ivano stellati

MEJO DI PIRANDELLO! IL FU IVANO STELLATI – L’INCREDIBILE STORIA DELL’ UOMO CHE DA OLTRE 25 ANNI VIVE SENZA IDENTITÀ - NATO A TORINO, OGGI ABITA IN LIGURIA. NESSUN DOCUMENTO, SOLO LAVORI IN NERO, SEI NOMI DI FANTASIA PER I CONTROLLI: "CHE LIBERAZIONE STARE NELL'OMBRA"- ECCO COME E’ DIVENTATO “UN FANTASMA”

ivano stellati

Tommaso Fregatti e Matteo Indice per la Stampa
 
Sfiora la camicia con un dito e la spiega così: «Qui sotto c' è una cicatrice, bella grande, dimostra che sono proprio io. Quando più di vent' anni fa mi presentai all' anagrafe e chiesi di rinnovare il documento, risposero che la persona con quelle generalità risultava morta. E io continuavo a ripetere: "Guardate che mi chiamo Ivano Stellati, sono nato a Torino il 25 marzo 1953, posso chiedere ai miei genitori di riconoscermi dalla ferita". Dissero che dovevo rivolgermi a un avvocato, da allora non metto piede in un ufficio pubblico».
 
Poi certo, la storia ha un altro pezzo: «Ho pensato che sarebbe stata l' occasione buona per tagliare con la vita storta in cui m' aveva precipitato quel cognome, gli errori commessi dai miei familiari, il dolore per la malattia di mia madre, un arresto secondo me ingiusto. Non ho più avuto una patente, una tessera sanitaria, un conto in banca, un indirizzo, un telefono intestato.
 
Non vado su Internet o su Facebook, uso quasi sempre i mezzi pubblici e quando mi prestano la macchina dovrei stare attento. Campo grazie alle mie mani, so fare il giardiniere, sempre pagato in nero eppure la gente si fida di me, dicono che ho la bacchetta magica e dopo un po' mi chiedono di dare il bianco, di riparare qua e là. Sapete che mi lasciano spesso le chiavi d' una villa qui nell' entroterra? Magari se vivessi in maniera regolare potrei essere assunto, ma è più forte di me. E mi blocco». L' uomo senza identità non ha il coraggio di riaffiorare e però esiste davvero, non era una leggenda metropolitana alimentata dal web, lo ha appurato anche la polizia. Abita perlopiù a Camogli in provincia di Genova, ha usato sei nomi differenti dal 1992, dichiarando come data di nascita sempre il 25 aprile.
 

ivano stellati

L' incidente rivelatore «La Liberazione, mi piaceva. È difficile da descrivere e pur essendo consapevole che sono un fantasma per causa mia, quando cammino per strada mi sento osservato». Ivano Stellati alias molto altro riemerge venerdì 29 marzo alle 8 del mattino, vicino al casello di Recco. C' è un incidente, un' auto salta la precedenza e ne colpisce un' altra. Il conducente che avrebbe ragione, ferito, s' allontana e torna insieme a una donna, proprietaria della Panda ammaccata. Lei si chiama Tea, frequenta Ivano da una decina d' anni, talvolta lo ospita a Camogli altrimenti lui s' arrangia: «Sa fare qualsiasi cosa - spiega la compagna - andiamo avanti con quel che tira su e la mia pensione. L' ho conosciuto in una sala da ballo, il "Blue Moon" di Genova. Mi aveva detto che gli sembravo la più carina ed è buono: lo convincerò a mettersi a posto, spero».
 
Da Recco lo portano in ospedale a Genova e qui si dichiara «Roberto Regonini, nato a Torino e residente in via Piave ad Albenga». «Roberto è un nome di battesimo che apprezzo, Regonini il cognome di mia mamma, ad Albenga sono stato quindici anni fa, lavoravo nelle serre, mi davano da mangiare e da dormire». I vigili vorrebbero approfondire, la fantasia è poco compatibile con i database. E si va in questura, impronte digitali e salta fuori che quelle mani sono state associate ad altri quattro fantasmi: due volte Ivano Stellato con la "o", controllato a Varese e a Torino, Roberto Bevilacqua che vagava ad Alassio, Roberto Bellotti e Ivano Pisano di nuovo intercettati in Piemonte.

pirandello il fu mattia pascal

 
Nessuna pendenza Il problema è che si trattava della medesima persona, capace di dribblare da una vita campagne antiterrorismo e strade sicure e pattugliamenti eccezionali e insomma: «Se la cavano i rapinatori e i violenti, figuriamoci io che non ho mai sfiorato nessuno». Così pare un po' stringata, ma non è che per i poliziotti sia tanto diversa: «Il suo profilo, individuabile grazie ai polpastrelli, non è associato a fatti violenti. E l' unico intoppo con la giustizia, registrato quand' era ancora riconoscibile, è un' accusa di furto d' auto, legata in concreto alla controversia con una conoscente. Per quella vicenda è stato brevemente detenuto (Stellati lo racconta, ndr). Ed è possibile che, ritenuto un torto, l' abbia indirizzato su un tragitto forse irreversibile. Di sicuro non ha alcuna pendenza con la giustizia e non fugge da condanne».
 
Ma cos' era stato, prima di trasformarsi in Pisano-Bellotti-Bevilacqua-Regonini? «Ho preso il diploma, amavo disegnare ed ero un magazziniere, ma il periodo migliore l' ho trascorso in Inghilterra». Metà anni '70, aveva un passaporto: «Mi hanno preso come aiuto cuoco in un ristorante italiano a Grimsby. Sono tornato perché mia madre stava male, è scattato qualcosa». L' ultima fuga Fine Anni 80 e primi '90, il fratello tossicodipendente cui sparano durante una rapina, «è capitata quella cosa all' anagrafe e ho smesso di avere un nome».

ivano stellati

 
Blackout. «Da lì mi sono trasferito per la maggior parte del tempo in Liguria: il mio compenso di giardiniere nella villa d' un ricco era la possibilità d' avere un mezzo alloggio. Ad Acquafredda, nell' hinterland genovese, stavo in una casa senza luce, non è sempre andata molto bene». Ha lambito l' esistenza del senzatetto «e se non fai casino non ti cerca nessuno... Uso il cellulare di Tea per le chiamate di chi mi dà lavoro grazie al passaparola, un tempo c' erano le cabine, so vivere con pochissimo. Sapeste quant' è pesante esserci e non esserci». Il periodo buono è l' estate: «Se sai rattoppare serre, parchi, giardini o fai l' imbianchino, escono 50-60 euro a giornata. Io sto giù con i prezzi, a volte sento che le persone approfittano di me». Pausa. «Quand' ero ad Albenga, i medici m' hanno salvato da una pericardite.
 
Sono stato ricoverato come Bellotti, il codice fiscale era falso». Altra pausa. «Il cognome Stellati mi fa stare male, magari domani vado all' anagrafe, devo stare attento con l' auto. E se nei prossimi giorni mi fermano amen, gli dirò che mi chiamo in qualche modo».

LUIGI PIRANDELLO LUIGI PIRANDELLOLUIGI PIRANDELLO LUIGI PIRANDELLO

 

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