cuaron barbera

“NETFLIX CI DANNEGGIA”, GLI AUTORI SI RIBELLANO AL VERDETTO DELLA MOSTRA CHE HA PREMIATO COL LEONE D'ORO IL FILM DI ALFONSO CUARON, ''ROMA'', PRODOTTO DALLA PIATTAFORMA - IL DIRETTORE BARBERA: "NO ALLA NOSTALGIA. IL CINEMA STA CAMBIANDO, OLTRE A 'NETFLIX' C'È 'AMAZON', PRESTO NASCERANNO ALTRI SOGGETTI. QUALUNQUE POSIZIONE CHE NON PRENDA IN CONSIDERAZIONE TUTTO CIÒ È PERDENTE" - VIDEO

 

Piero Negri per la Stampa

 

cuaron roma

La domenica mattina, a poche ore dai verdetti della giuria, Alberto Barbera previene gli attacchi per il Leone d' oro assegnato a Roma di Alfonso Cuarón, prodotto da Netflix: «Qualche polemica ci sarà di sicuro. Rispondo con le parole di David Cronenberg:

 

"È solo effetto di nostalgia". Il cinema sta cambiando, oltre a Netflix c' è Amazon, presto nasceranno altri soggetti. Roma, 22 luglio, The Ballad of Buster Scruggs, i tre film Netflix in concorso, andranno tutti anche in sala; sulla stampa specializzata leggo che Netflix starebbe progettando l' acquisto di una catena di cinema negli Usa.

 

È una situazione in movimento, ci sarà un dialogo, una mediazione, un confronto tra i vari media per trovare un nuovo assetto, probabilmente sale e streaming coesisteranno. Qualunque posizione che non prenda in considerazione tutto ciò è perdente». A dire il vero, Cronenberg nella masterclass veneziana era stato ancora più duro. Il maestro 75enne, Leone d' oro

 

basta netflix

Alla carriera, aveva confessato di non andare al cinema da anni («Non trovavo parcheggio») e ha paragonato la sala ai dischi in vinile e alla macchina da scrivere. Aveva detto che gli piacerebbe dirigere una serie e si era spinto a rivolgere un appello a Netflix: «È da tanto che non lavoro, mi piacerebbe farlo con voi».

 

La genesi del film messicano Puntuale, poco dopo le parole di Barbera, ieri è arrivata la polemica: «L' Associazione nazionale autori cinematografici, unitamente alla Federazione italiana cinema d' essai e all' Associazione cattolica esercenti cinema, ritiene iniquo che il marchio della Biennale sia veicolo di marketing della piattaforma Netflix che con risorse ingenti sta mettendo in difficoltà il sistema delle sale cinema italiane ed europee». Il riferimento è soprattutto a Roma , che alla Mostra ha vinto il premio più importante, e che Venezia ha strappato a Cannes grazie a Netflix.

alfonso cuaron

 

Roma è diventato un film Netflix nell' aprile scorso: la piattaforma ha permesso a Cuarón di finirlo e gli ha dato una distribuzione. Poi ha accettato di farlo uscire anche al cinema, modificando così una politica che appariva ormai consolidata.

 

Mancava un mese a Cannes: il direttore del Festival Thierry Fremaux ha sperato fino all' ultimo di averlo. L' anno precedente aveva accolto in concorso due film distribuiti Netflix, suscitando così le ire degli esercenti francesi, che gli avevano ricordato l' obbligo di legge di una finestra di 36 mesi tra l' uscita in sala e la distribuzione su altre piattaforme.

 

Si trattava evidentemente di una norma pensata per la televisione, ma per l' edizione 2018 Fremaux aveva dovuto cedere e istituire l' obbligo dell' uscita esclusiva in sala dei titoli in gara.

 

alfonso cuaron premiato a venezia da baratta

Un vincolo inaccettabile per Netflix che lui, solo per Roma , aveva chiesto di riconsiderare: «Potrebbero accettare di andare fuori concorso oppure fare un' eccezione per Cuarón e farlo uscire in Francia. Hanno decine e decine di film, non possono rinunciare a uno? Vi prego: fatelo, vi considereranno eroi». Le preghiere non hanno avuto effetto, Roma è andato a Venezia, ha vinto e ora lo danno in corsa per l' Oscar.

barbera

Tenere viva l' arte «Quand' è l' ultima volta che avete visto un film di Bresson o Antonioni in sala? - si è chiesto Cuarón a Venezia -. E quando li avete visti in tv?». Domande retoriche, che mettono in luce un punto fondamentale: Netflix è ora il paladino del cinema di qualità. Un esempio? A Cannes 2018 ha acquistato i diritti per Lazzaro Felice della nostra Alice Rohrwacher, che uscirà negli Stati Uniti solo su Netflix. Altra domanda retorica: un film del genere, bellissimo ma per nulla facile, avrebbe mai trovato una distribuzione «fisica» in quel Paese?

 

Proprio ieri è uscito l' elenco dei cinema che ospiteranno Sulla mia pelle , sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi: sono quasi 80, con diseguale distribuzione geografica (una sala in Piemonte, otto nelle Marche). Ecco un' altra domanda: Netflix e lo streaming ridisegneranno il panorama dei consumi culturali?

barbera baratta

 

Sono tempi interessanti: «Il fatto che ci siano compagnie che finanziano film fuori dalle dinamiche commerciali è importante, tiene viva l' arte. La diversità di forme, di distribuzioni, permette all' industria di rimanere in salute», ha detto Joel Coen a Venezia. Il film suo e di suo fratello Ethan, The Ballad of Buster Scruggs , è stato finanziato da Netflix e ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura.

alfonso cuaron premiato a veneziaROMA ALFONSO CUARON alfonso cuaronROMA ALFONSO CUARONalfonso cuaron romaalberto barberaROMA ALFONSO CUARON

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?