VOGLIO UNA VITA ALLA STEVE MCQUEEN – ‘12 ANNI SCHIAVO’ VINCE L’OSCAR: È LA PRIMA VOLTA CHE LA STATUETTA VA A UN FILM DIRETTO DA UN NERO: ‘CI È VOLUTO UN REGISTA LONDINESE E UN CAST NON AMERICANO PER FARE UN FILM INTERNAZIONALE (COME INTERNAZIONALE È STATA LA SCHIAVITÙ)’

Lorenzo Soria per "l'Espresso"

Quando Steven McQueen venne al mondo a Londra, nel 1969, nelle sale cinematografiche della metropoli c'erano le code per andare a vedere "Bullitt", dove il divo del momento, Steve McQueen, inseguiva malviventi per le strade di San Francisco alla guida della sua Mustang verde. Per le ostetriche e le infermiere del reparto maternità il piccolo Steven divenne Steve, senza la "n".

Come sta il piccolo Steve McQueen?, domandavano divertite. Perché piange Steve McQueen? In omaggio a un divo biondo e con gli occhi azzurri , questo figlio di due genitori con origini ancestrali nel Ghana e arrivati in Gran Bretagna attraverso le colonie caraibiche è diventato Steve. Ma per mettere piede per la prima volta sul set di un film ha dovuto aspettare 40 anni, sino a quando nel 2008 sorprese prima Cannes dove vinse una Camera d'Or come regista alla sua prima opera con la cruda eleganza di "Hunger", la storia dello sciopero della fame dell'attivista nordirlandese Bobby Sands.

McQueen ha avuto il pallino per le arti sin da quando era piccolo. Impara un mestiere vero, gli suggeriva il papà muratore. Ma lui dipingeva, prima a matita, poi col pennello, quindi coi pastelli. E quando gli offrirono di andare a New York a studiare cinema alla molto prestigiosa NYU, ci restò appena tre mesi.

Non sapeva che cosa farsene di stare in mezzo a «un mucchio di ragazzi ricchi e senza talento» e tornò a Londra, dove iniziò però a giocherellare con le Super 8 facendo "corti" sperimentali e non narrativi, riprendendo una volta se stesso nudo, un'altra urinando sulla cinepresa. Poi, nel 1999, ha vinto l'ambitissimo premio Turner per le arti visive, un riconoscimento che gli ha dato visibilità e popolarità. È andato in Iraq come artista di guerra, nel 2009 ha rappresentato il Regno Unito alla Biennale a Venezia. Ma con "Hunger" aveva scoperto una nuova dimensione dell'arte.

«È come la differenza tra poesia e romanzo», spiega. «La poesia è astratta e fratturata, il romanzo è più lineare. Puoi usare le stesse parole, ma in modo diverso. E col cinema raggiungi più gente». Il suo film successivo è stato "Shame", con protagonista ancora Michael Fassbender nella parte di un sesso-dipendente.

Poi, su suggerimento di Bianca Stigter, critica d'arte olandese con la quale vive ad Amsterdam da 15 anni e con la quale ha avuto due figli, si è imbattuto in "12 anni schiavo", le memorie scritte da Solomon Northup, un raffinato violinista nero che nel 1840 venne rapito e venduto. C'era tutto, in quel libro. C'era l'abominio di un essere umano che ne possiede un altro. C'erano frustate, agonia, crudeltà.

C'era anche speranza, compassione, amore. Dopo centinaia di film sull'Olocausto e sulla seconda guerra mondiale, c'era anche la possibilità di affrontare in modo visceralmente reale una delle macchie più gravi della nostra specie: il rapimento e la schiavitù degli africani, un orrore durato 400 anni. E adesso, dopo avere vinto Golden Globes, Producers Guild, Bafta e altri premi cinematografici c'è la forte probabilità che "12 anni schiavo" entri nella storia del cinema: se alla Notte degli Oscar, il 2 marzo, si confermerà come tutti si aspettano miglior film, sarebbe la prima volta che la statuetta più ambita va a un film diretto da un regista nero. Se non succederà, McQueen sarà comunque protagonista di una premiazione che scatenerà polemiche.

C'è un filo non troppo sottile che unisce l'arte di McQueen, che tiene assieme i suoi quadri, le sue installazioni e il suo cinema: sono sempre storie esistenziali di uomini soli e sottoposti a prove estreme, per la psiche e per il corpo. Anche in questo film, prodotto da Brad Pitt che nel finale ha una parte piccola e determinante, McQueen è allo stesso tempo elegante e brutalmente intenso.

«E come accade sempre quando c'è lui finisci per essere parte dell'esperienza», racconta a "l'Espresso" Fassbender, che nel film è un possessore di schiavi crudele ma consumato dal suo stesso odio. «Steve non giudica, è un artista con un approccio giornalistico. E quando lavori per lui ti spreme via tutto, ma sa anche farti sentire amato e protetto e questo ti aiuta ad avere fiducia nel tuo istinto».

È un uomo massiccio, McQueen. Si vede che è stato giocatore di football americano. Misura le parole, poi parte come un fiume in piena. Usa occhiali con una montatura nera e molto spessa, che lo rendono serio e intenso come i suoi film. Ma quello non è lui, ci tiene a sottolineare. E in effetti, come emerge da questa intervista con "l'Espresso", sa anche essere spiritoso e gioviale.

Signor McQueen, dopo l'Irlanda del Nord e la "sexual addiction", la schiavitù. Un tema che le è più vicino?
«Più vicino perché? Perché sono nero? Ma su quello non posso farci niente, è quello che sono. Non faccio film pensando al colore delle persone ma perché c'è un qualcosa che per me è importante. La morte di Bobby Sands è stata un episodio importante nella mia vita. E il sesso, come penetra nelle nostre vite via Internet, è un altro tema importante. Lo stesso vale per la schiavitù, che non ha mai avuto una vera piattaforma visiva e che penso sia un tema importante non solo per me ma per chiunque».

Ma non per Hollywood. Per affrontare frontalmente questo tema c'è voluto un regista britannico e un libro pubblicato nel 1853 e non più in stampa. Lei come ci è arrivato?
«Io vivo ad Amsterdam, non lontano dalla casa di Anna Frank. Tutti conoscono la sua storia. Ma "12 anni schiavo", che quando uscì fu un grande best seller, è stato eclissato l'anno dopo da "La Capanna dello zio Tom": la favola è diventata più popolare della realtà. Quando ho letto quel libro ho pensato che avrei voluto fare di quella storia il "Diario di Anna Frank" americano. Un racconto in prima persona della schiavitù, un'opportunità per rivivere quell'esperienza e attraverso la quale riflettere su altri valori».

Quali?
«Molti hanno letto nel mio film una lotta per la libertà, ma io lo trovo in realtà un inno alla vita. Ci hanno visto un film nero, ma è un film americano; o una ricostruzione del passato, mentre è una narrativa del presente, una storia sul rispetto umano. E una storia d'amore: Solomon messo alla prova con ogni tipo di violenza fisica e mentale e spirituale vuole solo tornare a casa, alla sua famiglia».

Pensa che la presenza di Obama alla Casa Bianca abbia reso più facile affrontare questo doloroso e scomodo argomento?
«Penso che abbiamo tutti bisogno di tempo per riconciliarci col nostro passato. Per la Germania, dopo la seconda guerra, ci è voluto di meno. Ma l'importante è arrivarci, è riflettere sul passato per disegnare il futuro. E sì, penso che avere un Presidente nero e il fatto che siamo a cinquant'anni dalle marce per i diritti civili abbia galvanizzato il pubblico, che la gente si senta più pronta ad affrontare la schiavitù».

Nel suo film la figura di Solomon Northup è interpretata da Chiwetel Eijofor, un inglese con genitori nigeriani. Lupita Nyong'o, la schiava stuprata, è nata in Messico e cresciuta in Kenya. C'è di nuovo Fassbender, mezzo irlandese e mezzo tedesco...
«Lo so dove vuole arrivare: vuole che spieghi perché ci è voluto un regista londinese e un cast prevalentemente non americano per produrre un film così fondamentalmente americano. Ma questo è un film internazionale, come internazionale è stata la schiavitù. La sola differenza tra me e un afro-americano è che la loro nave è andata a sinistra e la mia a destra».

Lei è un artista conosciuto e discusso almeno dai tempi del Turner, ma la sua avventura nel cinema e la sua marcia verso l'Oscar sono recenti. Come è cambiato? E come l'ha cambiata il nuovo mezzo di comunicazione?
«Per me è stata in realtà un'evoluzione. Ho iniziato che ero un bambino con la matita. Poi sono arrivati i pennelli e la prospettiva e la composizione, che però non si muovevano. E così ho iniziato a camminare per Londra con la mia Super 8, e lì c'è stato il salto evolutivo. Ma le differenze non le vedo, sto giocando con la stessa palla. E anche l'obiettivo non è cambiato».

E qual è l'obiettivo? Dove vuole arrivare?
«Voglio mostrare l'umanità: e quando lo fai succede che a volte quello che mostri non sia poi così attraente. Ricordo quando ho visto per la prima volta "Schindler's List". O "Il Pianista". Sono stati importanti per me. E se ci sono cose che sono successe nel passato agli afro-americani penso sia importante mettere in immagini anche questo: e per farlo ci vuole una forma artistica popolare. Pochissime persone conoscono la storia dell'arte e l'arte contemporanea, ma se dai a un soggetto la forma popolare del cinema ottieni un effetto galvanizzante, la gente vuole saperne di più».

La chiamano provocatore, misantropo, e...
«E uno che ha l'oscurità nell'anima, lo so. E poi, che altro? Ma senta, come ripeto sui set ai miei attori sono solo uno consapevole che prima o poi moriamo tutti . E se è così, perché non fare qualcosa? Se finiamo per fare qualcosa di imbarazzante, che male c'è? Non c'è niente da perdere: tanto vale fare ciò che vogliamo o che sentiamo il bisogno di fare. E no, non sono uno "dark" ma solo uno che cerca di capire chi siamo e dove andiamo. Come film-maker voglio offrire uno specchio del mondo nel quale viviamo: uno specchio nel quale possiamo riconoscere non un supereroe in qualche pianeta lontano ma noi stessi e il nostro mondo. Che ci piaccia o no».

 

 

steve mcqueen dodici anni schiavo vince come miglior film poster Anni schiavo MGzoom years a slave best actor nominee chiwetel ejiofor brought girlfriend sari mercer as his date 12 years a slave Twelve Years a Slave di mcqueen Twelve Years a Slave di mcqueen jpegSTEVE MCQUEEN

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO…