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REN HANG S’È AMMAZZATO QUALCHE GIORNO FA, NON SI SA BENE COME E QUANDO O PERCHÉ. AVEVA 29 ANNI. DICONO CHE FOSSE DEPRESSO CRONICO. MA LA SUA ARTE E LE SUE FOTO HANNO RACCONTATO, ALLA CINA BIGOTTA, L’ESTASI E LA FESTA DEL CORPO NUDO - NELLE SUE IMMAGINI I CORPI SI CONTORCONO E SI OFFRONO IN UN CANTO DI GIOIA

Barbara Costa per Dagospia

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In Cina rappresentare il nudo è vietato, di pornografia neanche a parlarne, te ne vai dritto in carcere. Lo ha deciso Mao nel 1949, quando vinse la guerra civile e instaurò la dittatura. Ma ogni uomo nasce libero, anche in Cina, e alcuni nascono artisti, anche in Cina. L’esibizione d’un corpo nudo è per molti la forma di libertà massima: volerlo esaltare, celebrare attraverso l’obiettivo di una cinepresa, di una macchina fotografica, è una necessità basica, insopprimibile.

 

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Per il fotografo Ren Hang la vita può essere una festa continua, un ininterrotto ritrovo di amici, che si spogliano davanti al tuo obiettivo per essere immortalati nudi, nelle posizioni che vuoi tu, anche le più assurde. Contorti in forme geometriche. In posa nudi insieme agli oggetti più strampalati, agli animali più variopinti e pericolosi. Serpi gialle che circondano la testa di pure Meduse orientali, capelli e  braccia intrecciati a rettili e polpi, percorsi da unghie rosso fuoco.

 

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Ragazzi morsi d’autoerotismo che si masturbano leccandosi, donne ribelli che sfidano l’obiettivo per sfidare se stesse, ma soprattutto quella società bigotta che non le accetta per quello che sono e fanno. Ren Hang vuole forzare, rompere ogni tabù: dice che tutti i suoi modelli sono suoi amici e fan, tutte le modelle sue amanti: il bisogno di fare l’amore con quei corpi resi così accessibili davanti al suo obiettivo è una tentazione, un gioco erotico irresistibile.

 

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Causa e appagamento d’ogni impulso sessuale, di ogni più sano istinto. Come l’attrazione per il corpo del suo compagno di stanza all’università, il suo primo modello, il primo corpo a svelarsi nella sua forma più segreta. Quello tra Ren Hang e i suoi amici è sempre un sesso giocoso, giovane, divertente, fatto e sperimentato tra ragazzi: non c’è mai violenza, le sue foto non provocano turbamenti, timore, pensieri sudici. I suoi nudi rimangono sempre innocenti, puliti, lontani anni luce da ogni eccesso morboso, lascivo. Sono senza colpe.

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E’ vero, davanti a un corpo nudo non si è mai insensibili, davanti all’obiettivo di Ren Hang i sessi maschili vanno spontaneamente in erezione, eccitazione poi servita nelle pietanze più diverse, nelle sue forme più surreali, grottesche. Un nudo puoi liberarlo da ogni oscenità, da ogni vergogna, mai da una certa dose di esibizionismo. I modelli di Ren Hang non hanno paura di niente, fanno tutto, possono tutto. Il loro sperma diventa protagonista di alcuni scatti, annaffia, macchia oggetti inanimati.

 

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Ci gioca. All’opposto, quelle di Ren Hang sono donne dalla sessualità prepotentemente libera, poco propense ad ingannare l’occhio dello spettatore, se non per giocarci, come insolenti ninfette: i loro seni acerbi, piccolissimi, quasi non li noti, perso come sei tra tutta quella marea lattea di pelle diafana, accarezzata da lunghi capelli, come veli neri. Sono ferme lì. Intatte. Immacolate. Nude.

 

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Ma Ren Hang non è un ragazzo felice. Scrive poesie per riversare tutta la sua rabbia, le sue delusioni, il suo male di vivere. Sembra fregargliene poco e niente del successo sempre maggiore che riscuote in Occidente, delle chiamate delle gallerie più prestigiose del mondo, dei libri che racchiudono e fanno conoscere a noi la sua magia, il suo lavoro, recensito e lodato da critici d’arte famosissimi.

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Ren Hang vuole solo starsene nella sua Pechino a “giocare” coi suoi modelli, di certo vuole essere lasciato in pace dal governo cinese che non so più quante volte l’ha incarcerato, processato, gli ha rotto l’anima per la sua passione, le sue foto di semplici, castissimi corpi nudi. Ren Hang s’è ammazzato qualche giorno fa, non si sa bene come e quando. Perché. Aveva 29 anni. Dicono che fosse depresso cronico. La sua pagina Instagram è ferma per sempre.

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