IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - IL CINEMA PERDE MARCEL OPHULS, 96 ANNI, FIGLIO DEL MAESTRO MAX OPHULS, MA LUI STESSO GRANDE REGISTA, DOCUMENTARISTA, VINCITORE DI UN OSCAR NEL 1988 CON “HOTEL TERMINUS” - UN UOMO FUORI DA OGNI IDEOLOGIA, CHE MISE LA SUA INCREDIBILE ESPERIENZA DI VITA FATTA CON LA FAMIGLIA IN FUGA DAL NAZISMO A DISPOSIZIONE DELLA RICERCA DELLA VERITÀ STORICA SU FATTI COME L’OLOCAUSTO, IL COLLABORAZIONISMO, LA REPUBBLICA DI VICHY, LA GUERRA IN VIETNAM, L’ANTISEMITISMO E L’ISLAMOFOBIA… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

marcel ophuls 1

 

Il cinema perde Marcel Ophuls, 96 anni, figlio del maestro del cinema Max Ophuls, ma lui stesso grande regista, documentarista, vincitore di un Oscar nel 1988 con “Hotel Terminus: The Life and Times of Klaus Barbie”.

 

Marcel Ophuls mise la sua incredibile esperienza di vita fatta con la famiglia in fuga dal nazismo in un’Europa che non sarebbe mai più stata la stessa e tutta la sua professionalità di regista a disposizione della ricerca della verità storica su fatti come il dilagare del nazismo in Europa, l’Olocausto, il collaborazionismo, la repubblica di Vichy, la guerra in Vietnam, l’antisemitismo e l’islamofobia fino a un lungo e mai terminato lavoro, “Unpleasant Truths”, che coinvolgeva anche Jean-Luc Godard, sui rapporti tra Israele e Palestina che ci porta proprio all’origina della tragedia di Gaza.

 

marcel ophuls 2

Marcel Ophuls, figlio del regista ebreo-tedesco Max Ophuls e dell’attrice Hildegard Wall, nasce a Francoforte sul Meno nel 1929. Con l’ascesa del nazismo, nel 1933, gli Ophuls decidono di trasferirsi in Francia, per poi spostarsi prima in Spagna, attraversando i Pirenei, poi in America nel 1941. Marcel, dopo aver fatto il militare in Giappone, si iscrive all’Università di Berkeley e diventa cittadino americano nel 1950. Nello stesso anno però gli Ophuls tornano in Francia.

marcel ophuls 3

 

Deciso a prendere la strada paterna, Marcel lavora come assistente alla regia per Julien Duvivier ,Jean Dreville, Anatole Litvak, per “Moulin Rouge” di John Huston, per “Lola Montez” del padre. Diventato amico dei registi della Nouvelle Vague, firma un corto nel 1960, “Matisse ou Le talent du bonheur”, poi, grazie a François Truffaut, dirige un episodio del film “L’amore a vent’anni”, intitolato “Munich” con Barbara Frey e Christian Doermer.

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E’ un film maggiore ila commedia “Buccia di banana”, 1963, con Jean-Paul Belmondo, Jeanne Moreau e Claude Brasseur, seguito dalla stravaganza “Il pugno proibiti dell’agente Warner” con Eddie Constantine e Nelly Benedetti. La svolta verso il documentario arriva con “Le chagrin et la pitié”, 1971, dedicato al collaborazionismo francese. Fuori da ogni ideologia, Marcel Ophuls cerca di spiegare la complessità delle scelte dei cittadini europei.

 

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Lui stesso ricordava come sua moglie, Regine Ackerman, sposata nel 1956, veniva dalla Gioventù Hitleriana e suo cognato era nella Hermann Goering Division. E’ dedicato alla situazione esplosiva nell’Irlanda del Nord il documentario “A Sense of Loss”, 1972. Dirige poi “The Memory of Justice”, 1976, dove cerca di mettere assieme un ragionamento sulla politica americana in Vietnam, quella francese in Algeria e le atrocità dei nazisti.

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Nel 1988 vince l’Oscar con “Hotel Terminus: The Life and Times of Klaus Barbie”, ma si occupa anche della Germania comunista, della corrispondenza di guerra. Nel 2009 dirige il documentario in quattro parte dedicato al padre, “Max par Marcel”. Nel 2013 il film autobiografico “Un voyageur”, con interventi di Jeanne Moreau, Woody Allen, Frederick Wiseman.

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Fino ad arrivare a “Unpleasent Truths”, il suo ultimo lavoro mai finito, dedicato all’islamofobia “che sta diventando un nuovo antisemitismo”, al conflitto tra Israele e Palestina, ormai attuale. Il cinema e la società civile perdono un uomo di grande valore e cultura che ha sempre lavorato sulla memoria e sulla coscienza.

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