neri parenti cinepanettoni

"VILLAGGIO? UN GENIO MA IMPOSSIBILE DA GESTIRE: UNA VOLTA SCAPPÒ DAL SET IN MONGOLFIERA" - NERI PARENTI:” I CINEPANETTONI SONO ANCORA CONSIDERATI UN’ONTA. ERANO FILM POLITICAMENTE SCORRETTI CHE FACEVANO RIDERE. OGGI NON SI POSSONO PIÙ FARE BATTUTE SUI GAY O LE DONNE DI FACILI COSTUMI: TUTTO VA TRATTATO COI GUANTI BIANCHI, E SE METTI I GUANTI BIANCHI A QUEL TIPO DI COMMEDIA, L’AMMAZZI IN PARTENZA" - LA LITE CON SCONSOLATA E L’AIUTO AL CACCIATORE BATISTUTA…

Edoardo Semmola per corrierefiorentino.corriere.it

neri parenti

 

«Quando ero bambino, vicino a casa, in Oltrarno, la sala parrocchiale degli Artigianelli con cento lire ti faceva vedere due film con un panino al pomodoro o un acqua e zucchero. Non davano film di prima visione, e solo quelli approvati dalla censura del prete, ma quasi tutti i pomeriggi dei primi anni Sessanta, io e il figlio dell’editore Olschki, il mio migliore amico allora, ci siamo concessi molte proiezioni. Tiravi due calci al pallone dopo pranzo e poi dove andavi, se non al cinema? Ivanohe e Il Corsaro dell’Isola Verde li avrò visti dieci volte ciascuno. È grazie a loro che mi è rimasta la passione per i film di avventura».

 

neri parenti de sica

Neri Parenti sulla sedia da regista è arrivato presto. Grazie soprattutto al suo essere bilingue: figlio del rettore dell’Ateneo fiorentino Giuseppe Parenti e di madre britannica, era tra i pochi a padroneggiare l’inglese così bene da trovarsi presto spalancate le porte di Cinecittà in una stagione, i primi Settanta, in cui il cinema italiano si stava aprendo agli attori stranieri. Due anni fa nel libro Due palle di Natale ha svelato come sia giunto per caso alla commedia. In realtà il suo sogno era diventare uno Spielberg italiano e dirigere film d’avventura. «Sognavo Indiana Jones. Ma non ho mai potuto nemmeno avvicinarmi, peccato — sospira — In Italia per via dei costi e di attori considerati poco credibili per quei ruoli, non c’era verso: su un Indiana Jones italiano non avrebbe scommesso nessuno».

 

Com’è entrato nel mondo del cinema?

neri parenti de sica

«Era il 1967, avevo 17 anni, subito prima della contestazione, e partecipai a un concorso che tra Lazio, Emilia Romagna e Toscana metteva in palio degli apprendistato nel giornalismo. Mi classificai terzo. Il primo lo presero a LaNazione, il secondo al Resto del Carlino. Al terzo era riservata la Rai, a Roma. Per fortuna mio padre, docente di statistica e presidente dell’Inarcassa che aveva contribuito a creare l’Isolotto a Firenze e il Villaggio olimpico a Roma, aveva una casa là. Ma alla Rai non sapevano cosa farsene di un diciottenne fiorentino che nemmeno conosceva la città. Stavano co-producendo Addio fratello crudele di Patroni Griffi con Fabio Testi, Olivier Tobias e una giovane Charlotte Rampling, e mi mandarono a fare il reportage dal set. Non avevo mai visto realizzare un film. Ma da bilingue ero tra i pochissimi a capire cosa diceva la Rampling, sempre imbufalita, mentre si lamentava che il bagno era sporco, il cestino del pranzo faceva schifo, la costumista le aveva stretto troppo il vestito, o protestava perché voleva il weekend libero per visitare Firenze. Entrai nelle grazie dell’organizzazione e mi presero come braccio destro per altri film con attori americani. Poi una cosa tira l’altra».

 

La gavetta è stata fare da aiuto regista a Pasquale Festa Campanile...

neri parenti

«E poi con Steno con cui ho fatto la serie dei Piedoni con Bud Spencer. Quando girammo Piedone l’Africano in Namibia ci fu una tempesta di sabbia che mandò all’aria mezzo film e per rimediare venne deciso di dividere il lavoro in due unità: mi affidarono la parte inglese e sudafricana, di fatto realizzai da solo metà film».

 

Il suo debutto da regista però fu una parodia de La febbre del sabato sera...

«Mi offrirono questo John Travolto perché mi stavo specializzando nelle commedie. Era un film assurdo dove fu ingaggiato un cuoco, Giuseppe Spezia, che non sapeva recitare ma era un sosia perfetto di John Travolta. Fu un flop. Però venne venduto in tutto il mondo, perché Spezia era talmente uguale a Travolta che molti pensarono fosse quello vero. Così il produttore Goffredo Lombardo guadagnò moltissimi soldi e quando si trattò di affiancare Paolo Villaggio nella realizzazione dei vari Fantozzi, dopo che aveva divorziato da Salce e stavano lavorando al terzo film, chiamarono me: non si fidavano di Paolo Villaggio, volevano affiancargli qualcuno che sembrava innocuo. Cioè io».

Perché non si fidavano di Villaggio?

«Era un genio ma impossibile da gestire. Voleva per forza partecipare alla stesura della sceneggiatura con Benvenuti e De Bernardi che però potevano lavorare con noi solo la mattina, perché il pomeriggio scrivevano con Sergio Leone C’era una volta in America. Ma Villaggio la mattina non veniva mai. De Bernardi convinse Leone a invertire: lui la mattina, Villaggio al pomeriggio. Ma Paolo non si presentava nemmeno il pomeriggio. Quando gliene chiesero conto, da mascalzone geniale, rispose “preferisco non venire di pomeriggio”. E scappò via».

vacanze ai caraibi neri parenti

 

Addirittura scappò?

«Una volta in Kenya lo fece letteralmente. Mentre stavamo girando ci guardò e disse “devo andare un attimo in bagno”. Cinque minuti dopo alziamo lo sguardo e vediamo una mongolfiera che se ne andava con lui a bordo. Disse “eh, ormai l’avevo prenotata”».

Un rapporto complicato...

«Paolo diceva che eravamo come padre e figlio. Il punto però, era che lui era il figlio e io il padre. Ma alla fine abbiamo fatto 20 film».

Lei ha lavorato con tutti i mostri sacri della comicità anni Ottanta e Novanta: Villaggio, Lino Banfi, poi la stagione dei cinepanettoni con Boldi e De Sica. Un mondo che non esiste più…

fausto brizzi neri parenti

«Ai tempi dei “mostri sacri” in Italia si giravano 300 film all’anno. Ora se ne fanno 30 e anche se abbiamo attori bravi, come Favino e Mastandrea, si è creato un solco tra il mondo della farsa, che facevamo io e i Vanzina, e i film da David di Donatello. Anche gli attori si sono spostati in quella direzione. La differenza è tutta nella quantità: Mastroianni girava Una giornata particolare e Ieri oggi e domani. Sordi faceva Il vedovo e Un borghese piccolo piccolo. Quando i film sono diventati pochi, è cambiato tutto».

 

Con i cinepanettoni si è attirato tante critiche. Si aspetta che vengano riscoperti in senso positivo come è avvenuto con Franco e Ciccio?

«Per Villaggio e i suoi Fantozzi è accaduto. Ma i cinepanettoni sono ancora considerati un’onta. Non siamo arrivati ad “accettare” il mondo Boldi-De Sica. Sono farse e vanno prese come tali. Penso che quei film siano stati uno specchio della nostra società di inizio millennio: noi italiani eravamo così, il berlusconismo, un certo cinismo, uno stile di vita. Erano film politicamente scorretti che facevano ridere. Oggi se proponi un film che fa ridere, ti guardano male. Non si possono più fare battute sugli omosessuali o le donne di facili costumi: ti salterebbero al collo. Tutto va trattato coi guanti bianchi, e se metti i guanti bianchi a quel tipo di commedia, l’ammazzi in partenza».

NERI PARENTI DUE PALLE DI NATALE

 

Il film che ha subito forse più polemiche di tutti è stato il prequel di Amici Miei ambientato nel Rinascimento...

«Eppure l’idea nacque molti anni prima, con Monicelli. E con gli attori originali. Poi, per vari motivi, tra cui la morte di Ugo Tognazzi, fu accantonato, ma il soggetto era scritto. Dieci anni dopo, lavorando con Benvenuti e De Bernardi, ci sembrava un’idea molto bella. Monicelli era ancora vivo e io avrei dovuto aiutarlo. Poi cambiò idea e Piero e Leo decisero di proporlo a De Laurentiis che volle rivoluzionare il cast: non più Alessandro Benvenuti, Marco Messeri e Gerard Depardieu come in origine, perché a suo dire non erano comici puri. Dovevamo iniziare a girare a Volterra quando De Laurentiis ebbe paura dei costi troppo alti e impose attori di cartello. Hanno detto che abbiamo profanato qualcosa di sacro, ma a noi non sembrava di profanare niente, con quelle premesse».

 

Di cosa va più orgoglioso?

«Di aver fatto 52 film avendo litigato con un solo attore».

Chi?

tifosi di neri parenti con maradona

«Con Anna Maria Barbera, la “Sconsolata”, di Christmas in Love, dove c’è anche Ron Moss, il Ridge di Beautiful che ha un’amnesia e lei gli fa credere che siano sposati. A un certo punto iniziò a sostenere che Ron non mostrava abbastanza passione sul set, si sentiva colpita nel suo femminile, si impuntò e non voleva più dire le battute. Povero Ridge, non capiva l’italiano, non si rendeva conto di nulla. Per convincerla a finire il film è dovuto venire De Laurentiis con l’elicottero. Finimmo le riprese senza parlarci».

 

Alla sua passione per il calcio ha dedicato il film Tifosi...

neri parenti sul set con maradona e nino d angelo

«Sono tifosissimo della Fiorentina e quando Cecchi Gori era presidente avevo un’esclusiva con lui e andavamo sempre a parlare dei film alla Certosa del Galluzzo insieme alla squadra in ritiro. Ho avuto anche un rapporto particolare con Batistuta, grande amante della caccia che si lamentava di non riuscire ad andarci per la troppa burocrazia. Gli ho fatto conoscere una persona che si occupava di queste cose e così è riuscito a cacciare in Toscana».

Che progetti ha per il futuro?

«Con la gente che non va più al cinema, e col fatto che i generi che faccio io vivevano del supporto dell’incasso al botteghino, la vedo difficile... La tv ha costi e tempi diversi e le piattaforme come Netflix vogliono film da vendere a livello internazionale, la commedia che si capisce solo in Italia non la prendono. Ma di andare in pensione non ho voglia».

neri parenti paolo villaggioneri parenti foto di bacconeri parenti foto di bacconeri parenti con maglietta firmata da maradona neri parenti foto di bacconeri parentiMASSIMO BOLDI E NERI PARENTI

 

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO