1- CHI MAI SARANNO I GRAN CIAMBELLANI CHE HANNO SBARRATO LA STRADA DI PIAZZETTA CUCCIA A DELLA VALLE, L’UOMO CHE HA CONTRIBUITO A GHIGLIOTTINARE MARANGHI E GERONZI? PIÙ CHE DON LIGRESTI, LA SCARPATA È ARRIVATA PER LA PREOCCUPAZIONE CHE UNA VOLTA ENTRATO DENTRO MEDIOBANCA, LO SCARPARO POTESSE PER RIMETTERE IN DISCUSSIONE GLI ASSETTI DI RCS (LA BEFFA DI BOLLORÈ CHE SI È DIVERTITO A INFILARE NEL CONSIGLIO DI MEDIOBANCA UN’IMPRENDITRICE DI 60 ANNI) 2- UNICREDIT È STATA MESSA SOTTOTIRO PROPRIO DAI TEDESCHI DOVE RAMPL HA FATTO LA SUA CARRIERA PRIMA DI SBARCARE IN ITALIA. E COMINCIANO A CIRCOLARE I NOMI DI CHI ANDRÀ A SEDERSI SULLA POLTRONA DI RAMPL E TRA QUESTI, OLTRE A PALENZONA CHE SE NE STA GUARDINGO COME UN GATTONE, SI INTRAVEDE IL NOME DI PIERO GNUDI 3- GLI UOMINI DI GHIZZONI TAGLIANO IL PACCHETTO DELLE RIVISTE SCIENTIFICHE CHE LA BANCA HA EREDITATO DA CAPITALIA. LE POLEMICHE DIMISSIONI DEL CURATORE PAOLO SAVONA 4- SE SUL SITO DELL’ISTAT CAMPEGGIA UN GRAFICO DEL PIL NAZIONALE SBAGLIATO E FUORVIANTE

1- UNICREDIT È STATA MESSA SOTTOTIRO PROPRIO DAI TEDESCHI DOVE RAMPL HA FATTO LA SUA CARRIERA (PALENZONA E PIERO GNUDI ALLA PORTA DEL TEDESCO)
È bello vedere la serenità con cui Federico Ghizzoni, il manager piacentino che ha sostituito Profumo all'Unicredit, affronta questo momento delicato per la banca di piazza Cordusio.

Ieri durante la conferenza stampa con il numero 2 Roberto Nicastro, la carnagione rosa dell'Amministratore delegato non è impallidita nemmeno davanti alle domande più imbarazzanti, e non c'era traccia dello sfregio provocato dall'articolo pubblicato lunedì su "Affari&Finanza" dove il giornalista Giovanni Pons ha letteralmente massacrato l'intero vertice dell'Istituto.

Ghizzoni marcia per la sua strada con laboriosità contadina e lavora al Piano Industriale che salvo imprevisti dovrebbe vedere la luce verso la fine dell'anno. I sindacati sono sul piede di guerra perché sanno benissimo (come già è successo in BancaIntesa) che dentro ogni piano industriale si nascondono le forbici che tagliano migliaia di dipendenti. In realtà il capo di Unicredit non ha fatto finora alcun cenno a questa eventualità e sembra fiducioso di sciogliere il nodo dell'aumento di capitale senza vendere i gioielli in Polonia e in Turchia e senza compromettere il rapporto con i soci delle Fondazioni che temono di dissanguarsi per la terza volta in pochi anni.

Di fronte alla prospettiva che le Fondazioni taglino la corda, il buon Ghizzoni dalla carnagione rosea ha lasciato la porta aperta all'intervento di nuovi soci senza escludere che possano avere gli occhi a mandorla e i quattrini dei cinesi.

Mentre Ghizzoni dialogava tranquillo con i giornalisti, ai piani alti di piazza Cordusio il presidente tedesco Dieter Rampl era agitato per le notizie che gli stava anticipando Diego Lifonti, il suo consulente personale per l'immagine (un professionista che dopo aver lavorato a MontePaschi nel 2005 ha creato una sua agenzia di comunicazione).

Da Roma infatti trapelava la voce che Rosario Dimito, il giornalista economico del "Messaggero" che non perde tempo a pettinare le bambole, stava preparando un articolo molto pesante che appare oggi sul giornale di Caltariccone. Vale davvero la pena leggerlo perché si racconta con grande precisione che Unicredit è stata messa sottotiro proprio dai tedeschi dove Rampl ha fatto la sua carriera prima di sbarcare in Italia.

In sintesi la storia è questa: la Consob germanica che si chiama Bafin avrebbe richiamato in maniera dura la banca locale Hvb (salvata dal fallimento nell'estate 2005 proprio da Unicredit) affinché si attenga alle disposizioni in materia di liquidità prodotta in Germania.

Sembra infatti che dalla controllata tedesca del Gruppo di piazza Cordusio siano arrivati qualcosa come 4 miliardi per rafforzare la liquidità della capogruppo italiana.

Questa operazione non è piaciuta alla Consob tedesca che ne avrebbe parlato in un'altra missiva a Bankitalia dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, l'ostilità della Germania a sostenere le gambe delle banche italiane.

È una presa di posizione che non contribuisce a rafforzare la posizione di Rampl al vertice di Unicredit, e anche se ieri il suo nome è stato riconfermato tra i consiglieri di Mediobanca, ormai le voci sulla sua sostituzione in primavera si fanno sempre più insistenti. Non a caso cominciano a circolare i nomi di chi andrà a sedersi sulla poltrona di Rampl e tra questi, oltre a quello del massiccio Palenzona che se ne sta guardingo come un gattone, si è cominciato a intravedere il nome di Piero Gnudi, il 73enne supercommercialista di Bologna, amico di Prodi che, dopo aver lasciato la presidenza dell'Enel nell'aprile di quest'anno, siede nel consiglio di amministrazione di Unicredit.


2- GLI UOMINI DI GHIZZONI TAGLIANO LE RIVISTE SCIENTIFICHE CHE LA BANCA HA EREDITATO DA CAPITALIA. IL CURATORE PAOLO SAVONA SI È DIMESSO
La comunità scientifica degli economisti è in fibrillazione per una notizia che anche in questo caso arriva da Unicredit.

Sembra infatti che i top manager di piazza Cordusio abbiano deciso di intervenire pesantemente sul pacchetto delle riviste scientifiche che la banca ha ereditato da Capitalia affidandone la cura a Paolo Savona. Si tratta di alcune testate gloriose sulle quali scrivono i più grandi studiosi dell'economia e della finanza.

La più antica ("Review of economic conditions in Italy") è stata fondata nel '47 da Bresciani Turroni, uno dei personaggi di maggior spessore scientifico, ma nel pacchetto si ritrovano anche altre due testate, "The Journal of european economy history", e la più conosciuta di tutte "Economia Italiana". Quest'ultima si avvale di un comitato scientifico che comprende personaggi come Cipolletta, Monorchio, Pedone, Guido Rey ed è particolarmente apprezzata da Fabrizio Saccomanni, il prossimo Governatore della Banca d'Italia.

Adesso arriva la notizia che il vertice di Unicredit vorrebbe sopprimere alcune di queste storiche riviste seguendo un piano messo a punto dal fantomatico dirigente che in Unicredit si fa chiamare "ministro" e porta a casa uno stipendio di circa 700mila euro. Costui avrebbe in animo di trasferire le riviste che sopravvivranno a una società romana dal nome davvero curioso "Banda Larga".

Il progetto di mettere il sigillo su un patrimonio culturale apprezzato anche all'estero, non è affatto piaciuta a Paolo Savona, l'economista sardo che è stato direttore generale di Confindustria, ministro e banchiere. Con una lettera spedita ieri al vertice di piazza Cordusio, Savona, che gode di grande amicizia con Saccomanni, ha rassegnato le dimissioni deprecando l'operazione con parole molto dure.


3- PREOCCUPAZIONE CHE UNA VOLTA ENTRATO DENTRO MEDIOBANCA, IL PATRON DI TOD'S POTESSE FARE DA GRIMALDELLO PER RIMETTERE IN DISCUSSIONE GLI ASSETTI DI RCS E L'INTERA POLITICA DI INVESTIMENTI. LA BEFFA DEL FINANZIERE BOLLORÈ SI È DIVERTITO A INFILARE NEL CONSIGLIO DI MEDIOBANCA UN'IMPRENDITRICE DI 60 ANNI DIEGUITO, L'UOMO CHE HA CONTRIBUITO A GHIGLIOTTINARE MARANGHI E GERONZI, SI È FATTO AVANTI, MA NESSUNO SI È FATTO INDIETRO. E COME ACCADE NELLE SCUOLE DI DANZA DOVE GLI ALLIEVI SI ESIBISCONO NEL SAGGIO FINALE, IL SUO BALLETTO SI È CONCLUSO CON IL CLASSICO "PASSO D'ADDIO".
Con la leggerezza che solo le scarpe Tod's e Hogan possono dare agli arti inferiori, i giornali di oggi parlano del gran rifiuto di Dieguito Della Valle a entrare nel board di Mediobanca.

La mossa dello scarparo marchigiano ha spiazzato il mondo dell'informazione, compreso quel sito disgraziato di Dagospia che gli ha sempre dedicato amorevoli attenzioni. Dieguito non entrerà nel cosiddetto salotto buono di Piazzetta Cuccia e il suo gesto è stato giustificato con una lettera di cortesia a Jonella Ligresti che a sua volta ha ringraziato per il gesto di vera amicizia dell'imprenditore. Forse bisogna buttare l'occhio oltre questo scambio di letterine patetiche e capire che cosa è avvenuto nell'arco di poche ore per capovolgere uno spettacolo dove il copione sembrava definitivo.

In realtà non si è trattato di un colpo di teatro, ma di un autentico balletto sulle punte che ha visto lo scarparo marchigiano avanzare a passo di danza sul proscenio per aggiungersi alla prima fila dei soci di Piazzetta Cuccia. Il guaio è che mentre lui si faceva avanti sul proscenio con il tutu e le scarpette rappresentati da una quota di azioni (0,48) e soprattutto di opzioni (1,9), il corpo di ballo ha serrato le fila e nessuno si è fatto indietro per cedergli il passo.

Addirittura qualcuno come il finanziere Bollorè si è divertito a infilare nel consiglio di Mediobanca un'imprenditrice di 60 anni che è stata presidente di Sncf, la compagnia francese dei treni che detiene il 20% di Ntv, la compagnia di Luchino, Dieguito e Corradino Passera. Ma non è su questa beffa tipicamente francese che bisogna fermarsi, quanto sulla preoccupazione che una volta entrato dentro Mediobanca, il patron di Tod's potesse fare da grimaldello per rimettere in discussione gli assetti di Rcs e l'intera politica di investimenti.

Forse ieri pomeriggio oltre ai presumibili interventi di Totuccio Ligresti (che detiene il 3,98% delle azioni) e di Marina Berlusconi, dietro le quinte si è mosso anche qualche arzillo vecchietto oppure - come ha detto lo stesso Dieguito poche sere fa alla Gruber - qualche Gran Ciambellano che ha sbarrato la strada.

E magari nella testa del pallido Alberto Nagel è ripassato il film del giugno 1999 quando Dieguito sparò cannonate contro l'erede di Cuccia, Vincenzo Maranghi, definendolo "un centravanti inadeguato di sfondamento che non segna mai".

La conclusione è molto semplice: Dieguito, l'uomo che ha contribuito a ghigliottinare Maranghi e Geronzi, si è fatto avanti, ma nessuno si è fatto indietro. E come accade nelle scuole di danza dove gli allievi si esibiscono nel saggio finale, il suo balletto si è concluso con il classico "passo d'addio".


4- SE SUL SITO DELL'ISTAT CAMPEGGIA UN GRAFICO DEL PIL NAZIONALE CHE È SBAGLIATO E FUORVIANTE"
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, è particolarmente eccitato per il censimento nazionale che è partito dieci giorni fa.

Entro il 9 ottobre gli italiani dovranno compilare un robusto questionario e l'Istat ha affidato all'agenzia pubblicitaria Young & Rubicam la campagna che deve stimolare gli italiani a compilare entro il 9 ottobre i ponderosi questionari. Sul sito dell'Istat, bello visivamente, si trovano notizie abbondanti su questo 15° censimento, ma secondo gli economisti de "LaVoce.info", guidati dall'onnipresente Tito Boeri, campeggia un grafico del Pil nazionale che è sbagliato e fuorviante".

 

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