carlo marco de benedetti eugenio scalfari

GONG! NUOVO ROUND DELLA GUERRA DENTRO 'REPUBBLICA': PARLA MARCO DE BENEDETTI, PRESIDENTE DEL GRUPPO: 'IL GIORNALE È STATO DANNEGGIATO. CON MIO PADRE NON HO PARLATO, ABBIAMO CARATTERI CALDI, MEGLIO DISCUTERNE A FREDDO' - IL VICEDIRETTORE DARIO CRESTO-DINA LO INTERVISTA: 'I LETTORI SONO SCONCERTATI. LE DICHIARAZIONI DI SUO PADRE HANNO CREATO UN GRAVE DANNO A 'REPUBBLICA'

1. LA RICOSTRUZIONE DELLA FAIDA DE BENEDETTI-SCALFARI-CALABRESI

Riccardo Ruggeri per il suo blog, http://riccardoruggeri.eu/

 

marco de benedetti paola ferrari

Da anni scrivo del mio amore per il Web (sta diventando sempre più la telecamera che registra, senza pietà, tutte le nostre sconcezze); da anni scrivo del ceo capitalism (un capitalismo deviato popolato da «mostriciattoli infelpati») che essendo strutturalmente divisivo privilegia, in modo sconcio, il consumatore rispetto all' uomo; da anni scrivo che, in tale contesto, i nodi che l' attuale Classe Dominante ha creato sono già arrivati o stanno per arrivare al pettine. E al pettine stanno arrivando non solo i nodi pubblici (di cui sono responsabili i politici) ma anche quelli dei grandi gruppi privati, i cui interessi, nel bene e nel male, si sono intersecati indissolubilmente.

 

In quest' ottica ho trovato molto interessante il caso De Benedetti-Scalfari-Repubblica, non per il fatto specifico (peggio per il volgare gossip che ne è seguito), ma per le implicazioni sul contesto socioculturale del momento storico in cui viviamo, segnale debole dei comportamenti organizzativi di leadership politicoeconomiche in evidente crisi di identità. Repubblica mi pare essere, come in realtà è il Paese, tal quale a una pentola, ove la pressione (non ne conosco certo i motivi di innesco) sia via via aumentata in modo da raggiungere un picco tale che un piccolo, banale evento, come quello che segue, l' ha fatta esplodere fragorosamente.

LILLI GRUBER E CARLO DE BENEDETTI

 

Un mese fa, Giovanni Floris fa un' innocente domanda a Eugenio Scalfari: fra Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio chi sceglierebbe? Lui risponde: Berlusconi.

Direzione, redazione, l' editore si inalberano e trasformano il Fondatore in un reprobo. A prima vista sembra una reazione eccessiva, il Fondatore è costretto a una specie di autocritica pubblica. Se la cava con eleganza.

 

BERLUSCONI E CARLO DE BENEDETTI

Passano un paio di settimane e interviene Carlo De Benedetti: da Lilli Gruber fa delle critiche al management e alla direzione, sottese sia alla linea editoriale che ai risultati economici. Considerazioni assolutamente legittime, pur essendo lui, oggi, un ex che ha poco donato ai figli le sue partecipazioni azionarie. Apriti cielo, questa volta direzione e grandi firme si stringono al Fondatore e tutti si scagliano contro il nuovo reprobo, l' ex editore. A prima vista sembra una reazione eccessiva, il Fondatore torna pimpante e in una paginata racconta in dettaglio (ma, mi permetta, parziale) la storia dei suoi rapporti con l' ex editore. La domanda da porsi è: direzione e grandi firme si sono rivoltati contro la proprietà?

 

mario calabresi carlo de benedetti

Ho il privilegio di essere oggi un editorialista della carta stampata, quindi conosco le regole del rapporto proprietà-direzione-redazione.

Ieri avevo il privilegio di essere un ceo e un imprenditore e conosco le regole del rapporto fra proprietà e collaboratori. In questa duplice veste mi sono chiesto: al posto dell' amico Carlo De Benedetti e della sua famiglia cosa farei?

Accetterei tutto questo? Il management ha superato o no la linea rossa? È insubordinazione mascherata da indipendenza o no? Non lo so, non ho tutte le informazioni.

 

Però di una cosa sono certo: la famiglia De Benedetti, una famiglia molto coesa, saprà processare correttamente questo evento, non banale come può apparire a prima vista, e decidere per il meglio.

carlo de benedetti e monica mondardini

 

 

 

2. "SBAGLIATE LE PAROLE DI MIO PADRE PENSIAMO AL FUTURO DI REPUBBLICA"

Dario Cresto-Dina per ''la Repubblica''

 

 

Dottor Marco De Benedetti, liberiamo subito il tavolo dagli imbarazzi e andiamo dritti al punto della questione. Il momento è eccezionale. Volano fendenti di spada sulle nostre teste. Suo padre, dalla cattedra di presidente onorario, attacca pubblicamente Scalfari ed Eugenio risponde senza cattiveria, ma anche senza fargli sconti. Non solo. Carlo De Benedetti attacca Repubblica, giornale che ha dichiarato di avere nel cuore da quasi quarant' anni; il direttore Mario Calabresi replica con durezza e ugualmente fa l' assemblea dei giornalisti. Non era mai accaduto nella storia di questo giornale.

paola ferrari marco de benedetti

I lettori sono sconcertati.

 

I giornalisti di Repubblica pretendono giustamente chiarezza. Lei è presidente del gruppo: la sua voce, la voce dell' editore, può permettersi di essere assente?

«No, in questo momento non può. C' è un vuoto da riempire con responsabilità e le dico subito che parlo a nome di un vertice che pensa al futuro, che è impegnato in un progetto ambizioso».

 

Quando parla di vertice si riferisce a lei e ai suoi fratelli Rodolfo e Edoardo?

«Non solo. Con loro c' è un totale spirito di condivisione sui traguardi da raggiungere e sulla volontà di continuare a fare crescere questo gruppo. Ma è lo stesso con l' amministratrice delegata Monica Mondardini, e non da oggi, visto che a lei già cinque anni fa abbiamo chiesto di assumere anche la carica di ad di Cir. Voglio fare questa premessa per spazzare via dal campo eventuali ipotesi su presunte divisioni tra fratelli o con Mondardini. Proprio questa unità di vedute rafforza il mio convincimento sulla capacità di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti».

RODOLFO CARLO EDOARDO E MARCO DE BENEDETTI

 

Veniamo alla ragione principale per cui siamo qui. Ha capito che cosa è scattato nella mente dell' Ingegnere, è riuscito a darsi una spiegazione sulle sue parole?

«Le confesso che mi sono interrogato a lungo ed è il motivo per il quale ho atteso prima di intervenire. La verità è che le polemiche di questi giorni mi risultano tuttora incomprensibili».

 

In redazione c' è molto di più che un sentimento di incomprensione. Le dichiarazioni di suo padre hanno provocato un grave danno al giornale. E non credo che nel tentativo di assolverlo si possa dire come San Paolo in una lettera ai romani: faccio il male che non voglio.

«Credo che il giornale abbia subito un vulnus. Non voglio pensare che sia stato fatto in modo deliberato, ma ciò non toglie nulla alla sua gravità».

eugenio scalfari carlo de benedetti

 

Ha detto che Eugenio Scalfari è spinto dalla vanità e che non è più in grado di sostenere domande e risposte.

«Sono critiche che non condivido. Scalfari ha ideato e creato Repubblica. Gli ha dato l' imprinting, l' onore della libertà, un ruolo speciale nell' informazione italiana. Eugenio continua a essere con la sua intelligenza la firma più importante del giornale e, credo, una garanzia di autorevolezza e indipendenza per la stragrande maggioranza dei lettori».

 

Non basta. L' Ingegnere ha aggiunto che Repubblica ha smarrito la sua identità.

«No, non è così. Il giornale non ha deviato dalla sua storia, conserva sempre quel carattere che lo ha reso unico nel panorama culturale italiano. Ma il Paese sta attraversando cambiamenti profondi e la stessa area politica di riferimento di Repubblica, il centrosinistra, sta vivendo una fase travagliata, difficile da interpretare e spiegare. Tutto questo ha inevitabilmente un impatto sulla narrazione politica.

 

carlo de benedetti eugenio scalfari

Ma Repubblica è qualcosa di più: credo con convinzione che questo giornale abbia negli anni contribuito a migliorare il Paese, e sono certo possa conservare questo ruolo. Le sue battaglie restano intatte e proseguiranno in un mondo di rapide e continue trasformazioni. L' identità non è soltanto forgiata nel passato, ma si scrive nel futuro».

 

L' ingegner De Benedetti l' ha chiamata? Vi siete sentiti per giungere a un chiarimento?

«No, fino ad oggi non ci siamo sentiti. Come le ho detto ho scelto la via della saggezza per non reagire a caldo. Ci sentiremo sicuramente nei prossimi giorni».

 

Questa vicenda sembra frutto di un rimpianto. Come se l' Ingegnere si fosse pentito di avere lasciato a lei la carica di presidente di un giornale che a suo dire, smentito da Scalfari, avrebbe contribuito a fondare.

«Nel 2013 mio padre decise che era giunto il momento di avviare la successione del gruppo da lui fondato con la donazione a noi figli che siamo oggi gli unici proprietari. La sua scelta di rinunciare alla presidenza è stata solo l' ultima tappa di una successione imprenditoriale e familiare oserei dire quasi naturale. Un processo irreversibile dal quale non si può tornare indietro. Noi gli siamo riconoscenti ed abbiamo accettato la sfida con consapevolezza, ma i ripensamenti e i rimpianti non sono ammessi».

 

eugenio scalfari carlo de benedetti emanuelle de villepin il marito rodolfo de benedetti e la figlia neige

La condanna del capitalismo famigliare italiano che ha storicamente prodotto storie fantastiche, ma anche rancori e tragedie, aleggia anche sui De Benedetti?

«Qualunque passaggio di consegne è doloroso. Mio padre ha vissuto Repubblica come un grande amore, una presenza luminosa che lo ha accompagnato per un lunghissimo tratto della sua vita. E io lo posso testimoniare in maniera diretta. Purtroppo, le cerimonie degli addii non sono mai semplici. Ma posso escludere tragedie. Con il tempo sono sicuro che ognuno troverà la sua serenità».

 

Carlo De Benedetti mi ha detto in una intervista dello scorso giugno: "Marco ha un carattere molto simile al mio. Voleva questo ruolo". Conferma tutto?

«Sì, abbiamo tratti in comune. Da lui ho avuto tantissimo e gli sono riconoscente. Quando gli ho annunciato la mia decisione di assumere la presidenza, ne fu entusiasta. Ma ora si deve guardare avanti».

 

Ci sono eredità che possono atterrare lo spirito di chi è chiamato a raccoglierle. Lei venticinque anni fa decise di non lavorare all' interno del gruppo di famiglia. Perché?

«Per la voglia di cimentarmi in un percorso diverso e guadagnarmi all' esterno un futuro sul campo.

Penso che questa scelta professionale e di vita mi abbia reso più consapevole delle responsabilità che mi attendevano nel momento in cui ho deciso di assumere la guida di questa azienda».

 

carlo de benedetti eugenio scalfari

Ma non è stato anche un modo per evitare una delicata coabitazione di potere con una figura paterna dalla storia imprenditoriale e dall' inclinazione caratteriale soverchianti?

«Credo che sul lavoro i rapporti tra genitori e figli siano quasi sempre difficili e altalenanti. Mio padre ha una personalità molto forte. Ma anche io non sono da meno».

 

Torniamo a Repubblica. Le centinaia di persone che ci lavorano sono preoccupate per il prestigio della testata. Serve la fiducia e la fiducia deve fondarsi su basi umane. I piani che ha in mente sono improntati alla difesa o alla crescita?

«Ho ben presente le sfide che ci attendono e che non riguardano soltanto il nostro gruppo. Negli ultimi cinque anni nel nostro paese la diffusione dei quotidiani si è quasi dimezzata, negli Stati Uniti almeno centocinquanta giornali hanno cessato le pubblicazioni.

 

carlo de benedetti saluta eugenio scalfari

Siamo alle prese con un trend negativo che non è cominciato adesso e con il quale è necessario confrontarsi. Ma Repubblica è pronta a raccogliere questa scommessa. Se consideriamo tutte le nostre piattaforme, i nostri lettori sono aumentati. Stiamo investendo - sulla carta e nel digitale dove siamo i primi in Italia e continueremo a farlo. Siamo soltanto all' inizio. Stiamo lavorando con il direttore, che ha la mia piena fiducia, nell' evoluzione del giornale iniziata con la riforma grafica e che vedrà nel corso dell' anno un ulteriore sviluppo.

 

Repubblica giocherà sempre un ruolo da protagonista, senza perdere di vista la salute dei suoi conti economici, condizione essenziale per la libertà delle sue idee e dei suoi giornalisti».

 

DARIO CRESTO DINA

Ancora una domanda. Chiederà all' Ingegnere di fare un passo indietro, di lasciare anche la carica di presidente onorario della società?

«Noi vogliamo il bene del giornale e dei suoi lettori che sono i nostri veri azionisti, i soli che possono condizionare le nostre scelte.

Voglio essere molto chiaro: non accetto e non accetterò nulla che possa danneggiare Repubblica. E i comportamenti di chi dice di amarla ancora, spero saranno in futuro indirizzati solo al bene del giornale».

 

 

 

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