marracash

MARRACASH MEJO DI LUPIN! “RUBAVO ALLE FESTE, NEI NEGOZI IN CUI LAVORAVO E MENTRE LO FACEVO MI SENTIVO IN DIRITTO DI FARLO E MI AUTOASSOLVEVO” – IL RAPPER SI RACCONTA IN UNA INTERVISTA A MALCOM PAGANI E IN UNA AUTOBIOGRAFIA – “ALLE REGOLE MI SONO SEMPRE ADATTATO CON FATICA. ALL’INIZIO NON ERO CAPITO NÉ DALLA CRITICA NÉ DAL PUBBLICO. NON CAPIVANO CHI CAZZO FOSSI: UN TAMARRO CON GLI ORECCHINI, UN POETA, UN RAGAZZO SENSIBILE O UN RAPPER EDONISTA - ORA POTREI DIVENTARE IL SOLITO STRONZO? IL RISCHIO C’È. MA È ANCHE VERO CHE ESSERE APPLAUDITI È PIÙ CONSOLANTE CHE ESSERE IGNORATI” – VIDEO

 

Estratto dell’articolo di Malcom Pagani per https://d.repubblica.it/urep/2025/10/29/news/marracash_io_sono_l_eccezione_non_la_regola-424944019/?ref=RHLF-BG-P11-S1-T1-s367

 

 

 

 

Gli pare che il ricordo sia “un pensiero languido che confina con il rimpianto”, ma avendone troppi, non gliene viene in mente neanche uno. C’è stata un’epoca in cui Marracash spendeva le ore a maledire la propria condizione e ce n’è stata un’altra in cui l’ha trasformata in versi. Gli anni, quando servono a qualcosa, si contano più volentieri: “Ne ho 46 e quello che mi è accaduto è incredibile.

marrcash 6

 

Da ragazzino, nella mia camera, ascoltavo musica tutto il giorno. I miei pensavano giocassi o perdessi tempo. Nessuno immaginava non solo che avrei suonato davanti a decine di migliaia di persone, ma neanche che potessi avere un qualche genere di futuro nel mio mondo”.

 

130 dischi di platino, 32 d’oro. Il pubblico, la critica, gli stadi, il premio Tenco. Avevano torto.

“Avevano ragione. Nel 99% dei casi la diffidenza nei miei confronti avrebbe avuto ragioni valide. Sono stato l’eccezione, non la regola”.

 

 

Che sono per lei le regole?

“Un insieme di codici che ho visto cambiare in fretta e ai quali mi sono sempre adattato con fatica”.

 

La sua è anche una storia di esodi.

“Sono nato in Sicilia e l’ho lasciata subito, esattamente come ho abbandonato a sette anni la casa di ringhiera a Milano, dove il cesso stava sul ballatoio, per vivere sei mesi in albergo in attesa che dopo lo sfratto ci assegnassero una casa in periferia, alla Barona, in un quartiere enorme che era una città.

 

marracash 7

Fu uno choc, un passaggio traumatico, per me e per la mia famiglia. A scuola, una scuola tosta, i compagni di classe sembravano avere almeno cinque anni più di me. Era cambiato tutto, a partire dal paesaggio urbano, pareva di essere ogni giorno in un film di Scorsese”.

 

Che peso hanno avuto nell’invenzione le cose che mi sta raccontando?

“Un peso rilevante. Le mie origini hanno rappresentato il motore della creatività, il pozzo a cui attingo tutte le volte che ho sete. Provare disagio, fare di necessità virtù, avvertire una sorta di orgoglio per il luogo da cui provieni sono sensazioni che possono darti una grande forza”.

 

Per creare, cos’altro è stato importante?

“Leggere. Era economico, ti faceva viaggiare lontano con la fantasia e ti restituiva ore e ore di intrattenimento a buon mercato”.

 

Come è cambiato in quarant’anni il luogo in cui è cresciuto?

marracash 8

“Ha smarrito quel senso di appartenenza di cui le parlavo. La bandiera del tuo quartiere era un fatto identitario, che ti influenzava e ti rimaneva addosso. Noi non ci sentivano figli di un dio minore, ma ragazzini più acuti, più svegli e più capaci dei nostri coetanei che vivevano in centro.

 

Li consideravamo, magari a torto, sciocchi, stupidi, inadeguati. Babbi, come diciamo a Milano. Avevamo codici diversi in periferia, persino nel taglio di capelli o nell’abbigliamento, una distinzione che oggi non esiste più. Si è fatta strada l’omologazione, si è smarrito l’orgoglio della diversità”.

 

 

Integrarsi è difficile?

“È complicato perché l’integrazione è diventata una materia di scontro politico e perché in provincia, dove sono meno abituati alla diversità, il martellamento della propaganda che mette all’indice l’uomo nero è ossessivo. Alla Barona, nel mio condominio convivevano tranquillamente egiziani, disoccupati e transessuali. Non ho mai percepito razzismo o intolleranza. Nella vita reale, fuori dal circo mediatico, le cose sono più semplici. Poi c’è un altro aspetto, forse anche più importante”.

 

 

(…)

 

Uno scrittore che lei ama, Bukowski, sostiene che quando si è stati poveri per molto tempo l’ultima cosa che si desideri è ritrovarsi ancora in bolletta.

marracash 5

“Quando non li hai, i soldi diventano un pensiero quasi ossessivo. Sono una spada che pende sul collo, un’ombra che ti accompagna, un peso che avverti. La vita dei miei genitori, una vita priva di viaggi, scoperte, svaghi e piaceri, non la volevo imitare. E per non farla ho messo in discussione tante cose. Non certo, o almeno non soltanto per il denaro”.

 

 

(...)

 

Chi è l’artista secondo lei?

“Uno che di fronte all’imposizione di una gabbia o di una logica senza via di fuga nella gabbia non entra e va dall’altra parte. Sei artista prima di diventarlo. Sei artista che qualcuno te lo riconosca o meno, che tu ce la faccia o meno”.

 

Se non arriva un riconoscimento avvilirsi è umano.

“Per molto tempo a me non è arrivato e ne ho sofferto. Non ero capito né dalla critica né dal pubblico. Mi vedevano, mi ascoltavano e non capivano chi cazzo fossi: un tamarro con gli orecchini, un poeta, un ragazzo sensibile o un rapper edonista”.

marracash 2

 

Oggi l’hanno capito.

“Il complesso, per non dire la subordinazione del rap nei confronti degli altri generi musicali, in Italia, è stato di lunghissima durata. Sono contento di aver contribuito ad abbattere il pregiudizio”.

 

Prima di inciderlo, un disco, ha faticato.

“C’è voluta perseveranza, voglia di non accettare i compromessi, dedizione, rinunce, sacrificio”.

 

E fortuna?

“Non credo molto alla fortuna, credo nel lavoro”.

 

Ne ha fatti molti?

“Moltissimi. Il magazziniere, il commesso, il muratore, il traslocatore, il telefonista in un call center”.

 

Ha un diploma da perito elettronico.

“Non so cambiare neanche una lampadina e prima di diplomarmi sono stato bocciato due volte, ma non sono cose che capitano per caso, sono cose che scegli”.

 

L’applauso generalizzato non le fa paura? Rischia di essere già arrivato alla seconda fase della tripartizione arbasiniana.

“Potrei diventare il solito stronzo? Il rischio c’è. Ma è anche vero che essere applauditi è più consolante che essere ignorati”.

 

marracash 1

Ai giovani che si sentono ignorati cosa sente di dire?

“Che sono stato come loro. E che la sensazione di dover partire con l’handicap e non avere le stesse possibilità degli altri in questa immensa competizione che è la vita nel mondo occidentale, crea rabbia. Una rabbia che è stata anche mia”.

 

Una rabbia che capisce?

“Una rabbia che comprendo e giustifico, anche se adesso che sono adulto ho capito anche che quel tipo di rabbia è controproducente perché si risolve in sé stessa e non ti fa arrivare allo scopo. Quando ero ragazzino mi sentivo come il Raskol’nikov di Delitto e castigo: al di sopra degli altri, della morale comune, delle leggi.

marracash

 

Rubavo e mentre lo facevo mi sentivo in diritto di farlo e mi autoassolvevo: ‘Il mondo se lo merita’, mi dicevo, ‘sono io che non mi merito di avere all’orizzonte una vita di merda’. Rubavo nei magazzini di orologi, alle feste, nei negozi in cui lavoravo senza battere lo scontrino. Di tutto, come le dicevo”.

 

 

E più in là dell’autoassoluzione, il senso di colpa non le faceva visita?

“Per un paio di anni, mai. “Se non badi alla tue cose e non le custodisci con attenzione sono cazzi tuoi”, mi ripetevo. Poi ho capito che in fondo finivo per colpire altri disgraziati come me. Il problema è la gestione della rabbia: le forze vanno canalizzate e indirizzate verso il meglio, con grinta, senza abbrutirsi e senza piangere sul passato. Ti illudi di farlo scontare agli altri il passato, ma alla fine a pagare il conto sei sempre tu. E ti rovini la vita”.

 

In Vittima, una canzone del suo ultimo disco, il grado di autoanalisi sfiora la spietatezza.

“Sui social trovi ministri in lacrime e gentaglia che, colta con le mani nella marmellata, si pente a uso e consumo del pubblico, con un compiacimento sinistro, tardivo e peloso. Assumersi le proprie responsabilità è l’unica strada per essere dignitosi perché la dignità non è uno slogan, ma un comportamento, un modo di essere con noi stessi e con gli altri”.

gue pequeno e marracash

 

Sta per uscire un libro scritto con Claudio Cabona e intitolato Qualcosa in cui credere.

“Sono contento del risultato finale e contentissimo di chiudere una lunga indagine su me stesso che ho iniziato nel 2019 e che dopo tre dischi e questo libro considero conclusa. Ho voglia di qualcosa di nuovo, ho voglia di voltare pagina, di altre emozioni, immagini e suoni”.

 

(...)

 

 

E FINITA LA PACE - MARRACASHmarracashmarracash ornella vanonimarracash

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu pasdaran iran

DAGOREPORT - L’IRAN NON È IL VENEZUELA, E NEMMENO L’IRAQ: È UN PAESE STERMINATO CON 90 MILIONI DI ABITANTI. LE BOMBE SUI CAPOCCIONI CONTURBANTI DEGLI AYATOLLAH NON BASTERANNO PER UNA NUOVA RIVOLUZIONE: LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE NON È COMPOSTA DAI RAGAZZI CHE SCENDONO IN PIAZZA E SOGNANO DEMOCRAZIA E LIBERTÀ SESSUALE, MA È RELIGIOSA E TRADIZIONALISTA – LE QUESTIONI DA TENERE D’OCCHIO SONO TRE: 1) QUANTO CI VORRÀ PER NOMINARE LA NUOVA GUIDA SUPREMA? E CHI SARÀ?; 2) QUANTO POTRÀ RESISTERE L’IRAN? QUANTI MISSILI CI SONO ANCORA NELL’ARSENALE?; 3) QUANTO DURERANNO GLI EUROPEI CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E UN’INFLAZIONE CHE SVUOTERÀ ANCORA DI PIÙ LE TASCHE DEI CITTADINI, GIÀ SVENATI DA QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA?

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...