NON SOLO SANREMO, IL FESTIVAL DEL CINEMA FARA’ LA FINE DI ROMA 2020? - LA DETASSIS ATTACCA: “SE AVESSIMO SEGUITO LE PROCEDURE CORRETTAMENTE UN DIRETTORE - IO, MÜLLER, UN ALTRO - CI SAREBBE GIÀ AL FESTIVAL DI ROMA” - POLEMICA SU TOZZI MULTIPLEX: PRODUTTORE DI CATTLEYA; IN CINECITTÀ-LUCE PER “MERITO” DI GALAN, PRESIDENTE DELL’ANICA, AMICO DI MÜLLER PER AVERE MÜLLER OSPITATO IN CONCORSO DUE FILM DELLA MOGLIE CRISTINA COMENCINI NONCHÉ “TERRAFERMA” DI CRIALESE, AL QUALE È STATO DATO UN PREMIO DISCUTIBILE PROPRIO QUALCHE MESE FA A VENEZIA…

Michele Anselmi per Dagospia

Quasi uno psicodramma, mercoledì sera, alla romana Libreria del Cinema gestita dal regista Giuseppe Piccioni. Tema: "Festival di Roma. Qual è la verità?". Pubblico in piedi, pochi cineasti, qualche attore, molti produttori e giornalisti: tutti richiamati dalla presenza di Piera Detassis, la direttrice "scaduta" il 31 dicembre scorso e sbrigativamente liquidata dall'incauto - ma si potrebbe dire anche improvvido, scomposto, irrituale, infelice, interessato, maldestro, offensivo, liquidatorio - comunicato diffuso venerdì pomeriggio dall'Anica, ovvero la Confindustria del cinema.

Dove, forse ricorderete, si leggeva: «A questo punto ci appare chiaro che la riconferma di Piera Detassis è superata per i veti incrociati, e che la sola e giusta soluzione rimasta, a cui peraltro si giunge nel peggiore dei modi, sia la nomina di Marco Müller a direttore artistico. L'Anica decide di farsi carico di questa candidatura, anche per diventare garante della sua autonomia rispetto alle parti politiche. L'Anica fa dunque appello al senso di responsabilità di tutti i soggetti chiamati a prendere la decisione, perchè sostengano la candidatura di Marco Müller».

Frasi che non sono piaciute quasi a nessuno (eccezion fatta per gli estensori del comunicato). Produttori di spicco come Domenico Procacci ne hanno criticato senso e opportunità, ricordando che non compete ai produttori il compito di indicare il nuovo direttore della kermesse capitolina. Registi e autori hanno attaccato l'Anica, presieduta da Riccardo Tozzi, per l'intervento a gamba tesa che tra l'altro non ha sortito alcun effetto pratico, essendo, come è noto, bloccata istituzionalmente la vicenda.

Nessun cda di Cinema per Roma è alle viste, semplicemente perché sancirebbe la sconfitta, per ora, del tandem Alemanno & Polverini. Il presidente Gian Luigi Rondi lo sa, per questo ha rinviato la riunione del 6 febbraio: sarebbe finita con 2 astenuti, 2 sì e 2 no. Praticamente una sconfitta per Müller, ormai silente da mesi, ma visto qualche giorno fa a Berlino (dicono a sue spese e speriamo sia vero).

«Sono sicura che se avessimo seguito le procedure correttamente non saremmo in queste condizioni. Un direttore - io, Müller, un altro - ci sarebbe già al Festival di Roma» ha scandito Detassis, seduta al tavolo accanto a Piccioni. Aggiungendo polemicamente: «Sin dall'inizio questo Festival è sempre stato preso di mira. Ora vedo, invece, che piace a molti, lo vogliono in tanti». Nella saletta stipata di gente molti collaboratori della ex-direttrice, con l'eccezione di Mario Sesti, timoniere della sezione Extra.

Comprensibilmente Detassis ha ricordato che il cosiddetto gioco dei veti incrociati non riguarda lei, bensì Müller, e tuttavia, coccolata dalla solidarietà un po' scalmanata dei presenti, l'ex direttrice è sembrata disposta a rientrare in partita. Farebbe bene, invece, a sottrarsi, perché una cosa è certa: Alemanno e la Polverini non la vogliono. I due sono disposti a tutto pur di avere Müller, solo che a questo punto, tranne sorprese, dovranno attendere giugno, quando scade il cda e potranno costruirsene un altro su misura pronto a far passare in un minuto la candidatura del mitico cine-mandarino cinese.

Lo psicodramma, mercoledì sera, era nei toni. Angelo Barbagallo, presidente dell'Unione produttori e già socio storico di Nanni Moretti, ha ribadito con toni gentili e quieti che il comunicato, pare di capire da lui materialmente steso, non voleva offendere la Detassis ma semplicemente invitare le forze in campo a prendere una decisione per uscire dall'impasse.

«Mi sono pentito di aver addolorato la mia amica Piera. Volevamo dire alla politica, che ha gestito male tutta la vicenda, una cosa semplice: fate in fretta! Risultando Piera fuori della partita, ci sembrava folle che si aprisse la corsa a un terzo o quarto candidato. Diciamo che posizioni non univoche all'interno dell'Anica hanno portato a quel comunicato».

Nei fatti l'uscita dell'Anica non ha sbloccato un bel niente, provocando semmai la reazione dell'associazione 100 Autori, dell'Anac e di buona parte del mondo del cinema. Che in generale stima Müller come "fabbricante di festival" ma non apprezza i modi con i quali si è autocandidato a dirigere il festival romano, all'inizio da lui così odiato e sfottuto, consegnandosi armi e bagagli nelle mani del centrodestra.

In ogni caso: la gaffe dell'Anica inasprisce gli animi, aderisce agli stessi modi di fare del duo Polverini-Alemanno e ha finito col rendere ancora più ridicola, tutta italiana, la vicenda.

In molti sostengono che l'abile, certo capace, Riccardo Tozzi rischia di interpretare troppe parti in commedia: produttore di Cattleya alleata con Medusa, Universal e Raicinema; consigliere d'amministrazione a Cinecittà-Luce per "merito" di Galan, presidente dell'Anica, notoriamente amico di Müller per avere Müller ospitato in concorso due film della moglie Cristina Comencini nonché "Terraferma" di Crialese, al quale è stato dato un premio discutibile proprio qualche mese fa a Venezia.

Per questo sarebbe meglio che tutti - tifosi e detrattori - si dessero una calmata. Sspecialmente che Müller, capita l'antifona, si ritirasse dalla gara, magari mandando tutti a quel paese. Se c'è lo stallo paralizzante a Roma è solo perché non si raggiunge una maggioranza sul suo nome (non su quello di Piera Detassis, fuori gioco dal 31 dicembre). Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista.

 

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