elly schlein romano prodi dario franceschini ernesto maria ruffini paolo gentiloni

COME SI CAMBIA, PER NON FINIRE - NEL DIBATTITO SUL CASO ALMASRI IN PARLAMENTO, C'E' STATA LA SVOLTA DI ELLY SCHLEIN: NON MOSCIA E INCOMPRENSIBILE MA CON UN LINGUAGGIO CHIARO, SENZA SUPERCAZZOLE (“MELONI, LEI NON È LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, È LA PRESIDENTE DEL CONIGLIO”) - NIENTE ACCADE PER CASO: ELLY HA CAPTATO IL NERVOSISMO DEI CATTOLICI MODERATI STUFI DI NON CONTARE NIENTE IN UN PARTITO SEMPRE PIÙ SIMILE A UN MOVIMENTO PER I DIRITTI CIVILI; C'E' STATO IL RITORNO IN SCENA DI PAOLO GENTILONI, L’ESORDIO DI ERNESTO RUFFINI, L’ATTIVISMO DI PRODI, IL PIANO DI FRANCESCHINI DI SPEDIRE IL CENTROSINISTRA DIVISO ALLE ELEZIONI - VIDEO

Fabrizio Roncone per corriere.it - Estratti

 

ELLY SCHLEIN ALLA CAMERA TRA I CARTELLI DEL PD CONTRO GIORGIA MELONI

Piena di una grinta inattesa, rinunciando a quel suo sorriso ipnotico, non più pedagogica, saccente, moscia o moscetta, ma con un fare diretto, senza supercazzole, con una lingua politica dura, netta, comprensibile a tutti ed eccitante per la popolazione dem, ma anche piena di un gusto antico, usando clamorosi toni da vera gruppettara e ricorrendo a una metafora beffarda e urtante, necessaria per affidare al web una battuta sulla Meloni destinata a restare nella storia di questa legislatura («Lei non è la presidente del Consiglio, è la presidente del coniglio: scappa, scappa, scappa dalle sue responsabilità…») e per dare la sensazione di essere, o per provare sul serio ad essere, la guida del centrosinistra: così, mercoledì pomeriggio, a Montecitorio, Elly Schlein.

 

Di botto.

Perché?

Cos’è successo?

ELLY SCHLEIN GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

 

(…) Niente accade per caso. Le ultime tre settimane sono state scoppiettanti nei dintorni del Pd. Un partito che la segretaria stava cercando di plasmare usando come modello Fratelli d’Italia. Stesse dinamiche di potere, medesimi meccanismi decisionali. Lì comanda Giorgia, qui comando io (anche Elly, in realtà, avrebbe una sorella: ma è una diplomatica in carriera, senza ambizioni politiche). Abbastanza identico persino lo schema tattico: come Giorgia, pure io voglio arrivare da sola a Palazzo Chigi, con qualche alleato costretto, alla fine, ad accodarsi in un visionario campo largo.

 

Operazione coraggiosa e complessa, con passaggi sofisticati. Già una volta qui raccontati. Comunque: quello più evidente — su questo tutti concordano — è del giugno scorso.

elly schlein bacia giorgia meloni creato con ia

 

Quando Elly fa espatriare (quasi) tutti i notabili del partito. Destinazione Bruxelles. A bordo del charter, ci sono: Antonio Decaro (che parte tenendo in tasca un biglietto di ritorno per Bari, dove prenderà il posto di Michele Emiliano alla guida della Puglia), Nicola Zingaretti (dai compagni romani, per brevità, detto «anguilla»), Matteo Ricci (che stava diventando un po’ troppo famoso in tivù) e Stefano Bonaccini, il grande sconfitto alla corsa per la poltrona del Nazareno, e perciò eletto presidente del partito, l’uomo che avrebbe dovuto guidare la «minoranza». E Andrea Orlando? Altro soggetto pericoloso: lui viene spedito nelle sabbie mobili della Liguria. Di solito, quando racconti questa storia, la guardia scelta di Elly (Bonafoni, Taruffi, Furfaro, Righi, Alivernini e, da un po’, anche Ruotolo), ti indica sempre Gianni Cuperlo — colto ed esperto, con la sua faccia da ufficiale ussaro: «Beh, però lui è rimasto».

 

Non è il solo. Qualcuno molto potente, intorno al vecchio convento del Nazareno, ancora c’è. Passa l’estate, passa l’autunno, ed eccoli comparire all’improvviso. Sono i cosiddetti cattolici moderati.

 

schlein prodi franceschini

Tutta gente di grandiosa esperienza. E tutti parecchio nervosi. Che vogliono? Il succo è: ci siamo stufati di non contare niente. In un partito sempre più simile a un movimento per i diritti civili, tutta efferata ideologia woke e bio-borracce, vogliamo avere parola, visibilità, vogliamo poter incidere. Così organizzano due convegni in contemporanea (geniali, no?). Uno a Milano e uno a Orvieto. Entrambi benedetti da Romano Prodi (il quale nutre il forte sospetto che Elly gli dica sempre okay, certo Romano, va bene Romano, hai ragione Romano, e poi però faccia di testa sua).

 

C’è il gran ritorno sulla scena di Paolo Gentiloni (con retroscena in cui viene descritto come il vero possibile candidato della coalizione a Palazzo Chigi). E c’è pure l’esordio di Ernesto Ruffini: lo conoscono solo quelli che hanno a che fare con l’Agenzia delle Entrate, costretti a pagare le tasse, la passione degli italiani; ma, in un raptus di entusiasmo, qualcuno pensa addirittura che possa diventare lui il volto nuovo di un nuovo partito. Perché sullo sfondo c’è questa minaccia: la scissione dal Pd.

DARIO FRANCESCHINI - ELLY SCHLEIN

 

Basta? No. Perché Dario Franceschini (...) Dal suo nuovo ufficio, un’ex officina meccanica dell’Esquilino, a Roma, l’ultimo sultano dem smonta ad Elly l’alleanza strategica con i 5 Stelle. «Conviene andare ognuno per conto suo… Gli accordi, dopo il voto. L’Ulivo e l’Unione non tornano più» (sott’inteso per Elly: tu non sei Prodi, purtroppo).

 

Goffredo Bettini dice che è d’accordo («Anche se servirebbe un patto repubblicano»). E fermiamoci qui. Poi, per cronaca battente, si può aggiungere il mantra che ripetono tutti alle cene, alle presentazioni dei libri, alla buvette: «Giorgia governerà per i prossimi vent’anni, se l’unico capace di farle opposizione è Renzi, che però purtroppo è Renzi, e ha un partito al 2%».

 

prodi gentiloni

Ma Elly ha sentito tutto. Sa tutto. E, adesso, vorrebbe solo sapere se la battuta del coniglio è piaciuta anche a Romano, Dario, Paolo e Goffredo.

decaro conte boccia schlein manifestazione contro meloni piazza santi apostolifranceschini schleinGENTILONI PRODIelezioni comunali elly schlein giorgia meloni

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…