carletti nomadi

GLI UNICI NOMADI CHE PIACCIONO A SALVINI - PARLA IL LEADER DELLA STORICA BAND BEPPE CARLETTI: "CI URLAVANO FINOCCHI E BUSONI. CON 'DIO È MORTO' CI BECCAMMO PURE LE PIETRE" –L’INCONTRO CON BERLINGUER: "CI DISSE: LE NOSTRE FIGLIE SONO VOSTRE FAN, MI POTETE LASCIARE UN AUTOGRAFO PER BIANCA?" - E POI VANDELLI, LIGABUE, ZUCCHERO, GUCCINI, MAIONCHI E FIORELLO "A CUI DOBBIAMO DIRE GRAZIE PER…" - VIDEO

 

carletti nomadi

Alessandro Ferrucci per il Fatto Quotidiano

 

Primi anni Sessanta. Provincia di Modena. La folgorazione, una sera, dentro una balera: "Ero seduto in platea in attesa della musica. A un certo punto sale sul palco un tipo particolare, un ragazzino magrissimo, con tre peli di barba, gli occhiali spessi, la montatura importante, si muoveva a molla. Quando cantava quasi saltava, con il pubblico non molto persuaso da questi atteggiamenti, direi scocciato; il repertorio musicale non era adatto all' occasione. Io al contrario mi fermo, un po' per simpatia, un po' per curiosità, soprattutto per il suo magnetismo. Avevo trovato il cantante giusto, e non solo".

 

carletti

Beppe Carletti aveva scovato l' amico, il socio, il confidente, il compagno di migliaia di chilometri in macchina o pulmino; l' amico accompagnato fino all' ultimo giorno, fino all' addio; aveva appena conosciuto Augusto Daolio, l' altra metà dei Nomadi, una delle più belle voci italiane, per stile e forma, scomparso nel 1992, protagonista della sua biografia appena pubblicata (Questi sono i Nomadi e io sono Beppe Carletti).

 

La balera "galeotta" Era la serata più attesa, dove tutti si ritrovavano, dove investivi i soldi guadagnati la settimana, dove ti giocavi la gioia o il rammarico dei giorni a seguire, e questo tra una bottiglia di vino, un sorriso e il desiderio di invitare una ragazza a ballare; perché allora si andava solo per trovare l' amore, per sognare: l' abbraccio durante il lento era il massimo del contatto fisico concesso Mentre Augusto Si presentò con Be Bop a Lula e altri brani simili. Quindi lo sconcerto fu generale. Ma lui, anche da giovanissimo, era così: grande garbo, sempre tranquillo, ma pochi compromessi, aveva chiara la sua direzione.

 

Più volte nel libro rivendica le sue origini di paese, semplici.

carletti daolio

Siamo figli del secondo dopoguerra, cresciuti in una realtà contadina e partigiana, non dico misera, perché il pane c' era per tutti, però l' aria che si respirava non era da benestanti.

Suo padre non era comunista

No, ma tutte le domeniche mattina apriva le finestre e sparava al massimo volume Bandiera rossa e L' Internazionale, l' intero repertorio dell' orgoglio operaio e contadino. Gli altri dovevano ascoltare. E poi mio padre è stato in un campo di concentramento, su certe storie non si scherzava.

Insomma, lei illuminato da Augusto.

Allora il mio gruppo aveva un cantante di 35 anni da noi considerato vecchio, si chiamava Gastone, una bravissima persona, mi ha insegnato molto: su come si sta sul palco, i segreti per capire il pubblico della balera. Però con Augusto è cambiato ogni lato della mia vita.

Lei racconta: "Ci urlavano finocchi e busoni".

E anche: "Levatevi dalle palle". Ma è normale, a quei tempi portare i capelli lunghi era una sfida al costume, quando andavamo in giro per il paese era un continuo, sentivamo i più grandi dirci alle spalle: "Se quello fosse mio figlio, non lo farei neanche sedere a tavola". L' obiettivo era umiliare.

 

(...)

In casa cosa dicevano?

A prescindere dall' estetica eravamo ragazzi tranquilli, e i mie sono stati bravissimi nell' evitare facili pressioni psicologiche, quando sicuramente i vicini, i parenti o gli amici si lamentavano di noi.

(...)

 

carletti daolio

Gli altri artisti vi prendevano in giro?

Capitava, spesso ci hanno dati per superati o spacciati, poi negli anni qualche soddisfazione ce la siamo tolta: noi siamo qui.

Come Maurizio Vandelli

Negli anni Sessanta doveva entrare nei Nomadi, per ben due volte ha suonato con noi, poi all' improvviso è scomparso, fino a incontrarlo nel 1965 al Piper di Roma. Mi guarda, si scusa: "Sono in debito, quindi vi porto alla RCA , magari ne nasce qualcosa". Peccato che era sabato, la sede chiusa.

Bello scherzetto

A lui è sempre piaciuto il ruolo di prima donna, e in fondo eravamo buoni amici, tutti nati nella stessa zona, spesso ci trovavamo al bar Italia di Modena, punto di raccordo di una serie di artisti come Bonvi o Francesco Guccini, e lì ricche chiacchierate, progetti, idee o una partita a briscola.

 

carletti lindo ferretti carboni

Non vi sentivate prime donne?

Per quel ruolo ci vuole le physique du rôle, e ci è sempre mancato, così come gli occhi azzurri e capelli biondi.

I Nomadi hanno avuto 23 elementi.

Quasi un record, una tribù, e ognuno ha dato il suo contributo, non con tutti ci siamo lasciati benissimo, è fisiologico, però il risultato è quello di 55 anni di storia di una band (è uscito un cd per celebrare l' anniversario).

Al centro di questa storia c' è "Dio è morto".

Con quella canzone abbiamo ricoperto l' intero arco degli insulti e dei problemi: quando l' abbiamo cantata a Catania, nessuno dei presenti l' aveva ascoltata, la radio non la trasmetteva, e dal pubblico ci è arrivato qualche sassolino.

 

Sassaiola?

La censura aveva proibito qualsiasi forma di diffusione, nessuno conosceva il testo, nessuno aveva gli strumenti, anche culturali, per comprenderne il vero significato; al terzo Dio è morto è iniziata la protesta.

Non sono arrivati al "risorto".

È storia: solo Radio Vaticana capì, solo loro la suonavano senza alcun problema.

Censurati, quindi.

Ed è stata anche un po' la nostra fortuna, nonostante il pezzo non lo volesse neanche la casa discografica; però noi eravamo così: non belli, senza physique , ma concreti, e quando Augusto cantava, era credibile come pochi. Aveva una capacità interpretativa difficile da ritrovare.

nomadi 4

 

E dopo?

In seguito a Dio è morto la censura ha iniziato a controllare ogni nostro brano; ma allora quando incidevi un pezzo, prima lo dovevi spedire alla Rai, verificavano l' intonazione, poi al ministero.

 

Intonazione?

Sì, se oggi ci fosse la stessa procedura, quasi nessuno andrebbe in video: oggi per trovare le note si affidano ai marchingegni.

 

Negli anni Ottanta siete stati allontanati dall' etichetta discografica per estremismo politico: scusa o realtà?

Non credevano più in noi, sul mercato era arrivata la disco music, e tutti i cantanti dati per spacciati: bastava mettere i dischi e arrivederci, i costi crollati a favore del ricavo immediato.

E voi?

Costretti a diventare indipendenti: per dieci anni ci siamo prodotti, solo fortunati nell' individuare un bravo distributore; da lì è partito un tour infinito, e nonostante ce lo sconsigliassero: "Vi inflazionate". Ma un cavolo!

Voi comunisti.

Nessuno ha mai avuto una tessera di partito, però quella è la nostra storia, ci abbiamo creduto, le feste dell' Unità ci chiamavano e andavamo.

Avete incrociato Berlinguer in un comizio storico.

A Roma nel 1983, l' anno precedente la sua morte. Ci fermò prima di salire sul palco e con dei modi quasi timidi: "Le nostre figlie sono vostre fan, mi potete lasciare un autografo per Bianca?".

augusto daolio

Voi spiazzati

Berlinguer era un colosso, anche se piccolo di statura aveva un' aura impressionante, incuteva un rispetto particolare, non timore, direi ammirazione. E poi quella fu l' occasione in cui Benigni lo prese in braccio.

"Io vagabondo".

Pezzo dimenticato per anni e anni, il pubblico non lo chiedeva, e noi avevamo smesso di cantarlo, fino a quando l' ha riscoperto Fiorello con il Karaoke: grazie a lui è di nuovo esploso.

In carriera avete incrociato un giovane Ligabue.

ENRICO E LETIZIA BERLINGUER

Luciano un giorno arriva, mi porta una cassetta per proporci i suoi pezzi. Torna il giorno dopo, lo ringrazio, "ma sono canzoni perfette per te, le devi cantare tu". È andata bene così.

Mentre un piccolo fan è stato Zucchero.

Veniva ai concerti accompagnato dal padre; piano piano ci siamo conosciuti, quando ha deciso di diventare musicista l' ho mandato dai responsabili della mia casa discografica spacciandolo per un cugino.

Lei è un talent scout, altro che la Maionchi

No, è più brava lei, ci conosciamo dagli anni Settanta ed è un vero volpone, sempre con la battuta pronta. Non la becchi mai in contropiede.

Guccini.

A lui sono legato da sempre, molti nostri successi sono nati dalla sua penna. Carismatico dal primo momento in cui ci siamo conosciuti: quando parlava, chi lo ascoltava, restava affascinato, e certe doti non si imparano.

bianca berlinguer

Gli anni Ottanta sono stati quelli più complicati.

Una volta tornavamo da Ravenna, ci fermiamo in un autogrill. Ordino il caffè, mi appoggio al bancone, nel frattempo una radio locale manda Dio è morto. Uno dei baristi si rivolge al collega: "Chissà dove sono andati a finire i Nomadi". Io in silenzio sorseggio, poi esco.

Zitto.

E che dovevo dire? Dopo siamo scoppiati a ridere.

 

È cattolico?

Sì, però mica tanto credente.

Il 1992 lo definisce "l' anno del dolore".

E dal quale è stato complicato riprendersi. A gennaio muore all' improvviso la mamma di Augusto, e mentre lui è in viaggio in Turchia. Un vero choc. Dopo pochissimo tempo lo stesso Augusto non si sente bene, subito le analisi: scopriamo che ha un tumore al cervello.

vandelli

Voi non gli dite nulla.

Non c' erano speranze, con la compagna decidiamo di tenerci il segreto, stava bene solo sul palco, il suo vero habitat, così continuiamo. A maggio poi muore in un incidente stradale il nostro Dante (Pergreffi), persona magnifica. E anche in quel caso siamo andati avanti, non potevamo fermarci.

Fino all' ultimo concerto

Gli ultimi due li ricordo come uno strazio: avevamo organizzato un live acustico, seduti sugli sgabelli in modo da non affaticarlo. Ma non aveva le forze, la voce non era la sua e dal pubblico partirono fischi, proteste, urla. Augusto mortificato. Qualche giorno dopo ne avevamo un altro, ma prima di salire sul palco gli venne una crisi epilettica e finì tutto.

guccini

È morto a ottobre.

Nell' ultimo mese siamo stati sempre insieme, tutti gli amici più cari raccolti la sera intorno a lui per bere, parlare, magari canticchiare. Ci ha lasciato all' alba, ero appena andato via da casa, in bicicletta: quel giorno mi ha voluto risparmiare l' ultimo respiro.

(Quando Augusto è morto e purtroppo non è risorto).

 

LIGABUE GUCCINIguccinivandellizuccherofiorellofrancescoguccini 1 1350746494carletti nomadi mal

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

andrea orcel luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone giorgia meloni fazzolari giancarlo giorgetti castagna mps leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! IL RISIKO BANCARIO INIZIA SOLO ADESSO - SCARICATO CALTAGIRONE (NON SOLO DALL'ALLEATO MILLERI E DAI FONDI INTERNAZIONALI, MA ANCHE DA PALAZZO CHIGI, VEDI BANCO BPM, CARO AL LEGHISTA GIORGETTI, A FAVORE DI LOVAGLIO), ORA SI INIZIA A BALLARE LA RUMBA – SARÀ UN CASO CHE OGGI IL BOSS DI UNICREDIT, ANDREA ORCEL, ABBIA DECISO DI FAR PACE CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, RINUNCIANDO ALL’APPELLO CONTRO LA SENTENZA DEL TAR SUL GOLDEN POWER PER L’OPERAZIONE BPM? FORSE LA GUIDA SUPREMA DELLA SECONDA BANCA ITALIANA AVEVA URGENTE BISOGNO DI RIMUOVERE QUALSIASI POSSIBILE OSTACOLO POLITICO PER LANCIARSI IN NUOVE AVVENTURE? - NEL MIRINO, SI SUSSURRA A PIAZZA AFFARI, C’E’ LA PARTECIPAZIONE DI DELFIN (17,5%) IN MPS. E NON E' UN CASO CHE UNICREDIT SIA IL PRINCIPALE FINANZIATORE DELLE VARIE ATTIVITA' DELL’INDIAVOLATO LEONARDINO DEL VECCHIO - L’UNICO EREDE DEL VECCHIO SODALE DI MILLERI DEVE RAGGRANELLARE SUL MERCATO 11 MILIARDI, SOMMETTA NECESSARIA PER ACQUISIRE LE QUOTE DI DUE FRATELLI E PERMETTERE A MILLERI DI GUIDARE IN TRANQUILLITA' L’IMPERO DI LUXOTTICA. MA SERVE ANCHE PER CHIUDERE L’ANNOSA PARTITA TESTAMENTARIA E DARE SODDISFAZIONI ALLE PRESSANTI RICHIESTE ECONOMICHE DEI RESTANTI EREDI. E PER FARLO, DIVENTA NECESSARIO CEDERE LE PARTECIPAZIONI DELFIN (SI PARTE DA MPS?)