ungaretti bruna bianco

MI ILLUMINO DI FIGA - BRUNA BIANCO, LA MUSA DI UNGARETTI, RACCONTA L’AMORE TRAVOLGENTE DEL POETA PER LEI - SI CONOBBERO IN BRASILE DOVE LEI VIVEVA E SI AMARONO: LUI 78 ANNI, LEI 26 – “QUANDO UNGÀ MI SFIORÒ PER SALUTARMI, MI CINSE E IO SVETTAI COME UN GIUNCO. BRUCIAVO COME UNA DEMENTE. FU UN GRANDE AMORE TOTALE, ANCHE FISICO. NON LO VEDEVO ANTICO, MA GIOVANE. PROFUMAVA COME UN BIMBO PULITO. VOLEVA SPOSARMI, CHIESE LA MANO A MIO PADRE” -  IL NOBEL CHE NON VENNE MAI (“PARE CHE LO STESSO QUASIMODO AVESSE SEGNALATO AGLI ACCADEMICI DI STOCCOLMA UN LIBRO DI UNGÀ CON UNA DEDICA DI MUSSOLINI IN ESERGO. E COSÌ CI RIMISE IL PREMIO), LE VACANZE A CAPRI, LE 400 LETTERE – UNGA’ SCRIVEVA: "SONO FURENTE D’AMORE. URLO COME UNA BELVA. TI BACIO I PIEDI, COME QUELLA SERA...”- E ANCORA: “STANOTTE HO AVUTO DUE POLLUZIONI E PER LA VERGOGNA HO FATTO A PEZZI DUE PIGIAMI”

https://www.dagospia.com/media-tv/urlo-come-belva-ti-bacio-i-piedi-l-amor-fou-dell-80enne-ungaretti-per-155848

 

Maurizio Crosetti per repubblica.it - Estratti

 

ungaretti bruna

 “Sei l’ultima mia poesia, la vera, l’unica vera”. Così scriveva Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco, lui 78 anni, lei 26. Era il 1966. Si conobbero in Brasile dove lei viveva, e si amarono. La ragazza fu la sua ultima musa. Ungà, come lo chiamava Bruna, sarebbe morto quattro anni più tardi: dopo, lei diventò avvocata, si sposò, ebbe tre figli. Tenne chiusi in un baule i cimeli, le 400 lettere («Ci scrivevamo ogni giorno…»),

 

le prime edizioni con dedica, i regali. Finché decise di tirar fuori tutto, tornare in Italia, comprare una casa a Canelli (Bruna Bianco è nata poco lontano, nel 1940) e trasformarla in una specie di mausoleo dell’amore che non può finire: Villa Ungà. Dove abbiamo conosciuto un’antica ragazza dagli azzurrissimi occhi.

 

 

Bruna, ci racconta il vostro primo incontro?

ungaretti e bruna bianco

«Fu a San Paolo, io avevo scritto qualche verso giovanile e sapevo che era arrivato in Brasile un grande poeta dall’Italia. Così mi recai al suo albergo con le mie carte in un sacchetto, gliele porsi e mi venne quasi voglia di riprenderle indietro. Ma quando poi Ungà mi sfiorò per salutarmi, mi cinse e io svettai come un giunco. Bruciavo come una demente. Fu un grande amore totale, anche fisico».

 

 

ungaretti bontempelli

Nonostante l’enorme differenza di età?

«Non lo vedevo antico, ma giovane. Profumava come un bimbo pulito e appena fasciato. Era un’anima di ragazzo appassionato e lo adorai. Fu una reciproca necessità d’amore, e decidemmo di scriverci ogni giorno. Lui sarebbe presto rientrato in Italia. Ungà usava solo inchiostro verde speranza, lo stesso con cui vergava le meravigliose poesie. Mi regalò le sue stilografiche, ora gliele mostro».

 

È vero che Ungaretti voleva sposarla?

«Chiese la mano a mio padre. Avrebbe comprato una casetta a Capri per noi due, avevamo già scelto il luogo: per pagarla, confidava nel Nobel che non venne mai. Qualcuno brigò nell’ombra. Pare che lo stesso Quasimodo avesse segnalato agli accademici di Stoccolma un libro di Ungà con una dedica di Mussolini in esergo. Ne ho qui una copia, giudichi lei. E così Ungà ci rimise il Nobel».

 

Quando vi vedevate?

UNGARETTI BRUNA BIANCO

«Viaggiavamo molto, lui mi fece conoscere gli artisti più grandi, tutti suoi amici, Alberto Burri, Moravia ed Elsa Morante, che era un po’ spendacciona. Una volta, Moravia mi regalò un portacipria d’argento. Con Pasolini si andava sempre a pranzo. Arnaldo Pomodoro realizzò per me gioielli unici che Ungà gli aveva chiesto. Ungà scelse il profumo che ancora porto, dopo 60 anni esatti: “Caleche”, di Hermès».

ungaretti bontempelli 19

 

(...)

 

Lui era un vecchio capace di vero amore?

«Di più, era l’amore. Mi scriveva “ti amo” disegnando le parole sul foglio, le vocali e le consonanti andavano su e giù sulla carta come in una danza».

 

Lei lo ama ancora?

«La parola amore non è mai stanca, perché è necessaria. La mia vita con lui non è mai finita: è la continuità dell’incantesimo. Ungà mi fece scoprire me stessa, io neanche mi ricordavo di avere le orecchie... Mi rivedo riflessa nel vetro della finestra, mentre lo leggo e mentre gli scrivo. Io e Ungà ci siamo resi immortali per forza d’amore, nel conforto dell’attesa e nello sconforto di poterci perdere.

carlo riccardi giuseppe ungaretti 1969 122

 

Ora, a 86 anni sto vivendo anche la sua vita. Ungaretti è una mia responsabilità. Mi scriveva “ti amo come amano gli angeli, e come amerebbe il diavolo”. Lettere lunghissime e bellissime, di nove o dieci pagine addirittura. Viveva all’Eur, e andava personalmente alla Posta centrale per spedirle. L’emozione ancora mi chiude la gola».

 

Quando vi sentiste per l’ultima volta?

«Era l’inizio del 1970, ci stavamo scrivendo meno, lui mi chiese di raggiungerlo in Italia e io non lo feci. Si abbrutì, si fece crescere la barba, viveva in una mansarda a Milano per misericordia di Mondadori, aiutato da una colf. Ungà non era ricco, spendeva tutto.

 

A Roma aveva vissuto in una specie di cubicolo con un parente, non aveva mai avuto una casa propria. Il Nobel mancato lo avvilì tantissimo. Prese a indossare maglioni orribili, non metteva più le mie cravatte. A un certo punto crollò e non mi scrisse più, e io neppure scrissi a lui. Finché un giorno, un’amica mi disse al telefono: “Oh Bruna, che pena la morte di Ungà”. Io non lo sapevo. Fu come morire».

montale quasimodo ungaretti

 

Cosa accadde, da quel momento?

«Non ero più la Bruna di Ungà, dovevo costruire una vita senza di lui. Diventai moglie di Pietro Giannetti, altro incontro miracoloso, sebbene lui non mi abbia mai scritto neanche una cartolina, diventai madre e avvocata. E Ungà è rimasto dentro un baule per mezzo secolo, finché da vedova ho deciso di tenere viva la nostra memoria insieme. Anche se sono parole inadeguate, che non contengono tutto. Lo scrivemmo in una delle nostre lettere: “Mai potrò dire che ti ricordo, perché sei sempre in me”».

ungaretti 11fernanda pivano giuseppe ungaretti 1949arnoldo mondadori ungarettiungarettiungaretti

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