atomi e le molecole dopo essersi scomposti cercano di ricomporsi sotto una sola bandiera. Lunedì in Umbria non ci sarà un De Gasperi e nemmeno un cardinale come Montini; non ci saranno i leader del Terzo Polo e mancheranno i prelati come Ruini e Bertone che hanno sgomitato in questi anni per puntellare e perdonare l'uomo-imprenditore del fare che piaceva tanto agli italiani.

Ci sarà invece un personaggio del mondo della finanza che vale la pena di seguire nelle sue mosse perché sta cercando di ritagliarsi un ruolo nella nuova stagione della politica. È Corradino Passera, il banchiere comasco ex-McKinsey che dopo aver guidato le Poste nel 2002 è salito al vertice di BancaIntesa al fianco di Abramo-Bazoli.

Il rapporto tra i due meriterebbe un saggio per le vicende a corrente che hanno caratterizzato la loro convivenza. A un certo punto si è arrivati a pensare (per analogia) che Abramo-Bazoli sacrificasse il figlio Isacco-Passera secondo il modello biblico. In realtà Corradino Passera non è circonciso come Isacco, ma non è nemmeno un uomo di pace.

È un uomo d'azione che si porta dentro la teologia McKinsey dove ha lavorato per cinque anni e nella sua vita ha fatto scelte private e pubbliche ben determinate. Chiamarlo cattolico (secondo una rigida classificazione) farebbe torto al suo spirito laico che lo ha portato non solo al divorzio dalla piissima moglie (vacanze tra i bimbi africani, serate passate a solfeggiare canti gregoriani, messa settimanale), ma anche a scegliere di lavorare in quel terreno della finanza dove il dio Mammona regna sovrano.

Ciò che interessa è il Passera laico, ed è con questo che si presenterà da protagonista al convento con la calvizie che distingue i fratacchioni e la sicumera che lo ha portato a saltellare disinvoltamente nella roccaforte degli interessi di Berlusconi.

C'è stato un momento in cui il Premier ha pensato addirittura di metterlo al posto di Giulietto Tremonti, quel diavolaccio che ragiona con la testa da ragioniere e non ha ancora capito che il "taglio lineare" più pericoloso potrebbe colpire presto i suoi attributi.

Passera ha fatto tanto per Berlusconi e lo sa bene Gianni Letta che lo ama per il suo stile asciutto e concreto. Ai tempi del crac Alitalia ha tirato fuori il petto e dalla sua testa è uscito quel Piano Fenice, una meravigliosa pensata per la cordata dei patrioti italiani che è costata al Paese 3 miliardi di euro.

Non solo: quando si è trattato di garantire la fidejussione di 560 milioni dopo la sentenza per il Lodo Mondadori, si è fatto sotto prima di tutte le altre banche e ha aiutato quei poveracci di Silvio, Marina e Piersilvio convincendo la sua banca a trattarli con condizioni particolarmente favorevoli.

Adesso però sente anche lui che il tempio laico e babilonese di Arcore sta crollando e già a Washington durante il ricevimento all'Assemblea del Fondo Monetario ha pronunciato paroline velenose quando ha detto: "Noi italiani abbiamo i problemi di sempre a cui si aggiungono i problemi degli ultimi mesi del presidente del Consiglio evidenti in tutto il mondo".

Da qui la decisione di accogliere l'invito delle truppe cattoliche a partecipare al convegno di lunedì, un'occasione unica per cercare un posizionamento nel futuro quadro politico dopo che altri come Alessandro Profumo per il Pd e Luchino di Montezemolo con la sua Italia Futura, hanno già fatto capire che sono pronti a salire sul carro dei moderati.

Le ambizioni del manager bocconiano ed ex-McKinsey non sono di fare il leader e nemmeno di riuscire a ricomporre le molecole e gli atomi dell'universo cattolico. Questo sarebbe chiedergli troppo perché non ha né la cultura, né la statura per un'operazione così impegnativa: un bel posto da ministro sarebbe il giusto prezzo che l'Italia moderata e cattolica potrebbe pagargli.

Nella sua infinita miseria Dagospia, che per colpa degli osceni tatuaggi non potrà entrare nel refettorio di Todi, è però in grado di anticipare le linee dell'intervento che Corradino pronuncerà davanti al parterre cattolico e laico.

A quanto si è appreso il suo discorso evocherà con forza il bisogno di nuove regole etiche, di una sobrietà più rispettosa del costume civile e di un'economia che sappia coniugare i valori dell'equità e della solidarietà. Poi le porte del convento si apriranno e Corradino potrà tornare al suo lavoro di banchiere che ha dimostrato di saper fare con grande efficienza anche se gli analisti della City non ne sono troppo convinti.

Magari per tirare il fiato e riposarsi un attimo prima dell'altro appuntamento previsto per mercoledì a Roma dove insieme ad Abramo-Bazoli parlerà alle 17,30 in un convegno sui beni culturali (promosso da IntesaSanPaolo), potrebbe fare un salto insieme alla bella moglie Giovanna e ai due pargoletti a Villa d'Este, l'hotel dei Workshop di Cernobbio dove il fratello Antonello ha acquistato una piccola quota dopo aver riportato in Italia 10 milioni di ero di famiglia parcheggiati a Madeira in un paio di società offshore.

Un peccato veniale che a Todi non sarà ricordato.

 

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